Mercoledì 03 Giugno 2020
area riservata
ASAPS.it su
Articoli 08/11/2004

MOTO E AUTO DUE MONDI COMPLETAMENTE DIVERSI FRA LORO PER LA SOLIDARIETA’ , MA ANCHE PER I COSTI IN TERMINI DI INCIDENTALITA’.

MOTO E AUTO DUE MONDI COMPLETAMENTE DIVERSI FRA LORO PER LA SOLIDARIETA’ , MA ANCHE PER I COSTI  IN TERMINI DI INCIDENTALITA’.

 

di Giordano Biserni *

Come si fa a dire che motociclisti ed automobilisti per la circolazione e la mobilità sono la stessa cosa. Bestemmia!
Intanto l’approccio, la filosofia, l’attaccamento al mezzo sono completamente diversi. Un esempio pratico: due automobilisti fermi ad un semaforo si guardano in cagnesco, nessuno dei due darebbe la precedenza all’altro a costo di farsi ammazzare, lo sguardo è di sfida, la solidarietà è inesistente. Avete mai visto una vettura che si ferma per aiutare un altro conducente in avaria? Raro. L’unica solidarietà che funziona è il lampeggio per avvertire che più avanti c’è l’autovelox (la più grande forma di solidarietà nazionale), non lo si fa per aiutare gli altri automobilisti, ma per il semplice gusto di fregare la polizia, coltivando la speranza che il "favore" venga poi restituito alla prima occasione.
Musica completamente diversa fra i rombi dei motori delle 2 ruote. Al semaforo si guarda l’altra moto con ammirazione, qualche volta si chiedono informazioni sulle prestazioni, la carenatura. Fra motociclisti spesso ci si saluta, se qualcuno è in difficoltà in molti si fermano, chiedono, intervengono. La competizione si mischia con l’ammirazione. Due mondi insomma completamente diversi. Eppure sopra c’è sempre l’uomo o la donna. Ma che differenza!
Sono però diversi anche i costi sociali in termini di incidenti, vittime e feriti.
Il mezzo a 2 ruote, c’è poco da dire, è notevolmente più rischioso.
Che il pericolo viaggi sulle ruote lo dicono i risultati della sinistrosità nel nostro Paese, non ancora sufficientemente ridimensionati neppure dall’adozione della patente a punti.

I dati degli incidenti del fine settimana dimostrano infatti un particolare allarme per quelli dei veicoli a due ruote, soprattutto condotti da maschi. Proprio nei week-end primaverili ed estivi la percentuale dei sinistri che coinvolge questo tipo di veicoli raggiunge tassi di mortalità che vanno dal 40 fino al 60% delle mortalità totali. Stiamo parlando però di un parco mezzi di 7 milioni di ciclomotori e 4 milioni di motocicli, a fronte di parco 40 milioni di vetture e veicoli industriali. Se ne deduce che dal parco veicoli di mezzi a motore a due ruote, corrispondente al 27% del parco totale, nei fine settimana estivi e primaverili quando questi mezzi circolano di più, specie le moto, si toccano tassi di sinistrosità che equivalgono o sfiorano la metà dei sinistri totali. Nei numeri riportati sono compresi anche i velocipedi difficilmente quantificabili come numero circolante. Per questo motivo Asaps ha voluto analizzare più da vicino gli ultimi dati ufficiali e definitivi, disponibili, della sinistrosità dei veicoli a due ruote, cioè quelli Istat del 2002.

I numeri del 2002, ultimi disponibili:Negli incidenti con veicoli a due ruote, nel 2002, hanno perso la vita 1.747 persone, di cui 1.501 maschi (86%) e 246 femmine (14%).

Negli incidenti dei ciclisti si sono contati 320 decessi, 253 maschi (79%) e 67 femmine (21%). 305 conducenti (95%), 10 trasportati (3%), 5 pedoni (2%).

Negli incidenti dei ciclomotoristi hanno perso la vita 477 persone, di cui 390 maschi (82%) e 87 femmine (18%). 359 i conducenti (75%), 50 i trasportati (11%), 68 i pedoni (14%)

Negli incidenti a motociclisti senza passeggero hanno perso la vita 492 persone, 449 maschi (91%), 43 femmine (9%). 397 i conducenti (82%), 20 i trasportati (di altri veicoli) (4%), 75 i pedoni (15%).

Negli incidenti a motociclisti con passeggero hanno perso la vita 458 persone. 409 maschi (89%), 49 femmine (11%). 379 i conducenti (83%), 63 i trasportati (14%), 16 i pedoni (3%).

Una caratteristica peculiare: fra i motociclisti la maggior parte delle vittime (più ancora che fra i ciclomotoristi, conducenti più eterogenei come età) sono soprattutto giovani sotto i 30 anni.

Questo è un prezzo che non possiamo continuare a pagare in modo così assurdo. Serve più prudenza da parte di tutti, più rispetto delle regole.
A parere dell’Asaps andrebbero costruiti anche più circuiti che garantiscano parametri adeguati di sicurezza, sui quali poter lasciarsi andare all’ebbrezza della velocità. Circuiti a carattere "sociale" con costi accessibili, sui quali si possano misurare e sfogare tanti signor Rossi, che non  si chiamano però Valentino

* Presidente Asaps.



di Giordano Biserni *

Lunedì, 08 Novembre 2004
stampa
Condividi


Area Riservata


Attenzione!
Stai per cancellarti dalla newsletter. Vuoi proseguire?

Iscriviti alla Newsletter
SOCIAL NETWORK