Domenica 24 Gennaio 2021
area riservata
ASAPS.it su
Notizie brevi 15/02/2019

Ciclisti e traffico, gli autisti dei bus: "Le bici il nostro incubo. Serve corsia protetta"

Gianni Cremonini, tramviere di Tper e sindacalista, chiede di vedere le cose dalla parte degli autisti: "Lavoriamo con il terrore di investire qualcuno. Ci vorrebbe una corsia protetta e non solo una riga sulla strada"
Foto di repertorio

Lavorare ogni giorno con l'angoscia di fare male a qualcuno, sotto stress, con la pressione sempre alta sulle tempistiche. Il punto di vista di Gianni Cremonini in effetti, noi utenti dei mezzi pubblici, non lo avevamo considerato: fare l'autista di autobus significa vivere nella paura di investire un ciclista spuntato all'improvviso, travolgere un pedone, provocare movimenti o incidenti che mettono a repentaglio la salute dei passeggeri a bordo.

«Le persone che prendono il bus non lo sanno, ma noi autisti lavoriamo con uno stato di ansia altissima - spiega Gianni Cremonini, dipendente Tper e sindacalista -  Temiamo che un brusco movimento del mezzo possa far cadere le persone in piedi, abbiamo la forte pressione dovuta agli orari stretti e alla necessità di essere puntuali e soprattutto guidiamo con la paura di investire i ciclisti, per noi soggetti a rischio più dei pedoni».

Colpa anche dell'organizzazione delle piste ciclabili? «In gran parte sì. Le biciclette viaggiano sulla nostra stessa corsia, mentre dovrebbero avere una sede solo loro e non basta certo una riga per terra a proteggerli. I ciclisti sono veloci, fanno movimenti e virate improvvise (per esempio per evitare una buca), senza contare che noi abbiamo una sosta ogni 200 metri (tanta è la distanza media fra una fermata e l'altra) e quindi accostiamo e ripartiamo continuamente. Insomma la convivenza bus/bicicletta è stretta e noi siamo così "giganti" rispetto a loro, che fra l'altro non hanno corazze, da poter fare davvero male a qualcuno. E di colleghi che non vivono più dopo un incidente ne ho parecchi...».

E quali sono le zone e le strade che per voi hanno un rischio maggiore? «I viali senza dubbio. L'area della cosiddetta T durante la settimana, ovvero quando non ci sono i T-Days ma molti pare non lo considerino, la via Emilia e tutto il lato nord ovvero Ferrarese e Corticella, zona molto servita dalle linee Tper».

Cosa si potrebbe fare secondo lei per migliorare le cose? «Se verrà mantenuta l'idea di un tram Borgo Panigale-Caab/Fiera sarebbe già un bel passo avanti, ci sarebbe così una linea in corsia protetta e quindi una convivenza di mezzi più semplice e sicura. Mettere limiti di velocità dove servono, ecco un'altra cosa da fare. E poi, ma questa è una mia convinzione, la cosa ideale e già sperimentata in altri paesi sarebbe quella della gratuità del mezzo pubblico, incentivo all'utilizzo e non certo solo utopistico visto che comunque lo pagheremmo tutti».

Torniamo ai lavoratori come lei, quali sono le vostre battaglie? «Come dicevo abbiamo questa pressione sull'orario e sulla puntualità che ci provoca molta ansia. E' un servizio cappio al collo e abbiamo poi solo tre minuti al capolinea per andare in bagno riprenderci. Le persone ci chiedono di andare più veloci, altre di non andare in fretta, non capiscono...».
 

Erika Bertossi
da bolognatoday.it

Venerdì, 15 Febbraio 2019
stampa
Condividi


Area Riservata


Attenzione!
Stai per cancellarti dalla newsletter. Vuoi proseguire?

Iscriviti alla Newsletter
SOCIAL NETWORK