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Notizie brevi 14/08/2019

GENOVA
«Io in volo per realizzare il sogno di mio figlio morto sotto il Morandi»

La madre di Mirko Vicini, trentenne, ultimo estratto dalle macerie: «Ho indossato la sua felpa preferita e, grazie alla Polizia, sono salita sull’elicottero. L’ho sentito con me».

Mirko aveva 30 anni e sognava di volare. Paola, quel 14 agosto 2018 di macerie e sangue, aveva confidato a una psicologa della zona rossa, quel desiderio di fare un giro in elicottero, finito assieme a suo figlio nel crollo del Ponte Morandi. Mirko Vicini non ce l’ha fatta. Ma il sogno non doveva morire. E grazie a quella psicologa, della Croce Rossa, Federica Valle, e alla Polizia di Stato, Paola l’ha realizzato.

«Ho messo la sua felpa preferita che gli avevo riportato da Parigi. Piena di buchi, ma che aveva sempre addosso. E mentre volavo su Genova lo sentivo con me. Ero contenta di farlo per lui», racconta Paola, insegnante di 52 anni, rimasta con una sola figlia: Serena. «Non riesco a rivedere il video che la Polizia ha realizzato con parole che sono esattamente quello che Mirko avrebbe detto», confessa. «Sto volando coi gesti di chi non ha mai smesso di amarmi - dice la voce fuori campo di un ragazzo - Sono così felice. Sto pensando a mia mamma. È come se su questo elicottero ci fosse lei. Te la immagini? Direbbe: “Va un po piu piano, c’è troppo vento”. Ehi Mamma, Promettimi che se volerai prima tu, ovunque io sia, me lo verrai a raccontare. Ti risponderò sempre. Con mille segnali guidati dal vento».

«Era proprio così Mirko - assicura Paola - . Sempre sorridente. Amico di tutti. Chiacchierava. Scherzava. E questa cosa mi è stata restituita. Ricevo ancora messaggi, cuori, parole dolci, da amici, colleghi. Visite no, perché è difficile. Cosa si dice a una mamma che ha perso un figlio: è una metà che non c’è più».

Quel giorno ha capito subito: «Mirko lavorava in una municipalizzata sotto il Ponte. Stava finendo il turno. Abbiamo sentito il boato. In 10 minuti eravamo lì. Era tra i dispersi».

A un anno di distanza «il dolore aumenta. E anche la rabbia. Nel 2018 non si può morire sotto il crollo di un ponte. Di allarmi ce n’erano stati. Tutti ignorati. Lui non me lo ridarà più nessuno. Spero solo che non accada più».

Lo hanno estratto per ultimo dalle macerie: «Per fortuna aveva un tatuaggio. L’ho riconosciuto da quella tartaruga Maori. Amava i luoghi esotici. anche se non c’era mai stato. Era difficile per un precario, perché sono luoghi costosi. Lui aveva contratti di tre mesi nel periodo estivo. Ma era un altro dei suoi desideri. Ne aveva tre. Il volo in elicottero, buttarsi col paracadute o col parapendio e andare in Polinesia». «Sarebbe bellissimo se questo elicottero volasse fino a Bora Bora», dice la voce nel video della Polizia.

«Paola è una donna di così grande coraggio, dolcezza, compostezza che ci ha sconvolto tutti», racconta Deborah Montenero, dirigente della polizia stradale che ha dato le ali al sogno di Mirko. «La dottoressa Valle ci aveva raccontato quel desiderio, ci siamo attivati, grazie alla sensibilità dei nostri vertici abbiamo avuto l’autorizzazione e con l’ausilio del reparto volo di Malpensa abbiamo avuto a disposizione l’elicottero. Lei non se lo aspettava. Si pensa sempre all’aspetto repressivo, ma la nostra missione è la vicinanza alla gente».

Paola non si ferma qui. Restano gli altri due desideri di Mirko. «Mia nipote farà il viaggio e mio fratello proverà a lanciarsi dall’aereo. L’ho amato e lo amo profondamente. Porterò avanti io ciò che lui ha dovuto lasciare».

 

di Virginia Piccolillo

da corriere.it


Il volo di una madre su un elicottero della Polizia per realizzare il desiderio del figlio morto nel crollo del viadotto Morandi a Genova. (ASAPS)

Mercoledì, 14 Agosto 2019
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