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Articoli 25/08/2014

La tragica morte di Greta, Matteo e Gionatan e la legione straniera della strada
La violenza stradale che causa tante vittime innocenti va combattuta e analizzata nelle cause a prescindere dalla nazionalità dei conducenti, non ci si può scandalizzare solo quando il conducente è straniero!

di Lorenzo Borselli*
Il luogo in cui perse la vita il piccolo Gionatan La Sorsa il 22 giugno scorso - Foto da Ravennatoday.it

(ASAPS) Forlì, 25 agosto 2014 – Certe notizie vanno fatte decantare. Il rischio, lo sappiamo, è quello di far invecchiare la notizia, perché nel mondo semi-istantaneo dell'informazione se arrivi venti secondi più tardi non hai quasi più il diritto di parlare. Allora, per uscire dal mucchio delle condivisioni, degli “I like” o degli “hashtag”, qualcuno dice qualcosa per avere certezza che se ne parli. La morte di Greta Facchinelli, 5 anni, uccisa sulla strada insieme al fratellino Matteo di 11, da Bogdan Vasilache, che di anni ne aveva appena 19 ma che era già alla guida di un'auto che conduceva a forte velocità e morto a sua volta nello schianto, richiama una serie infinita di altre uccisioni analoghe: ad esempio quella di Gionatan La Sorsa, 3 anni, ammazzato a Ravenna il 22 giugno scorso da Dimitrov Krasimir, 37 anni, fuggito dopo aver investito il piccolo sulla Romea.

 

Con Greta i bambini morti da inizio anno salgono a 38 e molte di queste morti sono legate da una trama purtroppo molto chiara: alcol, droghe, pirati e nazionalità.
Così i commenti affidati ai social dall'assessore regionale al Territorio della Lombardia Viviana Beccalossi – in quota Fratelli d'Italia – e dal consigliere regionale lombardo della Lega Nord, Fabio Rolf e gli articoli che ne parlano, scalano le classifiche dei motori di ricerca e oggi si parla di più del delinquente straniero che scappa che del problema vero: la violenza stradale.

 

La questione è sulla strada e pur non potendo certamente negare che esista anche una questione di nazionalità legata agli episodi che l'ASAPS tiene sotto controllo nei suoi osservatori, bisogna ricondurre il dibattito al problema principale, altrimenti ci troveremo solo a combattere una populistica caccia alle streghe. Poche ore dopo l'incidente che ha ucciso Matteo e Greta, sui social era rimbalzata la notizia – risultata poi infondata – che Vasilache fosse ubriaco alla guida di un'auto rubata, che stesse fuggendo alle forze dell'ordine e anche quando si è poi saputo che l'auto era della sua famiglia e che solo l'autopsia potrà stabilire se avesse bevuto, l'hashtag è rimasto incentrato sulla nazionalità.

 

Nell'osservatorio ASAPS sull'Omicidio Stradale, che seleziona tra gli eventi letali della strada quelli che rientrerebbero nella sfera del nuovo reato, sono stati annotati, nei primi 7 mesi dell'anno 34 episodi. Si tratta di casi ben diversi dalla semplice pirateria, perché per i presunti autori sono chiare, oltre all'identità, anche le condizioni psicofisiche. Ebbene, solo in 7 casi gli autori sono cittadini stranieri, il 20,6%.
Bisogna fare le dovute proporzioni, calcolando cioè quanto incida la presenza straniera sulla sinistrosità rispetto al parco veicolare circolante e al numero di patentati italiani. Cosa non facile, perché in alcune città sembra che siano più le auto straniere, in mano a cittadini stabilmente residenti in Italia, rispetto a quelle italiane.
Altri indicatori, come quello del Contromano, ci dicono che lo straniero incide nel 26,5% (fatti riferiti al primo semestre 2014), mentre un pirata è straniero nella misura di 1 a 4. Certo tanti
ok, ma 3 sono italiani. O no?

 

Tutti sono potenziali killer della strada, senza distinzione di carta d'identità o permesso di soggiorno, e questa evidenza, se continua a sfuggire alla nostra classe politica rischia di impedire un approccio scientifico al problema che, ad esempio, ha delle chiare implicazioni anche di carattere sanitario, visto che l'abuso di alcol – al pari di tutte le sostanze psicoattive – rappresenta un problema che non può essere risolto solo a suon di etilometri.
Peraltro, proprio su questo campo, proprio noi dell'ASAPS ci siamo più volte scontrati, e purtroppo solo raramente confrontati, con chi ci ha bollato per forcaioli quando chiedevamo l'innalzamento delle sanzioni per la guida in stato di ebbrezza. Sì perché sia ben chiaro, dopo un omicidio della strada il conto vero non lo paga quasi nessuno sia straniero o sia italiano!

 

Un atteggiamento del genere, da parte della classe politica, comporta uno spostamento dell'approccio al problema su altri piani che a noi non interessano e che, tra l'altro, servono solo ad avere consenso male-informato.
Populismo e basta?
Non possiamo dirlo. Però, perché nessuno ha postato analoghe feroci frasi nei confronti della ragazza italiana ubriaca che il 12 gennaio ha investito e ucciso un 40enne a Rimini?
E perché non abbiamo registrato alcuna levata di scudi per l'uccisore italiano di Lenuta Slujitoru, la badante romena di 41 anni ammazzata a Capalbio (Grosseto) lo scorso 22 febbraio da un 47enne italiano di cui, manco a dirlo, non sappiamo nemmeno il nome? E ne abbiamo altre decine a disposizione.
Se vogliamo parlare di sicurezza e violenza stradale, noi siamo qua. (ASAPS)
 

 

 

 

Lunedì, 25 Agosto 2014
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