Martedì 22 Gennaio 2019
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Incidenti stradali
I dati sulle province più pericolose d’Italia: il numero di incidenti comune per comune
Il datablog del Corriere della Sera

 

 

È diretto sul luogo di lavoro, Ercole Russo, quando a bordo della sua Harley Davidson, la mattina del 16 marzo 2014, perde il controllo durante una curva, l’ultima prima di entrare a Foggia. L’impatto contro il guardrail è violentissimo. Da lì a pochi minuti, ai sanitari del pronto soccorso non rimane altro che certificare la morte del quarantenne. Dodici giorni prima, sempre nei pressi di Foggia, avevano perso la vita altri due conducenti, in due distinti incidenti. Sono tre delle nove vittime della strada registrate nel solo mese di marzo 2014 a Foggia, una provincia da bollino nero in fatto di sicurezza stradale: nel 2014, quella pugliese è risultata la meno sicura d’Italia, peggiorando il risultato dell’anno precedente quando si era classificata al terzo posto.

Il risultato emerge da una ricerca del Corriere della Sera basata sui dati forniti dall’Istat, secondo cui, in media, sono 4.400 all’anno le vittime di incidenti stradali in Italia nell’ultimo decennio, di cui 3.381 nel 2014 (ultimo dato disponibile). Il computo totale registra uno 0,6% di vittime in meno rispetto al 2013, un calo ben al di sotto della media degli ultimi dieci anni. I dati parziali riferiti ai primi sei mesi del 2015 diffusi dal centro nazionale di statistica fanno inoltre scattare un allarme: la mortalità sulle strade è cresciuta dell’1% rispetto al primo semestre 2014.

 

Il viale dei Cipressi di Castagneto Carducci, in Toscana, considerato una delle strade più belle d’Italia e resa celebre dal poeta Giosuè Carducci

Il viale dei Cipressi di Castagneto Carducci, in Toscana,
considerato una delle strade più belle d’Italia e resa celebre dal poeta Giosuè Carducci

L’inversione di tendenza è da attribuirsi all’aumento di vittime all’interno dei centri urbani: +7,4% nei primi sei mesi del 2015 rispetto allo stesso periodo del 2014. « L’aumento delle vittime è un fenomeno che interessa molti altri paesi Ue, non solo l’Italia», spiega al Corriere Lucia Pennisi, coordinatrice dell’area statistica per l’Aci, «ed è la conseguenza di diversi fattori». Dall’inizio della crisi economica ad oggi vi è stata una ripresa della mobilità. Più auto e camion per le strade, maggior numero di veicoli durante i weekend e le festività. L’utilizzo degli smartphone mentre si guida, non solo per le chiamate quanto per mandare messaggi. Ma anche un aumento di utenti «deboli», come ciclisti e pedoni. Nelle città, secondo Pennisi, «influenzano la sicurezza stradale anche la precaria qualità dei mezzi pubblici e del manto stradale urbano». Inoltre, l’attenzione pare essere calata anche a livello mediatico. «Durante l’introduzione della patente a punti, i media ponevano molta più attenzione sulla sicurezza stradale, se ne parlava di più», conclude Pennisi.

Le province ad alto rischio

Per capire quali sono le province a più alto rischio, abbiamo incrociato il numero di vittime con il numero di veicoli immatricolati. L’indice che ne risulta, che chiameremo di «mortalità stradale», non è certamente infallibile — i veicoli per loro natura si spostano, benché i limiti provinciali sono da considerarsi una distanza ragionevole per una percorrenza media — ma è comunque più realistico del considerare il mero numero di vittime e feriti all’interno delle province. In quest’ultimo caso, quella di Roma, con oltre tre milioni e mezzo di veicoli e trecento morti all’anno, risulterebbe sempre la più pericolosa.

 

 

 

Per il 2014 il bollino rosso va, dunque, alla provincia di Foggia con 13,2 vittime ogni cento mila veicoli. «È un dato significativo che però non tiene conto dell’ampia rete stradale della provincia di Foggia che raggiunge i tre mila chilometri», afferma il consigliere provinciale con delega ai lavori pubblici, Pasquale Russo. Il quale prosegue: «Le risorse a disposizione sono sempre meno, gli stanziamenti dello Stato ben inferiori alle reali necessità, di questo passo ci troveremo costretti a chiudere le strade provinciali meno sicure». Il messaggio di Russo è indirizzato a Roma, «dove le istituzioni prendono dei provvedimenti senza però curarsi delle conseguenze (la riforma Delrio, ndr), noi facciamo il possibile con le risorse a disposizione».

Alla provincia di Foggia seguono, nella classifica delle più pericolose, Carbonia-Iglesias (12,9) e Belluno (12,4). Tutte ben al di sopra della media nazionale che si assesta a sette morti ogni cento mila immatricolazioni. Delle sei province a più alta densità di automezzi, ovvero superiore al milione di unità, risultano due dati inaspettati: il primato di provincia meno pericolosa spetta infatti a Napoli (4,1 vittime ogni cento mila veicoli), seguita da Milano (4,4), Catania (5,6), Torino (5,8) e Roma (7), mentre quella a più alto rischio è Brescia (9,1).

La strada statale 18 fra Sapri e Maratea, a cavallo di Campania e Basilicata: uno dei panorami più belli della penisola

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uno dei panorami più belli della penisola

Le province più sicure

Dall’altro lato della medaglia, sono due le province che hanno registrato un indice di mortalità stradale tra i più bassi nel 2014. Sono quelle di La Spezia (2,2) e di Monza e Brianza (3,1). «Il dato non ci sorprende», ci dice il capo di gabinetto della questura di La Spezia Francesco Bertoneri, «ed è conseguenza di una maggiore attività di controllo sulle strade che ci competono, grazie anche alla partecipazione del reparto prevenzione crimini di Genova». Il pattugliamento però non è tutto, la sicurezza è anzitutto una questione di educazione alla guida. «Come questura e polizia stradale», prosegue Bertoneri, «abbiamo da tempo in atto percorsi di sensibilizzazione nelle scuole superiori indirizzati a chi è in procinto di acquisire la patente per motocicli e autovetture». Il riferimento è al progetto Icaro, una campagna di sicurezza stradale partita nel 2000 e promossa dalla Polizia di Stato in collaborazione con i ministeri dei trasporti e dell’istruzione.

Gigi Ponti, presidente della provincia di Monza e della Brianza, si sofferma sull’importanza della segnaletica stradale: «La nostra amministrazione e quella che ci ha preceduto hanno posto grande attenzione sulle fasce più a rischio, installando una segnaletica dedicata. Abbiamo quindi investito molto sulle rotonde, su percorsi protetti e semaforizzati per pedoni, cicli e motocicli, sugli attraversamenti pedonali».

La strada statale 38 del Passo dello Stelvio, che collega in modo pittoresco Lombardia e Trentino Alto Adige

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Si muore d’estate

Raccogliendo i dati mensili degli ultimi dieci anni si nota quanto i mesi a più alta mortalità stradale siano quelli estivi. I mesi di giugno, luglio e agosto contano per circa il 30% di vittime ogni anno. «È una diretta conseguenza della maggiore mobilità durante i mesi caldi, non tanto per i lunghi soggiorni quanto invece per gli spostamenti durante i weekend», precisa Lucia Pennisi dall’Aci. Agosto è per antonomasia il mese più critico. «Il numero di incidenti però non si discosta molto dagli altri mesi dell’anno, la differenza la fa il numero di vittime per incidente poiché molti veicoli trasportano un numero di persone superiore rispetto alla media», conclude Pennisi.

 

 

 

Comuni e regioni

A livello comunale, Roma detiene il primato negativo, perlopiù dovuto a un parco macchine di oltre tre milioni e mezzo di unità. Le 154 vittime del 2014 sulle 3.381 morti avvenute su tutto il territorio nazionale corrispondono a quasi il 5% del totale. Fra tanti dati, oltre all’elevata mortalità presso i grandi centri urbani (Roma, Milano, Napoli, Torino), spicca la dorsale emiliana — che da Piacenza porta fino a Rimini, attraversando le città di Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna e Ravenna — e il litorale adriatico.

Tra le regioni il primato spetta invece alla Lombardia (447 vittime, di cui un decimo nel solo comune di Milano), seguita dal Lazio (371 vittime, di cui quasi la metà a Roma), Emilia Romagna (327 vittime), Veneto (325 vittime) e Piemonte (265 vittime).

 

 

 

 

Le infografiche riguardano «tutti gli incidenti stradali verificatisi sulla rete stradale del territorio nazionale, verbalizzati da un autorità di Polizia o dai Carabinieri, avvenuti su una strada aperta alla circolazione pubblica e che hanno causato lesioni a persone, morti e/o feriti, con il coinvolgimento di almeno un veicolo» (Istat).

Per veicoli/automezzi/immatricolazioni si intendono autobus, autocarri trasporto merci, autoveicoli speciali/specifici, autovetture, motocarri e quadricicli trasporto merci, motocicli, motoveicoli e quadricicli speciali/specifici, rimorchi e semirimorchi speciali/specifici, rimorchi e semirimorchi trasporto merci, trattori stradali o motrici, altri veicoli.

 

di Lorenzo Bodrero
da corriere.it/datablog


I dati degli incidenti stradali in Italia in rapporto al parco circolante dei veicoli. Manca ovviamente nel calcolo il “parco biciclette”. (ASAPS)

Venerdì, 29 Gennaio 2016
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