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Articoli 21/01/2006

AL PROCESSO GIOVAGNOLI, SOVRINTENDENTE DELLA STRADALE UCCISO DA UN UBRIACO ALLA GUIDA, UN RETROSCENA DRAMMATICO E ASSURDO, MA ASSOLUTAMENTE VERO… LEGGERE PER CREDERE

(ASAPS) IMOLA – Se la questione non riguardasse il povero Pierluigi Giovagnoli, Sovrintendente della Polizia Stradale di Forlì ucciso a Imola  da un ubriaco alla guida di un autocarro il 24 maggio 2003, potremmo anche concederci un sorriso amaro.
In fondo, conoscendo Pierluigi, l’amore per la sua vita di poliziotto di strada, la sua dedizione completa al servizio, sarebbe un sorriso di soddisfazione: ci vien da pensare infatti che alla fine ce l’abbia fatta a fargli il verbale, al suo uccisore.
Eh sì, perché in questa storia sembra quasi ci sia il suo zampino, come se fosse sceso per un attimo dal cielo, in sella alla sua inseparabile Guzzi, ed avesse inseguito chi quel maledetto pomeriggio lo travolse, mentre scortava una corsa ciclistica, riuscendo a mettergli la paletta davanti.
Invece a fermarlo ci hanno pensato due suoi colleghi della Polizia Stradale di Forlì, che erano andati ad assistere al processo e che avevano  ricevuto l’invito del giudice, che aveva appena terminato l’escussione di un testimone, a seguirlo perché visibilmente ubriaco. “Non fatelo mettere al volante di qualche macchina” suggerisce il togato, che pochi minuti dopo si ritira per deliberare.
Quel testimone nient’altro è che un amico di Domenico Ciarlitto, il camionista che in stato di ebbrezza travolse Giovagnoli, e che il giorno dell’incidente si trovava a bordo del suo autocarro, come passeggero.  Lui, imputato per omicidio colposo, non era in aula. I due agenti seguono per qualche minuto l’uomo, che barcolla e fatica a tenersi in piedi, riflettendo magari su come abbia avuto il coraggio di presentarsi in aula in quelle condizioni. Poi, per niente soddisfatto, entra in un bar e si incontra con un altro uomo. Beve ancora, chiacchiera e poi sale su una Punto guidata dal proprio interlocutore, che non fa nemmeno in tempo a fare manovra che sbatte contro il muro in retromarcia e poi, lesto, imbocca la strada principale, trafficatissima.  Per gli agenti è venuto il momento di entrare in azione, visto che con molta probabilità anche il “secondo uomo” – quello che si è messo al volante – ha il gomito troppo alzato.
Quando li fermano, nessuno dei due riesce quasi a stare in piedi: “straparlano”, occhi avvinazzati e alito fin troppo  pesan
te, sono solo i segni esteriori di una vera e propria ciucca. Il conducente della Punto non riesce nemmeno a tirare fuori la patente dal portafoglio e quando alla fine la consegna al poliziotto per il controllo, arriva la sorpresa: è proprio lui, Domenico Ciarlitto, condannato pochi minuti prima dal Giudice di Imola ad un anno e 2 mesi di reclusione (pena ovviamente sospesa), alla sospensione della patente di guida per un anno ed a pagare una provvisionale di 260mila euro ai familiari del sovrintendente che forse non aveva nemmeno visto sulla sua strada, tanto aveva bevuto. A mettere un altro sigillo nella carriera alcolica di questo signore, che evidentemente non ne ha abbastanza di seminare dolore sulla “sua” strada – che è poi la strada di tutti – è arrivato l’etilometro del distaccamento di Imola, una cui pattuglia è giunta in ausilio dei due colleghi di Pierluigi: il tasso alcolemico accertato è di 1,29 grammi di alcol per litro di sangue. Patente ritirata, auto affidata al soccorso stradale.
Ha ragione ancora una volta Pierluigi Giovagnoli: c’è poco da ridere. Ce lo immaginiamo severo, che guarda con nostalgia i suoi ragazzi che hanno finito, per una volta, il suo lavoro. Poi indossa il casco e il bicilindrico  della Guzzi torna a sbuffare aritmico verso il cielo. Forse un colpo di sirena, forse la mano sinistra che abbassa la visiera. Ecco, Pierluigi, l’Asaps ti saluta così. (ASAPS)

 

 

 

Sabato, 21 Gennaio 2006
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