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Belgio, parte una nuova campagna contro l'uso del telefono al volante
Chi fa uso dello smartphone durante la guida moltiplica per 23 il rischio di incidente stradale
Sconfortante il confronto con l'Italia: nel Regno è utilizzato dal 3,2% dei conducenti contro il 12,4 del Belpaese, come scoperto dall'ASAPS nel 2013

di Lorenzo Borselli

(ASAPS) BRUXELLES, 9 settembre 2014 - È scattata nei giorni scorsi in tutto il Belgio una bellissima campagna per sensibilizzare gli utenti della strada ai rischi connessi all'uso del telefono cellulare durante la guida. Nel mirino, soprattutto, i messaggi di testo, siano essi i tradizionali SMS o i più moderni e meno costosi thread delle chat on-line.
Secondo gli studi dell'IBSR, l'Istituto Belga per la Sicurezza Stradale, un conducente che al volante fa uso di un telefonino in modalità voce, moltiplica per 3 o 4 volte il rischio di essere coinvolti in un incidente stradale, ma se chi si trova alla guida smessaggia con altri, se fa cioè un uso attivo dello smartphone come se si trovasse sul divano di casa, allora il rischio corso cresce di almeno 23 volte.

 

Per stabilire questo inquietante limite, l'IBSR ha condotto uno studio di osservazione molto simile a quello dell'ASAPS, monitorando i comportamenti dei conducenti in diverse fasce orarie della giornata e in diversi giorni della settimana, potendo constatare che oltre l'8% di essi è risultato distratto. La principale fonte di distrazione è proprio il telefonino: il 3,2% dei guidatori è stato infatti colto in flagranza di utilizzo del cellulare, conversando o inviando messaggini.
Piuttosto sconfortante, in tal proposito, il confronto con il nostro Paese: chi ci segue ricorderà che nel 2013 l'ASAPS ha effettuato un monitoraggio sul traffico delle principali città italiane nell'ambito della campagna “Un messaggino a volte accorcia la vita”, scoprendo che la nostra media nazionale di trasgressione è attestata al 12,4%, con punte più alte a Torino e Palermo (14%).
La nostra indagine, effettuata grazie ai volontari dell'associazione, ebbe luogo anche a Milano, Firenze, Bologna, Roma e Napoli – quindi città con vere e proprie aree metropolitane – e anche in  centri come Arezzo, Benevento, Forlì, La Spezia, Ravenna, Reggio Emilia, Cesena e tanti altri. Vennero osservati 32.650 conducenti e di questi quelli “pizzicati” col telefonino risultarono 4.048, il 12,4% appunto.
Dei 4.048 telefonisti, 3.057 erano uomini (pari al 75,5%) e 991 donne (24,5%).

 

Oltre al lavoro sul campo, però, l'IBSR ha intervistato un campione di conducenti: il 90% di loro ha definito inammissibile la pratica di inviare messaggini alla guida, mentre l'85% ha ritenuto bollare con identico aggettivo anche la conversazione telefonica senza auricolare o kit vivavoce, ma nonostante questo proclama collettivo, ben 1 conducente su 3 ha ammesso di inviare SMS al volante, 1 su 2 confessa di leggere i messaggi in arrivo e il 45% di loro (in gran parte giovani)  riconosce di aver usato il telefono per parlare, senza auricolare o vivavoce, almeno una volta nell'ultimo anno.
Così, dati alla mano, è scattata la contromisura.

 

L'IBSR ha realizzato un sito dedicato (www.bipbipboumboum.be) giocando sull'onomatopeica: “Bip Bip” - per riprodurre il segnale di notifica dell'arrivo di un SMS o di un messaggio di chat – e “Boum Boum” – per richiamare al rumore dell'impatto – con tanto di spot ufficiale pubblicato su Youtube (clicca qui) e di pannelli, in tutto 650, distribuiti sull'intera rete autostradale del Regno. Inoltre, sono stati realizzati 250 teloni per autotreni e autoarticolati, in modo da rendere permanente e itinerante la campagna.
Stavolta non ci sono scene trash, ma solo una sit-com, con due giovani conducenti che intrattengono un “thread” telefonico andando ognuno per la propria strada, violando segnali e precedenze: la particolarità del cortometraggio è che al procedere del viaggio di ciascuno, ogni messaggino appare in una nuvoletta preceduto dal “Bip”, fino a quando arriva il “Boum”. Nessuno si fa male, ma il messaggio (quello sociale, s'intende), arriva e tocca lo stesso lo spettatore; lo scopo è proprio questo: far leva sul senso dei conducenti (la parola francese è  conscientiser) e rinforzare la “norma sociale” che condanna questo tipo di comportamento e arrivare – anche grazie alle coscienze – alla fine di quest'assurda e pericolosa pratica.

 

Per come è stata ideata – e per come lo spot è stato girato – la campagna è dedicata innanzitutto ai conducenti più giovani, quelli di età compresa tra i 18 e i 29 anni che sono risultati quelli più coinvolti nella trasgressione, e in secondo luogo a quelli tra i 30 e i 49 anni.
Per chi vuole approfondire, c'è poi il sito www.bipbipboumboum.be, che cita cifre, riproduce contenuti media e illustra la normativa di legge in materia.
Ad esempio si spiega che all'uso del telefono al volante si correlano:

 

−    rischi cognitivi, perché il conducente è solo fisicamente nell'abitacolo, mentre i suoi pensieri sono interamente captati dall'apparecchio telefonico;
−    rischi visuali, perché chi guida “lascia” la strada spostando lo sguardo sul telefono, soprattutto quando legge o compone messaggi;
−    rischi fisici, perché si lascia lo sterzo – che dovrebbe sempre essere usato con due mani – per interagire con il telefonino;
−    rischio uditivo, perché la suoneria dell'apparato o anche il coinvolgimento in una conversazione telefonica può estraniare il conducente dai suoni e dai rumori extra-abitacolo.

 

Gli studiosi dell'IBSR hanno dunque quantificato il rischio, calcolando che se un conducente conversa al telefono durante la guida, amplifica il pericolo di incidente di 3 o 4 volte; se invece interagisce con altri componendo e ricevendo messaggi, il rischio si moltiplica mediamente di 23 volte: ad esempio, a 120 km/h si percorrono circa 30 metri al secondo e ciò significa che in appena 4 secondi si copre una distanza pari a un campo di calcio. Concentrarsi sul display di uno smartphone o di un tablet, significa percorrere questa distanza alla cieca.

 

I rischi sono mitigati, ma non annullati, dall'uso dei sistemi “mano-libera”, l'auricolare o il kit vivavoce, ma le performances dei conducenti sono comunque compromesse per l'effetto distrattivo che una comunicazione extraveicolare comporta.
Ciò implica che i tempi di reazione siano decisamente più lunghi, dal 30 al 70% in più: a 50 km/h significa arrestarsi in 33 metri anziché in 26. Oppure, comporta una condotta di guida pericolosa, consistente in andamento zigzagante, in errori nell'immissione in curva, in velocità non commisurata (ad esempio la tendenza a rallentare bruscamente), nell'abbandono della retro-visuale ad esclusivo vantaggio dell'apparato e nella perdita dei messaggi (quelli sì, importanti) riportati nella segnaletica.
In Belgio, essere colti dalla Polizia ad usare il cellulare, comporta un pagamento di 120 euro in caso di infrazione semplice, destinati a divenire 1.500 in caso di intervento del giudice e di recidiva nell'arco del triennio, con perdita in questo caso del titolo alla guida per un periodo da stabilire. (ASAPS)
 

Martedì, 09 Settembre 2014
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