di Riccardo Matesic*
Il coraggio della paura: lo sport che insegna a non rischiare per gioco
Ogni tanto Youtube mi ripropone un video nel quale alcuni ragazzi si arrampicano su strutture alte centinaia di metri e si lasciano penzolare nel vuoto, appesi a una mano o a un piede, magari si mettono in verticale sulle mani. Senza alcuna protezione.
Quel video è un dispetto (morboso) che mi fa l’algoritmo, perché temo le altezze e sto male ogni volta che lo guardo. E ogni volta resto stupito dalla tranquillità ostentata da quei ragazzi. Ma chi glielo fa fare?
Eccola la domanda che mi è stata rivolta mille volte, e che mi dava un po’ anche ai nervi. Perché, sì, anche io che ho paura del vuoto, in altri campi ho sempre avuto un forte trasporto per le attività adrenaliniche: ho corso in moto, e pratico tuttora sport di combattimento, nonostante l’età. Mi viene da sorridere, pensando che loro forse mi rivolgerebbero la stessa domanda. “Come si gestiscono ansia e paura negli sport pericolosi che piacciono a te?”, mi ha chiesto pochi giorni fa un amico. Una domanda che apre un mondo, perché nell’immaginario di chi la pone, il pilota o il combattente hanno paura a fare ciò che fanno. Invece non è così quasi mai: ansia e paura ci sono, ma in buona parte sono messe a tacere...
Da il Centauro n.275. (ASAPS)
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