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Notizie brevi , Droga 12/04/2013

Italia invasa dalle droghe sintetiche: 150 nuove 'smart drug' online

Cambia anche il consumatore: età media 34 anni L'allarme lo lancia Giovanni Serpelloni, capo del Dipartimento politiche antidroga della presidenza del Consiglio: "Non si può parlare di un consumo di massa, ma i casi di intossicazione già accertata sono già più di 40”
Il dr. Giovanni Serpelloni, capo del Dipartimento politiche antidroga della presidenza del Consiglio

ROMA - Sono almeno 150 le nuove droghe sintetiche entrate sul mercato italiano: vendute su internet per lo più come prodotti legali a base di erbe, “espongono quotidianamente i consumatori, consapevoli o no, a gravissimi rischi per la salute”. E’ l’allarme lanciato da Giovanni Serpelloni, capo del Dipartimento politiche antidroga della presidenza del Consiglio, durante la presentazione dell’accordo stipulato con i carabinieri del Ris per potenziare il sistema di allerta precoce sulla diffusione degli stupefacenti. “Non si può parlare di un consumo di massa, ma i casi di intossicazione già accertata sono già più di 40”. “Sorprende che l’età media di chi è costretto al ricovero sia di 34 anni - ha premesso Serpelloni - pensavamo fosse un fenomeno circoscritto ai più giovani, che hanno più confidenza con la rete, e invece si tratta di ‘amatori’ che preferiscono droghe di un certo tipo o che addirittura cercano il nome chimico preciso della sostanza”.

 

Foto Coraggio - archivio Asaps

A livello internazionale, “le nuove droghe sintetiche (in gergo “smart drug”, o “droghe furbe”, ndr) sono circa 600, commercializzate sia on line sia nei cosiddetti “smart shop”: il problema è che, “fino a quando non sono tabellate e riconosciute come illegali, non possono essere sequestrate”. Il grosso della produzione è localizzato in Cina, presso i cui laboratori di ricerca si riforniscono i Paesi del Nord e dell’Est europeo che poi provvedono al confezionamento, magari come profumatori, deodoranti da ambiente, sali da bagno o erbe da cucina. “Chi compra on line - ha ricordato il capo del Dpa - riceverà a casa un pacco rigorosamente anonimo e con esso, a volte, delle proposte di entrare nella linea dei venditori secondo forme di vero e proprio ‘franchising’”.

 

In due anni, il 30,7% dei 426 siti che vendevano le “smart drug” sono stati chiusi o oscurati, mentre da tutti gli altri sono stati fatti rimuovere gli annunci ‘illegali’. Un’attenzione particolare viene dedicata anche al fenomeno dei rave party illegali, molti dei quali convocati sempre via web con meno di 24 ore di anticipo: “in 18 mesi ne sono stati segnalati 113, il 57% dei quali impediti o gestiti dal punto di vista sanitario e dell’ordine pubblico”.
“In Italia - ha concluso Serpelloni - si registra un sensibile calo del consumo delle droghe tradizionali anche nelle prime tre città, Roma, Napoli e Milano, con picchi del 50% in meno di metaboliti della cocaina rintracciati nelle acquee reflue. Ma personalmente mi preoccupa chi dà della cannabis un’immagine di sostanza naturale, che non crea dipendenza e che ha addirittura effetti terapeutici perché il solo parlare di legalizzazione ne fa impennare i consumi”.
“Quello delle ‘nuove droghe’ è un business impressionante - ha avvertito il generale di brigata Enrico Cataldi, comandante del Raggruppamento investigazioni scientifiche dell’Arma - visto che da ogni chilo di cannabinoidi di sintesi, pagato tra i 1.000 e i 1.500 euro, si ricavano circa 10mila bustine: vendute ciascuna a 30-40 euro, assicurano un incasso finale di 300mila-400mila euro”. La nuova sfida si gioca tutta su Internet: “se un certo prodotto va bene, si insiste sull’offerta, in caso contrario si punta su una sostanza alternativa. Il tutto in tempi brevissimi e potendo contare su una gigantesca rivendita telematica aperta 24 ore su 24 e accessibile da qualsiasi angolo del mondo”.
 


da qn.quotidiano.net

 


 
 

Venerdì, 12 Aprile 2013
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