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Articoli 01/03/2021

di Lorenzo Borselli*
UNA PROTESI PER LUIGI: L’ASAPS ADERISCE ALLA RACCOLTA DI FONDI PER AIUTARE IL SOSTITUTO COMMISSARIO LUIGI CAPRARO, DELLA POLIZIA DI FRONTIERA PRESSO L’AEROPORTO DI TRIESTE – RONCHI DEI LEGIONARI, A TORNARE IN PIEDI, IL SERVIZIO SANITARIO NON LO FA

Luigi seduto al centro insieme a un gruppo di colleghi

(ASAPS) – Tu sei lì che corri. Lo fai sempre, perché sei uno sportivo: vai al lavoro, mangi sano, fai tanto sport. E mentre corri, come fai sempre da una vita per tenerti in forma, perché in fondo lo sanno tutti che una vita salutare ti tiene al riparo dai malanni, c’è un fastidio al ginocchio che, dopo aver fatto capolino, aumenta sempre di più, fino a darti tormento. Vai dal medico e dopo una trafila di esami ti trovi sul lettino di un ospedale a dover essere lucido per prendere una decisione.
Signor Luigi, se vuole salvarsi deve farsi amputare la gamba.

Ecco, l’incubo di Luigi Capraro è cominciato più o meno così: Sostituto Commissario in forza alla IV Zona Polizia di Frontiera di Udine – Ufficio di Polizia di Frontiera Aerea/Marittima presso Aeroporto di Trieste- Ronchi dei Legionari, ha sempre fatto una vita da sportivo. Bici, corsa, nuoto, lunghe passeggiate in montagna.
E poi il lavoro. Una vita in divisa, la carriera, i brevetti, le esperienze alla Scuola Allievi Agenti: a poco più di due anni dalla pensione, un signore col camice bianco ti guarda con lo sguardo deciso e ti presenta un nemico che mai avresti pensato di dover affrontare, il “condrosarcoma”.

Hanno provato a fermarlo, con un primo intervento chirurgico ma quel tipo di tumore, che parte dalle cartilagini, non è un avversario semplice da sconfiggere. È un tumore che va eliminato chirurgicamente, le cure chemio e radioterapiche non hanno nessun effetto. La prima diagnosi parlava di un condrosarcoma di basso grado ma poi la situazione si è aggravata, la prima operazione non è stata risolutiva e al risorgere dei sintomi quel signore col camice bianco è stato chiaro: bisogna amputare o sarà troppo tardi.
Così Luigi fa quello che ha sempre fatto: decide.
Si ricovera, lo addormentano e quando riapre gli occhi solleva subito la coperta. Pensate per un attimo a cosa vi passerebbe per la testa guardando che il vostro corpo non è più quello di poche ore prima; pensate a cosa provereste accarezzandovi per la prima volta il moncone di quella che prima era la vostra gamba.
E al dolore scioccante della menomazione, si aggiunge quello fisico che solo la morfina può lenire. E rimettersi in posizione eretta, abituarsi prima alla sedia a rotelle e poi alle stampelle, prima di passare alla protesi.
Già: la protesi. A vedere Bebe Vio o il grande Alex Zanardi, sembra tutto semplice. Perché della parte di vita che li ha portati ad essere eroi nella disabilità, esempio di resilienza e tenacia per tutto il resto del mondo che vive nella consueta normalità manca un pezzo. Sapete quale? Quello assurdo della burocrazia italiana, che spaccia il proprio servizio sanitario come il migliore (o uno dei migliori) del mondo occidentale.

La protesi costa cinquantamila euro e no, il servizio sanitario ne passa solo una piccola parte. Più o meno, duemila.
Uno scandalo vero? Sì, potete dirlo forte. Ma nessuno vi ascolterà, perché ora sono tutti presi dalla pandemia e, quindi, chissenefrega di un uomo e della sua gamba, ma sappiate che è solo una scusa. Anche prima che il Covid mettesse tutto il pianeta agli arresti domiciliari, con pena capitale irrogata a caso tra chi si contagia, degli amputati non è mai importato niente a nessuno, a meno che non avessi un nome o una storia famosi, e prova ne è che la ASL di zona partecipa alla spesa per il suo acquisto in relazione alla valutazione fatta nel cosiddetto “nomenclatore tariffario”.
Sapete cos’è? È quel libricino al cui interno è riportato l’elenco teorico delle prestazioni sanitarie e delle relative tariffe di riferimento, sulle quali vengono calcolate le percentuali massime di rimborso stabilite dallo Piano Sanitario Assistenziale Integrativo (PSAI) per le varie tipologie di prestazioni. Qui per una protesi di arto inferiore di tipo transfemorale (quella prevista per un arto amputato sopra al ginocchio, come nel caso di Luigi), a seconda dei vari accessori, è previsto un rimborso che va dagli 800 ai 2.000 euro e rotti (più per difetto che per eccesso, sia chiaro…).

Detto questo, dobbiamo tutti aiutare Luigi Capraro, perché le 50mila sono al netto dei 2mila euro, comprensivi della riabilitazione durissima alla quale il nostro collega si sottopone ogni giorno: la prima a scattare per aiutarlo è stata l’associazione “Amis dal Disu”, portata avanti a Gonars (Udine) da Franca Del Frate, mamma di un Carabiniere scomparso, che dal 2013 raccoglie fondi a scopo benefico. Chi ha parlato con Luigi ha capito subito che con lui nessuno di noi perderà tempo: se ogni poliziotto versasse un euro, di quelle maledette protesi potremmo comprarne due. Quindi, frugatevi in tasca, andate sull’home banking e fate la vostra offerta inviando un bonifico all’iban IT 58 X070 8563 8900 06210026 636, intestato a “Ass. Amis dal Visu” O.d.v. indicando come causale “una protesi per Luigi”.

(*) Ispettore della Polizia di Stato, Responsabile della comunicazione di ASAPS


Il racconto di come la vita ti cambia all’improvviso ma il servizio sanitario non ti “rimette in piedi”. ASAPS aderisce alla raccolta di fondi per aiutare il Sost. Commissario Luigi Capraro, a cui, a causa di un tumore, hanno dovuto amputare una gamba.

Lunedì, 01 Marzo 2021
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