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Articoli 21/08/2019

di Lorenzo Borselli*
N.U.E. NUMERO UNICO DI EMERGENZA: com’è, come dovrebbe essere secondo la legge, come dovrebbe essere secondo noi
Il punto sul tema, dopo la tragedia di Simon Gautier

“9-1-1, What is your emergency?”
Stati Uniti d’America, 657.534 volte al giorno

 

(ASAPS) – Il 1-1-2 come il 9-1-1 statunitense? In Italia, per ora, è solo fantascienza e il fatto che, a macchia di leopardo, qualche centrale operativa NUE sia partita, non deve ingannare. Il servizio, secondo noi, non funziona: non perché, sia chiaro, non ci piaccia l’idea di poter avere un numero unico da chiamare. Il fatto è che vorremmo, da operatori di pubblica sicurezza, idee chiare e un ruolo primario nella gestione delle emergenze che l’attuale organizzazione non garantisce.
Chi chiama il NUE, dov’è attivo, parla prima con un “laico” della CUR (Centrale Unica di Risposta), il quale stabilisce poi a quale centrale di secondo livello, la PSAP2 (public-safety answering point), inoltrare la chiamata:
• Pubblica Sicurezza (Polizia di Stato/ Carabinieri);
• Soccorso tecnico urgente (Vigili de! fuoco);
• Emergenza Sanitaria

Un “laico”, per quanto formato, non potrà mai sostituire un professionista qualificato, che per l’attuale pianificazione del NUE subentra sempre in un secondo momento e affermiamo questo su una base di logica deduzione e sulla nostra esperienza diretta.
Il recente tragico evento di San Giovanni a Piro (Salerno), nel quale ha perso la vita il turista francese Simon Gautier, precipitato in un dirupo e trovato morto lo scorso 18 agosto, dopo ben 9 giorni di ricerche scaturite dalla sua stessa chiamata al 112, impone una seria riflessione, da compiere su due piani diversi.
Il primo: nella zona non opera il NUE; il secondo: le nostre centrali operative, siano esse di primo e secondo livello, non sono all’altezza dei tempi moderni e nel corso di questo contributo proviamo a spiegare perché, sempre, ovviamente, secondo la nostra opinione.
Sembra che le lesioni riportate dal povero Simon, nella sua caduta, abbiano provocato un’emorragia massiva che lo avrebbe ucciso in poco meno di un’ora, ma se il nostro Paese disponesse della tecnologia in uso altrove, per esempio in Francia, Simon sarebbe stato trovato in pochissimo tempo e, forse, si sarebbe salvato. Una tragedia che ci mette davvero in imbarazzo con il resto del mondo e, soprattutto, con noi stessi.
Partiamo da un assunto: cos’è una centrale operativa, noi, lo sappiamo. Sappiamo cosa significa rispondere a una chiamata “isterica”, sappiamo cosa significa gestire le decine di telefonate che arrivano tutte insieme per segnalare un fatto grave, sappiamo cosa significa dover interloquire con una persona straniera che chiede aiuto. Sappiamo anche cosa significa dover processare un intervento comunicando le necessità da uno scenario operativo evolvente alle altre diverse centrali di soccorso, in primis quelle del 118 o del 115, per avere il loro contributo sul teatro.
Esempio: segnalazione di incidente stradale al 113 (ovviamente in autostrada o in viabilità principale). La chiamata viene girata alla Polizia Stradale, che perde subito i dati relativi al chiamante, perché deviata dalla Questura. Bisogna localizzare l’evento, capire cosa stia accadendo, il numero di veicoli e persone coinvolte, condizioni fisiche, rischi imminenti. L’operatore invia la pattuglia, comunica alla sala operativa della società concessionaria o dell’Anas l’evento, contatta il 118 per le ambulanze e il 115 per gli altri rischi, come ad esempio la presenza di veicoli in fiamme, di vittime incarcerate nelle lamiere o il coinvolgimento di veicoli in ADR.
Questo, ovviamente, dove non è ancora attivo il N.U.E., oggi in funzione in soli otto distretti (Friuli-Venezia Giulia, Lazio – prefisso 06 – Liguria, Lombardia, Piemonte, Sicilia Orientale, Valle d'Aosta, Province Autonome di Trento e Bolzano), e in avviamento in altri tre(1): dove il NUE è attivo, si perde  secondo noi solo del tempo perché l’operatore di primo livello, il “laico” di cui parlavamo prima, deve effettuare una serie di domande per farsi un’idea di ciò che è appena accaduto e, poi, girare la chiamata.
Perché? La risposta a tale interrogativo consisterebbe nel limitare la mole di chiamate inutili che perverrebbero alle varie centrali scremandone una metà “perché non di vera emergenza”(2).
Ben venga il numero unico, ma la centrale deve essere una sola, composta da operatori di tutte le forze in campo. Insomma, una unità di crisi sempre pronta ad entrare in azione, con medici e infermieri, vigili del fuoco e forze di polizia, tutti in un unico ambiente condiviso.
Riteniamo di parlare a ragion veduta, da tecnici e da tali, ovviamente, abbiamo il nostro punto di vista.

Cosa è successo a Simon Gautier?
Secondo le cronache (3)  Simon, esperto di trekking, avrebbe iniziato il suo giro la mattina del 9 agosto.
Dopo aver lasciato la traccia del sentiero principale ed avventuratosi su una traccia secondaria, il giovane sarebbe salito su alcune rocce, da cui sarebbe poi precipitato. A seguito della caduta, siamo alle 9 circa, Simon chiama il 112 (numero europeo di emergenza) per chiedere aiuto: la chiamata, ricevuta dai Carabinieri di Lagonegro (Potenza), viene subito girata al 118 lucano, che non dispone di un servizio di geolocalizzazione (fornito dalle forze dell'ordine, quando necessario). Dopo una breve interlocuzione, il 118 lucano contatta il 118 di Vallo della Lucania (Salerno), che allerta i Vigili del Fuoco e il Soccorso Alpino.
Simon, a questo punto ha già smesso di rispondere e la geolocalizzazione della sua prima chiamata, resa disponibile dai sistemi circa un’ora e mezzo dopo, è così approssimativa dall’essere riferita ad un’area di 143 chilometri quadrati(4).
Un’infinità.


Cosa è mancato?
Semplice: l’adozione della tecnologia, che ha un costo, e che il nostro Paese non ha ancora comprato. Si chiama AML (Advanced Mobile Location), un sistema che, anche in assenza di rete internet, consente di far partire in automatico dallo smartphone di chi richiede il soccorso, un sms al 112 “che comunica le coordinate GPS corrispondenti esattamente al punto in cui si trova la vittima", come spiegato all’Adnkronos da Mario Balzanelli, presidente nazionale della Società Italiana Sistema (Sis) 118. Balzanelli ha anche ricordato quanto più volte polemicamente ribadito da Jérôme Pâris, direttore della European Emergency Number Association (Eeena), secondo il quale l'AML dovrebbe essere “già attivo in Italia”, visto che il nostro Paese “ha già ricevuto denaro pubblico europeo per una prima fase di test nel 2016/2017”(5).
Siamo alle solite.

Come dovrebbe funzionare?
La localizzazione AML del chiamante permette agli operatori del 112 di ricevere immediatamente le informazioni relative al chiamante: comune, via e numero civico, nel caso di telefoni fissi ed esatta ubicazione sul territorio per i telefoni mobili con un'approssimazione che varia dai 10 metri dei centri urbani, ai 200 metri delle aree rurali o poco abitate (6)
Tra le funzioni più importanti, c’è quella di inviare i soccorsi qualora il chiamante non sappia dove esattamente si trovi o non sia nelle condizioni di fornire informazioni (ad esempio, che sia in stato di semi-incoscienza o che sia disperso in alta montagna). Nel caso di Simon, in un dirupo sul mare.
Il tutto, in due secondi: il tempo di ricevere il dato e di inserirlo in una mappa a video. Il dipende dall’infrastruttura. Nel caso di Simon, non sarebbero serviti centinaia di volontari, ma una squadra tecnica e sanitaria eliportata che, probabilmente, sarebbe stata sul posto una mezz’ora dopo la chiamata. In tempo per salvarlo? Nessuno può dirlo, ma è un fatto che il 27enne sia stato ritrovato cadavere ben nove giorni dopo l’incidente, il che è un tempo sul quale è perfettamente inutile polemizzare: l’inchiesta della Procura di Vallo della Lucania cercherà di spiegare anche questo.


Come funziona in realtà?
Proviamo a spiegarlo: il caso di Gautier non è isolato. Ai primi di gennaio di quest’anno, ad esempio, un ottantenne di Bologna, Gianni Boldini, ha chiamato i soccorsi per ore, spiegando di aver perso l’orientamento e di essersi infortunato durante una passeggiata sui colli tra Pianoro e Sasso Marconi. Nessuno ha potuto determinare la sua posizione con certezza e nessuno l’ha più ritrovato(7).
Perché? Quando ad una delle centrali operative 112, 113, 115 o 118 arrivano chiamate del genere, l’unica cosa da fare oggi è determinare l’ultima cella telefonica agganciata dal cellulare, ma si tratta di informazioni relative ad aree di copertura, la cui ampiezza varia da zona a zona.
Solo Polizia, Carabinieri e Vigili del Fuoco possono avviare la procedura, mentre il 118 non potrà fare a meno di una delle centrali di polizia o dei pompieri.
La strada è accidentata: si determina innanzitutto quale sia l’operatore del numero da cui è scaturita l’emergenza. In Italia ci sono 4 operatori titolari di rete MNO, Mobile Network Operator (ILIAD, TIM, Vodafone, Wind-Tre) e ben 18 operatori virtuali MVNO, Mobile Virtual Network Operator(8).
Esiste anche un quinto operatore titolare, Rete Ferroviaria Italiana, ma si tratta di una rete telefonica solo commerciale, riservata appunto ai ferrovieri.
Chi riceve la chiamata dovrà prima accertare questo, componendo ad esempio il numero da cui è scaturita la chiamata d’emergenza preceduto da “456”, oppure inserendo il numero in una delle banche dati del Ministero dell’Interno. La prima opzione è sicuramente quella più rapida, perché per avere un esito completo dalla banca dati ETNA (Elenco Telefonico Nazionale, a volte servono ore).
Se invece il numero è straniero, quello di un turista, la situazione si fa più complessa, perché il dato sulla cella impegnata sarà fornito dall’operatore su cui al momento sarà attivo il roaming; se invece si tratta di operatori virtuali, bisognerà stabilire su quale rete siano essi appoggiati (quindi ILIAD, TIM, Vodafone o Wind-Tre). Un esempio: Lycamobile si appoggia su rete Vodafone.
Una volta capito questo, parte una PEC con la richiesta di acquisizione dell’ultimo dato disponibile: è per questo che spesso si inviano SMS al numero da rintracciare, perché al momento della loro ricezione si ottengono informazioni circa le ultime celle agganciate.
Tutto qua: nessuna coordinata GPS e, quindi, nessuna informazione precisa. Se il numero ricercato è in città, il campo si restringe a qualche metro, se è in una zona rurale è come cercare un ago in un pagliaio, soprattutto se nell’area rurale non ci sono strade ma, come nel caso del povero Gautier o del pensionato bolognese Gianni Boldini, solo sentieri, magari nemmeno segnati.


Il N.U.E.
Rintracciare una persona, non è dunque una questione di semplice avvio del NUE, il Numero Unico dell’Emergenza perché, innanzitutto, bisogna mettere in grado le centrali operative di operare al livello tecnologico moderno.
Ciò che non ci piace del nuovo sistema (che però non decolla), lo abbiamo già accennato: la mancanza di un primo contatto diretto tra il richiedente con un professionista qualificato, l’allungamento dei tempi a causa della necessità di trasferire la chiamata ad un secondo interlocutore, che dovrà dunque rifarsi l’idea di ciò che accade, le difficoltà di comunicazione tra i vari enti di soccorso e la mancanza delle tecnologie.
Facciamo qualche esempio.
•    Crimine in corso: la chiamata segnala un grave reato in atto da parte da una vittima. Lo si fa attendere per valutarne l’attendibilità e poi lo si passa a un poliziotto?
•    Incidente stradale: lo sapete che il NUE non passa chiamate ai COPS/COA(9)? Le trasferisce alla COT(10) della Questura, che a sua volta le gira di nuovo. Se la richiesta arriva da un operatore, magari in transito, questo subisce ugualmente l’intervista e magari vuole solo segnalare un veicolo fermo in galleria. Il tempo perso potrebbe agevolmente trasformare una piccola emergenza in una calamità.
•    Contatti operativi: in caso di scenari evolventi, siano essi di calamità che di polizia, gli operatori devono per forza ricorrere ai centralini, i quali si intasano con estrema facilità, vista anche la perdita del ruolo della radio anche nelle attività quotidiane a vantaggio del telefonino.
Ma insomma:
perché chiamiamo il 118?
Perché abbiamo urgente necessità di un medico o di personale sanitario di soccorso per un incidente stradale, per una perdita di coscienza, per un’emorragia, per un dolore toracico (potrebbe trattarsi di un infarto e l’intervento dovrà essere molto veloce, poiché la morte può avvenire rapidamente), per difficoltà respiratorie (soprattutto se la persona è asmatica o cardiopatica o per ingestione di corpi estranei), quando una persona non respira più, quando una persona ha riportato ustioni, si è intossicata, avvelenata o è rimasta folgorata.
Perché chiamiamo il 115?
Perché dobbiamo segnalare una situazione di pericolo per un incendio, per una perdita di gas, per un rischio di crollo, per casi di folgorazione, per un incidente stradale.
Perché chiamiamo il 112 o il 113?
Perché siamo in pericolo o vediamo che qualcun altro lo è, perché assistiamo o subiamo violenze, aggressioni, rapine, furti, perché c’è un incidente stradale, perché qualcuno gira armato.
È ovvio che ci serva un numero unico, ma ci serve anche un unico interlocutore: a quanti dobbiamo raccontare tutte le cose di cui abbiamo sopra fatto elencazione?
Eppure, avevamo cominciato bene.

La storia: il numero unico per il soccorso pubblico, in Italia, arriva nel 1968, quando il Corpo delle Guardie di PS istituì, appunto, il 113. Ma tutto era cominciato molto tempo prima, già nel 1959, quando l’ACI chiese all’allora Capo della Polizia, Giovanni Carcaterra, di fornire agli automobilisti la possibilità di poter disporre di uno strumento immediato di soccorso in caso di incidente stradale. Gratis, peraltro. In effetti, fino ad allora esistevano esclusivamente numeri privati delle singole Sezioni di Polizia Stradale e di autoambulanze che cambiavano a seconda del distretto telefonico da cui proveniva la richiesta(11). Il Capo mise al lavoro la Direzione Servizi Tecnici della Pubblica Sicurezza e nel 1964 venne individuato il 177 per le chiamate dirette alle questure e il 178 per la Polizia Stradale. L’anno successivo, le cinque compagnie telefoniche italiane (STIPEL, TELVE, TIMO, TETI, SET, tutte riunite in un’unica associazione denominata ASCOT) si fusero nella SIP e il progetto accelerò e, dopo la sperimentazione del 777 alla questura di Milano, arrivò il 555.555 di Roma e il 174 di Torino. Alla fine si attivò il 113 e da lì fu poi tutto molto più rapido: il 112 dei Carabinieri, che lasciarono il loro 212121, il 115 dei Vigili del Fuoco, il 116 dell’Aci, che inizialmente fu 119, e via di seguito.
Nacque, nel cuore della pubblica sicurezza provinciale, la Questura, il C.O.T., il Centro Operativo Telecomunicazioni.

Il 9-1-1.
Non è tutto oro quello che luccica. Usa Today(12) racconta la storia di Shanell Anderson, una ragazza di 31 anni che nella notte del 5 gennaio 2015, percorrendo una strada della Georgia, uscì di strada e finì in un canale. Chiamò subito il 9-1-1 ma, per una serie di circostanze il suo telefonino agganciò il servizio di un’altra contea, non abilitata alla cartografia delle coordinate trasmesse dal suo cellulare. Nonostante Shanell abbia ripetuto all’operatore il luogo esatto dell’incidente, nessuno fu in grado di localizzarla per 20 minuti. La sua chiamata si interruppe dopo un minuto e 38 secondi e quando i soccorsi arrivarono, lei era già morta affogata.
Tuttavia, incidenti a parte, le centrali 9-1-1 americane, attive, oltre che negli USA, anche in Canada e in Messico, processano centinaia di milioni di chiamate all’anno (240 milioni, per essere precisi(13), quasi sempre con eccellenti risultati. Negli USA le centrali sono gestite dalle contee, in larga parte dall’ufficio dello Sceriffo, che in sala garantisce la presenza di un sergente di polizia in qualità di supervisore esperto. Quando arriva una chiamata, il sistema si connette automaticamente con gli uffici dei dipartimenti di polizia, dei vigili del fuoco o dei servizi sanitari, dove altri operatori condividono immediatamente le informazioni e, quindi, non c’è nessuna chiamata da “switchare”.
Non c’è nessun tempo perso.
Chiudiamo con una domanda: perché noi non riusciamo a fare lo stesso?


(*) Ispettore della Polizia di Stato, responsabile nazionale comunicazione di ASAPS
 

Bibliografia, sitografia e fonti.

(1) http://www.eena.it/112inItaliaLaStoria/modello-lombardo-del-nue-112/mappa-c-o-nue-112.
(2)“112 il Numero unico di emergenza da oggi è anche un sito”, www.poliziadistato.it, www.poliziadistato.it/articolo/385c5e9fba45c3f761646044.
(3) La Repubblica Napoli, 19 agosto 2019.
(4) Turista morto, polemiche su Gps: "Serve tecnologia Aml, presto anche in Sardegna", http://youtg.net/v3/canali/italia-e-mondo/18843-turista-morto-polemiche-su-gps-serve-tecnologia-aml-presto-anche-in-sardegna
(5) Presidente 118: "Insostenibile ritardo italiano su recupero Gautier", Adnkronos, pubblicato online il 19/08/2019 14:41,
https://www.adnkronos.com/salute/sanita/2019/08/19/presidente-insostenibile-ritardo-italiano-recupero-gautier_5La76bjaSkG7Zo43AI36cP.html?refresh_ce
(6) www.eena.it/localizzazione
(7)“Gianni Boldini, stop alle ricerche sui colli di Bologna”, Il Resto del Carlino, ed. 8 gennaio 2019.
(8) “Lista degli operatori di telefonia mobile in Italia”, Wikipedia.
(9) COPS/COA: Centro Operativo Polizia Stradale/Centro Operativo Autostradale.
(10)COT: Centro Operativo Telecomunicazioni.
(11) LA NASCITA DEL “113” di Gianmarco Calore, http://polizianellastoria.wordpress.com/2016/07/17/la-nascita-del-113/
(12)“Lost on the Line: Why 911 is broken”, Brendan Keefe, and Phillip Kish, USA Today – 31 maggio 2016.
(13) http://www.nena.org/page/911Statistics.


Ecco finalmente un articolo del nostro Lorenzo Borselli che spiega come funziona (o non funziona) il NUE 112 con l'indicazione dei punti critici e le nostre valutazioni basate su aspetti tecnici e non su sensazioni. (ASAPS)

 

 

Mercoledì, 21 Agosto 2019
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