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Notizie brevi 29/12/2004

IVAN LIGGI SCRIVE ALLA SIGNORA LOREDANA, MAMMA DELLA MEDAGLIA D’ORO STEFANO BIONDI "Rimanere ucciso sarebbe stata sicuramente una soluzione più onorevole"

IVAN LIGGI SCRIVE ALLA SIGNORA LOREDANA, MAMMA DELLA MEDAGLIA D’ORO STEFANO BIONDI
"Rimanere ucciso sarebbe stata sicuramente una soluzione più onorevole"

Forlì 16/12/2004


Gentilissima Sig. Loredana,
le chiedo scusa se mi sono permesso di scrivere e spero di non disturbarla, mi chiamo Ivan Liggi, ho 32 anni e vivo a Cesena, ero un’agente di polizia e da due mesi sono recluso presso la casa circondariale di Forlì per scontare una condanna di "omicidio volontario":
Da quel che so dovrebbe sapere a grandi linee la mia vicenda, nonostante avessi dovuto farlo già da tempo, oggi finalmente ho trovato la forza di scriverle queste poche righe, dopo aver letto alcune sue considerazioni espresse durante un’intervista effettuata con il sig. Giordano Biserni, pubblicata sul"centauro" e sul sito "www.sicurezzastradale.info".
Devo dirle che ho condiviso pienamente le idee sul fatto che in certi casi è meglio piangere un figlio morto in modo eroico che piangerlo in galera per una condanna ingiusta.
Non puoi immaginare quanto anche io tenessi a quella divisa che indossavo e per la quale ho dato tutto pur di onorarla ed indossarla con dignità nel rispetto dei valori che la stessa ricopre; io ho cercato di immaginare diversi risvolti ed epiloghi, tra cui anche quello di poter rimanere ucciso, sicuramente sarebbe stata una soluzione più onorevole per me, perché mi avrebbe evitato tutte queste sofferenze e l’umiliazione di essere destituito da una professione per la quale sarei stato disposto a dare la vita.
Razionalizzando il tutto però mi rendo conto che alla fine dei conti preferisco affrontare la cruda realtà, perché so che nell’altra ipotesi avrei arrecato ulteriori dolori ai miei cari ed alle persone che mi sono vicine e questo non l’avrei sopportato.
Sicuramente non le sarà di consolazione ma le volevo fare capire ulteriormente lo spirito e la dedizione che riponevo nella mia professione; Quando ho saputo della tragedia di Stefano il mio cuore ha cominciato a battere a mille per lo sconforto ed il dolore e la mia mente ha fatto un balzo nel passato, le immagini televisive che riprendevano Stefano senza vita disteso sull’asfalto mi hanno fatto rivivere la mia tragedia e mi sono visto anche io li disteso, è stata una sensazione indescrivibile.
Non ho avuto la fortuna di conoscere suo figlio Stefano ma abbiamo avuto colleghi in comune che mi hanno raccontato bellissime cose su di lui e mi hanno fatto capire quanto entrambi amavamo e credevamo fermamente sul nostro lavoro e che quella divisa che indossavamo faceva parte del nostro DNA.
Naturalmente io non potevo mancare quel pomeriggio a Modena per porgergli il mio saluto, non le nascondo che mi sono emozionato tantissimo e sono scoppiato in lacrime, ho vissuto quella funzione religiosa immedesimandomi in lui ma è stato come perdere una parte di me!!!!
Questa vicenda mi ha così toccato che la settimana seguente durante un arresto operato in servizio, mentre portavamo l’arrestato in ospedale per farlo medicare questo ha proferito le seguenti parole "fanno bene ad ammazzarvi", ha sentire questa frase io non sono riuscito a controllarmi e l’ho preso per il collo dicendogli che non si doveva permettere almeno per il rispetto di quelle persone che hanno dato la vita per compiere il loro dovere; naturalmente sono stato allontanato dal posto perché avevano visto che ero troppo coinvolto.
Le chiedo scusa se le mie parole le avranno fatto tornare in mente dolorose immagini, situazioni e pensieri, ma ci tengo a farle sapere, anche se in ritardo, quello che ho provato alla notizia della tragedia di Stefano; la mia vicenda mi ha fatto capire che non tutti riescono a scriverti in certi momenti, ma questo non vuol dire che non ti vogliono bene e non ti siano vicini, anzi al contrario hanno paura che qualsiasi cosa dicano o facciano possano creare altre sofferenze e non è nelle loro intenzioni.
Ho chiesto a mio padre di recapitarle questa mia lettera di persona perché volevo che lui fosse vicino quando avesse letto queste parole, perché penso che le nostre due famiglie, anche se in modo diverso, hanno dovuto subire la tragicità degli eventi con la consapevolezza che entrambi sono avvenuti durante lo svolgimento del loro lavoro.
La ringrazio di cuore per il tempo che mi ha dedicato leggendo queste mie righe, sarei ipocrita se le augurassi di passare un felice natale, perché intanto sono consapevole che non sarà così, però le dico con il cuore che ora più che mai io mi sento vicino a lei e alla sua famiglia.

Un abbraccio sincero
IVAN LIGGI









Mercoledì, 29 Dicembre 2004
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