Investito e ucciso a 15 anni, si torna in aula. La madre: "Lo devo ad Andrea"
Peschiera Borromeo (Milano), 7 marzo 2015 - «Era un mio diritto». Elisabetta Cipollone, mamma di Andrea De Nando, il 15enne di Peschiera Borromeo travolto e ucciso da una macchina il 29 gennaio del 2011 mentre insieme al fratello gemello stava attraversando le strisce pedonali all’uscita dell’oratorio, è soddisfatta per la riaperura del processo nei confronti di A.C., l’automobilista di Mediglia, condannato a settembre in via definitiva a tre anni e otto mesi di reclusione. Una pena che però non prevedeva la sospensione della patente. Si ritorna in aula, quindi, per l’ultima volta. I giudici, dopo che la Procura Generale ha accolto l’istanza presentata dall’avvocato Domenico Musicco, presidente dell’Associazione Vittime della Strada, sul Lavoro e Malasanità, dovranno quindi calcolare lo stop alla licenza di guida del medigliese.
«Purtroppo è andata così - spiega Cipollone -, nei precedenti tre gradi di giudizio nessuno si è mai ricordato della patente. Un grave errore che adesso può essere rimediato». Anche perché in questi casi si tratta di una sanzione accessoria obbligatoria: «Quando abbiamo iniziato il percorso, tutti ci hanno scoraggiato. Dicevano che era molto difficile riaprire un procedimento già chiuso in Cassazione - continua -. Ma stiamo parlando di giustizia e della difesa della vita, non si poteva tralasciare un aspetto così importante. L’automobilista che ha ucciso mio figlio si è tenuto in tasca la patente fino al momento della condanna, il documento gli era stato tolto per poco tempo solo dopo l’incidente. È una beffa atroce vedere persone che continuano a guidare anche dopo aver causato tragedie».
Per l'avvocato Domenico Musicco l’occasione di riprendere il processo «è una vera novità, non mi risulta che esistano casi analoghi. È comunque un segnale positivo non solo per la madre del povero Andrea De Nando, ma per tutti i familiari delle vittime della strada. Credo che in un paio di mesi tutto sarà definito». Intanto prosegue la battaglia di Elisabetta Cipollone, in prima linea per l’introduzione del reato di omicidio stradale: «Andiamo avanti, ma per ora abbiamo ricevuto solo belle parole e promesse. Nulla di concreto. Non riesco a capire cosa lo Stato stia aspettando per trovare misure che agiscano da deterrente. Servono capi d’imputazione precisi e pene severe, la nostra vita non può valere così poco».
di Enrico Dallera
da ilgiorno.it
LA NOSTRA AMMIRAZIONE TOTALE PER UNA MAMMA CORAGGIO, LA SIGNORA ELISABETTA
All’omicida di suo figlio Andrea De Nardo, ucciso sulle strisce pedonali, condannato alla ridicola pena di 3 anni e 8 mesi (un solo mese scontato...) nessuno aveva pensato di sospendere la patente dopo la condanna, capite?
«Purtroppo è andata così – spiega la signora Elisabetta Cipollone -, nei precedenti tre gradi di giudizio nessuno si è mai ricordato della patente. Un grave errore che adesso può essere rimediato».
L’automobilista che ha ucciso mio figlio si è tenuto in tasca la patente fino al momento della condanna, il documento gli era stato tolto per poco tempo solo dopo l’incidente. È una beffa atroce vedere persone che continuano a guidare anche dopo aver causato tragedie».
Ora anche se è già stata emessa la sentenza definitiva della Cassazione si torna indietro per l’applicazione di questa sanzione accessoria obbligatoria. Si tratta di un caso più unico che raro.
Brava signora Elisabetta, il Suo Andrea sarà orgoglioso di Lei!! (Giordano Biserni ASAPS)