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Articoli 28/05/2015

Roma e i Rom: la questione è di illegalità, tutta italiana e nessuno sembra poterla (o volerla) risolvere

Di Lorenzo Borselli
Foto da ilmessaggero.it

Parliamoci chiaro: è già strano che qualcuno non abbia già dato la colpa alla Polizia di quanto successo a Roma ieri, con l’auto in fuga dopo lo sfondamento del blocco e il tragico incidente alla fermata della metro.
E dovrebbe rassicurare la notizia secondo la quale la Procura della Repubblica procede per omicidio volontario nei confronti del fuggitivo, già in fuga prima ancora di uccidere, ma nel nostro strano paese la promessa di giustizia non tranquillizza più nessuno.
Ci sono uomini in carcere per il barbaro omicidio di una donna che in primo grado hanno preso l’ergastolo, in secondo grado trent’anni, poi venti. Alcuni che in primo e secondo grado sono stati giudicati colpevoli e poi dopo il rinvio della Cassazione sono tornati innocenti.

C’è un uomo che qualche anno fa imboccò l’A26 contromano. Era ubriaco e dopo decine di chilometri nel senso opposto uccise quattro giovani francesi: omicidio volontario in primo grado, omicidio volontario in appello, colposo in cassazione.
Dai, non ci capiamo più niente. Come possiamo fidarci? Come possiamo star tranquilli?
E senza paura di passare per razzisti, diciamo che è ora che qualcuno affronti la questione dei nomadi.
I nomadi non sono una categoria criminale, ma è un dato di fatto che una buona parte di loro viva commettendo reati.

La gente non capisce perché la legge non sia in grado di difendere l’onesto dal disonesto, soprattutto quando si parla di Rom. Rom è un gruppo etnico, come lo sono i Sinti, i caminanti italiani. Nomadi, insomma.
Passata in Europa l’epoca dei genocidi, bisogna integrarsi ma non è questa la strada e se è vero che il percorso è ancora molto lungo, ostacolato da ignoranza e pregiudizio, è altrettanto vero che se un bambino mendica invece di andare a scuola, proprio in nome dell’integrazione, deve essere tolto alla potestà genitoriale di chi vuole per lui un futuro al di fuori della società.

Chi intende integrarsi, può farlo: l’Arma ha in servizio, fin dal 2009, militari di origine turca, albanese, cinese, del Cile di El Salvador. Lo stesso vale per la Polizia e molte altre amministrazioni dello Stato.
Del resto, l’integrazione è sotto gli occhi di tutti noi, ogni giorno, e si contrappone perfettamente alla vena di razzismo che purtroppo ancora oggi ci caratterizza.
Proprio per questo il problema deve essere risolto una volta per tutte, a cominciare dalla certezza della pena e dalla risoluzione, una volta per tutte, dalla questione “nomadi”.

C’è chi dice che è impossibile un’integrazione, alla luce delle migliaia di anni di persecuzioni e diffidenze che contraddistinguono i rapporti tra le varie società che si sono susseguite e la loro, ma non è vero: ci sono moltissimi nomadi che vivono e lavorano onestamente e che anche se abitano in una roulotte, per vivere secondo la propria tradizione, sono perfettamente integrati.
Proprio per questo bisogna risolvere la questione una volta per tutte e uno sgombero non serve a nulla. Serve la legalità e nel nostro Paese è ancora lontana.

 


Riflessioni da leggere su un aspetto sempre più preoccupante e apparentemente senza facile risoluzione. (ASAPS)

Giovedì, 28 Maggio 2015
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