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Articoli 28/02/2006

EUROPA, SICUREZZA STRADALE: DAL 2001 8MILA MORTI IN MENO IN EUROPA, MILLE SOLO IN ITALIA. MA IL BELPAESE RESTA UNO DI QUELLI PIÙ VIOLENTI, AL VOLANTE. SIAMO IL TERZO PEGGIOR PAESE DELL’UNIONE. I MOTOCICLISTI SEMPRE PIÙ A RISCHIO Intanto qualcuno sta già minando quei pochi ponti che potrebbero aiutarci a varcare il fiume di sangue versato.

 

(ASAPS) BRUXELLES – Era da un pezzo che nessuno faceva i conti, in Europa. Insomma, tutti gli stati membri a celebrare i propri risultati e annunciare il mantenimento degli impegni assunti (o per meglio dire, imposti) dalla Commissione Europea all’inizio del terzo millennio, quando da Bruxelles venne diramato l’ordine di dimezzare, entro il 2010, la sinistrosità di un continente nel quale la strada uccide quanto cancro e malattie cardiache. Un’Europa in cui gli incidenti costituiscono la prima causa di morte sotto i 40 anni. A fare il punto della situazione e tirare così una somma a tutti gli addendi più o meno decantati, ci ha pensato il 22 febbraio scorso il commissario europeo ai trasporti, Jacques Barrot, il quale usa sì parole di elogio per un risparmio di vite che deve essere per forza ben accetto, ma che non risparmia critiche, soprattutto all’Italia, che resta – nonostante troppi proclami – il terzo paese dell’Unione per sangue versato. Proprio così: non abbiamo né il titolo né la competenza per discutere di leggi finanziarie e bilanci di deficit, ma sulla strada diciamo la nostra da troppo tempo e nessuno è ancora riuscito a sconfessarci. Qualcuno ci prova, accusandoci quasi di voler imporre regole contrarie alla libertà personale o alla privacy, di voler chiudere il cerchio alla velocità o all’alcol con limiti assurdi, esattamente quelli che vigono in tutta l’Ue. A questa gente, che ad ogni email più o meno velenosa (molte, per la verità sono anche assai civili ed educate) ci decanta la nobile libertà di accelerare all’infinito sulle strade tedesche, facciamo notare che secondo il rapporto 2005 sulla sicurezza stradale in Europa, le strade più pericolose del continente sono proprio quelle della Repubblica Federale di Germania. Tra noi e i cittadini del cancellierato, c’è solo la Polonia. Ai delatori della sicurezza stradale, quelli che vogliono dare sempre la colpa alla distrazione o agli “altri”, porgiamo questo nuovo zerbino su cui pulirsi i piedi prima di entrare nel tempio sacro della sopravvivenza. Ma veniamo ai dati: è indubbio che l’Italia abbia comunque ottenuto ottimi risultati, grazie soprattutto alla patente a punti, che si calcola abbia salvato oltre mille vite nel 2005. In paesi come Francia, Spagna e Gran Bretagna, invece, il merito va alla quantità ed alla qualità dei controlli, soprattutto sul fronte della repressione della velocità e della guida in stato di ebbrezza. Nel 2005, tanto impegno ha riportato a casa, vive, 8mila persone in più rispetto al 2004. Eppure non basta: non può bastare. Infatti le rilevazione UE hanno evidenziato che dal 2001 al 2004 il numero di morti sulle strade europee si è abbassato del 16%: dovremmo passare cioè dalle 50mila vittime del 2001 alle 25mila del 2010, ma invece siamo fermi ad appena 41.600 decessi: andando avanti così, non riusciremo a scendere sotto le 32mila vittime. Troppo lontani dal diktat dell’Unione, che non intende rivedere nessuna delle proprie posizioni. Non vorremmo passare per profeti, ma chi ci segue lo sa: l’avevamo già detto più di un anno fa. Chi se la passa bene, invece, è la Francia, che è il paese europeo ad aver ottenuto i risultati migliori nonostante sia partita dall’ultimo posto: nel 2001, infatti, le sue strade avevano contato 8.100 morti, mentre nel 2005 si è assistito al fatidico giro di boa, con la sinistrosità scesa al di sotto alle 5mila vittime. Nessun problema anche per gli inglesi, anche se Jacques Barrot ha lanciato un nuovo allarme, che riguarda stavolta i motociclisti, che proprio sulle strade della Gran Bretagna sono alle prese con un nuovo periodo nero, comune del resto a quasi tutti i paesi europei, tanto che continuando così le cose nel 2010 una vittima su tre sarà un motociclista. L’Italia, purtroppo, è ai vertici di questa orrenda classifica, insieme all’inatteso Belgio, all’Inghilterra – come già detto – ed all’outsider Svezia. E per favore non dimentichiamoci le stragi del sabato sera, definite da Barrot la “tragedia” europea. A pagare il prezzo più alto sono i giovanissimi, quelli di età compresa tra i 18 ed i 25 anni: questa fascia d’età, che rappresenta il 10% della popolazione europea, costituisce il 21% di tutte le vittime. Infine la categoria debole per eccellenza, i pedoni. Nel 2005 ne sono rimasti uccisi oltre 5mila, nel 27% dei casi over 65 anni. Loro, sono il 18% di tutta la popolazione europea. Mentre tutti noi continuiamo a percorrere questa galleria dell’orrore e della sofferenza – non dimentichiamoci infatti delle centinaia di migliaia di invalidi permanenti – c’è ancora qualcuno che ha il coraggio di dare l’assalto con la baionetta a quei pochi baluardi che ci sono rimasti. Ci riferiamo alla politica di prevenzione e repressione, complementari per definizione. Ci dicano loro, cosa vogliono, ora che sanno quanto l’esempio tedesco non possa più prestarsi alla propria filosofia. Ci dicano loro con quali armi lottare.

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Di Lorenzo Borselli

Martedì, 28 Febbraio 2006
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