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Notizie brevi 20/05/2020

Lodi, i camionisti «schiavi del volante»: turni disumani fino a 20 ore e incidenti stradali

Arrestato il titolare dell’impero logistico Roberto Plozzer, misure cautelari per l’ex moglie e le figlie. I dipendenti, costretti a lavorare in condizioni impossibili, avevano causato in sette anni 276 sinistri, di cui uno mortale

Turni massacranti, ferie non pagate o addirittura cancellate, condizioni di vita e lavoro spaventose per gli autisti che venivano continuamente minacciati di licenziamento dai caporali dell’azienda o dagli stessi titolari e costretti a stare sulla strada per giorni senza mai poter riposare o tornare a casa. Erano ridotti a «schiavi del volante» gli sfortunati autotrasportatori che lavoravano per la Plozzer di Lodi Vecchio, un gigante della logistica del freddo e dell’alimentare con oltre 150 dipendenti. Da anni erano costretti ad accettare condizioni di lavoro insostenibili mentre i titolari della ditta, padre e figlie lodigiani, si arricchivano evadendo il fisco – almeno 60 milioni di euro di fatture false emesse -, scalavano quote di mercato della Gdo nazionale e creavano fondi neri per circa 20 milioni.

>VIDEO - Gli autisti sfruttati dalla ditta Plozzer: «Da giugno non scendo dal camion e ho 75 anni»

Un’associazione a delinquere di stampo famigliare smantellata dalla Guardia di finanza e dalla Procura di Lodi con l’arresto del titolare dell’impero logistico Roberto Plozzer – 62enne lecchese di nascita ma residente a Miradolo, ora ai domiciliari – e altre quattro misure cautelari tra cui l’ex moglie Paola Marchesini e le figlie Sara e Marta, e un totale di 17 persone indagate. La famiglia aveva creato un sistema piramidale di società ombra per creare false fatture e per il riciclaggio, ma la condotta criminale riguardava anche l’operatività stessa dell’azienda: motrici obsolete per truccare più agevolmente i cronotachigrafi, manutenzioni «inventate», contratti di massimo tre mesi per poter ricattare più facilmente i propri dipendenti.

 

I camionisti, per paura di perdere il posto di lavoro, accettavano di viaggiare giorno e notte senza riposarsi mai, con turni disumani fino a 20 ore, e creavano di conseguenza situazioni di estrema pericolosità sulle strade del Nord Italia. Come raccolto dagli uomini del colonnello Vincenzo Andreone e del capitano Domenico Lamarta, la Plozzer aveva una media-incidenti molto superiore alle dirette concorrenti: 276 casi in sette anni, alcuni dei quali con lesioni gravi (14). Proprio uno dei camionisti-schiavi della ditta lodigiana nell’ottobre scorso, stremato da un turno estenuante, aveva causato un incidente mortale, investendo sul lungolago a Lecco il 70enne insegnante di religione Mario Ronzoni, che morì per le lesioni riportate.

«Non mi lavo da 48 ore – si lamenta in un’intercettazione uno degli autisti anziani con un collega -, da giugno non scendo dal camion e ho 75 anni». «Io sto male – dice un altro degli schiavi autisti -, mi stavo addormentando sul volante… non vado ad ammazzarmi o ad ammazzare altra gente». Molti conducenti non tornavano a casa per mesi «e dormivano poche ore in brandine di fortuna all’interno della ditta», afferma il procuratore Domenico Chiaro. Impossibile ribellarsi, la minaccia era perdere il lavoro o peggio. Come in un’altra intercettazione una delle figlie del proprietario suggerisce a due fedeli «caporali» di dare una lezione a colleghi che avevano mostrato insofferenza verso i ritmi di lavoro: «Io se fossi in voi andrei ad ammazzarli… ammazzarli di botte».

L’indagine è nata l’anno scorso, dopo il controllo di un autoarticolato della Plozzer da parte delle Fiamme gialle di Lodi. I finanzieri avevano scoperto che il cronotachigrafo era stato truccato e l’autotrasportatore si era sfogato con i militari, raccontando le pesanti situazioni di lavoro nella sua logistica. Accuse confermate poi dalle testimonianze di altri ex autisti che avevano trovato il coraggio di andarsene e mesi di intercettazioni telefoniche. Su richiesta degli inquirenti, il gip di Lodi Francesco Sirchia ha disposto il sequestro di beni mobili e immobili della famiglia per 20 milioni di euro, tra cui un centinaio di motrici e rimorchi, quattro appartamenti (uno nelle Marche e tre in Lombardia), auto di lusso e auto d’epoca. In casa di Plozzer sono stati trovati anche 15mila euro in contanti. L’azienda verrà affidata a un commissario straordinario nominato dal tribunale di Lodi.

da corriere.it


L’indagine è nata l’anno scorso, dopo il controllo di un autoarticolato della Plozzer da parte delle Fiamme gialle di Lodi. I finanzieri avevano scoperto che il cronotachigrafo era stato truccato e l’autotrasportatore si era sfogato con i militari, raccontando le pesanti situazioni di lavoro nella sua logistica.” Che pena. Una vera forma di schiavismo. Impressionanti le affermazioni intercettate dei camionisti. (ASAPS)

Mercoledì, 20 Maggio 2020
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