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Notizie brevi 13/02/2004

MILANO - RICERCA CHOC DELL’OSPEDALE NIGUARDA: IN ITALIA 70MILA DISABILI, IL 50% DA INCIDENTI STRADALI. LE CURE IMPOSSIBILI AL SUD

RICERCA CHOC DELL’OSPEDALE NIGUARDA:
IN ITALIA 70MILA DISABILI, IL 50% DA INCIDENTI STRADALI. LE CURE IMPOSSIBILI AL SUD
(ASAPS) MILANO  - 70mila italiani in carrozzella per il resto della loro vita. Non è un tragico effetto della SARS o della febbre aviaria, né il risultato della diffusione di una droga o di una guerra dichiarata. è semmai il tragico bilancio stilato dai sanitari e volontari dell’ospedale Niguarda di Milano, uno dei poli clinici all’avanguardia in Italia, sulle conseguenze degli incidenti stradali. Sono loro che ogni giorno della loro attività professionale o di volontariato si misurano con ciò che resta spesso di poveri giovani, condannati all’ergastolo della sedia a rotelle, quando va bene,  o costretti ad un’esistenza appesa al filo del respiratore artificiale. Ci venga consentita la pelle d’oca: uno su due è vittima di incidenti stradali in auto, in moto o pedonali. Nell’86% dei casi le vittime hanno tra i 10 e i 40 anni. Ma c’è anche un flebile lamento che proviene dal 2% di questi politraumatizzati, all’anagrafe bambini o bambine con meno di 10 anni, perlopiù investiti mentre camminano sulla strada. Al risveglio dopo l’incidente per questi pazienti comincia una vita diversa: dall’esistenza normale si ritrovano nell’handicap totale. Ma non basta: al dramma si aggiunge la crudele differenza tra un para/tetraplegico del nord ed uno del sud. Nell’Italia del G8 infatti, il centro di recupero per i para e tetraplegici più a sud nello stivale è quello di Perugia. Una sottile linea rossa tracciata nelle aule magne dei convegni, per indicare che a mezzogiorno dell’Umbria, chiunque incappi in una lesione midollare ha forti probabilità anche di morire. Un problema correlato alla strage quotidiana che ogni giorno registriamo sulla strada, ma per la quale si continua a non fare niente, come se fosse impossibile intervenire. Esattamente quello che succede nelle lesioni midollari, irreversibili sempre e per questo bisognose più di altre patologie traumatiche di un’assistenza continua, anche di carattere psicologico, sia per la cura che per il reinserimento nella società. Un progetto tra la collaborazione dall’associazione Aus Niguarda e l’associazione autoscuole Unasca Lombardia, con il patrocinio regione Lombardia tenterà di arginare la tragedia: lo scopo è quello di garantire l’assistenza successiva alla fase acuta, necessaria per garantire al paziente la massima autonomia e un buon reinserimento in famiglia e sul lavoro, per la quale oggi nessun ente prevede finanziamenti specifici. Ci sono infatti molti soggetti che sopravvivono all’incidente ed alle fasi più critiche della degenza ospedaliera, che poi muoiono per complicanze vescicali o infettati da piaghe da decubito. Secondo la professoressa Tiziana Redaelli, primario dell’Unità spinale unipolare del Riguarda, solo il 15% delle lesioni midollari sono causate da malattie. L’80% dei casi è provocato invece da traumi violenti,  di cui il 50% incidenti stradali, il 20% incidenti sportivi, il 10% infortuni sul lavoro  e il 5% per ferite d’arma da fuoco. (ASAPS)
Venerdì, 13 Febbraio 2004
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