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Articoli 02/12/2005

STUDI SULLE CONNESSIONI TRA USO DI CANNABIS ED ALCOL E INCIDENTI MORTALI. DATI SCONCERTANTI, RISULTATI SHOC: QUASI IL 40% DEI MORTI PER INCIDENTI STRADALI SOTTO I 30 ANNI AVEVANO CONSUMATO CANNABIS! INTANTO SALE IL RISCHIO COCAINA.

FRANCIA, STUDI SULLE CONNESSIONI TRA USO DI CANNABIS ED ALCOL E INCIDENTI MORTALI. DATI SCONCERTANTI, RISULTATI SHOC: QUASI IL 40% DEI MORTI PER INCIDENTI STRADALI SOTTO I 30 ANNI AVEVANO CONSUMATO CANNABIS!
INTANTO SALE IL RISCHIO COCAINA.

di Lorenzo Borselli


(ASAPS) PARIGI – La fonte è il prestigioso quotidiano francese “Le Figaro”, ripresa anche dal settimanale “Le Nouvel Observateur”, che hanno citato un’indagine della rivista scientifica Forensic Science International. Andiamo subito al sodo: il 39,6% dei conducenti al di sotto dei 30 anni, morti in incidenti stradali tra il 2003 e il 2004, avevano consumato cannabis.
L’analisi è stata compiuta incrociando i dati rilevati, in questo arco temporale, da 12 laboratori che hanno analizzato campioni di sangue prelevati su richiesta delle forze di Polizia o dell’Autorità Giudiziaria da conducenti sotto la soglia dei 30 anni rimasti vittima di incidenti stradali.
Secondo gli autori dell’indagine, che è apparsa sulla prestigiosa rivista (sul sito sciencedirect.com si possono, a pagamento, visionarne gli articoli, ndr) l’abuso di sostanze cannabinoidi tra i giovani conducenti, in questo caso francesi, sarebbe aumentato a dismisura, addirittura raddoppiato, tra il 2001 ed il 2004.
Questo lancia pericolosi segnali, perché se una percentuale così alta di ragazzi al volante rimasti uccisi sulla strada, deve la propria sorte a un maledetto spinello, questo deve far rivedere l’intero sistema di repressione attualmente vigente. Ciò non vale solo per la Francia, dove i controlli sono serrati, severi e puntuali e dove l’indicatore di tolleranza è da tempo fisso sullo zero, ma anche per l’Italia, dove a nostro parere è giunto il momento di cambiare marcia, ed imprimere una nuova strategia, meno votata al solo controllo remoto della velocità e più presente sulla strada, con dispositivi abituali e diffusi di controllo della qualità della circolazione.
Presidi dove oltre ai radar funzionino anche precursori per alcolemie e stupefacenti. Ma torniamo alla Francia: il lavoro di analisi è stato condotto dall’equipe del professor Patrick Mura, presidente della Società Francese di Tossicologia Analitica e membro del comitato scientifico dell’associazione Marilou: lei, Marilou, era una ragazzina uccisa alcuni anni fa da un conducente che aveva appena fumato uno spinello.
Il suo caso ispirò l’attuale legislazione francese sulla guida in stato di ebbrezza da stupefacenti. Il professor Mura non è nuovo a queste indagini, e già tra nell’ottobre 2002 pubblicò uno studio analogo, secondo il quale tra il 2000 ed il 2001 per i giovani conducenti entro i 27 anni che avevano consumato cannabis, era stata rilevato un coinvolgimento in incidenti stradali oltre il doppio del normale. Risultati che lo hanno spinto a fare di più, a prendere una posizione decisa, ed oggi in Francia il suo nome ricorre spesso quando si parla di connessioni droga/volante ed ha avuto un ruolo importante nell’accelerare il giro di vite istituzionale connesso all’aumento della mortalità.
Il suo gruppo aveva infatti studiato con attenzione i risultati di esperienze simili operati all’estero: in Germania, per esempio, alcuni controlli mirati da parte delle forze di polizia avevano ridotto del 66%, nel volgere di poche settimane, il numero di decessi al disotto dei 25 anni di età. Le sue precedenti esperienze, in Francia, avevano del resto dimostrato che tra il 2000 ed il 2001, su un campione di 900 conducenti coinvolti in un sinistro stradale con lesioni (o morte), quelli che avevano meno di 27 anni e che risultarono aver consumato cannabis, avevano oltre il doppio delle possibilità di restare coinvolti in incidenti. Il 20% dei componenti di questa fascia d’età, inoltre, aveva nel sangue quantità di THC, il principio allucinogeno del cannabis.
Oggi, le conclusioni di Mura non sono più ottimistiche: il 39,6% dei conducenti entro i 30 anni di età, morti in sinistri stradali tra il 2003 e il 2004, aveva fatto uso di cannabis, tanto che il 28,9% di loro presentava ancora il THC nel sangue. E nell’80,2% dei casi, il cannabis sarebbe il solo stupefacente rilevato.
Prova inconfutabile, constatazione terribile.
La portata di questa indagine scientifica viene in parte mitigata (non smentita) da un altro studio portato avanti dall’INRETS (l’Istituto Nazionale di Ricerca sui Trasporti e la Sicurezza) e dall’OFDT (l’Osservatorio Francese per le Droghe e i Tossicodipendenti), pubblicato lo scorso 14 ottobre.
Questo studio è stato basato sulle analisi tossicologiche effettuate su tutti i conducenti – deceduti e sopravvissuti – coinvolti in incidenti mortali tra il 30 settembre 2001ed il 1° ottobre 2003.
Anche questo studio dimostrerebbe che il rischio di provocare incidenti mortali è due volte più forte quando il conducente è sotto l’effetto di spinelli, anche se resta più elevato il medesimo pericolo quando il conducente sia sotto l’effetto di alcol, anche quando questo si mantenga sotto i limiti di legge.
È allarme?
Di sicuro questa seconda inchiesta sembra essere la prima al mondo a fornire una stima precisa di questa piaga: gli investigatori hanno avuto a disposizione 17mila casi ed oltre 10.700 si sono rivelati utili per l’analisi: così è emerso che un conducente che abbia fumato hascisc ha 1,8 possibilità in più di essere responsabile di un incidente mortale; nel caso abbia consumato invece alcol, il rischio aumenta ancora di più e questo in funzione della quantità di sostanza assunta. L’incidenza è del 2,7 se la percentuale di alcol è compresa tra 0 e 0,5 g/l (quindi entro i termini di legge) e cresce spaventosamente fino a 7 se nel sangue circolano percentuali comprese tra 0,8 e 1,2. Se il bevitore poi esagera e raggiunge livelli sopra i 2 grammi di alcol per litro di sangue (eventualità tutt’altro che remota, come sappiamo noi della Stradale) questo avrà 40 possibilità in più rispetto ad un sobrio di provocare incidenti mortali.
Il cannabis, allora uccide meno, ma attenzione a non farsi fuorviare: al volante, uccide comunque.
Nel corso del periodo di indagine, il 2,4% di incidenti mortali è stato infatti attribuito direttamente al cannabis (170 eventi mortali), mentre il 28,5% delle vittime hanno avuto il proprio destino legato al consumo di alcol, che anche se consumato con moderazione – e qui parliamo di soggetti che sono comunque rimasti sotto la soglia di legge e comunque deceduti – risulta sempre un fattore purtroppo decisivo, ed a farne le spese sono soprattutto gli uomini di età inferiore ai 25 anni. Gli studi epidemiologici portati avanti con la collaborazione delle forze di polizia (con metodologie simili a quelle descritte dal professor Franco Taggi, dell’Istituto Superiore di Sanità, sulle pagine de Il Centauro) hanno dimostrato che in Francia il 3% dei conducenti è sotto l’effetto di cannabis: la stessa percentuale è stata riscontrata per quelli sotto l’effetto di alcol.
E le altre sostanze, che ruolo hanno sulla sicurezza stradale?
È infatti vero che se cannabis ed alcol ci fanno paura, il consumo di cocaina o eroina è spesso considerato assai più nefasto, quando chi ne sia sotto gli effetti decida di mettersi al volante e incrociare la nostra strada.
Le Figaro e Le Nouvel Observateur hanno sottolineato nei loro rispettivi articoli, che la cocaina è oggi la droga più pericolosa ed al tempo stesso quella più in crescita. Anche in Italia, nei giorni scorsi, i dati dell’Unione Europea – che confermavano questa analisi – sono stati diffusi dai media.
In Francia, il consumo di neve è aumentato del 15%. “Nel 2000 – dice il professor Mura al prestigioso quotidiano francese – i conducenti risultati positivi alla cocaina sono stati pochissimi, circa lo 0,2%, mentre dopo il nostro studio sono saliti al 3%”.



di Lorenzo Borselli

FRANCIA
Venerdì, 02 Dicembre 2005
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