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Notizie brevi 11/03/2013

Nessuno ripara più le strade
Crolla il consumo di bitume, a rischio tutto il settore

"Crolla del 23% il consumo nazionale di bitume, (prodotto base per il conglomerato stradale). Il consumo del conglomerato bituminoso per le manutenzioni stradali si è dimezzato negli ultimi 6 anni, passando da 44 a circa 22 - 23 milioni di tonnellate, quantità molto al di sotto della soglia minima per la sicurezza stradale. Parallelamente alla profonda crisi delle manutenzioni stradali, che ha già provocato la chiusura di molte imprese, si è sviluppata la crisi del sistema industriale della raffinazione che negli ultimi mesi ha portato alla chiusura di due raffinerie e al blocco di altre due (su 15 raffinerie nazionali). Almeno un altro impianto è in difficoltà per problemi di mercato e ambientali. Solo una parte delle residue raffinerie produce bitume, si registrano problemi logistici e di disponibilità”. 

Questo il succo della Conferenza Internazionale dal titolo “Scenari di mercato, nuove prospettive e opportunità per il settore del bitume a livello europeo”, promossa oggi a Roma dal SITEB (Associazione Italiana Bitume Asfalto e Strade), a cui hanno partecipato esperti nazionali ed internazionali del settore petrolifero e del comparto bitume. 

Insomma dal 2006 ad oggi la produzione di asfalto stradale si è dimezzata, passando dai 44,3 a circa 22 - 23 milioni di tonnellate raggiunti al termine dello scorso anno; se la tendenza emersa in questi mesi dovesse confermarsi, a fine 2013 si sfonderà anche quota 20 milioni di tonnellate, che vorrebbe dire avere

limitato i lavori di manutenzione alla chiusura provvisoria e inefficace delle buche, o poco più. Da notare che il trend di calo del consumo di asfalto stradale a livello europeo Europa si è, invece, invertito nel corso del 2011.

E se la crisi continua l’Italia si appresta a perdere anche il settore industriale della raffinazione con immancabili e pesanti ricadute anche sui lavori di costruzione e manutenzione stradale, senza contare il conseguente aumento della dipendenza e vulnerabilità energetica del nostro Paese e il minor controllo sulla qualità dei prodotti importati. Il difficile scenario della raffinazione si riflette in modo significativo sulla filiera del bitume (4.000 aziende, 50.000 addetti diretti e un indotto di 500mila lavoratori), prezioso prodotto di derivazione petrolifera (circa il 2-3% sulla media dei grezzi lavorati dalle raffinerie) componente dell’asfalto per i lavori di manutenzione e costruzione stradali e delle membrane bitume-polimero, impiegate principalmente per impermeabilizzare edifici, ponti e viadotti.

 

da repubblica.it/motori

 

 


 

Lunedì, 11 Marzo 2013
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