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Spagna
Casco obbligatorio per i ciclisti - per ora i minorenni - e velocità più alta in autostrada: la riforma in Parlamento

Il Consiglio dei Ministri Spagnolo ha approvato la nuova Legge sul Traffico e sulla Sicurezza Stradale....

Il Consiglio dei Ministri Spagnolo ha approvato la nuova Legge sul Traffico e sulla Sicurezza Stradale, e attende ora il via libera dal Parlamento. Al centro della riforma, l’aumento dei limiti di velocità in autostrada (da 120 a 130 km/h) e il casco obbligatorio per i ciclisti, inizialmente i minori di 18 anni, per poi estendere la misura modificando il Codice della Strada. Un'apposita Commissione parlamentare sta valutando l'opportunità dell'estensione

 

Che cosa si può fare per dimezzare il numero degli incidenti mortali di qui al 2020? Prima di tutto aumentare il limite di velocità in autostrada, perché se in altri Paesi d’Europa si viaggia ai 130 km/h non si capisce perché in Spagna ci di debba limitare ai 120. E’ la nuova Legge sulla Sicurezza Stradale approvata dal Consiglio dei Ministri del Governo Rajoy.

E l’aumento dei limiti non è nemmeno l’unico punto controverso della riforma: a scatenare le polemiche più accese è l’introduzione del casco obbligatorio per i ciclisti, su tutti i tipi di strada. (Della proposta avevamo già parlato qui). Per quanto la DGT, la Dirección General de Tráfico continui a parlare di evidenza scientifica dei benefici che la misura apporterebbe, il mondo dell’associazionismo ambientalista si è mobilitato, incontrando l’appoggio della stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, i cui rappresentanti sono stati ascoltati dalle commissioni parlamentari.

La nuova legge invece introdurrebbe l’obbligatorietà del casco inizialmente a tutti i minori di 18 anni per poi ampliarlo ai ciclisti di tutte le età, intervenendo direttamente sul Codice della Strada. Un punto su cui la Commissione parlamentare di Sicurezza Stradale vuole vederci chiaro prima di esprimere un parere.

Per il Consiglio dei Ministri i dati sono chiari: nel 2011 in Spagna i ciclisti feriti gravemente a seguito di incidenti stradali sono stati 3767 (registrati in ospedale). Di questi, 622 presentavano lesioni alla testa. Secondo i modelli della DGT, se avessero indossato il casco il 70% di loro, 490 ciclisti, non avrebbero riportato danni. Nel corso degli anni però, studi differenti sono giunti a conclusioni opposte. In Canada, uno dei principali Stati ada ver applicato la norma, l’introduzione del casco obbligatorio non ha avuto influenze sensibili sul calo dei feriti (qui), ma in compenso ha contribuito notevolmente al calo dei ciclisti (qui). Per una rassegna completa sull’argomento vi rimandiamo alle letture già consigliate in precedenza: il documento di FIAB con la presa di posizione sul casco (qui); il punto di #Salvaiciclisti (qui); il post sulla sicurezza in bicicletta di Bici e basta (qui) e infine, per un riassunto delle critiche espressa dai ciclisti urbani spagnoli, la posizione dell’associazione per la mobilità sostenibile ConBici (qui).

Un aiuto alla causa dei ciclisti urbani è arrivato anche dal mondo dello sport professionistico: Pedro Delgado Robledo, vincitore del Tour de France nel 1988, è intervenuto in appoggio agli ambientalisti, ottenendo un’audizione in parlamento. “Perché creare un problema dove non c’è? Basta guardare cosa fanno i Paesi vicino a noi: i Paesi in cui ci sono meno incidenti non hanno reso obbligatorio il casco (NdR: Olanda, danimarca, Germania su tutti). Hanno invece incentivato l’uso della bicicletta in ogni modo. E la regola è sempre la stessa: più biciclette ci sono in giro più scegliere la bicicletta diventa sicuro”.

 

Zone 30, “dove possibile”…
Va detto che la riforma, per quanto contestata, prevede anche misure che – almeno nelle intenzioni – dovrebbero andare in questa direzione: oltre al raddoppio delle sanzioni per chi guida in stato di alterazione da alcol e droghe – da 500 a 1000 euro in caso di test della saliva positivi - la Ley de Tráfico y Seguridad Vial prevede anche una serie di misure specifiche per incentivare l’uso della bicicicletta come mezzo di spostamento urbano privilegiato.
Le autorità locali sono infatti invitate a ridurre la velocità nelle vie urbane, istituendo dove possibile zone 30 e zone 20, da valutare caso per caso; si apre per i ciclisti la possibilità del doppio senso di marcia nelle vie cittadine a senso unico per gli automobilisti, anche qui quando le condizioni siano ottimali per farlo in piena sicurezza (per un confronto con il contesto italiano, vi rimandiamo qui); interventi di modifica della viabilità urbana che diano la precedenza ai ciclisti rispetto alle auto, quando possibile.

 

C'è chi dice no...
Insomma, molto dipenderà dal come le autorità locali decideranno di far applicare la legge. I primi segnali di "interpretazione autonoma" della legge sono arrivati, neanche a dirlo, dalla Catalunya, dove l’innalzamento del limite a 130 km/h in autostrada non sarà applicato. “Non è solo una questione di infrastrutture – sostiene la Generalitat – le nostre autostrade sono a norma, ma il parco auto circolante è troppo vecchio e bisognerebbe tenerne conto quando si regolano i limiti di velocità”. Secondo i dati forniti da SCT (Servei Català del Trànsit) oltre il 60% delle auto che circolano nella regione hanno più di dieci anni. Un’”età” che influisce sulle capacità di frenata dei veicoli e sulla loro tenuta di strada, e che rende tutt’altro che auspicabile un aumento della velocità. Un’opposizione condivisa anche da Paesi Baschi, dove la Direzione Trasporti locale fa notare come le continue fluttuazioni del limite di velocità lungo lo stesso percorso – sì, perché l’aumento si può applicare solo nei tratti di autostrada considerati più sicuri – siano tra le principali cause di incidente.




di Elena Donà
da ecodallecitta.it

 

 

Strano che in una riforma del codice per una maggiore sicurezza stradale da una parte si chieda il casco obbligatorio per i ciclisti e dall'altra si pensi di aumentare il limite di velocità in autostrada (attenzione portandolo a 130 come da noi, dagli attuali 120), ma arrivano i primi no a cominciare dalla Catalunya. (ASAPS)

 

 

 

Mercoledì, 09 Ottobre 2013
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