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Posta 25/06/2013

Forlì
Una storia da leggere tutta d’un fiato

Una strage evitata dagli “artificieri” della Stradale
Autista lituano alla guida di un autoarticolato con un tasso alcolemico di  2,62 g/l e con cronotachigrafo alterato
Provvidenziale e rischioso intervento di una pattuglia della stradale di Forlì  che blocca il bisonte della strada e il conducente ebbro

Foto Coraggio - archivio Asaps

Gentile redazione,  ci risiamo!

Siamo ancora qui a raccontare un episodio di “ordinaria follia” come tanti da voi raccontati in questi anni di militanza nel settore della sicurezza stradale.
Nel pomeriggio del 20 giugno scorso, una pattuglia della Sottosezione Polizia Stradale di Forlì, su segnalazione di decine di utenti in transito lungo la carreggiata sud dell'autostrada A/14, intercettava un autoarticolato lituano che poco dopo l'uscita di Forlì sbandava vistosamente a destra e sinistra, dalla prima alla terza corsia di marcia.
La scena che si presentava davanti agli occhi degli operatori appariva inverosimile.
Un autoarticolato che a massima velocità consentita, procedeva zig-zagando con sbandate tali che tutti gli utenti alle sue spalle, compresi i soliti ignoti SUV con targa straniera che di solito sfrecciano, si guardavano bene dal tentare di sorpassare.

 

Gli operatori, dopo aver messo in sicurezza il traffico rallentandolo e distanziandolo dal mezzo pesante in questione, lo riuscivano a fermare, non senza difficoltà, in una piazzola di sosta poco più avanti.
Ebbene l'autista, un signore lituano di 56 anni, barcollante, con un alito che definire fortemente vinoso non rende comunque l'idea a chi legge, appariva immediatamente in evidente stato di ebbrezza alcolica. I due stradalini, dopo aver controllato la regolarità della revisione dell'etilometro in dotazione, dopo aver verificato che la temperatura ambientale fosse compatibile con l'omologazione dell'apparecchiatura, dopo aver verificato l'assenza di bottiglie di colluttorio in cabina di guida, dopo aver avvisato l'autista della facoltà di farsi assistere da un proprio difensore, procedevano all'accertamento con etilometro. Risultato, 2,62 g/l! Ma qui viene il bello: grazie anche ad una pattuglia della Sezione Polizia Stradale di Ravenna, che nel frattempo aveva raggiunto i colleghi in ausilio, dotata di apparecchiatura elettronica per il controllo dei cronotachigrafi digitali, il mezzo pesante risultava essere fermo da circa 2 giorni ininterrottamente fino al momento del controllo compreso.

 

Trovata la solita calamita da € 2,00 installata sul sensore di movimento del veicolo per alterare il dispositivo, l'autista, già consapevole di essere nei guai per aver bevuto, percepita la gravità di quanto commesso, in virtù anche del ritrovamento della calamita, incrociava i polsi in direzione degli operatori consegnandosi spontaneamente alle manette convinto a quel punto di non aver via di scampo al carcere.
Gli agenti tentavano invano di tranquillizzarlo cercando di fargli capire che (in Italia) nessuno lo avrebbe tratto in arresto ma l'autista, evidentemente, avendo attraversato per lavoro altri paesi della Comunità Europea e non, continuava imperterrito a mostrare i polsi facendo capire che quello era ciò che si meritava e che mai avrebbe opposto resistenza.
Dunque questa è la situazione; un autoarticolato che viaggia in un'autostrada a tre corsie, in territorio romagnolo a stagione già avviata, piena zeppa di famiglie in viaggio per vacanza, di turisti stranieri, pullman che vanno e vengono dai luoghi di villeggiatura, con l'autista con un tasso alcolemico di 2,62 g/l (anzichè 0,00 g/l!) e con la "scatola nera" manomessa volontariamente da lui stesso.

 

Proviamo ad immaginare per un attimo cosa sarebbe potuto accadere se questa persona non fosse stata fermata subito da una pattuglia di Polizia Stradale (magari perché impegnata in altri interventi), ricordando anche le immagini dell'incidente (che io definirei strage) sull'autostrada A/4 ove un camion sbandando era finito in carreggiata opposta, oppure se a tragedia avvenuta le risultanze dell'etilometro fossero state annullate perché “dimostrato” in qualche modo che l'assunzione dell'alcol era avvenuta dopo l'incidente.
Tutto questo senza che vi abbia raccontato se (per assurdo intendiamoci bene) il camion fosse stato una cisterna carica di benzina, se l'autista fosse risultato essere già recidivo nella guida in stato di ebbrezza, se già avesse urtato altri veicoli prima del fermo, se assicurativamente un camion con la "scatola nera" manomesso fosse risultato coperto o meno.
Se dettagli come questi avessero modificato la percezione di pericolo dell'evento accaduto, allora avremmo perso di vista la concezione di prevenzione di sicurezza in materia di circolazione stradale.

 

Oggi fa molto più scalpore vedere una squadra di muratori sui ponteggi senza caschetto protettivo che un autista (anch'egli sul proprio luogo di lavoro) in stato di ebbrezza; anzi, quest'etilometro lo si cerca di ostacolare in ogni modo possibile immaginario (senza stare a ricordare che precursori per le sostanze stupefacenti ancora non se ne vedono), perché si sa, la patente di guida ce l'abbiamo tutti in tasca mentre il muratore lo fanno altri.
Spero che il legislatore metta presto mani a tutto questo marasma di leggi e cavilli, perché mentre noi stiamo ancora discutendo di dolo eventuale o colpa cosciente, il signore lituano mostrando i polsi nel suo stato d'animo di "in vino veritas", aveva già chiaro, ancor prima di mettersi alla guida ubriaco e con i dispositivi manomessi, cosa avrebbe potuto causare.

 

Grazie ASAPS per il vostro interessamento e le vostre iniziative su argomenti delicati e importanti come quelli che riguardano la circolazione stradale; l'incidente stradale non è un evento di serie B, non è sempre accidentale, l'OMICIDIO STRADALE deve diventare Legge, perché mai più dobbiamo piangere un Lorenzo e mai più deve accadere che i familiari delle vittime debbano lottare con le Istituzioni per avere giustizia, e se non era per la vostra Associazione probabilmente questa sarebbe ancora una questione sconosciuta ai più.
Ah dimenticavo, gli operatori hanno evitato di dire all'autista che, dopo tutto quello che aveva combinato, probabilmente anche se ci fosse scappato il morto, l'arresto sarebbe stato discutibile; non l'avrebbe concepito e a quel punto sarebbe stato lui stesso a ribellarsi.
Un saluto a tutta l'ASAPS, incitandovi a non mollare mai e ringraziandovi del supporto dato, invitando i lettori ad andare a firmare ADESSO per l'OMICIDIO STRADALE sul sito asaps.it!

 

Roy Pietrucci
Sottosezione Polizia Stradale, Forlì

 

 



 

Martedì, 25 Giugno 2013
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