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Notizie brevi 06/12/2004

Pian del Voglio - Quando gli angeli arrivano in tempo: una Pattuglia trova una donna in lacrime, disperata, e la portano via da quei viadotti.

Pian del Voglio, quando gli angeli arrivano in tempo: una Pattuglia trova una donna in lacrime, disperata, e la portano via da quei viadotti.


(ASAPS) PIAN DEL VOGLIO (BO) – L’autostrada non è un luogo normale. È un imbuto lungo migliaia di chilometri, che dialoga con il mondo intero, ma che è largo pochi metri appena. Eppure in quei metri passiamo a migliaia, a milioni. Ci facciamo passare le nostre vite, le lanciamo da un capo all’altro del paese. Litighiamo, ridiamo, corriamo. Troppe volte, da quel luogo così diverso, alcuni non tornano indietro. Solo pochi giorni fa, un ragazzo di Firenze ha raggiunto uno dei viadotti più alti dell’appennino. Ha posizionato l’auto in corsia di emergenza, ha messo le 4 frecce, ha preso il suo telefono ed ha mandato un messaggino al papà, dicendo dove si trovava e che da lì – ormai aveva deciso – non sarebbe più tornato. Poi ha spento il telefono, lo ha lasciato sul sedile accanto ad una lettera, ed è sceso dall’auto: dopo averla chiusa, ha scavalcato la recinzione e si è lanciato nel vuoto. Pochi secondi di determinata lucidità, che non sono nemmeno bastati a quel disgraziato padre per comporre il 113, farsi passare il Coa e far arrivare sul posto una pattuglia. Quando l’Alfa è spuntata da dietro il curvone di Barberino, lontano, gli uomini dell’equipaggio hanno visto quella macchina ferma, sola. Si sono affacciati ed hanno capito di essere arrivati tardi. Ma a volte capita il contrario. Capita che ad una determinata e lucida determinazione a farla finita, contro cui è spesso impossibile intervenire, si oppongano persone fragili, sole. Troppo sole, su quei viadotti. Una sera di qualche settimana fa, una pattuglia della Sottosezione Autostradale di ian del Voglio, sfila su quelle montagne russe dell’appennino, vegliato dal monte Tavianella, che guarda torvo quel tourbillon di esistenze che gli passano  sotto. La pattuglia vede una macchina ferma: Massimo e Arianna, due saggi in divisa di quell’appennino a motore, scendono e vedono a bordo una donna in lacrime. Lei dice che tutto è a posto, che non ha bisogno di nulla, ma sul sedile ci sono i segni di quella solitudine. Farmaci, fogli strappati, kleenex spiegazzati. Non la lasciano sola e, come spesso accade, diventano le braccia che salvano una naufraga dai flutti. Massimo e Arianna la portano fino in città, ove un amico accorre e la prende con sé. Silenziosi, i due Centauri riprendono la via dei monti, e la loro soddisfazione si perde in quelle esistenze lanciate su e giù, in autostrada. (ASAPS).

 

 



Lunedì, 06 Dicembre 2004
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