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Omicidio stradale , Posta 18/05/2021

La violenza stradale e il dolore senza fine
Lo sfogo della famiglia di Ferrante Battistin vittima di omicidio stradale per colpa di un conducent
e sotto l’effetto di stupefacenti e con la patente già revocata
Il lutto che si rinnova in attesa del giudizio d’appello dopo la condanna dell’omicida in primo grado a sei anni

"Dal 23 Maggio 2017 la mia vita è stata stravolta dalla perdita di mio marito Ferrante.
Non è stata una malattia: Ferrante era in salute, un grande lavoratore amante della famiglia e della vita. Non è stato un incidente: il caso e la fatalità non c'entrano niente. E' stato un omicidio stradale, un crimine commesso da una persona che in maniera consapevole e volontaria si è messa alla guida senza avere la facoltà di farlo. Era senza patente, revocata nel 2016, e lo ha fatto sotto l'effetto di Cocaina (come risulta dalla sentenza di primo grado).

Ponendosi in quelle condizioni alla guida di un furgone dell'azienda di famiglia, della quale era amministratore assieme al fratello, ha invaso la corsia opposta a quella di marcia e ha ucciso mio marito Ferrante provocando anche lesioni gravi al suo collega che era in camion con lui.
Entrambi si stavano recando al cantiere di lavoro, procedendo per la loro strada e rispettando le regole del codice della strada e della prudenza. Come ha stabilito la sentenza  di primo grado, Ferrante non ha potuto fare niente per evitare il furgone condotto  da questa  persona che gli è arrivato frontalmente.

 

I lutti per omicidi stradali sono fra i più difficili da vivere: sono improvvisi, violenti, colpiscono persone giovani e nel pieno della vita, sono evitabili e hanno dure conseguenze. Quella persona non doveva essere al volante perché non ne aveva più il diritto e perché era sotto effetto di stupefacente. La responsabilità del crimine è chiara e stabilita dalla sentenza di primo grado. Ai familiari delle vittime, anche loro vittime, non interessa solo piangere il loro caro- lo abbiamo fatto e continueremo  a farlo- ma interessa  soprattutto avere giustizia ed essere tutelati  perché quello che hanno fatto a Ferrante  e di conseguenza  a noi è inconcepibile.

L'imputato è stato condannato nel 2019 a 6 (sei) anni di reclusione per omicidio stradale aggravato, usufruendo dello sconto di pena di un terzo per il rito abbreviato e di quasi un terzo per le circostanze attenuanti generiche concesse. Non siamo certo stati contenti di questa sentenza per noi mite in considerazione di vari fatti:
il soggetto che ha commesso il crimine era recidivo alla mancata osservazione delle regole del Codice della Strada; aveva perso tutti i punti della patente, poi ottemperando all'obbligo di sottoporsi ad esami di idoneità tecnica disposti con un ordinanza della Motorizzazione ha continuato lo stesso a guidare con la patente sospesa; la patente gli è stata poi revocata e nonostante questo ha continuato a guidare evidenziando, così, di non rispettare neppure un provvedimento tanto importante a suo nome; aveva precedenti penali ( già beneficiato di un indulto); il reato è multiplo, oltre all'omicidio ci sono le lesioni gravi.

Non capiamo come possano essere state concesse delle attenuanti generiche ad un soggetto che già in passato aveva manifestato il comportamento che ha ucciso mio marito Ferrante.

Poi, come da suo diritto, ha chiesto di andare in appello.
Sopravvivere con la ferita di una morte così non è descrivibile, come non lo è constatare che chi lo ha ucciso non si ferma neppure davanti al nostro dolore, neppure gli è sufficiente la gratitudine di esserne uscito vivo.
Per questo ho deciso di scrivere questa lettera: per chiedere maggior rispetto verso Ferrante. Evidenziare che è dovuto morire, da solo in mezzo alle lamiere, mentre lavorava onestamente per mano di chi, sul lavoro, infrangeva volontariamente le regole basilari della sicurezza.

Chiedo come possa l'imputato aver potuto svolgere l'attività di trasportatore all'interno dell' azienda senza patente (revocata) e con l'uso abituale di stupefacenti (come risulta agli atti), senza essere destinatario di controlli volti anche alla sicurezza sul lavoro.

Per ricordare che non si è trattato di un incidente ma di un crimine gravissimo: l'omicidio stradale e lesioni stradali aggravati dalla guida sotto l'effetto di droga e senza patente.

Per il momento chi ha ucciso mio marito, 4 anni fa, non ha subito nessuna conseguenza per il suo gesto criminale. Attendiamo con pazienza e fiducia che la giustizia faccia il suo corso.
Allo stesso modo ci aspettiamo che lo Stato tuteli anche me, la mia famiglia distrutta di cui Ferrante era parte, noi persone che viviamo onestamente e che non possiamo avere il dubbio che sia inutile essere onesti.

Va tenuto alto il valore della vittima, Ferrante ha il diritto di avere giustizia fino in fondo.

L'imputato ha già avuto a nostro parere un trattamento favorevole in primo grado con l'applicazione di attenuanti di difficile comprensione per noi considerando la recidività dei comportamenti dell'imputato e la gravità del reato.

Una giustizia giusta significa dare il peso corretto alla responsabilità personale delle scelte che hanno portato a tali conseguenze irreparabili.

Significa lavorare per la Vita, combattendo negligenza, illegalità e tutto quello che di sbagliato succede prima, non giustificando il dopo.

Cosi riconoscendo l'enormità e la complessità della violenza sulle strade che troppo dolore porta con sè e che riguarda tutti, nessuno escluso.

Crediamo che la presa di coscienza sia un dovere morale.

Non dimenticarsi delle vittime è un dovere perché bisogna ricordarsi che nessuno paga più di loro il torto subito.

Ferrante non ha più voce ma saremo noi, i suoi familiari, la sua voce.

Perché ogni crimine ha almeno una vittima e ogni vittima ha diritto ad avere una voce."

 

 

Vittoriana Nardi
(Moglie di Ferrante Battistin)

Antonia Nardi

Martedì, 18 Maggio 2021
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