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Articoli 04/01/2021

Di Lorenzo Borselli*
Francia, 30 anni di 30 all’ora in città. Ecco i perché dell’iniziativa che dimezza la mortalità urbana

(ASAPS) Parigi, 31 dicembre 2020 – In Francia ricorrono in questi giorni i trent’anni dall’istituzione del limite di 30 all’ora in alcune zone urbane (istituite nel dicembre 1990 con la modifica degli articoli R110 e R411 del codice stradale) e così, l’associazione Prévention Routière, ha pubblicato una pagina sul proprio sito (clicca qui) per fare il punto della situazione. Cioè: a cosa servono queste zone? Perché sono state istituite? Vediamo in breve.
Lo scopo: gli esperti dell’associazione ne fanno, intanto, una questione di necessità in relazione alle leggi della fisica. Con l’aumentare della velocità, infatti, aumenta lo spazio di arresto, composto – lo ricordiamo – dallo spazio di reazione e quello di frenata. In condizioni di asfalto asciutto e con pneumatici in ordine, un’autovettura di media dimensione, se viaggia a 50 km/h, impiega 27,5 metri per fermarsi completamente. Ciò, ovviamente, dal momento in cui inizia la pressione sul freno. A 30 km/h, invece, questo spazio si riduce a 13,5 metri. Praticamente, la metà. Quindi, non solo riusciremo con ogni probabilità ad evitare un ostacolo ma, in caso non ci riuscissimo, la velocità d’impatto sarebbe molto più bassa.
Ma c’è di più: quando guidiamo, la nostra visuale si restringe in base alla nostra velocità. Ai cinquanta all’ora abbiamo infatti una visuale di 90°, ai trenta, invece, il nostro campo visivo si allarga fino a 120°. È moltissimo, soprattutto se ci troviamo in contesti ad alta urbanizzazione e con traffico intenso.
I tecnici di Prévention Routière, poi, hanno anche analizzato i percorsi urbani, scoprendo che andare più veloci significa perdere più tempo.
Possibile?
Sì, senza dubbio, e l’ASAPS lo sa bene, dovendo, ogni volta che qualcuno torna a proporre l’innalzamento dei limiti di velocità autostradali da 130 a 150 km/h, ripetere la filastrocca della velocità media tra Milano e Rimini.
Ma sì, dai: se entrassimo in A1 a Milano ed uscissimo a Rimini, viaggiando a 150 all’ora risparmieremmo 15 minuti.
Wow!
I nostri colleghi francesi si sono concentrati sul teatro urbano ed hanno fatto due conti, scoprendo che, nelle aree cittadine, nei tratti in cui il limite è di 50 orari viaggiamo mediamente a 18,9 km/h, mentre, in quelli in cui vige la limitazione di 30 la velocità media è di 17,3 km/h.
Quindi, perderemmo solo 18 secondi al chilometro o 6 minuti su 20 km: un’inezia, se si considera che i viaggi tipo in città (almeno quelle francesi) coprono distanze inferiori ai 3 chilometri.
“Questo tipo di limiti – dicono alla Prévention Routière – garantisce condizioni di viaggio soddisfacenti per tutti, preserva la qualità della vita e la tranquillità in strada, in centro città, vicino alle scuole, nelle zone residenziali, ecc, e promuove la mobilità sicura in città, nelle città e nei paesi”.
Eh sì, perché secondo studi svizzeri dell’UPI (Ufficio Prevenzione Infortuni, clicca qui) un incidente grave su 4 può essere evitato istituendo zone a bassa velocità, mentre una ricerca britannica ci dice che nelle zone 20 (nel Regno Unito vige il computo in miglia e 20 miglia orarie corrispondono a circa 32 km/h) si riduce la sinistrosità del 42% e la mortalità del 46%, come risultato dall’interessante studio redatto nel 2006 dalla London School of Hygiene and Tropical Medicine (clicca qui), che dovrebbe diventare la bibbia di ogni assessorato all’urbanistica e alla mobilità.
Gli effetti della velocità sul corpo umano, in caso di investimento, sono indicati in uno studio dell’OMS (clicca qui): l’indagine ha rivelato che all’aumento della velocità media di 1 km/h segue in genere un rischio di incidente con lesioni superiore del 3% e con esito mortale del 4-5% e, del resto, non è necessario essere Einstein per comprendere che con il crescere della velocità aumenta anche la gravità dell’impatto. Ad esempio, in caso di incidente a 80 orari, la possibilità degli occupanti di essere estratti dall’abitacolo dentro un sacco mortuario (perdonateci l’uso di un linguaggio cinicamente operativo, ma speriamo di sortire il giusto effetto) è 20 volte superiore rispetto ad un urto avvenuto a 30 km/h.
E per tornare al tema dell’articolo, sempre secondo l’OMS, il rapporto tra velocità e gravità dell’incidente diventa critico per pedoni e ciclisti: nel caso in cui un utente debole (che percorra una determinata strada a piedi o in bicicletta) venga “impattato” da un veicolo che viaggi ad una velocità inferiore o pari a 30 orari, la possibilità di sopravvivenza è, statisticamente, pari al 90%. A 45 all’ora la percentuale scende a meno del 50% e raggiunge lo zero a 80 all’ora.
Adesso diteci: quanti di voi possono vantarsi di non aver mai superato i limiti di velocità in area urbana? Siamo uomini di mondo e conosciamo la risposta a questa retoricissima domanda, per cui ci fermiamo qui. (ASAPS) 

 

(*) Ispettore della Polizia di Stato,
Responsabile della Comunicazione di ASAPS


Il compleanno dei 30 km/h in Francia. In un interessante articolo ricco di dati del nostro Lorenzo Borselli
“I nostri colleghi francesi si sono concentrati sul teatro urbano ed hanno fatto due conti, scoprendo che, nelle aree cittadine, nei tratti in cui il limite è di 50 orari viaggiamo mediamente a 18,9 km/h, mentre, in quelli in cui vige la limitazione di 30 la velocità media è di 17,3 km/h. Quindi, perderemmo solo 18 secondi al chilometro o 6 minuti su 20 km: un’inezia, se si considera che i viaggi tipo in città (almeno quelle francesi) coprono distanze inferiori ai 3 chilometri.” (ASAPS)

 

 




Lunedì, 04 Gennaio 2021
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