Giovedì 28 Ottobre 2021
area riservata
ASAPS.it su
Notizie brevi 25/11/2004

da "Il Resto del Carlino" L’indifferenza del Palazzo MORTI SULLE STRADE MA A CHI IMPORTA ?

Un’opinione largamente condivisibile (n.d.r)

da "Il Resto del Carlino"
L’indifferenza del Palazzo
MORTI SULLE STRADE  MA A CHI IMPORTA ?
di Gabriele Canè.

Non c’è niente da fare: quel piede sull’acceleratore è più forte, e più pesante di noi. La velocità inebria, esalta, uccide. Ogni giorno, ogni notte, ogni week end. Più che a Falluja. Più dell’Aids. Più delle malattie cardiovascolari. Lo sappiamo. Ce lo diciamo. Ce lo dicono (giustamente) anche sui pannelli luminosi delle autostrade. Eppure, niente da fare. Si corre, si muore. E quel che é peggio, di questa tragedia non importa praticamente nulla a nessuno, se non ai familiari delle vittime, ai sopravvissuti, ai mutilati di questa guerra senza fine. Non ci sono concerti dei big della musica come per l’Aids. Non ci sono distribuzioni di piante nelle piazze d’Italia. Non c’è non-stop televisiva. Non c’è partita di beneficenza tra le cento «nazionali» del mondo dello spettacolo. Niente. I Governi balbettano, gli interventi latitano. Per i 47 morti dell’ultimo fine settimana, venti al di sotto dei 30 anni, ci sono solo le lacrime e la disperazione di chi è rimasto, e qualche titolo sui giornali. Poi, via: la strada viene ripulita, il sangue è cancellato. Per qualche tempo resta un fiore su un paracarro, una foto vicina ad un fossato. Passi, guardi, rallenti. Ma il fiore appassisce, la foto sbiadisce, e la velocità riprende. Allora, avanti. A cento, duecento, sempre più forte. Per andare in discoteca o al lavoro. Tanto, al massimo si muore. Già, forse, di questa strage infinita non importa al Palazzo perché poco importa anche a noi. Siamo forti, sappiamo guidare. Toccherà ad un altro. Invece no. Ogni guidatore è una potenziale vittima per la distrazione propria o l’imperizia altrui. Allora, che fare? L’abbiamo detto e lo ripetiamo: la migliore «medicina» possibile resta la dissuasione. Nell’ultimo fine settimana erano di guardia sulle strade italiane circa 33 mila pattuglie. Bene, forse ne servono il doppio. E se qualcuno dice che il problema sta nella povertà dei fondi, gli rispondiamo che è un bugiardo. Perché, cari signori, se si considera la sicurezza una priorità, si trovano (eccome) i soldi necessari, togliendoli ai tanti, evidenti, disgustosi, parassitismi di Stato. E anche la severità va dosata, proporzionata alle violazioni ed ai rischi che ne conseguono. È grottesco, ad esempio, togliere 5 punti a chi non si allaccia la cintura in città mettendo a repentaglio la propria vita, e fare altrettanto con chi fa inversione a «u» su di una strada statale, innescando una possibile strage di innocenti. Va bene la prima punizione, ma per la seconda vogliamo arrivare fino alla squalifica a vita? Insomma. Non è vero che quanto succede sulle nostre strade sia ineluttabile. Qualcosa si può fare. Si deve fare. E se gli altri non si muovono, cominciamo noi automobilisti, non alzando il gomito e alzando il piede dall’acceleratore. La velocità inebria. L’alcol pure. La vita ancora di più.









di Gabriele Canè

Un’opinione largamente condivisibile
Giovedì, 25 Novembre 2004
stampa
Condividi


Area Riservata


Attenzione!
Stai per cancellarti dalla newsletter. Vuoi proseguire?

Iscriviti alla Newsletter
SOCIAL NETWORK