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Rassegna stampa alcool e guida del 19 febbraio 2006


CORRIERE DELLA SERA
Lettere Salute

DISPUTA È giusto dare caffè e alcol ai bambini?
Un giorno, in famiglia, è nata una disputa sulla opportunità di dare ai bambini di tre o quattro anni, in forma di «assaggio» , quindi in piccole dosi e «saltuariamente» vino e caffè?
So che la scienza medica non lo consente, ma quali possono essere le conseguenze?

Sul caffè non c’è una indicazione precisa. Ma secondo la maggior parte dei pediatri le bevande con caffeina non sono indicate per i bambini, per l’effetto eccitante. In particolare, considerando la loro piccola taglia corporea, gli effetti eccitanti potrebbero essere più marcati.
Ma soprattutto c’è da chiedersi: che bisogno c’è di darglielo?
Sull’alcol le linee guida sono chiare anche per quanto riguarda l’assunzione da parte dei bambini: A questo proposito si può consultare il sito internet dell’Istituto nazionale di ricerca alimentazione e nutrizione: www.inran.it .
In sintesi: no all’alcol durante l’infanzia, l’adolescenza, la gravidanza e l’allattamento. E su questo non ci sono dubbi.


L’ADIGE

Se la festa analcolica è un flop
La cultura del bere è ancora un solido retaggio culturale

di PIERO MICHELOTTI MALÉ - La massiccia partecipazione all’incontro pubblico «Noi e l’alcol: una valle in cammino» tenutosi venerdì sera presso la sala riunioni del Comprensorio Valle di Sole a Malé, è stata la migliore testimonianza dell’interesse che il progetto «L’alcol non mi fa la festa: se guido non bevo», attivato nel 2005 dal Comprensorio Val di Sole in collaborazione con il coordinamento «Alcol, guida, e promozione alla salute» e Progetto Giovani Val di Sole, ha saputo generare nella popolazione solandra. L’appuntamento di venerdì è stata la serata conclusiva dell’iniziativa promossa dal centro di alcologia del distretto della Val di Sole diretto dal dottor Alberto Pasquesi , ha visto nel corso dell’anno la realizzazione di diverse azioni rivolte ai giovani ma volte anche a sensibilizzare le varie componenti della comunità locale circa i problemi legati all’alcol. In sintesi sono stati 4 i micro-progetti: «Discobus per la Val di Sole», «Discoteche e locali pubblici sicuri», feste campestri e le giornate «Alcol? No grazie». Ad aprire i lavori è stato il vicepresidente del Comprensorio Carlo Alberto Ravelli , che ha garantito come l’ente intermedio e le amministrazioni locali sono disponibili a continuare nel sostegno a tali iniziative incitando i giovani volontari a continuare nella loro opera meritoria. Il dottor Pasquesi ha definito più che positivo il lavoro svolto, ricordando i numerosi enti e le associazioni che hanno collaborato, dal mondo della scuola al volontariato, dai club degli alcolisti agli esercenti dei locali pubblici, ma ha sottolineato in particolare la voglia di mettersi in gioco dimostrata dai numerosi giovani volontari, che è stata la vera iniezione di fiducia che ha consentito di completare il lavoro con successo. Ad illustrare nel dettaglio i singoli progetti sono stati proprio i volontari, che hanno evidenziato gli aspetti positivi ed anche le difficoltà riscontrate. Particolarmente apprezzata la testimonianza della giovane responsabile del gruppo giovani di Commezzadura, che candidamente ha affermato come la festa analcolica con schiuma party organizzata nel mese di agosto a Commezzadura sia stata un vero flop, cercando anche di motivarne l’insuccesso. Le iniziative «alcol free» non attraggono i giovani a causa del retaggio culturale che vede nel «fare la balla» il principale obiettivo della loro serata. Che il problema dell’alcol sia difficile da risolvere proprio per il ruolo che riveste nella cultura locale è stato evidenziato anche dal dottor Stefano Caneppele di Transcrime, che ha ricordato come i giovani d’oggi sono demotivati, non hanno prospettive per il loro futuro. Compito della società è dunque quello di dare fiducia ai giovani. E i complimenti con l’invito a continuare sulla strada intrapresa sono stati rivolti ai giovani volontari della Val di Sole dai numerosi intervenuti, tra i quali il sindaco di Dimaro Romedio Menghini ed il consigliere provinciale Flavio Mosconi . A tutti è stato inoltre fatto compilare un questionario relativo ai quattro progetti.


IL GAZZETTINO (Udine)

SPILIMBERGO Motivi della condanna
Omicidio Zuliani Tonello incastrato dalla lettera scritta al padre

Oltre alle prove raccolte dai carabinieri, coordinati dal pm Federico Facchin, per condannare il presunto autore dell’omicidio della pensionata Maddalena Zuliani,68 anni, sono risultate decisive l’indagine psicologica e quella sociale. È quanto emerge nelle motivazioni della sentenza con la quale il giudice Patrizia Botteri, con rito abbreviato, ha inflitto 16 anni di reclusione al disoccupato José Tonello, 48 anni, di Spilimbergo che era chiamato a rispondere dell’ipotesi d’accusa di omicidio volontario perché - per l’accusa - il 16 novembre 2004, tra le 17.30 e le 19.30, avrebbe ucciso Maddalena Zuliani, con la quale aveva un legame sentimentale-sessuale, fracassandole la testa con una bottiglia piena di vino (*) e schiacciandole il costato con le ginocchia (perizia medico legale). A inchiodare Tonello alle proprie responsabilità - secondo il giudice Botteri che ha respinto tutte le eccezioni dell’avvocato difensore Giancarlo Zannier, bocciando la proposta di derubricazione dell’omicidio volontario in preterintenzionale - sarebbero state le sue stesse ammissioni, ma anche i dubbi della moglie e del figlio (con quest’ultimo - in un momento di rabbia - avrebbe ammesso le proprie responsabilità), emersi durante un’intercettazione ambientale. Significativa anche la lettera che l’indagato scrive al padre e nella quale chiede scusa spiegando "Caro papà ti scrivo per dirti che mi dispiace per quello che ho fatto. Non volevo darti questo fastidio, ma lei mi aveva troppo sputtanato"». In verità nel processo gli elementi indiziari sono stati forti, ma mai suffragati da prove scientificamente certe: lo dimostra l’impossibilità di ricondurre a Tonello o alla vittima le tracce di sangue individuate su scarpe e vestiti. A spiegare il delitto - per il giudice Botteri - è il movente che "Va ricercato nei rapporti interpersonali - sostiene il giudice - tra indagato e vittima (conoscente e amante), tenuto conto del contesto sociale e culturale degradato nel quale vivevano. La sparizione, vera o presunta di un cellulare, e l’accusa di furto sono diventati i motivi scatenanti di un odio che è stato alimentato dal vino (**). L’odio e la rabbia, covati e repressi a lungo, sono sfociati nel devastante litigio, al termine del quale - secondo il giudice che ha ritenuto non credibile Josè Tonello quando ha dichiarato d’aver colpito Maddalena Zuliani, ma senza ucciderla - si sarebbe consumato il delitto.

L’avvocato Zannier, lette le motivazioni della sentenza, dovrebbe presentare velocemente ricorso in Appello.

Roberto Ortolan

(*) Nota: il vino fa male.

(**) Nota: scherzi a parte, questa frase lascia intendere che l’omicida, quando ha ucciso, era alterato dal vino bevuto. Il vino della bottiglia piena, fracassato sulla testa della vittima, in questo delitto è meno responsabile rispetto al vino della/e bottiglia/e vuotata/e.


CORRIERE DELLA SERA – Cronaca Milano

Giallo alla Barona. Cileno precipita dal secondo piano. I carabinieri: suicidio
Cade dal balcone e muore dopo un litigio
La tragedia in via Parenzo. L’uomo era appena tornato a casa, forse ubriaco
Poi il diverbio con la moglie

È giallo sulla morte di R. B. R., trentaduenne cileno precipitato ieri sera dal balcone della sua abitazione al secondo piano di via Parenzo 6, alla Barona. L’uomo, in evidente stato di ubriachezza dopo una serata trascorsa lontano da casa, era appena rientrato - poco dopo le 21 - quando, secondo la ricostruzione del fatto effettuata dai carabinieri, avrebbe avuto un violento litigio con la moglie, di nazionalità italiana: i motivi della lite sono ancora in fase di accertamento.
Sempre secondo la ricostruzione degli investigatori, i due coniugi si sarebbero spostati, a un certo punto, sul balcone dell’appartamento. E la discussione sarebbe degenerata. Con il tragico epilogo: lo straniero è infatti precipitato da un’altezza di una decina di metri in un cortile interno dello stabile di via Parenzo, proprio sopra la piattaforma dei garage.
L’uomo, conosciuto nella zona, è stato immediatamente soccorso, ma ogni tentativo di rianimarlo è risultato vano. È intervenuta sul luogo della tragedia anche un’automedica proveniente dell’ospedale San Paolo.
Sull’episodio sono state avviate indagini. Ma l’ipotesi per la quale propendono i carabinieri - chiamati sul posto dopo la telefonata della moglie del cileno - è che si tratti di un suicidio.


CORRIERE ROMAGNA (Ravenna)

Strangolato con il fil di ferro

faenza - Steso a faccia in giù, appoggiato a un albero. Un filo stretto attorno al collo. Così, ieri mattina, è stato trovato un uomo, dell’apparente età di 30 anni, di origine marocchina. Strangolato, quindi, e abbandonato in un campo a Castel Raniero, nella immediata collina faentina. Omicidio, quindi, senza ombra di dubbio. Ora si tratta di capire quale sia stato il movente. Su quello che pare un vero e proprio regolamento di conti, stanno indagando gli agenti del commissariato di Faenza, la squadra mobile di Ravenna, i carabinieri della compagnia manfreda e i loro colleghi del reparto operativo provinciale. A fare la scoperta, verso le 9.30, è stato un tartufaio che stava battendo la zona. “Ero in casa - racconta un uomo che abita nei pressi - e da me è venuto il tartufaio. Mi ha detto che in fondo al campo (in un punto, in discesa e circa cinquanta metri dalla via Castel Raniero, ndr) c’era un uomo a suo dire ubriaco. Siamo andati insieme e abbiamo provato a chiamarlo, ma non rispondeva. A quel punto sono tornato in casa è ho chiamato i Vigili urbani, che sono arrivati poco dopo insieme a una ambulanza del 118”.L’uomo, però, era già morto. E’ così scattato l’allarme e subito, sul posto sono arrivati gli investigatori, insieme al sostituto procuratore della Repubblica di Ravenna, Isabella Cavallari, che coordina le indagini. La morte, secondo il medico legale, risalirebbe alla mezzanotte. Poco dopo il ritrovamento, il corpo della vittima aveva una temperatura attorno ai 31 gradi centigradi. Nelle tasche, una pacchetto di sigarette “Diana”, pochi spiccioli, nessun documento, niente cellulare, ma quello che potrebbe rivelarsi un elemento molto importante. Si tratta di un biglietto ferroviario, che risulta essere stato obliterato alla stazione di Lavezzola, alle 7.32 di venerdì scorso. E’ quindi probabile che l’uomo abbia preso il treno delle 8.10, il 6494, che arriva alla stazione di Faenza alle 8.53. Quasi sicuramente aveva un appuntamento con quelli che poi si sono rilevati i suoi assassini. Proprio per questa ragione, gli investigatori sperano di poter vedere, attraverso le videoregistrazioni, se alla stazione di Faenza, c’era qualcuno ad attenderlo. Nel posto dove è stato trovato, è praticamente impossibile andarci in auto. Le carraie che vi arrivano, infatti, sono percorribili solo da trattori o potenti fuoristrada. Impossibile, quindi, pensare sia stato ucciso da un’altra parte e poi portato in quel posto. Fosse stato così, sarebbe stato scaricato ai lati della via Castel Raniero e fatto rotolare giù per la piccola scarpata, ma il corpo non avrebbe comunque potuto raggiungere il posto nel quale è stato trovato. E’ quindi più che probabile che quella zona sia stata raggiunta a piedi, magari con la prospettiva di recuperare, oppure nascondere, della droga. Una volta raggiunto il punto, gli assassini, sono entrati in azione. L’uomo, è stato bloccato e attorno al collo gli è stato stretto del sottile filo di ferro. Una stretta fortissima, tanto forte da lasciare un solco sulla gola e attorno al collo del malcapitato, che lo ha soffocato. Una morte orribile, probabilmente programmata in precedenza, alla quale l’uomo non ha potuto sfuggire. L’autopsia, predisposta dal magistrato, potrà dire anche se fra la vittima e i suoi carnefici, c’è stata una colluttazione, oppure se l’uomo è stato eventualmente stordito prima di essere strangolato. In serata, grazie all’Afis, il sistema di identificazione elettronico, sono riusciti a identificarlo. Il nome viene tenuto segreto, per motivi legati alle indagini, ma secondo alcune indiscrezioni, nel suo fascicolo, non risulterebbero particolari segnalazioni. Gli investigatori della squadra mobile, comunque, per tutta la notte hanno incrociato dati per scavare nella vita del marocchino e cercare di arrivare a dare un nome e un volto ai suoi assassini.

Fabrizio Rappini


IL GIORNALE DI VICENZA

Marostica. Oggi l’anniversario della fondazione
Gli Alcolisti anonimi uniti in una battaglia che dura da vent’anni

(i. a.) Oggi il gruppo alcolisti anonimi di Marostica festeggia i 20 anni di attività. Un traguardo considerevole per questa associazione di auto mutuo aiuto che ha dimostrato di essere un prezioso supporto per quanti vogliono uscire dal tunnel dell’alcoldipendenza. In questo ventennio di attività sono numerose le persone entrate nell’associazione e si può contare ormai un buon numero di alcolisti che possono affermare di aver superato la dipendenza e riacquistato il loro ruolo nella famiglia e nella società.
Ma molto resta ancora da fare visti i dati che parlano di un numero elevato di soggetti, anche giovani e donne, che abusano di sostanze alcoliche fino a giungere alla dipendenza, con le problematiche connesse che investono poi la sfera familiare e sociale. L’associazione alcolisti anonimi di Marostica, forte di tanti anni di esperienza, intende potenziare il proprio impegno e invita quanti si trovano ad avere questo problema ad avvicinarsi con fiducia. Dopo la fase di cura e disintossicazione, l’apporto del gruppo A.A. si è rilevato di primaria importanza per la fase di recupero e mantenimento. Chi è passato per il tunnel dell’alcoldipendenza, che ha vissuto sulla propria pelle i problemi che ne derivano, sa evidentemente trovare il modo giusto per sostenere chi si sta incamminando verso la non facile strada del recupero. Altrettanto importante l’aiuto dei familiari che si ritrovano anch’essi settimanalmente fra di loro per parlare dei vari problemi legati alla presenza in famiglia di una persona con problemi di alcol e trovare insieme il modo migliore per affrontarli.
A festeggiare, oggi alle 15 all’oratorio don Bosco, il 20° dell’associazione scaligera saranno presenti amministratori, operatori sociali e sanitari, rappresentanti dei gruppi A.A. del Veneto. Il dibattito si incentrerà su “Con l’accettazione la mia vittoria”, con la presentazione di esperienze toccanti di persone che hanno toccato il fondo e che, grazie alla forza di volontà e all’aiuto dei familiari, dei servizi e di altre persone che hanno avuto lo stesso problema, sono riuscite a riacquistare dignità, a riannodare i rapporti familiari e sociali.
Le riunioni del gruppo alcolisti anonimi di Marostica si tengono nei giorni di martedì e venerdì dalle 20 alle 22 all’oratorio don Bosco. È funzionante anche una segreteria telefonica che risponde al numero 0424-72753.


IL MESSAGGERO (Ancona)

Ubriaco capotta sulla Flaminia
Ubriaco al volante perde il controllo della sua automobile finendo contro il guardrail. E’ accaduto nella notte tra venerdì e sabato, in via Conca.

Un anconetano di 26 anni, alla guida della sua Alfa 147, stava procedendo in direzione della Flaminia quando, appena superato l’ospedale di Torrette ha invaso improvvisamente la corsia opposta urtando il cordolo della carreggiata e ribaltandosi su sé stesso. Fortunatamente in quel momento non stava sopraggiungendo nessun veicolo. Il giovane subito soccorso dal 118 è stato trasportato all’ospedale. Intervenuti sul posto i carabinieri del Norm hanno proceduto al ritiro della patente del 26enne con la relativa decurtazione di 10 punti.


L’ARENA di Verona

Castel d’Azzano, cinque gli indagati
Rissa con sedie e lame Grave un giovane

Un giovane in gravi condizioni all’ospedale, un altro ferito a un braccio, cinque indagati in stato di libertà. È il bilancio della rissa scoppiata l’altra sera a Castel d’Azzano.
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri di Vigasio e Villafranca, tutto è cominciato in un locale della centralissima via Cavour. I cinque giovani, due veronesi, uno di origini marocchine, uno slavo e un albanese, alterati dall’alcol, per cause non del tutto chiare hanno cominciato a discutere sempre più animatamente (*).
Dopo un parapiglia iniziale, la rissa si è spostata all’esterno del locale. Un ragazzo è stato accoltellato a un braccio, ne avrà per una settimana. Più grave un secondo giovane, colpito alla testa con una sedia. È ricoverato in prognosi riservata all’ospedale di Borgo Trento.
Le indagini dei carabinieri di Vigasio hanno consentito di ricostruire l’accaduto e di attribuire le eventuali responsabilità.


(*) Nota: se erano alterati dall’alcol, le cause sono chiare.


L’ARENA di Verona

«Volevo far ritorno in Polonia»
Ciclista ubriaco bloccato dagli agenti sulla Serenissima

Quando i poliziotti lo hanno fermato in sella alla sua bicicletta ha dichiarato che era stanco di rimanere in Italia e che voleva tornarsene a casa, in Polonia. Peccato che abbia scelto la strada meno adatta per quel lungo viaggio.
Il venticinquenne polacco, infatti, è stato intercettato sulla corsia di emergenza della Serenissima, nel tratto compreso tra Peschiera e Sirmione, in direzione di Milano. Gli agenti della polstrada di Verona sud sono intervenuti a seguito della segnalazione di numerosi automobilisti che avevano notato l’uomo in sella alla bicicletta, peraltro con i fanali spenti.
Dopo essere stato fermato, è stato accompagnato al comando per gli accertamenti del caso. Gli agenti che hanno ascoltato la sua bizzarra giustificazione lo hanno poi sottoposto a un controllo con l’alcoltest che ha dato esito positivo. Il giovane aveva un valore di alcol nel sangue ben al di sopra di quanto consentito dalla legge. L’uomo è stato indagato in stato di libertà per essere entrato in bicicletta in autostrada (*). Il velocipede, invece, è stato posto sotto sequestro.

(*) Nota: questo signore è colpevole anche di guida in stato di ebbrezza, reato che non vale solo per l’automobile, ma per ogni tipo di veicolo. A questo proposito si veda anche il prossimo articolo.


CORRIERE ROMAGNA (Forlì)

Ubriaco in bicicletta “travolge” un’auto

FORLI’ - Ubriaco in bici “investe” un’auto. Un tunisino in sella alla sua bicicletta, barcollante, è finito contro un’auto ferma con a bordo l’automobilista in attesa mentre stava cercando parcheggio. In piazzetta Corbizzi l’altra notte il ciclista ubriaco è finito contro il cofano di una Volkswagen Polo nuovissima, appena ritirata dal concessionario provocando seri danni al veicolo. La Polizia Stradale di Rocca San Casciano intervenuta sul posto ha scoperto che l’extracomunitario, ricoverato in ospedale per alcune ferite, aveva un tasso alcolemico di 2,40, quasi vicino al coma etilico. Per lui è scattata la denuncia e in un eventuale processo si vedrà ritirare pure la patente di guida nonostante fosse in bicicletta perché il codice della strada parla chiaro e dice che è vietata la guida di “mezzi” in stato di ebbrezza. Sempre la Polstrada di Rocca ha ritirato l’altra notte tre patenti ad ubriachi sorpresi alla guida. In particolare tra piazzale della Vittoria e viale Matteotti sono finiti nei guai tre giovani.


IL MESSAGGERO

Bere giovane che passione

Idea: avvicinare i giovani al vino con modalità di consumo, beninteso, corretto e misurato, occhio attento alla qualità, e impulso di fondo alla crescita di una - piacevole, sociale, seduttiva - cultura del territorio e del made in Italy goloso. Idea di giovani per i giovani: perché il Wine bar del bere giovane che ha tenuto banco ieri al Parco dei Principi (regno dell’Ais di Franco Maria Ricci , che ha officiato con i suoi sommelier il servizio) è stato il sigillo della giornata di festa e riflessione (un Forum sul valore del marchio nel mondo del vino) dell’ Agivi , associazione dei produttori under 40 di tutt’Italia presieduta da Enrico Drei Donà . Da degustare (e godere) Amarone, Barolo, Brunello, Sagrantino, Franciacorta, Chianti, Erbaluce, per citare solo alcune denominazioni. Gran finale, poi, per i baby vinnaioli a Palatium , con cena e happy end a base di prodotti e vini laziali. (*)

(*) Nota: l’alcol è una droga in grado di indurre dipendenza, in Italia i cosiddetti “alcoldipendenti” si contano con l’unità di misura del milione di persone.

Avvicinare i giovani al vino è un’operazione commerciale, e non di beneficenza e filantropia.
Il linguaggio utilizzato in questo articolo spiega più di mille commenti.

Il vino protagonista della cronaca nera nelle nostre rassegne, contiene lo stesso alcol, proprio quella stessa identica molecola, di questo vino, proposto al “Wine Bar del bere giovane”, ove viene accostato a parole come “giovane”, “passione”, “piacevole”, “sociale”, “seduttiva”, “goloso”, “festa”, “degustare”, “godere”, “happy end”.

Le nostre rassegne dimostrano che non sempre ci sia un “happy end”.


IL SECOLO XIX

Marocchino ubriaco picchia quattro carabinieri
Albenga. La rissa si è scatenata fuori dal bar della stazione

Albenga Di nome si chiama Mohamed, come il mitico Alì, e di cognome fa Mizouari, ma tutti sia tra gli albenganesi sia nella comunità maghrebina lo conoscono con il nomignolo di Tyson.
Un appellativo che il venticinquenne marocchino clandestino ha guadagnato soprattutto per la sua mole imponente: due metri d’altezza per centodieci chili di peso. Insomma, come Alì e Iron Mike è un vero peso massimo, e se ne sono accorti a proprie spese i carabinieri che lo hanno arrestato ieri mattina davanti alla stazione ferroviaria al termine di un match che sulle prime era sembrato mettersi davvero male per le forze dell’ordine. Una rissa da far west, in mezzo alla strada, sotto gli sguardi sbalorditi di alcuni passanti.
Tutto è cominciato attorno alle 6,30, quando Tyson si è presentato al bar della stazione, già visibilmente ubriaco. Poi deve avere bevuto ancora qualche bicchiere, infine si è messo a urlare e ad infastidire e minacciare i pendolari che andavano a prendere il treno per raggiungere il posto di lavoro o di studio.
Qualcuno ha chiamato i carabinieri e quando ha visto arrivare la volante deve avere pensato che tutto si sarebbe risolto in pochi minuti.
Niente di più sbagliato, perché Mizouari aveva in testa un piano, o forse ha agito guidato dall’istinto (e dall’alcol). Convincerlo a uscire dal bar non è stata impresa facile per i carabinieri, che però alla fine sono riusciti nel loro intento senza che Tyson aggredisse altre persone, ma appena arrivati accanto all’auto militare, l’uomo ha finto di essere intenzionato a sedere docilmente sul sedile posteriore, ma improvvisamente deve avere cambiato idea, ed anziché tentare la fuga ha deciso di aggredire uno dei due carabinieri.
Lo ha colpito violentemente al volto e gettato a terra, quindi gli si è scagliato contro e ha continuato a pestarlo selvaggiamente, con l’altro militare aggrappato alla schiena nell’inutile tentativo di separare i due. Alla fine c’è voluto l’intervento di una seconda pattuglia perché i carabinieri, ormai in quattro, riuscissero a bloccare l’uomo e ammanettarlo.
Mohamed Mizouari è ora rinchiuso nel carcere savonese di Sant’Agostino, e davanti ai giudici dovrà rispondere di resistenza e violenza a pubblico ufficiale, oltre che di violazioni della legge sull’immigrazione.
I due militari protagonisti della collutazione sono invece stati medicati al pronto soccorso di Albenga e giudicati guaribili in sette e quindici giorni.


IL GAZZETTINO (Belluno)

Mario e Bruno, quattro risate per prevenire l’alcolismo

Agordo - (mm) Il movimento culturale Agordo Domani archivia con soddisfazione la serata con il duo tutto bellunese Mario e Bruno. Ha infatti ottenuto grande successo lo spettacolo programmato nella sala congressi della Comunità Montana Agordina. La serata, in una sala pressoché gremita, ha visto la partecipazione vivace e divertita di un pubblico sempre pronto alla risata e al coinvolgimento da parte del duo bellunese. Musica, allegria, ilarità il tutto condito con un dialetto trascinante, adatto sia ai momenti allegri sia a quelli meditabondi. Ben riuscita la proposta che intendeva unire intrattenimento ed educazione. Pochi ma significativi i dati presentati: l’uso di alcolici in provincia inizia in media a 11 anni e mezzo, è causa del 40 per cento degli incidenti stradali e del 10 per cento dei ricoveri in ospedale.
Soddisfazione da parte degli organizzatori del Movimento Agordo Domani per la manifestazioni del decennale e per l’ampia collaborazione che ha portato alla realizzazione della serata con il Ser.T. di Auronzo e l’Istituto scolastico "U. Follador" e il patrocinio del Centro Sportivo Italiano, che ha comunicato la nascita del nuovo Comitato zonale agordino.


CORRIERE ADRIATICO

Inaugurazione dello stadio, vietati gli alcolici

SENIGALLIA - Vietata domani la vendita di alcolici e bottiglie in vetro nei pressi dello stadio. La decisione presa dal Commissariato di Polizia ed ufficializzata con apposita ordinanza dal Comune, intende tutelare l’ordine pubblico in occasione della partita tra Vigor Senigallia e Jesina. Match molto atteso che vede per la prima volta dall’inizio del campionato i rosso-blu giocare in casa al Comunale. La città è tappezzata da manifesti per ricordare il grande evento e vista la scalmanata tifoseria è stata presa la decisione di tutelare il pubblico che prenderà parte alla partita. L’ordinanza prevede appunto che dalle ore 12 alle ore 18 di domani sia vietato agli esercizi commerciali pubblici, operanti all’interno dello stadio comunale e a quelli ubicati nelle immediate adiacenze, di porre in vendita e somministrare bevande alcoliche di qualsiasi gradazione e vendere per asporto bevande di qualsiasi genere in confezioni in vetro. Molta rabbia tra la locale tifoseria sarebbe scaturita dalla decisione della Jesina di rifiutare l’anticipo a sabato, per permettere alla Vigor Femminile di effettuare il collegamento in diretta con “Quelli che il calcio”. Programma in onda domenica mentre la Vogor femminile gioca oggi contro il Torino. Solo l’ipotesi di invertire le giornate tra Vigor e Vigor femminile avrebbe consentito il passaggio in televisione. Ma l’ipotesi è sfumata.


CORRIERE DELLA SERA

Cibo e prevenzione Fanno discutere i nuovi risultati del WHI, importante programma di studio americano
Mangiare sano non ci protegge?
Sorpresa: nessun vantaggio anti-cancro e per il cuore

È possibile ridurre il rischio di cancro con la dieta? Da almeno vent’anni il mantra dei salutisti recita che con cinque porzioni al giorno di frutta e verdura questo obiettivo è possibile. Tumori come quello al seno e al colon, ma anche le malattie cardiovascolari, troverebbero in un regime ricco di fibre e di verdura e povero di grassi un ostacolo in più. Ora questo principio basilare della prevenzione vien messo in discussione da un grande studio americano, pubblicato la settimana scorsa sulla rivista Jama . La ricerca, mastodontica nel numero di persone coinvolte, ha messo alla prova questa ipotesi confrontando due diverse diete sulle donne in menopausa: al primo gruppo, composto da 19mila donne, è stato indicato di seguire per 9 anni un regime alimentare povero di grassi e ricco di cereali integrali e verdura, mentre al secondo gruppo, di 29 mila donne, si è detto di continuare con l’alimentazione abituale.
Otto anni dopo si è confrontato nelle due «squadre» il numero di tumori alla mammella e al colon, delle malattie coronariche e degli ictus. I risultati hanno fortemente ridimensionato l’importanza della dieta magra, poiché in nessuna di queste malattie si è osservato un netto vantaggio a favore del regime apparentemente più salubre.
Tuttavia, da qui a dire che «grasso è bello» ce ne corre. Anche perché, a detta degli esperti, la ricerca ha alcuni punti deboli e si presta a interpretazioni più sottili.
Il Women’s Health Initiative, è un programma di studio nato in realtà per capire se una riduzione di qualsiasi tipo di grasso (dei saturi come degli insaturi) potesse ridurre in modo consistente la frequenza di tumori alla mammella, e solo in seconda battuta per guardare quello che accadeva con i tumori del colon e con le malattie cardiache e vascolari. L’obiettivo - come ricorda una delle principali ricercatrici, JoAnn Manson del Brigham Hospital di Boston - era di indurre le donne a dimezzare il consumo di calorie sotto forma di grassi (dal 40% al 20%) attendendosi quasi un dimezzamento del numero dei tumori al seno. In realtà, il «risparmio» dei tumori è stato solo del 9%, sotto la significatività statistica.
Non è d’accordo con questa interpretazione Franco Berrino, epidemiologo dell’Istituto dei tumori di Milano: «Primo: le donne non hanno raggiunto l’obiettivo di dimezzare i grassi, centrando l’obiettivo solo per due terzi di quanto ci si aspettasse. Secondo: lo studio è stato interrotto anzitempo, dopo otto anni. I dati mostrano che se fosse continuato fino al nono anno la riduzione di tumori nelle donne con dieta magra avrebbe raggiunto la significatività. Non solo: lo studio non ci dice con quali altri alimenti le donne abbiano compensato il consumo minore di grassi. E non è da escludere, conoscendo le abitudini americane, che vi sia stato un aumento del consumo di zuccheri, altrettanto negativi per il rischio di tumore mammario. Nelle donne sottoposte a dieta, infatti, è diminuito il colesterolo, ma non i trigliceridi. Ciononostante una riduzione c’è stata».
Peraltro, andando ad analizzare nel dettaglio i risultati, si nota che nelle donne in menopausa più a rischio (con pressione alta, diabete e sovrappeso) l’effetto della dieta è stato più soddisfacente, tagliando i tumori di un quinto. Almeno per la mammella, insomma, i risultati sembrerebbero pendere leggermente a favore della dieta povera di grassi.
Decisamente deludenti invece, sono i dati riferibili al tumore al colon, la cui frequenza si è rivelata pressoché identica nel gruppo «magro» e in quello «grasso». Anche l’aumento di consumo di fibre e cereali, insieme alla frutta e alla verdura, non ha portato giovamento. In questo caso i difensori della dieta magra e integrale osservano che nel tumore al colon il fattore di maggior rischio è la carne rossa, di cui la ricerca non fa cenno.
Infine, il cuore. Anche qui grande delusione: il mangiar magro e vegetale non ha ridotto gli infarti e gli ictus. «Direi che questa è la parte più debole dello studio» spiega l’epidemiologo dell’Università di Napoli Salvatore Panico. «Ridurre i grassi in modo indiscriminato non colpisce il bersaglio della prevenzione cardiologica, che si giova soprattutto dell’abbassamento mirato dei grassi animali rispetto a quelli d’origine vegetale, dell’aumento di carboidrati e della diminuzione di alcol e sale. Inoltre, per il cuore è importante ridurre le calorie: dimagrire, insomma. Mentre le donne dello studio hanno perso, in media, meno di mezzo chilo».

Luca Carra


CORRIERE DELLA SERA

L’opinione Per uno dei massimi esperti mondiali di nutrizione e tumori la tradizione dell’olio d’oliva, di verdure, frutta e cereali è sempre la più valida
«La dieta mediterranea resta vincente»
Sempre più minacciata dalla globalizzazione di abitudini scorrette

Il recente studio statunitense su grassi, cancro e cuore non sposta di un millimetro la centralità della dieta mediterranea come fattore protettivo per la salute. Parola di uno che di mangiare mediterraneo se ne intende. Primo, perché è greco; secondo, perché è fra i più importanti epidemiologi del mondo. Dimitrios Trichopoulos ci parla dal suo ufficio dell’Università di Harvard, dove ha la cattedra «Vincent Gregory» di Prevenzione oncologica. È uno dei massimi metodologi e formatori di epidemiologi a livello internazionale. «Lo studio Women Health Initiative è condotto su un numero molto grande di persone, ma ha due difetti: il primo è che crede di modificare la dieta dicendo alle persone che cosa devono mangiare. Io sono greco, lei italiano: si immagina quali risultati otterremmo limitandoci a chiedere a un gruppo di donne di mangiare meno grassi e più verdura?
«E infatti il gruppo che doveva ridurre il grasso e aumentare verdure e cereali è stato meno ’virtuoso’ del previsto, cosa che annacqua i risultati. Secondo, e più importante argomento: la dieta mediterranea è distante anni luce dal regime alimentare testato in questa ricerca. Non è affatto vero che il mangiare latino è povero di grassi, semmai è povero di grassi saturi, ma è ricco di grassi benefici, come l’olio di oliva. Intendiamoci, anche i grassi del burro e della carne non sono un dramma, è solo questione di quantità. E poi c’è la straordinaria varietà di frutta e verdura fresche, cereali e quel poco di vino che non guasta. La nostra è una dieta millenaria, affinata di generazione in generazione, che ha dimostrato un buon grado di protezione, oltre che per il cuore, per i tumori del colon, della mammella, della prostata e dell’endometrio».
Purtroppo il patrimonio di salute rappresentato dalla "dieta del contadino meridionale" sta svanendo anche in Italia... «E anche in Grecia» continua Trichopoulos. «Ed è una grande sfortuna. La globalizzazione sta passando come un rullo compressore sulle tradizioni alimentari e il risultato è la società americana, dove, se non mangiano grassi, compensano con snack dolci: dalla padella alla brace.
«Al termine di questo percorso ci sono percentuali altissime di obesità, che è il principale fattore di rischio per cuore e tumori. In particolare, per quanto riguarda il tumore alla mammella, il sovrappeso nelle donne in menopausa è particolarmente insidioso, poiché aumenta il tasso di estrogeni nell’organismo, così come il troppo alcol» (*).
L’epidemiologo di Harvard ora è impegnato in uno studio sui fattori di rischio tumorale che il feto sviluppa nella vita intrauterina, e che aumenta con il crescere dell’esposizione agli ormoni della gravidanza, i cui livelli dipendono anche dall’alimentazione della madre.
«Non è un caso - spiega Trichopoulos - che debbano passare due generazioni perché gli immigrati asiatici raggiungano i tassi di tumore alla mammella e alla prostata degli americani, quattro volte più alti. Molto si decide nelle prime fasi della vita». Ma per chi ha già passato quegli anni innocenti che cosa resta da fare? «In ordine d’importanza: tenere sotto controllo il peso, mangiare frutta e verdura, fare gli screening. La mammografia non è la panacea che si pensa, ma se eseguita con regolarità abbatte del 20% la mortalità di tumore al seno».

L.C.

(*) Nota: in realtà, sul rischio di tumore al seno, ogni quantità di alcol, compreso “quel poco di vino” che secondo questo epidemiologo “non guasta”, aumenta il rischio di contrarre la patologia.

Il rischio aumenta del sette per cento per ogni drink giornaliero (dieci grammi di alcol)

http://www.data-yard.net/10e1/alcohol-breast.htm .


IL MESSAGGERO (Latina)

Etilometro, 5 patenti ritirate

Notte di controlli da parte delle pattuglie dei carabinieri della Compagnia di Latina. Tra venerdì e sabato le autoradio blu dell’Arma hanno pattugliato le strade del capoluogo allestendo posti di blocco negli incroci più battuti, come quelli di borgo Piave o Piccarello. L’attività di prevenzione e repressione dei militari ha ancora una volta evidenziato un discreto tasso di contravventori alle norme della circolazione stradale. In particolare i carabinieri hanno fatto uso di etilometro per verificare se i conducenti delle autovetture fermate per i controlli fossero nel pieno delle loro facoltà o se avessero invece esagerato con le bevande alcoliche. Ben cinque giovani, dai venti ai trentacinque anni, sono risultati positivi all’esame e per loro è scattata la denuncia per guida in stato di ebrezza e le conseguenti sanzioni amministrative con il ritiro della patente di guida e il fermo dell’auto, se non c’erano altri che potessero mettersi al loro posto alla guida del mezzo. Numerose anche le infrazioni al codice della strada contestate dai carabinieri alle decine di automobilisti sottoposti al controllo. E non si trattava di un sabato sera, quando il numero delle persone che escono si quadruplica e tutte le discoteche e i locali sono aperti, invogliando i giovani ad esagerare nell’uso di bevande alcoliche. Bisogna ricordare che gli strumenti utilizzati per il controllo sono particolarmente sensibili e quindi quando si sa di dover guidare dopo una cena o dopo una serata trascorsa con amici, è bene non esagerare anche solo con vino o birra, poichè il rischio di superare il tasso consentito è davvero molto alto e le coseguenze pesanti. Ma ancora più grave può risultare la sottovalutazione del rischio di mettersi al volante con la mente offuscata dall’alcool. Sarebbe più intelligente, come fanno già molte comitive, indicare, magari a turno, una eprsona che si incarichi della guida e che, di conseguenza beva coca cola o aranciata. I controlli dei carabinieri saranno ripetuti con frequenza.




TRENTINO

e’ stata alcolista, ora è rinata

IL TIRRENO

ubriaco fradicio causa un incidente

ubriaco ruba un’ambulanza dall’ospedale

IL GIORNO (Legnano)

Aggraziato e morboso, sposato a un’aristocratica che aveva violentato, alcolizzato e lussurioso...

CORRIERE ALTO ADIGE

Ubriachi alla guida, 350 patenti ritirate in un anno

Ubriaco a 15 anni, bloccata l’autogestione

Fugge su un’ambulanza Ubriaco trovato in città

LA NAZIONE (Viareggio)

Ubriaco danneggia varie auto Inseguito e preso da un passante

IL RESTO DEL CARLINO (Forlì)

Altre quattro patenti sospese l’altra notte per guida in stato d’ebbrezza. L’episodio...

L’alcol dilaga tra i ragazzi

Allarme alcol: I ragazzi iniziano a bere già a 12 anni

Perché dire no alla bottiglia: i buoni motivi per restare sobri

Una battaglia che si vince insieme

LA TESTIMONIANZA Volevo morire poi ho trovato un aiuto

IL RESTO DEL CARLINO (Modena)

Scontro per troppo alcol

IL RESTO DEL CARLINO (Rovigo)

Ubriaca, finisce fuori strada

IL RESTO DEL CARLINO (Ancona)

Si ribalta davanti all’ospedale di Torrette: denunciato per guida in stato d’ebbrezza

L’ECO DI BERGAMO

Ubriaco a 150 all’ora, perde 50 punti

TRENTINO

lotta all’alcol, i solandri rispondono - alberto mosca

IL MESSAGGERO VENETO

alcol e farmaci, il cocktail che ha sostituito l’eroina

tra i giovani la soglia d’iniziazione è la più bassa di tutta l’europa

da noi c’è la cultura del vino


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Lunedì, 20 Febbraio 2006
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