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Notizie brevi 22/03/2013

Caffè ai camionisti per ridurre gli incidenti stradali?

Compiere lunghe distanze al volante affidandosi al potere della caffeina abbassa la probabilità d’incidente fino al 63%. Uno studio sulle strade australiane
Foto di repertorio dalla rete

Autisti e camionisti che guidano per lunghe tratte assumendo caffè, tè o energy drink per stare svegli incorrono in incidenti stradali con una probabilità del 63% in meno rispetto a quelli che non consumano caffeina. E questo anche se rimangono al volante più a lungo e senza riposare. Lo dimostra uno studio condotto da ricercatori australiani del George Institute for Global Health e appena pubblicato sul British Medical Journal.

Che la caffeina fosse uno dei più comuni ed efficaci stimolanti utilizzati dai guidatori per mantenersi svegli e non incappare nei cosiddetti colpi di sonno era cosa già nota, ma nessuno studio finora era riuscito a mettere in relazione il suo consumo con l’effettivo rischio di incidente sulla strada. Qui invece gli scienziati, in collaborazione con il Curtin-Monash Accident Research Centre, il Monash Injury Research Institute e il Transport and Road Safety Research, hanno indagato per tre anni (dal 2008 al 2011) tra numerosi guidatori di grossi veicoli commerciali, 530 dei quali coinvolti in sinistri stradali mentre percorrevano tratte lunghe, 517 che invece non hanno riportato alcun incidente. I ricercatori hanno dovuto tenere in considerazione nella stesura delle statistiche e nel calcolo del rischio anche fattori come l’età e lo stato di salute dei guidatori, le loro abitudini (come per esempio essere o meno fumatori), le distanze percorse al volante così come il numero di pause durante i viaggi nonché eventuali problemi soggettivi del sonno (le apnee notturne, per esempio), per non essere deviati nei risultati da fattori che esulassero il consumo di caffeina.

L’assunzione di sostanze caffeinate può proteggere in modo significativo dal rischio d’incidente nel caso di guidatori commerciali che compiono lunghe distanze” sostengono alla luce dei risultati i titolari della ricerca. Ma aggiungono anche che questo effetto benefico è un’espediente da utilizzare solo per brevi periodi e che è caldamente sconsigliato far diventare un’abitudine, restando di fondamentale importanza regolari soste per il riposo, per il sonno, o anche semplicemente per sgranchirsi un po’ dopo molte ore attaccati al sedile. Lisa Sharwook, primo autore dello studio, interviene affermando che sì, il tentativo di adattamento alla fatica di queste persone può essere considerato un successo se teniamo conto delle sole capacità di controllo e attenzione nella guida, ma allo stesso tempo è un fenomeno da valutare con attenzione e senza mettersi in testa che l’uso di caffeina possa rimpiazzare il beneficio di una bella dormita.

Troppe ore trascorse compiendo la stessa attività, in modo abitudinario e in una posizione sedentaria, spesso di notte e alterando così i ritmi circadiani, portano a forti stati di sonnolenza e disattenzione che dovrebbero essere presi in considerazione non solo dai guidatori stessi, nell'ottica di preservare la propria salute, ma anche dagli stessi gestori delle policy per la sicurezza stradale, nonché per la tutela di queste categorie di lavoratori. Sì quindi a un caffè per mantenere l’allerta al primo accenno di sbadiglio, ma avendo chiaro in mente che si tratta di un plus da sommare a un buon calendario sonno-veglia, ritmi di lavoro calibrati e, preferibilmente, a un’opportuna attività fisica.


http://life.wired.it

 

Venerdì, 22 Marzo 2013
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