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Incidenti Bambini , Pirateria ,... 16/09/2019

Thiago, travolto da un pirata 6 mesi fa, e i primi passi con la protesi. La madre: ci abbracciano tutti

Il bimbo, di 20 mesi, venne mutilato da un camion guidato da un 58enne ubriaco a Marostica (Vicenza). La madre: «Cure, soldi, ferie donate: quanta solidarietà»
Thiago con le scarpine e la protesi: sta imparando a camminare. Nei riquadri, i genitori e l’incidente

Paul Auster sosteneva che «la verità della storia è nei dettagli». Vale anche per la fotografia del piccolo Thiago che, con piglio caparbio, se ne sta in piedi, sfiorando con le mani una panchina bianca. È un bimbo di venti mesi, i capelli castani, le scarpette nere e il pannolino che spunta da sotto il vestito. I dettagli, in questa storia, sono due. Il più evidente, quello che — spinto dall’onda della commozione — ha reso virale l’immagine, è la piccola protesi alla gamba destra. Perché sei mesi fa Thiago s’è visto strappare via l’arto da un camioncino impazzito che ha travolto lui e la sua mamma durante una passeggiata ai giardinetti di Marostica, in provincia di Vicenza. Al volante c’era Pietro Dal Santo, un artigiano di 58 anni che quel pomeriggio era ubriaco fradicio e, quando ha perso il controllo del mezzo, stava sfuggendo a un posto di blocco. «È stato un lampo. Ho sentito il botto e subito dopo una forza che mi sollevava e mi spingeva in avanti. E ho visto il passeggino volare via», racconta Raisa Terziu, la madre di Thiago. «Era a terra. Mi sono trascinata fino a lui, volevo prenderlo in braccio ma una donna mi ha detto di non toccarlo, di lasciar fare ai medici. Subito dopo è arrivato un vigile. Ricordo di averlo sentito parlare al telefono e dire: “Il bambino ha la gamba mutilata”. L’ho saputo così».

L’immagine — quasi violenta — di quella protesi con un piedino di plastica agganciata appena sotto al ginocchio, si scontra con il secondo dettaglio, passato sotto silenzio eppure carico di dolcezza: sulla destra si intravedono due mani e un avambraccio ricoperto di disegni. Quei tatuaggi appartengono a Elidon Kraja, il padre di Thiago. Quando è stata scattata la foto — in un parchetto, pochi giorni fa — suo figlio aveva appena imparato a fare i primi passi e ancora faticava a controllare i movimenti della protesi. Ma papà era lì, a pochi centimetri da lui, pronto a incitarlo con quelle mani grandi ma anche ad afferrarlo al volo, se avesse perso l’equilibrio. In fondo, questa è la condizione in cui Elidon e Raisa hanno trascorso gli ultimi sei mesi: sempre accanto al loro bambino, sempre con il timore che potesse non farcela. «Quando lo trasportarono all’ospedale di Padova — ricorda Raisa — ci dissero che rischiava di morire da un momento all’altro. Ma Thiago è un combattente, un sopravvissuto». Infatti, dopo due mesi è arrivato il trasferimento al centro riabilitativo di Conegliano, dove è rimasto fino a pochi giorni fa, quando la famiglia Kraja finalmente è ritornata a casa. «Per tutto questo tempo — spiega Elidon — mia moglie è rimasta giorno e notte con lui. Io, invece, partivo la mattina e rincasavo la sera». Lui ha 31 anni e fa l’operaio alla Pedon Spa, che commercializza legumi e fa capo al vicepresidente di Confindustria Vicenza, Remo Pedon. «Dopo l’incidente i miei colleghi si offrirono di regalarmi le loro ferie, in modo da permettermi di seguire la riabilitazione di mio figlio. Ma la proprietà rispose che non era necessario: da allora mi hanno pagato lo stipendio anche se non andavo al lavoro. Non so neppure spiegare quanto io sia riconoscente all’azienda».

Questo è uno dei dettagli della storia, che quella foto non può raccontare: la solidarietà silenziosa che ha accompagnato Thiago nei suoi primi passi. Perché la vicenda del bimbo e del suo piedino «rubato» in quel modo orrendo, ha commosso l’Italia. «Ci siamo sentiti avvolti dall’amore», ammette Raisa. «I medici sono stati straordinari: li ho visti piangere di fronte ai progressi di mio figlio. La gente di Marostica, quando la incontro, mi abbraccia e mi trasmette tanta forza. E la fondazione Volksbank ha raccolto oltre 30mila euro, fondamentali per affrontare le spese di questi mesi».

Mentre raccontano com’è cambiata la loro vita, l’investitore è agli arresti domiciliari a quindici chilometri di distanza. Pietro Dal Santo ha ottenuto di poter partecipare agli incontri di un’associazione per la lotta all’alcolismo e il suo difensore dice che chiede di continuo come sta il bambino. «Il 22 ottobre verrà giudicato con il rito abbreviato. Per fortuna ci sono tutte le premesse perché sia fatta giustizia», assicura Giuseppe Padovan, l’avvocato che assiste la famiglia Kraja. Thiago, intanto, tutte le mattine si sveglia e non vede l’ora di indossare il suo piedino di plastica e cominciare a correre in giro per la casa.

Non conta altro che questo. Il resto, sono solo dettagli.

da corriere.it


 

“L’immagine — quasi violenta — di quella protesi con un piedino di plastica agganciata appena sotto al ginocchio.”  Ecco le conseguenze dell’ubriachezza alla guida. Ne prendano nota quanti ricorrono, a quanti archiviano  e restituiscono in tempi brevi le patenti a certi soggetti. (ASAPS)

Lunedì, 16 Settembre 2019
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