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Articoli 27/11/2013

Europa: che fine ha fatto la direttiva per notificare multe tra Stati dell’Unione?
Sembra proprio che l’Italia sia rimasta a guardare ancora una volta, buttando a mare il tesoretto delle contravvenzioni mai pagate dai conducenti stranieri

(ASAPS) FORLÌ – Una direttiva europea, l’ennesima, rimasta in Italia lettera morta? Pare proprio di si: ci riferiamo all’obbligo dei paesi UE di predisporre un regolamento nazionale, sulla base di una direttiva comunitaria, finalizzata alla riscossione all’estero delle multe, obbligo che il governo Italiano, secondo quanto ci risulta, non ha rispettato.
Eppure, un colpetto alla ripresina timida di questo finale di 2013 potrebbe servire no?
L’8 novembre 2011 pubblicavamo sul nostro sito (clicca qui) il richiamo alla direttiva europea 2011/82 del Parlamento Europeo e del Consiglio
del 25 ottobre 2011,
intesa ad agevolare lo scambio transfrontaliero di informazioni sulle infrazioni in materia di sicurezza stradale. In sostanza, la direttiva era stata adottata per mettere finalmente la parola fine all’impunità, crescente, dei contravventori esteri. Ricordate quando nel 2012, esattamente su Il Centauro n. 163 ne abbiamo parlato (clicca qui)? Parlavamo del famoso “tesoretto” sul finire dello scorso anno, quando proponemmo al governo (restando purtroppo inascoltati) di impedire l’aumento biennale delle multe al codice della strada predisponendo una strategia di recupero immediato delle centinaia di migliaia di sanzioni perse, accertate a carico di veicoli stranieri per raggiungere i quali, una multa spedita dal Belpaese, compie un viaggio impossibile. Così tanto che nemmeno parte.

 

Ebbene, quella norma avrebbe dovuto essere recepita con un regolamento nazionale da tutti i paesi UE (ad eccezione di Irlanda, Danimarca e Regno Unito) entro lo scorso 7 novembre ma a quanto ci risulta, è ancora possibile farla franca. Anzi, “bomba libera tutti”, perché ci sembra che l’argomento non sia nemmeno in agenda.
Che ci sia sfuggito qualcosa?
Non sappiamo, perché il bailamme politico tricolore annebbia tutto il resto e, fatti salvi tre o quattro tormentoni, non si parla di null’altro.
In Europa non sappiamo se le cose vadano meglio: stiamo cercando di esplorare il web ma non abbiamo trovato traccia di nulla di tutto questo, ad eccezione di un richiamo sul sito francese della Prevention Routière.
Eppure, una media europea dice che nei paesi comunitari la circolazione di veicoli stranieri rappresenta mediamente il 5% del traffico nazionale ma ben il 15% delle infrazioni e proprio in Francia, dove le statistiche funzionano, la trasgressione estera è stabilmente attestata al 25%, con punte del 50 nel periodo estivo.
Pazzesco.

 

Pensate che il regolamento che l’Europa vorrebbe è in realtà semplicissimo: ogni paese dovrebbe mettere a disposizione degli altri i propri archivi informatici, il che sarebbe di per sé una prima garanzia di armonizzazione tra stati che dicono di essere federati, consentendo a ciascuno stato di identificare l’autore di un’infrazione e di notificargli, per mezzo di una raccomandata, il verbale, costringendolo poi a pagare secondo il regolamento violato.
E invece, nulla. Si vede che la strada non è mai una priorità: e dire che, forse, molte tasse potrebbero essere risparmiate. (ASAPS)

 

 



L'ASAPS aveva anche proposto come recuperare le somme delle sanzioni agli stranieri già sanzionati che non hanno ancora lasciato il Paese o ritornano in Italia.

 

 

> Il tesoretto che non c’è
L’Asaps propone ancora una volta di non aumentare (+5,9%), a gennaio, l’importo delle sanzioni al CDS prelevando quanto serve dalla mancata riscossione delle multe mai pagate dagli stranieri. Come? Ve lo spieghiamo

 

>Come recuperare entrate dalle auto straniere e i loro conducenti “latitanti” del codice della strada
Prenderli significherebbe incamerare centinaia di milioni di euro all’anno
L’ASAPS fa la sua proposta: basta aumenti periodici e investire sulle tecnologie
I furbi vanno presi!

di Lorenzo Borselli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 

Mercoledì, 27 Novembre 2013
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