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Notizie brevi 20/08/2025

In Veneto trenta morti in moto in quattro mesi: «Subito un Piano Marshall contro la strage»

Confcommercio: «Dopo il Covid un boom di vendite». Zaia: «Non è colpa delle strade ma di chi guida»

I fanali di un’auto che invade all’improvviso la carreggiata opposta, lo schianto, terribile e due giovani vite spezzate fra le lamiere contorte delle moto. È successo sabato sera ad Arzignano, nel Vicentino. Poche ore dopo il terribile incidente si è spento Mattia Cardascia, ieri, purtroppo, è morto anche l’amico Giulio Pizzolato. Entrambi avevano solo 16 anni. La Spoon River dei centauri morti sulle strade del Veneto negli ultimi mesi è un elenco dolente che conta trenta croci da inizio maggio a oggi. E la metà delle vittime sono giovani, tutti sotto i 30 anni.

A osservare le serie storiche dell’Istat sugli incidenti in Veneto ci si accorge che il numero di sinistri è diminuito, con un andamento oscillante, da 14.562 nel 1991 (era l’epoca delle «stragi del sabato sera») ai 12.861 del 2024. I morti sull’asfalto sono passati da 644 ai 255 dello scorso anno. Dati «confortanti»? Non se si analizza chi «muore di più». Qui gli ultimi dati disponibili, elaborati dall’ufficio statistico regionale su base Istat, sono del 2023 ma i «pesi» non sono cambiati: i morti e feriti fra gli automobilisti sono stati 9.562 mentre fra i motociclisti se ne sono contati 3.280. Rapportati ai numeri, ben diversi, di auto e moto in circolazione, è chiaro come spostarsi su due ruote sia ben più pericoloso. Il triste primato va ai pedoni con un indice di mortalità di 2,5 ogni 100 incidenti che, per gli automobilisti, scende a 0,6 mentre per i centauri risale a 1,5 morti ogni 100 incidenti. 

Le statistiche, però, non restituiscono il carico di dolore di cui ogni notizia di cronaca nera è intrisa, tanto più se il destino si accanisce sulla stessa famiglia. Il 10 agosto, nel Padovano, Andrea Brugnaro, 47 anni, è morto in moto esattamente come era accaduto, un anno fa, al fratello Michele, di 31 anni. Due giorni dopo, nel Trevigiano, ha perso la vita il ventenne Mattia Saccon nell’impatto con la motocicletta di un amico. L’8 luglio, nel Veronese, il ventenne Mattia Carfioli, è rimasto ucciso da un’auto che stava svoltando. Una dinamica purtroppo «classica» nei mortali in moto. L’elenco è lungo e potrebbe continuare, appunto, per un totale di trenta centauri morti in Veneto (contando anche il trevigiano Andrea Zanin, 35 anni, morto in sella alla sua moto in Croazia). Talmente lungo che, quasi, una morte in moto non «fa più notizia», con poche eccezioni, come quella di Manuela Ghezzo e Davide Magnanini, entrambi 59 anni. L’incidente che è costato la vita alla coppia, nella rotatoria dell’Ipertosano a Jesolo, ha paralizzato la circolazione del litorale per ore.

Storie che si differenziano le une dalle altre ma che hanno in comune quelle due ruote di passione e rischio. «Serve una cultura della sicurezza. - ammonisce anche il governatore Luca Zaia - Non è sempre colpa della strada: più spesso incidono distrazione, alta velocità, stato psicofisico alterato, stanchezza, le bravate tra amici». A chi va imputata l’impennata di morti sulle due ruote, quindi? Il comandante della polizia locale veronese, Luigi Altamura, parla di «strage»: «Il mix è spesso la velocità con la mancata precedenza. A Verona non abbiamo avuto mortali da inizio anno ma ho davanti un cassetto pieno di patenti ritirate. Lo dico senza stancarmi: servono i controlli perché la tecnologia aiuta ma non basta. Servono divise in strada e, quindi, servono assunzioni straordinarie nelle polizie locali. Un piano Marshall è necessario. Parliamo dei costi sociali calcolati da Istat: un morto per incidente costa in media 1 milione e 818 mila euro, un ferito grave 414 mila. È tempo di parlarne».

Nel frattempo, però, non si arresta la febbre da moto. Alessandro Mattarollo, della sezione Auto e Moto di Confcommercio lo conferma: «Dal Covid è boom, la crescita delle vendite, anche quest’anno, è del 10-11%. Io stesso ho venduto moltissimi scooter a chi, prima della pandemia, andava al lavoro in bus. Il numero di centauri morti negli ultimi mesi fa pensare. E temo che, oltre alla crescente distrazione degli automobilisti, una concausa sia l’inesperienza di molti che si avvicinano alle due ruote magari a 40 anni e comprano 120 cavalli. È come dare in mano una Ferrari a un neo-patentato, frenate e accelerazioni sono le stesse».

da corriere.it


ASAPS con i suoi report degli incidenti del fine settimana, lo sta strillando da mesi: 27 motociclisti morti nel solo ultimo fine settimana di giugno. Nel fine settimana di Ferragosto altri 17 motociclisti morti.
Una vera strage! Bene che in Veneto abbiano preso coscienza di questo segmento così drammatico delle mortalità dei motociclisti.

 

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Mercoledì, 20 Agosto 2025
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