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Uccisi da un suv in contromano, il pg: “Fu omicidio con colpa cosciente”

Processo al 37enne albanese che nell’agosto 2011 travolse l'auto su cui viaggiavano quattro ragazzi francesi. Giudici divisi come nel caso dell’incendio alla Thyssen
Familiari delle vittime di fronte al Palazzo di Giustizia

Nota ASAPS - Noi sosteniamo la battaglia delle famiglie dei 4 ragazzi francesi massacrati in autostrada il 13 agosto 2011 da un SUV che viaggiava contromano sulla A26, condotto dall' albanese Ilir Beti ubriaco. Dopo la sentenza di primo grado a 21 anni... per omicidio con dolo eventuale, ora il PG ha chiesto una condanna per omicidio colposo. Noi insistiamo: ci vuole l'Omicidio stradale per spazzare via tutte le incertezze. Sostenete l'Ass. Lorenzo Guarnieri e l'ASAPS in questa battaglia. Solidarietà alle famiglie dei ragazzi francesi. Giustizia vera sia fatta !



TORINO - «In Corte d’Assise vanno i delitti di sangue. Il semplice fatto che ci troviamo in Corte d’Assise d’appello ad affrontare profili giuridici complessi come quello del dolo eventuale è la riprova che la legge non vuole che questi reati vengano giudicati in questa sede. Lo dico con tutto il rispetto per i giudici popolari».

 

Il procuratore generale Francesco Fassio ha sferrato una dura critica, «in radice», alla contestazione e alle condanne per il reato di omicidio volontario sotto il profilo del dolo eventuale nei casi di infortuni sul lavoro o di incidenti stradali. Lo ha fatto nel corso della requisitoria al processo d’appello all’automobilista che nell’agosto 2011 , guidando contromano per 20 km sulla A26 nell’Alessandrino, uccise 4 giovani francesi e ne ferì gravemente un quinto e per questo motivo è stato condannato in primo grado a 21 anni di carcere per omicidio volontario con dolo eventuale.

 

Si è appena concluso il dibattimento d’appello per l’incendio alla ThyssenKrupp di Torino con una sentenza che ha ribaltato la pronuncia di primo grado di omicidio volontario con dolo eventuale. La Corte d’Assise d’appello si è attestata, com’è noto, sul profilo non doloso e sull’aggravante della colpa cosciente. La differenza è solo apparentemente sottile, dal momento che corrono anni di pena fra l’una e l’altra soluzione giurisprudenziale: il dolo eventuale scatta con la dimostrazione che l’imputato era consapevole dei rischi che, con il proprio agire, avrebbe fatto correre - nel caso dell’automobilista Ilir Beti - a chi si trovasse a viaggiare o a camminare nei suoi paraggi e, nonostante ciò, ha continuato a guidare con grave imprudenza. La colpa cosciente punisce invece lo stesso soggetto che si rappresenta il pericolo ma mette in conto, grazie alla propria abilità di automobilista, di poter evitare il peggio. Il caso di scuola è quello del lanciatore di coltelli.

 

Non per nulla Fassio ha colto l’esempio dell’«automobilista che sorpassa in curva: è consapevole e accetta il rischio di provocare la morte di chi si trovi eventualmente dietro l’angolo?». Poi aggiunge, più in generale: «Negli ultimi 3-4 anni si è verificata la tendenza ad applicare il dolo eventuale», alludendo anche ai processi sull’incendio alla Thyssen. «Casi come questi nuocciono all’equilibrato sviluppo della giustizia». E ha così concluso: «Non è accettabile essere puniti come un killer della malavita che ha sparato un colpo in testa alla sua vittima». «Ciò non esclude - ha precisato subito dopo - che sia un fatto gravissimo la morte di quattro ragazzi. Chiedo la pena massima prevista dall’omicidio colposo plurimo aggravato dalla colpa cosciente, aumentata dal concorso con i reati di guida in stato di ubriachezza e dal porto di coltello: 20 anni ridotti di un terzo per lo sconto previsto dal rito abbreviato». 

 

Il presidente Alberto Oggè ha rinviato, dopo aver ascoltato i difensori di parte civile, all’udienza del 20 giugno in cui parlerà per l’imprenditore albanese il professor Franco Coppi. L’aula era gremita di parenti delle vittime - ventottenni della zona di Tolone che andavano in vacanza in Slovenia e Croazia - rimasti attoniti. Si erano presentati al Palazzo di Giustizia issando sulla sua cancellata una bandiera francese, striscioni e cartelli dell’associazione «Un chemin pour demain» che ha presentato una proposta di legge, lo scorso aprile, al Parlamento francese per l’elevazione a reato doloso dei casi più gravi di responsabilità in incidenti stradali. 

 

In un loro manifesto i familiari dei 5 ragazzi francesi sostengono che l’imprenditore albanese guidava con sprezzo della vita sua e altrui, aveva poco prima aggredito verbalmente un altro automobilista e che era ubriaco al volante. La sentenza di primo grado li aveva naturalmente soddisfatti. Il manifesto, redatto in 6 punti di accusa, si rivolge direttamente all’imputato. E ogni specifico punto d’accusa inizia con un «Vergogna».

 

di Alberto Gaino
lastampa.it

Giovedì, 20 Giugno 2013
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