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Poliziotto fino all’ultimo respiro
Il saluto dell’ASAPS al Capo della Polizia  Antonio Manganelli, poliziotto a 18 carati,  mai intimidito dalla mafia,  ma che si è dovuto arrendere  alla terribile malattia

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Il Capo della Polizia insieme agli agenti della Polizia Stradale dopo un saggio della Specialità in occasione di una recente Festa della Polizia

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Antonio Manganelli ci ha lasciato.
Il Capo della Polizia si è dovuto arrendere, alla fine, all’ultimo nemico che la vita gli ha fatto incontrare: la malattia.
L’investigatore che, dopo Giovanni De Gennaro, nel 2007 aveva assunto la direzione della Pubblica Sicurezza, ha combattuto strenuamente, restando al suo posto come solo pochi avrebbero saputo fare.
Poliziotto fino all’ultimo respiro.
La Polizia di Stato, per questo, resta orfana all’improvviso di uno degli “sbirri” più temuti dalla criminalità e apprezzati in Italia e all’estero, capace con la sua gentilezza di resistere a schiaffi e smacchi, forte però dei suoi successi e del suo incredibile curriculum, cresciuto cattura dopo cattura, indagine dopo indagine, successo dopo successo.
Classe 1950, il prefetto Manganelli si era laureato in Giurisprudenza per poi specializzarsi in Criminologia Clinica a Modena, cercando con tutte le proprie forze, da giovane funzionario, di realizzare il suo sogno di bambino: fare l’investigatore.

 

Il presidente dell'ASAPS Giordano Biserni saluta il capo della Polizia Antonio Manganelli dopo la cerimonia di una recente Festa della Polizia
 

Non ha mai fatto mistero, in chi l’ha conosciuto da vicino, della sua soddisfazione quando, nel 1986, scortò il pentito Buscetta nell’aula bunker di Palermo, dove venne istruito e celebrato il primo maxiprocesso a Cosa Nostra. Stretto collaboratore di Rocco Chinnici, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Antonino Caponnetto, Antonio Manganelli si formò a fianco di “sbirri” dello stampo dell’amico Gianni De Gennaro, che di lì a poco avrebbe fondato la DIA, di Alessandro Pansa e di Francesco Gratteri. Diede la caccia ai killer di Ninni Cassarà ed ebbe il privilegio di essere uno dei pochi a cui Falcone in persona dava la più totale fiducia e sono già in molti, fin dal giorno successivo alla sua scomparsa, a ritenere che quella “simpatia” sia dovuta, tra l’altro, al carattere calmo e riflessivo che accomunava giudice e poliziotto.
E poi il suo legame con Palermo, con gli indimenticabili anni della “Catturandi”, quelli della caccia a Pietro Aglieri, e poi Napoli e ancora Roma, con la direzione dello SCO.

 

 

La Polizia ha perso dunque un Capo vero, che nasce dagli appostamenti sulla strada e che ha poi lavorato nelle stanze del Viminale, capace di ricordarsi, vent’anni dopo, di un semplice poliziotto che lo aveva accompagnato nelle sue avventure e di scrivergli una lettera il giorno del pensionamento.
Lo Stato perde un servitore instancabile, a cui tutti gli esponenti delle Istituzioni, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il Ministro dell’Interno Cancellieri  in testa, hanno voluto rendere il loro sentito omaggio.
Il prefetto Manganelli è stato capace di fronteggiare i momenti più tragicamente difficili, come quelli del dopo G8 di Genova o di altre sciagurate pagine capaci di offuscare l’immagine di un corpo che dal 1981 resta uno dei fari di Giustizia e Legalità nella nostra democrazia.
L’ASAPS perde il suo interlocutore numero uno: difficile dimenticare il calore e l’energia amica delle sue strette di mano e il suo sorriso accattivante.
Impossibile dimenticare la sua rassicurante figura nei giorni terribili dei lutti nella Specialità, che ora, anche attraverso noi, intende rendergli omaggio.
Onori al poliziotto Manganelli.

 

Giovedì, 21 Marzo 2013
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