Martedì 14 Luglio 2020
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Articoli 23/03/2020

di Riccardo Matesic*
Il Coronavirus, prima pandemia al tempo dei social
Il punto di vista dell’esperto motociclista. Il mondo delle due ruote che freme

Vi ricordate quando non avevamo paura del Coronavirus? Eravamo a metà febbraio. Sembra passato molto tempo, anche da quando il Governo con i suoi decreti dell’8 e 9 marzo ha messo definitivamente a casa l’Italia. Invece ci siamo già abituati a una situazione che fino a un mese fa avevamo visto solo nei film. Oggi ci siamo dentro, e la viviamo cercando di rimanere naturali. Quella che si combatte in questo periodo però è una guerra. Mancano le armi, ma ci sono i morti e i feriti. E c’è anche una sorta di coprifuoco.
Ho due medici in famiglia, che già un mese fa prevedevano lo scenario attuale. Fra i conoscenti allora ero l’unico fortemente preoccupato. E sono stato fra i primi a ridurre i contatti sociali, pur continuando con mille dubbi la mia attività di maestro di uno sport da contatto.

Attraverso le battute che ho ricevuto dalle persone, ho misurato sulla mia pelle il variare del grado di consapevolezza di noi umani nei confronti della minaccia. All’inizio non ci credeva nessuno. Poi è arrivato il disperato tentativo di continuare a vivere una vita normale. Mia figlia che voleva uscire alla sera e andare per locali, come nulla fosse. Gli agonisti della palestra che mi chiedevano allenamenti a contatto e volevano ancora organizzare la trasferta per i campionati italiani. I motociclisti che parlavano di organizzare uscite in moto. C’era anche una data fissata, domenica 15 marzo. Ricordo quando ho scritto in una chat su Whatsapp di stare attenti, e di essere stato lapidato da amici che mi dicevano di non aver capito nulla, e che le cose serie di cui parlare erano altre.
Sembrano storie del passato, invece sono storie di pochi giorni fa.
Ora c’è stato un nuovo mutamento del sentire. Ora la minaccia fa paura e siamo tutti in guerra. Sul mio sito ho pubblicato un articolo con un titolo un po’ ‘acchiappaclick’: “#iorestoacasa: si può usare la moto?”. Nell’articolo ho scritto quello che la legge prevede. Possibilità di muoversi su strada solo nei casi previsti dal Governo, nessuna prescrizione circa la tipologia di veicolo da utilizzare. Ho aggiunto però che per buonsenso, se si usa il mezzo a due ruote bisogna stare attenti una volta di più. Perché è imperativo non farsi male, vista la situazione d’emergenza delle strutture sanitarie pubbliche. Poi ho messo un copia/incolla delle faq sulla mobilità dal sito del Governo, e un link per scaricare l’autocertificazione necessaria per circolare.
Un lavoro onesto, no? Invece anche questa volta, a parte un boom di click, diverse persone mi hanno scritto, condannando il fatto che invitassi a usare la moto. E ribadendo che si deve stare a casa.
Non hanno letto l’articolo, ovvio, si sono fermati al titolo. Ma mi colpisce questo cambiamento radicale. Sono passato dall’essere zittito quando dicevo che questa cosa del Covid-19 era grave e pericolosa, all’essere zittito quando ricordo che se qualcuno vuole sentire il rumore della sua moto può usarla per andarci a fare la spesa.
E ora, anche il mio vicino di casa, che dieci giorni fa diceva che era tutta una montatura, è spaventatissimo e se ne sta barricato in casa a mangiare scatolette.

C’è una forte mutevolezza d’animo. Che non è il modo giusto per affrontare problemi seri. E c’è tanta, troppa disinformazione. Una settimana fa sulla chat dei tecnici della mia Federazione ancora arrivavano messaggi di presunti specialisti tesi a screditare chi diceva che il Coronavirus era un’epidemia grave e pericolosa. Ne ricordo uno che diceva come il Vaiolo, la Peste, il Colera e la Tubercolosi avessero fatto moltissimi morti in più. E mi ritrovo gente che mi dice che l’errore è stato quello di non raccontarcela tutta dall’inizio.
Davvero? Sicuri? Non entro nei paragoni con le altre epidemie dal punto di vista della mortalità. Però dico che questa pandemia del Coronavirus oggi ha due caratteristiche che si presentano per la prima volta. È la prima pandemia che colpisce la specie umana ai tempi dei social network e con il mondo globalizzato.
Le altre epidemie ci sono state quando la gente poteva parlare meno e si spostava meno. Non c’era Whatsapp, non c’era Facebook, e le aziende producevano in buona parte nel loro paese d’origine.
La prima peculiarità fa sì che circolino tantissime informazioni non verificate, spesso prive di fondamento, che però fanno opinione. Come quella che bevendo acqua calda si sconfigge il virus. La seconda ne ha facilitato e velocizzato la propagazione. Perché fino a pochi giorni fa i cieli erano affollatissimi di aerei che portavano persone da un capo all’altro del mondo. Con la loro vita, le loro storie, e le loro relazioni sociali e sentimentali.

Appurato che ora siamo in fase di terrore, visto che rappresento i motociclisti, come vive questa situazione la mia categoria? Siamo attoniti, come tutti. Vedo i vari siti di moto, che provano a proporre ancora pezzi e servizi raschiando dal fondo del barile. Ci sono le ultime prove fatte prima del blocco, qualche itinerario, video. E poi le istruzioni per vivere la moto ai tempi del virus. Che significa in buona parte non viverla.
Ecco. La situazione è questa. I motociclisti si parlano fra loro nelle chat, tantissime chat. Si parla per amicizia, si fa il punto con gli altri su ciò che succede nelle rispettive zone di residenza. Si anelano future uscite e vacanze quando tutto questo sarà finito. Ma pochi giorni di isolamento sono stati sufficienti per proiettarci in un limbo. Immobili come pesci rossi nella palla di vetro piena d’acqua, pianifichiamo timidamente cosa fare quando tutto sarà finito senza il coraggio di immaginare una data.

Ho avuto tantissimi click all’articolo su come usare la moto in questi giorni. Ora farò un altro pezzo per segnalare dei film e dei libri ad argomento motociclistico. Ci metterò anche qualche link a video curiosi di Youtube dedicati alle due ruote, per restare in tema. E farò un ulteriore articolo per spiegare la differenza fra multa e ammenda, visto che sta girando fortissima una fake news che fa confusione.
Per il resto siamo tutti sulla stessa barca. Il virus è democratico e trasversale. Colpisce tutti. Non sappiamo bene cosa succederà. Ma la morale di questo articolo è quella di mantenere la freddezza di giudizio. E di informarsi su fonti ufficiali e verificate. Perché il Governo sta comunicando molto efficacemente. E la stessa cosa stanno facendo la Protezione Civile e l’Istituto Superiore di Sanità.
Buona fortuna italiani. E buon lavoro a tutti quelli che stanno lavorando.

 

*Giornalista, fondatore di Netbikersitalia.it


Il tempo del coronavirus dal punto di vista del motociclista (istruttore) di Riccardo Matesic per il portale dell’ASAPS e per la rvista il Centauro

 

 


 

Lunedì, 23 Marzo 2020
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