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Editoriali 07/05/2018

di Giordano Biserni*
Quella strana storia dell’etilometro forlivese con quel testacoda che ha visto l’imputata assolta e gli agenti indagati per aver usato uno strumento non revisionato (a loro insaputa). Un macigno sulla strada della residua motivazione di quanti si battono contro le stragi sulle strade.
Si usi il buon senso

Foto Blaco© - Archivio Asaps

Certo che di acqua ne è passata sotto i ponti (e di sangue sulle strade) dai tempi delle stragi del sabato sera quando – eravamo alla fine degli anni ‘90 – nelle sole tre province romagnole di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini si contavano circa 25-30 ragazzi sotto i trenta anni morti ogni anno per incidenti stradali nelle due notti del fine settimana. Oggi siamo arrivati a 5 –6 l’anno sempre tanti certo, ma il calo è vistoso e molte famiglie e associazioni purtroppo hanno dimenticato quei tristi tempi. Allora l’opinione pubblica  “invocava”  più etilometri e più controlli sulle strade. Tanto che si passò poi da 200.000 controlli con etilometro o precursore all’anno nel 2006 (con la possibilità di effettuare un soffio ogni 175 anni di guida)  a quasi 2 milioni nel 2016 (possibilità di un soffio ogni 17 anni, certo  che se frequenti le discoteche della riviera romagnola questa possibilità si accorcia e di molto).  Con risultati positivi notevoli. Negli ultimi tempi la situazione è completamente cambiata. Orami sia i misuratori di velocità (autovelox, telelaser o lo stesso tutor) vengono messi costantemente sotto accusa e si aprono dei processi pubblici in convegni che hanno quale scopo proprio quello di mettere in discussione le modalità di accertamento (vedi il convegno a Milano Marittima del 23 febbraio scorso).

Da un po’ di tempo è anche la volta degli etilometri. E’ noto in Italia siamo campioni olimpici di ricorso ai giudici di pace per le sanzioni amministrative e ai giudici in genere nelle ipotesi di reato (valore alcolemico superiore a 0,8 g/l).
Molti ricorsi sono basati sulla mancata revisione annuale dell’etilometro e questo è comprensibile, ma di qui ad arrivare a mettere sotto accusa gli stessi agenti per averlo utilizzato senza che magari fossero stati informati della mancata revisione e quanto meno assurdo e preoccupante. Infatti la magistratura ha poi archiviato quell’invocato “abuso di potere” innescato dalla denuncia della persona sottoposta a controllo dopo un incidente stradale che comunque risultò avere un valore alcolemico superiore di 4 volte quello  consentito e giustamente assolta.

Ma come si può poi procedere ad una denunzia a carico degli agenti? Semmai la responsabilità è della  pubblica amministrazione che non aveva fatto revisionare nei tempi previsti (cioè una volta l’anno) l’etilometro. E qui si innesca l’altro aspetto di disagio organizzativo che proprio l’ASAPS denunciò nell’ottobre del 2016. Ricordate? Circa la metà degli etilometri in dotazione alla Polizia Stradale e alla Polizia Municipale in Italia (circa 2.000) era non funzionante in quanto in coda per la revisione annuale presso i laboratori del MIT. Che sono solo due, uno a Roma e uno a Milano. Quello di Roma era  inutilizzabile (e pare lo sia ancora), quindi tutti gli etilometri venivano spediti con dei camion a Milano che ovviamente non ce la faceva a smaltire tutte le richieste, risultato? Etilometri in coda come le auto al rientro da un ponte primaverile, in sostanza i pochi “soldati” in giacca blu erano ormai anche quasi senza i “fucili” quelli che sparano ticket con il verdetto che fa tremare le nostre patenti. Della questione se ne occupò anche Striscia la notizia e venne Valerio Staffelli proprio alla sede dell’ASAPS di Forlì dove io illustrai al simpatico Staffelli la situazione. Risultato? Venne fatta una ricerca presso le autorità francesi per sondare la loro disponibilità ad effettuare temporaneamente delle revisioni degli etilometri per conto del MIT italiano. Risposta picche. Venne allora indetta una gara per dare in appalto a privati le revisioni Sappiamo da fonte attendibile,  il vice ministro Riccardo Nencini, che la prima gara lo scorso anno andò deserta, poi si sta tentando con altre soluzioni di cui non conosciamo il seguito e il risultato ma sappiamo che gli etilometri in molti comandi della Stradale e della Municipale ancora latitano.
Intanto ci si dà da fare con i mezzi disponibili (sappiamo bene quanto sia proficuo il lavoro in tal senso della Polizia Stradale di Rocca San Casciano, quegli agenti che più spesso quando ci fermano di notte ci dicono: Buonasera, patente, libretto e soffio...). Ma leggere ora che due agenti forlivesi sono stati tenuti sulla graticola per 3 anni per un ipotetico “abuso di potere”  ci lascia veramente di stucco. La vicenda ora è chiusa, ma la ferita è ancora aperta eccome.

Un provvedimento del genere nel silenzio totale della Amministrazione che dovrebbe evitare queste situazioni e che dovrebbe comunque intervenire nella assunzione delle responsabilità e nella difesa diretta dei suoi uomini ci lascia storditi, quasi ubriachi...  Ma non tanto da non capire quali sono le vere responsabilità e noi saremo sempre al fianco delle divise che stanno sulla strada.
Fatti del genere sono una cannonata sulle prime file degli agenti motivati (ma ce ne sono ancora?) nel contrasto all’abuso di alcol sulle strade, un vero crimine che ha fatto e fa piangere ancora molte famiglie in Romagna e non solo.
 

*Presidente ASAPS


 
Ah ecco alcune delle scuse “invocate” davanti ai giudici dagli avvocati dei conducenti risultati positivi alla prova dell’etilometro.


- Era freddo l’etilometro non poteva funzionare in inverno, (arriveremo piano piano a dire che anche a giugno si può discutere,  perché la pattuglia era vicina ad un camion frigo...!!)
- Troppa umidità nell’aria, intorno al 90%? l’alcoltest non vale. Vedi sentenze in provincia di Rovigo. In effetti nelle indicazioni viene citato questo limite che in molte città viene superato spessissimo.

- Il mio cliente ha usato collutorio, per l’igiene dentale.

- Il cliente ha usato  medicinali (ma nel bugiardino c’era scritto niente? Il suo medico non l’ha avvertito?)

- Il cliente non è riuscito a  soffiare causa pseudo enfisema polmonare (sa, il nonno faceva il minatore...)

- La colpa sarebbe degli acidi che vengono utilizzati per smacchiare i vestiti e pulire i macchinari delle lavanderie (la moglie ne ha una), e che vengono metabolizzati in modo tale che il soffio del respiro manda in tilt l'etilometro.

- Voi dite bene ma “soffiare” con  la polizia può essere interpretato male ed essere pericoloso, il mio cliente chiede poi un successivo programma di protezione

-  Non è stato preavvertito per tempo l’avvocato che era impegnato in corte d’appello, o in cassazione. Non si può essere ovunque.

- L’etilometro è sporco (in che senso??) ! La multa deve essere annullata! Ricorsi in serie.
 
- E’ stato utilizzato del propoli che incide nel valore misurato dall’etilometro

- Positivo all’alcoltest? Il medico certifica: “Colpa del diabete!”.

- Oderzo (Tv), troppo alto per l’alcoltest: cestista assolto

 

Attendiamo anche il parere del Tribunale sui diritti dell’uomo (di ubriacarsi?). E per le vittime? Per loro i tribunali non servono più.

 

>Ecco come ti neutralizzo l’etilometro (fra il serio e il faceto)
In Italia uno degli sport preferiti è demolire e demonizzare l’etilometro e ridicolizzare gli agenti
Mentre in Giappone hanno approvato una legge che fa pagare conti salatissimi per chi beve e guida, da noi se ne sentono di tutti i colori per farla franca.
Ecco alcuni esempi veri o verosimili...

 

>Mancate revisioni all'etilometro? Il paradosso: due agenti in tribunale per "abuso di potere"
Una situazione kafkiana, come purtroppo molte ne capitano, che ha visto come protagonisti due agenti della Polizia Stradale di Forlì




 



 


Il procedimento è stato ovviamente archiviato, ma le perplessità per questa vicenda che avvelena ogni motivazione, rimangono. (ASAPS)

Lunedì, 07 Maggio 2018
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