Sabato 15 Agosto 2020
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Rassegna stampa alcol e guida del 26 febbraio 2006

Nota: vi ricordo che tutte le quotidiane rassegne stampa su vino, birra e altri alcolici, a partire dal 29 gennaio 2004, sono pubblicate su http://www.europeanconsumers.it/sezione1.asp?id=26


IL MESSAGGERO (Rieti)
Pescorocchiano. Arrestata la donna che sparò al marito

E’ stata arrestata di nuovo la cinquantenne che aveva ferito all’inguine il marito, devastandogli il basso ventre con una fucilata esplosa da distanza ravvicinata con una doppietta caricata a pallettoni. Ieri pomeriggio la donna, in precedenza fermata e poi liberata per trascorsa flagranza, è stata condotta nel carcere romano di Rebibbia, dopo che il giudice per le indagini preliminari, Stefano Venturini, ha accolto la richiesta di custodia cautelare avanzata dal Pm Cristina Cambi. Il grave fatto era avvenuto due settimane fa a Val de’ Varri, frazione di Pescorocchiano. M.D.B., 60 anni, taglialegna, era stato ricoverato ad Avezzano, dove era stato sottoposto ad un lungo e delicato intervento. La moglie, B.D.E., 50 anni, aveva riportato la frattura del naso nel corso di una lite furibonda che l’aveva portata a sparare un colpo di doppietta contro il marito. Per i carabinieri, al momento della lite culminata con lo sparo, la casalinga era ubriaca.


IL MESSAGGERO (Ancona)
Prende l’autostrada contromano e si schianta

Ubriaco, imbocca l’autostrada in senso contrario e si schianta. Solo un miracolo ha evitato che la pazzia di un marocchino con le traveggole per la gran quantità di alcool in corpo non provocasse una strage (*). L’altra notte l’uomo, al casello di Ancona nord, invece di infilare il varco giusto ha imboccato quello d’uscita. Appena il tempo di percorrere qualche decina di metri è si è trovato di fronte la Mercedes con alla guida un italiano. Un frontale violento, che ha provocato gravi danni alle auto ma lesioni di poco conto ad entrambi gli automobilisti. Ed è stato proprio questo incidente che, probabilmente, ha evitato il peggio impedendo al marocchino ubriaco di continuare la sua corsa in autostrada in senso contrario.

(*) Nota: in questo caso è andata bene e nessuno si è fatto male.
Non sappiamo se anche l’episodio, decisamente più tragico, descritto nel prossimo articolo sia legato all’alcol.
Quello che è certo è che il bere, ed il colpo di sonno (alcolcorrelati e non), sono fattori presenti quasi sempre negli episodi di guida contromano.


ANSA
Auto contromano sull’A26, tre morti
Incidente avvenuto stamani tra Casale e Alessandria

(ANSA) - ALESSANDRIA, 26 FEB - Incidente mortale sull’A26 tra Casale e Alessandria, in territorio di Mirabello Monferrato: tre le vittime. Un’auto viaggiava contromano e si e’ scontrata frontalmente con un’altra vettura che procedeva verso Alessandria. Le vittime sono Antonino Anzalone, 55 anni e la cittadina rumena Eugenia Anca, 40 anni, di Alessandria, e Fabio Coppa, 31 anni, di Casale Popolo. L’incidente e’ avvenuto intorno alle 4:35. L’autostrada e’ stata chiusa fino alle 9:10.

IL MATTINO
A POMPEI
Ubriaco al volante denunciato medico del 118 di Ercolano

SUSY MALAFRONTE

Pompei. Prima una serie di sorpassi pericolosi, poi i tamponamenti alle automobili che trovava sul suo cammino. Quando i carabinieri sono riusciti a fermarlo ha anche tentato di scappare. Bloccato, i militari hanno poi scoperto che, quell’automobilista alla guida in stato di ebbrezza per le strade della cittadina mariana, era uno dei medici trovati ubriachi durante l’orario di lavoro nel 118 di Ercolano. Per quella vicenda E.A. - insieme con un suo collega pure trovato ubriaco sul luogo di lavoro - è già stato sospeso dal servizio e il pm ha anche chiesto il rinvio a giudizio (*). Il medico quarantenne di Torre Annunziata, questa volta, è stato sorpreso dai carabinieri di Pompei, agli ordini del luogotenente Vittorio Manzo, mentre guidava. Dopo le concitate fasi seguite al fermo della vettura, il medico è stato accompagnato all’ospedale di Castellammare di Stabia per compiere gli esami necessari per stabilire il tasso di alcool presente nel sangue. Il test ha stabilito che E.A. era ubriaco. Per questo motivo è stato denunciato per guida pericolosa in stato di ebbrezza e resistenza. I carabinieri si sono riservati di denunciarlo per guida senza patente. Il medico, infatti, non era in possesso del documento ma si è giustificato sostenendo di averlo smarrito. Ai carabinieri, però, non risulta alcuna denuncia.

(*) Nota: fa notizia il fatto che un medico abbia problemi di alcol, eppure è una situazione molto comune, uno dei fondatori di Alcolisti Anonimi era medico chirurgo, i medici alcolisti in Italia sono certamente molte migliaia.
Nell’immaginario collettivo, l’immagine dell’alcolista è associata a quella del “barbone”, mentre chi si occupa di questi problemi sa bene come l’alcol colpisce, per il vero molto democraticamente, a tutti i livelli.
Capi di stato, parlamentari, medici, preti, imprenditori, insegnanti, artisti, sono categorie professionali colpite, come tutte le altre, dalle sofferenze alcolcorrelate.


ANSA
Ubriaca ruba taxi acqueo, panico a Venezia
La donna e’ stata arrestata dopo un breve inseguimento

(ANSA) - VENEZIA, 26 FEB - Ubriaca, ruba un taxi e semina il panico in laguna, ma viene bloccata e arrestata dalla polizia. La donna, Veronica Stoppani, 20 anni, e’ salita su un taxi acqueo ormeggiato a San Basilio e lasciato incustodito per un attimo e si e’ quindi avventurata per Venezia. La sua guida non e’ passata inosservata ed e’ stata intercettata da una volante lagunare.


SPECCHIO - LA STAMPA
L’editoriale
di Mario Fortini
L’alcol come stile di vita

25 febbraio 2006
Lo abbiamo fatto tutti o quasi: una ciucca con gli amici, da ragazzi, una serata di baldoria, una festa. Ma erano altri tempi; adesso le serate dei ragazzi stanno diventando molto più pericolose. Leggete l’inchiesta di Max Cassani e Paolo Apice a pag. 54 dedicata ai giovani e al consumo di alcol, vi renderete conto del livello di abuso che hanno raggiunto i minori in Italia.
Secondo i dati dell’istituto superiore di sanità nel nostro Paese circa sette milioni di persone eccedono con gli alcolici, e di questi almeno 800 mila sono adolescenti sotto i sedici anni. Altre ricerche ci dicono che molti di questi ragazzi si ubriacano da una a due volte la settimana. E sappiamo con certezza che il proliferare di happy hours e di discoteche per adolescenti accentua il problema perché sta trasformando quello che era considerato un comportamento «malato» in una moda: se non bevi non sei giusto.
Non basta. La legge italiana punisce chi vende alcolici ai minori di sedici anni; eppure – lo abbiamo provato noi di Specchio direttamente in un grande magazzino – qualunque ragazzo può tranquillamente rifornirsi di bottiglie di superalcolici. Mentre diventa praticamente un obbligo bere in discoteca, visto che il meccanismo d’ingresso funziona così: entrata gratis, consumazione obbligatoria (e certo nessuno chiederà un’aranciata).
Non ho nessun intento moralista nel segnalare questo problema. Ma se bere diventa uno stile di vita, un’abitudine, soprattutto a 14-15 anni, allora preferisco lanciare l’allarme. (*)

(*) Nota: quando 21 anni fa il professor Hudolin introdusse il concetto di problemi alcolcorrelati come stile di vita, propose di fatto una vera e propria rivoluzione culturale.
Oggi il concetto di alcol come stile di vita lo ritroviamo come titolo di un editoriale in un giornale a larga diffusione popolare.
Il servizio su SPECCHIO (pagg.54/63) è ben fatto, anche se il lettore potrebbe essere portato a pensare che il problema dell’alcol sia un’esclusiva del mondo giovanile.
Noi sappiamo che il bere giovanile è lo…specchio del bere degli adulti, che causa sofferenze non meno drammatiche e diffuse.
Ho particolarmente apprezzato, in questo numero del giornale, la completa assenza di inserzionisti pubblicitari di bevande alcoliche.
L’unica eccezione è la pagina di promozione dei vini italiani “Guarda bene, bevi meglio” del Ministero Politiche Agricole e Forestali (è la campagna pubblicitaria con Pippo Baudo e Antonella Clerici), pagina pubblicata a fianco della rubrica “Slow Food”, che questa settimana promuove il vino aglianico.
Ricordo come in passato SPECCHIO dedicasse molto più spazio alla pubblicità dell’alcol: evidentemente questo Direttore è una persona sensibile al problema, come dimostra con il suo editoriale e con l’ampio servizio pubblicato. Bene così.



LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
torremaggiore L’ombra del caporalato dietro l’omicidio del lituano nel febbraio del 2005
Vent’anni ai tre assassini
Ubriachi, dopo litigio uccisero di botte un connazionale

TORREMAGGIORE

Condannati a 20 anni di reclusione i tre lituani accusati di aver ucciso di botte un loro connazionale e tentato di ucciderne un secondo la notte tra l’11 e il 12 febbraio dello scorso anno. La sentenza è stata emessa dal gup Filomena Mari del Tribunale di Lucera al termine del processo abbreviato chiesto dai difensori di Dzeraldas Strimaitis, 28 anni, Mantas Uzusiensis e Arturas Kiveris, entrambi di 27 anni. La vittima si chiamava Arunas Palsis, 31 anni, colpito con calci, pugni e una sedia: morì dopo poche ore all’ospedale "Masselli Mascia" di San Severo per le lesioni riportate. Se l’era cavato in una ventina di giorni Deivydas Jogiela, 22 anni, poi rientrato nel paese d’origine. Integralmente accolta la richiesta del pm Antonio Laronga. Il collegio difensivo era composto dagli avvocati Antonio Casiere, Gianluca Giornetti e Paolo Gattillo. I fatti risalgono alla sera dell’11 febbraio 2005, quando i cinque lituani, dopo aver cenato in un ristorante di Torremaggiore si spostarono in un box alla periferia del paese dove vivevano Palsis e il connazionale ferito. In questo locale hanno continuato a bere vino, whisky e anche alcol puro diluito con acqua. Scoppiò una rissa durante la quale i tre indagati avrebbero più volte colpito i connazionali. Palsis tentò di fuggire ma venne raggiunto e di nuovo colpito. La rissa non passò inosservata a una donna che abita sopra il garage e che allertò il "112". Immediato l’arrivo di alcune pattuglie dei carabinieri che fermarono Kiveris. Dzraldas venne rintracciato nelle campagne di San Paolo Civitate mentre Matas venne bloccato a Torremaggiore grazie anche all’intervento di alcuni vigili urbani. Un omicidio, secondo gli inquirenti, maturato forse per un caso di caporalato. Torremaggiore, in particolare, ma anche altri centri dell’Alto Tavoliere sono da tempo punto di riferimento di clandestini provenienti dall’Est Europa. Un numero sempre crescente di presenze, tanto da creare preoccupazione nella popolazione locale. Solo pochi mesi prima, sempre a Torremaggiore, si era consumato un altro omicidio: il 19 novembre, in un casolare, vennero massacrati a colpi di piccozza marito e moglie rapinati da due connazionali con cui vivevano. Anche loro erano lituani. a.d’a.


IL GIORNALE DI VICENZA
All’Agip di Rosà ne combinano di tutti i colori, ripresi dalle telecamere
Risse e vandalismi senza fine Quel distributore è da Bronx

(m. b.) Escono dalle birrerie alticci e ne combinano di tutti i colori. Il gestore del distributore Agip di via Garibaldi a Rosà è esasperato per i continui danneggiamenti. Nell’arco di un anno ha presentato una ventina di denunce ai carabinieri e altrettante segnalazioni al Comune per chiedere interventi adeguati a porre fine ai comportamenti incivili, che si intensificano soprattutto nel fine settimana.
L’ultima bravata dei giovani che parcheggiano nei pressi delle pompe, rendendo impossibile l’accesso dei clienti, si è conclusa con la rottura dei fari che segnalano la presenza della piazzola. Le aiuole, con piante e fiori, sono diventate mobili. I blocchi di tufo vengono spostati con i mezzi o a calci. I guanti messi a disposizione degli utenti sono stati seminati nel piazzale. I cartelloni con l’indicazione dei prezzi del carburante sono stati distrutti.
Questa prima serie di vandalismi, sempre ripresa dalle telecamere, e che registra il particolare accanimento di ragazze, si è verificata alle 23,30. Un’ora dopo, quando molto probabilmente il tasso alcolimetrico dei giovani, con l’aggiunta di altre birre, era cresciuto, una rissa in piena regola, anche questa documentata dal nastro televisivo. Almeno una ventina i giovani che sono venuti alle mani picchiando duro. Qualcuno è intervenuto per calmare gli animi.
Una volta tornata la tranquillità, la pace è stata siglata con l’accensione collettiva delle sigarette, a ridosso delle pompe di benzina, il luogo meno indicato. La telecamera ha ripreso anche il gestore di una birreria della zona intervenuto sul posto per raccogliere i guanti seminati per terra e cercare di rimettere ordine nella piazzola devastata.
«La situazione è diventata insostenibile - afferma il titolare della stazione Agip, stanco delle proteste rimaste inascoltate - e il Comune non può continuare a tollerare comportamenti del genere, pericolosi per gli stessi giovani che frequentano la zona. Di notte, con un’utenza di migliaia di persone, manca qualsiasi controllo e tutti sono liberi di fare quello che vogliono. Siamo giunti al limite della sopportazione».


IL MESSAGGERO (Pesaro)
BAIA FLAMINIA
Ubriachi davanti al pub pestano buttafuori
Tre pesaresi “alticci” vogliono entrare al Fuzz, trovano resistenza e reagiscono

di ELISABETTA ROSSI
A quanto pare “porgi l’altra guancia” è anche il motto del perfetto buttafuori. E Luca Arcangioloni, pesarese di 31 anni, “angelo custode” di un locale di Baia Flaminia, è stato fedele alla regola fino all’ultimo. Fino a quando non si è ritrovato con il setto nasale rotto per una testata in pieno viso, nel tentativo di calmare i bollenti spiriti dei tre balordi che lo hanno aggredito. E’ successo la scorsa notte alle tre di fronte al circolo Fuzz in via Bruxelles. Il locale era ormai vuoto. Luca in compagnia di un amico e collega stava facendo uscire gli ultimi clienti, quando tre ragazzi, tutti e tre pesaresi (uno negoziante, un altro ristoratore) sui 35 anni e visibilmente ubriachi, gli si sono fatti davanti con la chiara intenzione di entrare. Nonostante l’ora tarda, complice sicuramente l’alto tasso alcolico, per i tre la notte doveva sembrare ancora molto giovane. Dal canto suo, li ha invitati con molta calma ad andarsene. Per tutta risposta l’allegro “trio” ha cominciato a insultarlo. E sono bastati pochi concitati attimi per passare dalle male parole ai fatti. Uno dei ragazzi, il più irrequieto, lo ha preso a spintoni spingendolo fin dentro l’ingresso del pub. Luca ha continuato a opporre resistenza ma solo verbale. E così ha fatto anche l’altro buttafuori che ha più volte invitato alla calma. Ma la situazione è degenerata quando i tre sono stati raggiunti da un quarto, un amico arrivato per caso sul posto, che ha pensato bene – ma male per lui – di dissuadere il più nervoso del gruppo. Che ha ricambiato l’intervento pacificatore con una gragnuola di colpi al viso. Come un invasato, si è poi diretto verso il buttafuori fratturandogli il naso con una testata. Luca è corso velocemente al piano superiore per avvertire i gestori e per tamponare la perdita di sangue. Ma l’aggressore era ormai come impazzito. Ha prima messo le mani al collo dell’altro buttafuori. Poi ha diretto la propria rabbia anche sulle cose prendendo a pugni la vetrata della porta. E solo a quel punto, alla vista delle proprie mani insanguinate, il ragazzo deve aver recuperato un minimo di lucidità. «Scusami, scusami...», ha ripetuto più volte, mettendosi in ginocchio incurante dei vetri sul pavimento. Poi rivoltosi ai titolari del locale, che nel frattempo avevano già chiamato le forze dell’ordine, ha tirato fuori 60 euro dalle tasche come risarcimento dei danni alla porta. I tre se la sono poi data a gambe prima dell’arrivo di polizia e carabinieri. Ma i titolari del pub li hanno riconosciuti e stanno ora valutando se sporgere denuncia per i danni. E’ probabile che anche il buttafuori, ricorso alle cure del pronto soccorso e giudicato guaribile in 10 giorni, ricorra all’autorità giudiziaria. «Ho rimediato un trauma cranico e una frattura al naso - racconta la vittima - e non si dica che i buttafuori sono “cattivi”: ho fatto di tutto per riportare la calma senza toccare nessuno, ma poi è scattata l’aggressione».


IL GAZZETTINO (Rovigo)
LETTERATURA
Roveredo, dopo il carcere e il manicomio c’è il premio Campiello

(n.a.) Ci si può innamorare di una 96enne? La risposta è nei racconti di "Mandami a dire", il libro di Pino Roveredo vincitore del 43esimo premio Campiello, raccontato venerdì sera all’Accademia dei Concordi nel primo appuntamento di "Rovigo incontra l’autore", rassegna letteraria organizzata dall’associazione "Cuore di carta" e Assindustria.
"Pino bibita" o "Pino carcere" ieri, oggi "caro Pino Campiello", Roveredo ha spiegato perché la scrittura gli ha salvato la vita: le sue storie non sono raccontate, ma indossate come vestiti sulla pelle. «La scrittura è questo - dice - un rapporto di pelle per dire quello che vuoi. Non mi sento uno scrittore e nemmeno un autore, ma un autista di parole che preferisce scrivere ad alta voce per il piacere di scrivere parlando». Le prime cose le scrisse quand’era all’Eca, con la rabbia da ospite dell’istituto che negli anni ’60 raccoglieva a Trieste i figli delle famiglie povere. Poi continuò con le lettere per i compagni di carcere: quelle "per le fidanzate" valevano due pacchetti di sigarette, quelle per il magistrato, invece, 5 pacchetti.
Roveredo a 17 anni era alcolista: da lì le esperienze in manicomio e in carcere. «Per 20 anni sono stato uno che ha sbagliato mira nella vita - dice - e solo 10 anni dopo la loro morte ho capito dai genitori sordomuti l’importanza dei gesti che costruiscono le parole». Fu in manicomio che Roveredo, oggi operatore di strada, trovò la persona che gli mostrò come scrivere: Mario "lo sposo". Lo chiamavano così perché chiedeva la mano a tutti: uomini o donne non importava, bastava non restare solo. «M’avevano detto che i matti potevano diventare violenti - prosegue Roveredo - E un giorno, mentre ero legato a un letto, mi ritrovai a 5 centimetri Mario "lo sposo": aveva un caffè e una sigaretta I doni più belli». Ieri Mario e i compagni di carcere, oggi i ragazzi nei Sert fanno raccontare a Pino Roveredo gli ultimi in classifica «perché senza loro i primi non avrebbero senso».
Anche Cecilia, la novantaseienne in questione, Pino Roveredo la incontrò in manicomio, quando lei era già lì da 60 anni. «Se ho scritto "Mandami a dire" - conclude - è anche perché ci si puo innamorare di una 96enne che quando gli raccontavi che l’uomo era andato sulla luna, ti chiedeva se la luna era a spicchi o era piena. E che dei trapianti di cuore voleva sapere se, oltre al cuore nuovo, mettevano dentro anche l’amore».


L’ADIGE
Controlli dei carabinieri in città. Dieci casi in settimana
Troppo alcol, in un’ora ritirate ben tre patenti

Tre patenti ritirate la scorsa notte dai carabinieri in città, una decina in totale nel corso dell’ultima settimana dagli uomini dell’Arma impegnati nei controlli di routine. Nella maggior parte dei casi alla guida di vetture si trovavano giovani automobilisti. Il dato per certi aspetti è allarmante e testimonia la forte diffusione dell’alcol soprattutto fra i ragazzi (*). Tra le due e le tre di sabato notte i carabinieri hanno fermato in seguito a controlli ben tre auto, con alla guida altrettanti giovani. Nel primo caso, M.S. ventinovenne residente in città è risultato positivo al test: in corpo un tasso alcolico pari a 2 milligrammi per litro, superando di ben quattro volte il limite di 0.50. Pochi minuti dopo la pattuglia del Radiomobile ha bloccato un’altra vettura con il conducente alterato: si tratta di un albanese di 23 anni residente a Trento. In via Giusti, il terzo caso di patente sospesa per ebbrezza alcolica, alle tre del mattino. Un trentenne, C.A., scoperto in evidente alterazione è stato sottoposto ad alcoltest. Il risultato dell’esame non ha lasciato dubbi: 1.50 milligrammi per litro. Anche in questo caso la patente è stata ritirata ed il conducente denunciato.

(*) Nota: se i controlli fossero stati fatti tra le 22 e le 23 all’uscita di un ristorante, avrebbero probabilmente testimoniato la forte diffusione dell’alcol tra gli adulti.


L’ADIGE
Primiero, hanno esagerato con gli apprezzamenti. Poi si sono scagliati contro i militari
In carcere per bella brasiliana
Due pugliesi arrestati dopo una rissa

La bella brasiliana ha fatto girare loro la testa più dell’alcol che avevano sorseggiato durante la serata. Da un complimento troppo azzardato è nato un parapiglia che ha portato due operai pugliesi dritti dritti in carcere. L’accusa è di violenza e resistenza a pubblico ufficiale, per aver pesantemente appellato i carabinieri accorsi sul posto del litigio e per essersi scagliati contro gli uomini in servizio. Il movimentato episodio è avvenuto la scorsa notte in Primiero, in un pub di Mezzano. Da una parte due operai originari di Bitonto, che si trovano temporaneamente in Primiero per lavoro, dall’altra una gruppetto di brasiliani di origini trentine fra cui un’avvenente ragazza. All’interno del locale la giovane è stata bersagliata da complimenti più o meno pesanti da parte dei due operai, ma è stato al momento della chiusura che la tensione è salita alle stelle. Nella piazzetta davanti al pub, alle due di notte, c’è stata una violenta discussione fra i giovani brasiliani ed i due pugliesi, e sono volati pugni. La scena è stata notata da un carabinieri fuori servizio che ha subito chiamato i colleghi della stazione di Transacqua. In pochi minuti i militari sono arrivati sul posto, hanno cercato di calmare le acque, accompagnando i pugliesi in caserma per l’identificazione. Davanti ai militari i due hanno dato in escandescenza: insulti di ogni tipo, minacce, oltre a calci e pugni. Con l’accusa di violenza e resistenza a pubblico ufficiale i due sono stati arrestati Francesco Cosimo Natilla, 26 anni, e di Adolfo Vincenzo Natilla, 28 anni, entrambi originari di Bitonto, ora in carcere a Trento in attesa della direttissima che si terrà probabilmente domani. Mentre in caserma i carabinieri avevano a che fare con i due operai, il brasiliano ferito è stato accompagnato dal gestore del bar, Nicola Badin, presso la guardia medica di Fiera di Primiero. Lo straniero è stato medicato al labbro superiore con un punto di sutura. M. Vi.



LA SICILIA Siracusa
progetto infomovement
Un Carnevale sicuro controlli anti-alcol fuori delle discoteche

L’unità di strada Infomovement in giro da più di due anni nei vari comuni della provincia, si troverà impegnata in questo Carnevale in due locali: il Cocus Club di viale Teocrito e il Loft di via Malta rispettivamente oggi e martedì grasso.
Infomovement è composta da operatori del privato sociale della cooperativa Futura e operatori del Sert dell’Asl 8 che da tempo si confrontano con i giovani della provincia sui temi del divertimento, dell’uso-abuso di sostanze e dei comportamenti a rischio della salute.
Tali confronti avvengono sia in strada davanti a locali, pub, piazze, ma anche ai famosi «muretti» e nelle scuole dove si tende a completare il contatto con una delle fasce più a rischio per l’uso, ma soprattutto l’abuso di droghe legali e non.
«E’ proprio sulle droghe legali come l’alcol - sottolineano il responsabile del Sert Riccardo Gionfriddo e il sociologo coordinatore del Progetto, Antonio Casciaro - che possiamo mettere a disposizione tutti i nostri strumenti: l’alcol-card e l’etilometro. La prima è un opuscolo informativo sui rischi correlati alla guida e all’abuso di una delle sostanze che purtroppo i giovani, per cultura e per abitudine, non considerano una droga, quindi capace di creare dipendenza. L’etilometro, permette di misurare il tasso alcolico prima di mettersi alla guida. E’ un test che sul nostro camper si può effettuare in modo anonimo e volontario oltre che gratuito.
Uno strumento prezioso: davanti al nostro camper c’è sempre la fila dei giovani che escono dal locale. Questo dimostra quanto utile sia la nostra presenza, ma soprattutto quanto i giovani stiano scoprendo il gusto di divertirsi impegnandosi a tornare sani e salvi a casa senza doversi trovare nei "bollettini di guerra" delle famigerate stragi del sabato sera. Avviene spesso che su nostro consiglio facciano guidare chi nel gruppo ha il tasso alcolico più basso, sotto lo 0,5 consentito dalla legge, e non è raro che restino a chiacchierare con noi operatori o con altri giovani in attesa che il tasso scenda.
Inoltre, durante la settimana, incontriamo nelle scuole numerosi gruppi di studenti che naturalmente trasmettono quella voglia di divertimento sicuro ad altri amici non contattati direttamente da Infomovement.
E’ proprio a scuola che nascono appuntamenti e inviti. E’ quanto avvenuto in questi giorni per le serate di Carnevale ma anche altre volte in passato che ci fa ben sperare, perché dimostra che i giovani vogliono sempre più divertirsi in modo sicuro, considerandoci uno strumento utile alle loro serate».


LA PROVINCIA DI CREMONA
In tutt’Italia cantine aperte

Roma — A vent’anni dallo scandalo del metanolo, il mondo del vino celebra il rinascimento del settore. Oggi si terranno in tutte le regioni italiane incontri sul tema e decine di cantine accoglieranno i visitatori per far scoprire e degustare i prodotti migliori. In Lombardia la produzione di vino in 20 anni è dimezzata. (*)

(*) Nota: la produzione, e i consumi, di vino in Italia sono dimezzati, nonostante fortissimi investimenti al settore, con denaro pubblico, e una promozione mediatica che non ha eguali per nessun altro prodotto, con rubriche fisse nei telegiornali nazionali.

Più che un Rinascimento a me pare una Caporetto.


L’ADIGE
BRENTONICO/Le richieste entro un mese
Omaggio al vino italiano

ISERA - L’Associazione Nazionale Città del Vino ha proclamato due giorni di festa per «onorare e festeggiare il vino italiano» e anche Isera partecipa a questa ricorrenza con un incontro organizzato nella sala consiliare del Comune questa mattina alle ore 10. Curioso il titolo dell’incontro «Accadde domani: a 20 anni dal metanolo; il rinascimento del vino italiano». Partecipano come relatori Nereo Pederzolli, giornalista della RAI, il dott. Vittorio Salzedo, già direttore del Servizio Repressione Frodi e Paolo Massobrio, stimato giornalista dell’Avvenire e della Stampa di Torino. Modererà l’incontro Marco Tonini, assessore all’agricoltura del Comune. Seguirà una degustazione di vini offerti dalle aziende vitivinicole che operano nel territorio di Isera.


CORRIERE DELLA SERA (Cronaca di Roma)
SLUM A CASTEL SANT’ANGELO
Rissa nella tendopoli: arrestati 4 polacchi

Quattro polacchi sono stati arrestati dai carabinieri della stazione San Pietro dopo che, con un loro connazionale, hanno provocato una violenta rissa nella tendopoli realizzata nei giardini di Castel Sant’Angelo per accogliere senza fissa dimora. I cinque alle 21 sono entrati in stato di evidente ubriachezza, e dopo aver consumato il pasto caldo, hanno iniziato a scambiarsi spintoni, parolacce, fino ad azzuffarsi violentemente.


IL GAZZETTINO (Rovigo)
ACCADEMIA DEI CONCORDI
Un libro racconta l’alcolismo

«Il bere oscuro. Viaggio nei misteri dell’alcolismo», è il titolo del libro di Luigi Galimberti che sarà presentato domani alle 18 all’Accademia dei Concordi. La manifestazione, a cura dello scrittore Gian Antonio Cibotto e di Francesco Noce, è organizzata in collaborazione con l’Ordine dei medici. Martedì alle 16, sempre all’Accademia, si terrà la conferenza "L’arte veneta del ’900: il secondo dopoguerra". Il relatore sarà il professor Ferrari, la manifestazione è a cura dell’Università popolare.


IL GAZZETTINO (Nordest)
Veneto. Una ricerca di Luigi Gallimberti: si abbassa l’età in cui si inizia e si tende ad associare altri stupefacenti
Bevono alcolici 8 quindicenni su 10

Raggiunte alcune migliaia di alcolisti trattati si è deciso a scrivere per il grande pubblico "Il bere oscuro" (ed. Bur, 9.20€), libro in cui Luigi Gallimberti, 58 anni, professore padovano, psichiatra, medico dirigente della Tossicologia clinica delle farmacodipendenze dell’Azienda ospedaliera di Padova, intreccia storie cliniche, ricerche scientifiche a riflessioni che sono il prodotto di oltre trent’anni di intenso lavoro sul campo su una droga dimenticata che fa pagare alla società un conto salato: cinque milioni di italiani (dato minimo accertato) abusano di alcolici, 1 milione e mezzo è dipendente. Trenta-quarantamila l’anno sono le morti provocate direttamente dall’etilismo, senza contare quelle indirette (malattie, incidenti stradali, infortuni sul lavoro, suicidi, omicidi).
Nel libro lei denuncia ripetutamente: i giovani bevono, nessuno interviene.
«Uno studio dell’Organizzazione mondiale della sanità, datato 2003, sugli adolescenti del Veneto rivela che quasi l’80\% dei ragazzi di 15 anni beve alcol, con tendenza ad associare altri stupefacenti».
Non sono cifre eccessive?
«Dal mio lavoro quotidiano ho analoghi riscontri. Per giunta il consumo è sempre maggiore e si abbassa costantemente l’età in cui si inizia. Con effetti neurobiologici rilevanti: fino a 16-18 anni l’alcol può produrre danni devastanti al cervello. E non scordiamo che l’abitudine al bere va diffondendosi a tutte le età».
Come si diventa alcolisti?
«L’alcol-dipendenza non è espressione di debolezza della volontà come molti pensano tuttora. È una patologia, su base neurobiologica con probabili componenti genetico-ereditarie, per cui la persona non è in grado di controllare il suo rapporto con l’alcol. Il punto non è tanto la quantità ingerita, ma la perdita della capacità di controllo. Dobbiamo perciò modificare l’impostazione tradizionale e affrontare l’alcolismo come una vera e propria malattia».
Malattia da affrontare come?
«Numerose ricerche sugli animali provano che alcol e droghe a contatto prolungato ed eccessivo con il cervello e il sistema nervoso di un mammifero, specie in giovane età, producono alterazioni che a lungo andare si traducono in uno stato di dipendenza. Una "legge" che vale anche per gli esseri umani. Questa è la strada maestra della patologia».
L’uomo "funziona" come gli altri mammiferi?
«Per quanto riguarda abuso e dipendenza parrebbe di sì ed anche sotto il profilo della familiarità e dell’ereditarietà. La familiarità dell’alcolismo è dimostrata. Altri dati fanno sospettare che possa esserci una predisposizione genetica nello sviluppare comportamenti di abuso e di dipendenza alcolica. Mentre chi è privo di familiarità sembra più "protetto" da alcuni fattori che bloccano il richiamo dell’alcol».
Qual è il peso delle cause psicologiche e socio-culturali nell’origine dell’alcolismo?
«Hanno un loro peso che si "affianca" ma non "spiega" l’insorgenza della malattia. In un certo numero di casi stress da separazione avvenuti presto nell’infanzia potrebbero rivelarsi determinanti. Ma credo che in molti altri casi basti il semplice contatto di troppo alcol per troppo tempo con il cervello».
Quale funzione assegna all’intervento psicologico o socio-riabilitativo?
«Il problema del ruolo e del peso di questi interventi è complesso e delicato. Di sicuro alcuni farmaci aiutano a tener bassa la voglia di bere, ma anche le gratificazioni legate al recupero del rapporto con la famiglia, i figli, gli amici, la migliorata qualità del tempo libero, le maggiori soddisfazioni lavorative sono fattori che aiutano a non ricadere».
Cosa pensa dei gruppi di auto-aiuto?
«Un valido contributo. E lo dico a ragion veduta: nel 1973 a Dolo ho avviato il primo gruppo di Alcolisti anonimi in Italia».
Come nasce e si sviluppa una dipendenza alcolica?
«Il come è ancora un mistero. L’intero ciclo dell’assunzione acuta e cronica di alcol è noto. Sulle droghe ne sappiamo di più».
Per questo il "bere è oscuro"?
«È uno dei motivi dell’oscurità. Ma ai miei occhi resta "oscuro" ad esempio il perchè la gente non voglia vedere».
Qual è la dose massima di alcol che si può bere al giorno?
«Il metro per stabilirlo si chiama unità alcolica che corrisponde ad otto grammi di alcol, vale a dire un biccherino di superalcolico oppure un aperitivo oppure un bicchiere di vino o birra. Gli uomini non dovrebbero, se non eccezionalmente, andare oltre le due-tre unità al giorno, le donne non più di una-due». (*)
Come cura gli alcolisti?
«Comincio con i farmaci. Grazie ai quali la persona ritrova spesso l’equilibrio e la forza di non bere. Lo scopo non è solo disintossicare ma soprattutto spegnere la "grande sete", riducendo così il rischio-ricadute. Per cui somministro farmaci con l’obiettivo iniziale di mantenere il paziente in astinenza per sei-otto settimane, periodo indispensabile affinchè il cervello torni com’era prima di iniziare a bere. Dopo tale periodo è possibile valutare l’esistenza di psicopatologie».
Qual è l’efficacia di questo suo trattamento integrato?
«Con approssimazione direi che per un 20\% di pazienti la cura non ha dato risultati apprezzabili. Nel dettaglio: tra il 30 e il 50\% ha smesso di bere, i rimanenti o hanno ridotto le quantità o sono passati a ricadute meno frequenti e distruttive».
Allora, il problema è il primo bicchiere, non l’ultimo?
«Per la persona predisposta o per quelle divenute dipendenti (**), sì».

(*) Nota: queste “soglie” di sicurezza sono molto discutibili, tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità propone il concetto “meno bevi e meglio e” (“Less is better”).
L’uomo che beve le sue due-tre unità alcoliche, indicate da Luigi Gallimberti (“eccezionalmente” qualcuna in più), e poi, per esempio, si mette al volante, magari non svilupperà una dipendenza dall’alcol, ma aumenta in maniera importantissima il suo rischio di provocare un incidente stradale.
L’articolo di occupa dell’alcoldipendenza, ma non si può dimenticare che il maggior numero di problemi alcolcorrelati è provocato dalla grande massa dei bevitori cosiddetti “moderati”, non dagli “alcolisti”.

(**) Nota: è evidente come, grazie al cielo, la gran parte dei bevitori non abbiano, né svilupperanno in futuro, problemi alcolcorrelati, ma la realtà è che nessuno è in grado di prevedere quali siano, tra i bevitori, le “persone predisposte” a divenire alcoldipendenti.
In questo senso il problema è sempre il primo bicchiere.
Bere vino, birra o altri alcolici è un comportamento a rischio, rischio tanto minore quanto minore è la quantità consumata.
Se si escludono i rischi da “alcol passivo”, tipo essere investiti da un ubriaco, chi non consuma alcol non potrà avere problemi alcolcorrelati: almeno questo è sicuro.



IL GAZZETTINO (Nordest)
PROGETTO EPICURO
Contro la droga il medico di base

(Pa.Fra.)
Il 9-10 marzo a Padova e l’11 marzo ad Adria verranno presentati i primi risultati del progetto Epicuro, ideato dal prof. Luigi Gallimberti, realizzato con la Regione Veneto, l’Università di Padova oltre alle Uls di Rovigo e Adria. Il progetto si occupa di prevenzione del consumo di spinelli, ecstasy, cocaina e alcol da parte di adolescenti tra i 14 e i 17 anni. Al centro dell’intervento c’è il medico di base: in Polesine, dove è stato avviato, ha coinvolto un migliaio di famiglie con figli adolescenti. Finora ha aderito circa un terzo dei 200 medici della provincia di Rovigo, ma le adesioni continuano ad aumentare. Su 50-60 ragazzi trattati in questo modo più della metà, secondo i primi dati, ha smesso di assumere stupefacenti». Il medico di base è figura centrale per la grande riservatezza che il suo ambulatorio può offrire. Attraverso un test rapido delle urine si verifica se è in corso un uso improprio di sostanze tossiche (*). Se così è il medico invita il ragazzo a presentarsi una volta alla settimana per tre mesi per il controllo urinario. Se non verrà riconfermato dovrà tornare un’altra volta al terzo mese. Nei convegni si parlerà anche di aspetti chirurgici dell’alcolismo. Quali sono? «Una parte non piccola di interventi chirurgici riguarda problematiche di alcolismo non riconosciute e trattate come tali in precedenza - spiega Gallimberti - Illustreremo i risultati di uno studio durato cinque anni all’Azienda ospedaliera di Padova. Si è visto che su 5.000 ricoveri annui, una stima di 1250 è legata all’uso di stupefacenti ed alcol, spesso non dichiarato e non diagnosticato».

(*) Nota: qual è l’uso “proprio” di sostanze tossiche?


IL MESSAGGERO (Abruzzo)
Aggredisce un carabiniere, giuliese finisce in manette

Si mette alla guida dell’auto in preda ai fumi dell’alcol e provoca un incidente: quando arrivano i carabinieri per i rilievi, si scaglia contro di loro e ne ferisce uno durante una colluttazione. Protagonista della vicenda è stato il giuliese Giulio Montese, 35 anni, arrestato per resistenza e violenza a pubblico ufficiale, guida in stato di ebbrezza e rifiuto di fornire le proprie generalità. L’uomo ha tamponato con la sua utilitaria un’altra vettura e ha dato in escandescenze quando sul posto sono arrivati i militari dell’Arma: il capo pattuglia è stato aggredito e ferito, guarirà in tre giorni. E’ stato bloccato e condotto in caserma prima di essere rinchiuso nel carcere di Castrogno. Per lui c’è stato anche il ritiro della patente e la decurtazione di 20 punti dal documento di guida.


LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
copertino Un cameriere ubriaco
Calci e pugni ai carabinieri Finisce in carcere

Copertino
A calci e pugni contro i carabinieri. La reazione costa cara a Danilo Antonio Greco, 35 anni, di Copertino, cameriere già noto alle forze dell’ordine. L’uomo è stato arrestato con l’accusa di violenza e resistenza a pubblico ufficiale. L’episodio è avvenuto l’altra sera a San Pietro in Lama. Una segnalazione giunta al 112 informava la centrale operativa dell’Arma della presenza di un’auto sospetta nel centro del paese. Così sul posto è stata inviata una pattuglia del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Lecce. I militari non ci hanno messo molto ad intercettare l’auto sospetta. Il conducente, però, non l’ha presa per niente bene. Quando, infatti, i militari gli hanno intimato di fermarsi, l’uomo ha cominciato ad inveire contro i carabinieri. La situazione è poi degenerata: il cameriere si è scagliato contro i militari ed ha preso a colpirli con calci e pugni. In evidente stato di ubriachezza, Danilo Antonio Greco è stato bloccato poco dopo ed arrestato. Informato il magistrato di turno, l’uomo è stato accompagnato nella casa circondariale di Borgo San Nicola. I militari rimasti feriti nel corso della colluttazione hanno dovuto fare ricorso alle cure dei sanitari. Al pronto soccorso sono state riscontrate loro delle lievi ferite che i medici hanno giudicato guaribili nel volgere di qualche giorno.


IL MESSAGGERO (Abruzzo)
Nudi... al bar.

I carabinieri, hanno denunciato in stato di libertà A.A., di 27 anni, e T.C., di 33, entrambi dell’Aquila, per atti osceni in luogo pubblico e danneggiamento. In evidente stato di ubriachezza, i due hanno danneggiato un bar di Pettino, lanciando piatti e bicchieri contro il titolare; all’arrivo dei carabinieri, i due giovani si sono denudati, chiedendo poi di farsi perquisire.


LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
In sei finiscono nei guai
Ubriachi in auto via la patente

Ubriachi al volante e sei automobilisti si ritrovano senza patente. E’ il bilancio dell’operazione «Strade sicure» svolta dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Campi. Decine i controlli eseguiti sulle strade nell’ambito dei controlli per prevenire il fenomeno degli incidenti stradali, spesso causati dall’imprudenza e dallo stato di alterazione a causa del consumo di alcol. Al termine dell’operazione i carabinieri hanno sorpreso sei automobilisti, fra cui anche alcune donne, in stato di ebbrezza. Il fatto che avessero alzato un po’ troppo il gomito è stato accertato dall’etilometro in dotazione ai carabinieri. Subito dopo i controlli, i militari hanno ritirato le patenti che sono state consegnate agli uffici della Prefettura.


IL MESSAGGERO (Ancona)
Rissa tra baby-gang E’ allarme rosso dopo lo scontro al Campus tra bande rivali di adolescenti

di MATTEO BETTINI e GIULIA MANCINELLI

“Il bullismo è un fenomeno che si fa sempre più largo tra i giovani contro cui bisogna intervenire subito e con efficacia”. E’ la reazione unanime che arriva dal mondo delle istituzioni, della scuola e anche degli esperti del settore all’indomani del faccia a faccia all’esterno del Campus scolastico di via Capanna con tanto di spranghe e chiavi inglesi tra due "baby gang" scese in campo per difendere i rispettivi "capetti", rivali in amore. «L’episodio che si è verificato all’esterno del campus è grave - ammette l’assessore alla Pubblica istruzione Fabrizio Volpini - Si ha la sensazione che anche una realtà piccola come Senigallia si stia americanizzando e questo deve tenerci tutti desti. Preoccupa la logica dei gruppi giovanili pensati come "branco", usciti in qualche modo dalle famiglie, cui evidentemente sfugge il controllo e che spesso ignorano quella per certi versi può essere considerata una doppia vita dei loro figli. Ma non solo. A mio avviso episodi di simile violenza fra ragazzi possono essere anche connessi ad altri fenomeni che purtroppo stanno sempre più interessando gli adolescenti, quello dell’uso e abuso di sostanze stupefacenti e di alcol». Un ruolo importante, per contrastare il diffondersi della violenza tra i giovani, è giocato dalle istituzioni e dalla scuola. «Stiamo ragionando, anche con i presidi, modalità di azioni appropriate affinché le istituzioni siano più presenti e a stretto contatto con i giovani - aggiunge Volpini - Questo in collaborazione anche con gli insegnati che hanno un contatto privilegiato e quotidiano con i giovani». Preoccupato per l’escalation violenta anche l’assessore alle Politiche giovanili. «Ho saputo di quanto accaduto al campus dalla stampa e per questo, in attesa di approfondire la vicenda, l’unica riflessione che mi sento di fare riguarda l’organizzazione che sta dietro al conflitto giovanile - osserva Simone Ceresoni -: i litigi tra gruppi di adolescenti sono un fenomeno del tutto normale, quando però assumo connotazioni oltremodo violente allora la situazione diventa preoccupante e va monitorata». Tra l’altro proprio qualche settimana fa il palazzo comunale aveva ospitato un "vertice" sulla sicurezza nei plessi scolastici. Tra le ipotesi scaturite, l’aumento della vigilanza, diurna e notturna, e l’uso di sistemi di sicurezza collegati alle centrali delle forze dell’ordine. «Il nostro istituto - spiega il preside del Liceo Scientifico Lucio Mancini - può ritenersi abbastanza tranquillo. Ma è necessario distinguere il "bullismo fisico" da quello "psicologico", dove l’elemento fragile è regolarmente allontanato dai più, che trovano forza nel gruppo. Questo aspetto andrebbe forse indagato più a fondo, ma intanto pratichiamo regolarmente qualche attività di educazione della salute per salvaguardare la crescita e l’equilibrio psico-fisco del ragazzo: vogliamo estirpare la tendenza a isolare gli individui apparentemente più deboli». Un comportamento in difesa dei soggetti più insicuri, dunque, seguito pure da altri dirigenti scolastici. «I nostri alunni - conferma il preside dell’Ipsia Paolo Franceschini - sono educati alla salute psico-fisica poiché cerchiamo di lavorare sull’integrazione dei ragazzi che si trovano in difficoltà. Anche da noi, ovviamente, talvolta si scorge un’esuberanza adolescenziale da parte di alcuni, che cerchiamo però di controllare e contenere affinché non si trasformi in uno strumento di sopraffazione verso altri». Del bullismo si è interessato anche il centro Psico socio pedagogico Tan Gram che ha condotto un’indagine fra gli studenti delle scuole senigalliesi per capire se e come sono presenti episodi di prevaricazione o angheria fra i giovani. «Abbiamo somministrato a bambini e ragazzi alcune domande mirate per tentare di comprendere in che rapporti si pongano rispetto ai loro compagni - spiega Stefania Corinaldesi - Per i risultati dovremo ancora attendere qualche settimana, ma entro la chiusura delle scuole visioneremo tutte le risposte».


CORRIERE ROMAGNA (Forlì)
Ubriachi al volante Due nei guai

ROCCA - Ubriaco fradicio al volante ha “capottato” con la sua Fiat Panda. L’altra sera alle 21, un 41enne, sulla 67 ha perso il controllo dell’auto e si è schiantato. La Polizia stradale di Rocca intervenuta sul posto ha poi scoperto che l’uomo, rimasto leggermente ferito, aveva un tasso alcolemico molto alto. sempre la Polstrada di Rocca ha poi bloccato un altro ubriaco qualche ora dopo a Forlì. Ad un 33enne forlivese che aveva alzato il gomito è stata ritirata la patente.


LA SICILIA (Agrigento)
Originale iniziativa allestita nel capoluogo
Una serata all’insegna del sigaro toscano

(f.l.g.) Sigari toscani e pietanze tedesche. L’insolito abbinamento sarà il tema centrale della serata di degustazione che si svolgerà lunedì sera a partire dalle 20,30 al Bier Zeit di Agrigento. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con Aldo Volpe, titolare della Rivendita n.30 di Agrigento, prevede una cena durante la quale sarà possibile degustare insieme alle pietanze, tutte di origine germanica e preparate da un’autentica cuoca teutonica, Toscanelli Aroma Grappa, Garibaldi e Antico Toscano. Inoltre, a questi verranno abbinati anche whisky e liquori speciali. «Si tratta di una serata speciale a inviti e il locale non è aperto al pubblico - spiega il titolare Francesco Natale -. Desideriamo proporre un abbinamento insolito e particolare come quello fra le pietanze tedesche come wurstel, crauti e gulasch ed il Toscano. Il tutto con l’aggiunta di birre robuste». Tale degustazione può apparire un pò bizzarra, ma non lo è affatto. Sono infatti decine le iniziative analoghe che si svolgono mensilmente in tutta Italia. Tanto che gli affezionati del sigaro e del cosiddetto «fumo consapevole» su Internet si sono persino organizzati in un’agguerritissima comunity in cui viaggiano informazioni, consigli e soprattutto segnalazioni di serata come questa.


IL GAZZETTINO (Udine)
CHIESA MORMONE
Porte aperte nella nuova sede puntando sul dialogo

UDINE - Niente alcol, niente thè, niente caffè, niente ’bionde’ (sigarette): benvenuti nell’universo mormone. Che, come tutte le religioni, prevede anche delle regole di buona vita pratica. Per la prima volta si sono aperte alla cittadinanza friulana le porte della cappella della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi giorni - gli adepti al mormonismo - inaugurata ufficialmente ieri in via Tavagnacco 160, dopo quasi dodici anni trascorsi nella piccola sede in via dal Melon. Fra brochure inneggianti al profeta Joseph Smith, il capostipite della chiesa fiera di non appartenere a nessuna ’ecclesia’ esistente (gli ’anziani’ ti accolgono subito con un deciso "Non siamo né cattolici, né protestanti"), fra filmati che ricostruiscono la storia dal 1830 ai giorni nostri, con i settanta grandi e la sede a Salt Lake City, fra le massime del profeta e il libro di Mormon, il taglio del nastro si è dipinto dell’inevitabile spinta all’ecumenismo. «Essere mormoni è uno stile di vita», spiega il presidente di ramo (ovvero il presidente della nostra città), Roberto Bressan, friulano doc, da quattro mesi al timone, anzi "essere mormoni significa rappresentare un’isola morale nell’immoralismo dilagante". La volontà dei mormoni mira ad intrecciare rapporti di dialogo con la chiesa cattolica udinese, con gli ortodossi, insomma con tutte gli altri credo, perché "noi non abbiamo preclusioni, siamo apertissimi, ma a una sola condizione: lo stesso rispetto che noi portiamo verso le altre chiese deve essere ricambiato". I seguaci ammontano a circa un centinaio nella provincia di Udine (mille in tutto il Friuli Venezia Giulia), fra cui si contano una trentina di friulani, mentre i restanti sono originari del centro e del sud America, qualcun altro dall’Africa e dall’Ungheria. Le offerte con cui si mantiene la Chiesa arrivano solo dagli aderenti, per una questione di libertà: i mormoni, infatti, non possono ricevere denaro né dagli Stati né da quanti sono estranei al loro credo.
Irene Giurovich


IL GAZZETTINO (Treviso)
AL "SESTIN"
Ubriaco insulta i clienti: allontanato

Aveva chiesto da bere a Leonardo Carra, titolare del "Sestin" in piazzale Burchiellati. Ma non si era rassegnato al rifiuto del gestore a somministrargli altri alcolici, così come prevede il regolamento nei pubblici esercizi. Ha quindi iniziato ad insultare Carra e clienti con improperi violenti. Il fatto è accaduto venerdì sera; all’arrivo delle volanti l’uomo era già scappato e risultava irreperibile.


IL GAZZETTINO
IL CASO
Peterson espulso dopo una rissa

L’americano Jeret Peterson, 7. nel freestyle, è stato espulso dalle Olimpiadi dopo una rissa. L’atleta, ubriaco, è venuto alle mani con un’altra persona all’uscita di un locale.


IL SANNIO QUOTIDIANO
Isernia: Patente a rischio, bastano due bicchieri
L’articolo186 del Codice della strada ha reso molto più severe le sanzioni per chi è al volante in stato di ebbrezza
Arresto fino a un mese, ammenda da 258 a 1.032 euro, sospensione e dieci punti in meno sul documento per la guida

di Mary Buccieri
Non è una novità, ma non si ripete mai abbastanza: l’alcol è un pericolo sia per la psiche che per il fisico, e il suo potere agisce sul sistema nervoso centrale lo rende una droga a tutti gli effetti, in grado di generare assuefazione e dipendenza. E le conseguenze più dirette di questo effetto sono: cirrosi epatica, epatite, tumori alla lingua, alla bocca e all’esofago. Ma l’alcol ha anche un altro modo, più subdolo, di mietere vittime. Gli incidenti stradali. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, l’alcol ne è la causa nel 30% dei casi, e uccide ogni anno almeno 3000 persone, soprattutto giovani. La legge allora ha cercato di frenare il problema, anche per adeguarsi ai rigidi parametri europei. E così è nato il discusso articolo 186 del codice della strada, che ha reso molto più severe le sanzioni per chi guida in stato di ebbrezza. Previsto infatti l’arresto fino a un mese, un’ammenda da 258 a 1.032 euro, la sospensione della patente di guida da 15 giorni a 3 mesi ( ben 6 invece per i recidivi), e dieci punti in meno sulla nuova patente. Tutti provvedimenti gestiti dal Tribunale, che ha aggiunto anche la revoca della patente di guida per i conducenti professionali e la sospensione a tempo indeterminato per gli etilisti cronici. Viene da chiederci se queste misure siano troppo severe. Ma in molti altri paesi europei, i controlli sugli automobilisti si aggirano intorno agli 8 milioni all’anno contro i nostri 40-60 mila. E le stragi del sabato sera aumentano sempre più: in dieci anni, dal 1991 al 2001 sono state 67.000 le vittime, 2.851.000 i feriti e 200.000 gli invalidi permanenti. Una dura guerra, che si può combattere una sola arma: l’etilometro, temuto strumento che analizzando l’aria respirata rivela la concentrazione alcolemica nel sangue. Se questa supera gli 0,5 grammi per litro, scatta lo stato di ebbrezza, che viene automaticamente imputato anche a chi rifiuta di effettuare l’accertamento. Per richiedere a un guidatore la prova del palloncino, che poi con un palloncino non ha nulla a che vedere, gli agenti di polizia possono basarsi solo sulla constatazione dei sintomi specifici, per la verità abbastanza infallibili. L’alcol, infatti, entra in circolo attraverso lo stomaco tanto più velocemente quanto più questo è vuoto, e comporta numerosi problemi: sottovalutazione dei pericoli, allungamento dei tempi di reazione, minore capacità di concentrazione, sonnolenza, alterazione del senso della distanza e della velocità, maggiore sensibilità all’abbagliamento, alterazione delle capacità visive (la cosiddetta visione a tunnel, che porta a guidare al centro della strada per ovviare alla perdita della visione laterale). L’osservatorio su fumo, alcol e droga dell’Istituto Superiore della Sanità ha indicato come giusta dose di alcol 20 grammi per le donne e 40 per gli uomini (*), ma questi limiti sono fortemente condizionati da fattori quali sesso, peso, età e quantità di alcol ingerita. Ma non dimentichiamoci che l’alcol spesso non agisce da solo ma combinato ad altre sostanze, come marijuana, ecstasy e cocaina, di cui amplifica gli effetti. Ma a differenza di queste ultime, l’alcol è legale, e per questo sensibilizzare l’opinione pubblica circa la pericolosità del alcol risulta sicuramente più difficile. E soprattutto in un paese come il nostro, l’Italia considerata terra di buoni bevitori. E dunque se si è esagerato con l’alcol è consigliabile non metterti alla guida (**). Potrebbe costare caro sia a noi stessi che agli altri, in termini di salute e in termini economici.

(*) Nota: L’Istituto Superiore di Sanità non dice questo, dice che sotto queste quantità di alcol il bere si può considerare “a basso rischio”, che è molto diverso dal concetto di “giusta dose”.

(**) Nota: qualunque bevanda alcolica consumata prima di guidare è “esagerata”.
Prima di mettersi al volante non bisogna bere alcol, chi beve non guida.


FINANZA E MERCATI
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ubriaco, finisce in cella per minacce

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IL RESTO DEL CARLINO (Ancona)
Guida ubriaco, ritarata patente Sono già 13 dall’inizio dell’anno