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Notizie brevi 08/03/2013

Tir «taroccati»: il pericolo in strada
Aumentano i casi di manomissione dei cronotachigrafi
per viaggiare di più e saltare i riposi obbligatori

Una calamita posizionata per manomettere il funzionamento del cronotachigrafo

Una calamita al posto giusto, un caricabatterie “magico” e si ricorre pure all’icona di Padre Pio per fregare il Codice della strada.
I camionisti e il cronotachigrafo vivono un rapporto di simbiosi e spesso odio che può sfociare in multe pesanti (a partire da 1.600 euro, sospensione della patente, sequestro del mezzo fino alla denuncia penale). Se non vengono rispettare le regole. Guidare stanchi per troppe ore di seguito un auto-articolato o un lungo autotreno dal peso di diverse tonnellate è evidentemente un rischio per tutti. Per questo il Codice della Strada obbliga gli autisti a tenere monitorate le ore di guida e di riposo tramite il cronotachigrafo, uno strumento che registra su un disco quanto tempo si è lavorato e quanto invece il mezzo è stato fermo.

I CONTROLLI-Inoltre, registra la velocità del mezzo consentendo alle Forze dell’ordine di contestare anche eventuali eccessi di velocità. Teoricamente non è alterabile ma – si sa – fatta la legge si trova sempre l’inganno giusto. In questo caso, anche più di uno: l’Asaps (Associazione amici Polizia Stradale) ce ne segnala diversi, alcuni davvero ingegnosi scoperti nel corso dei controlli.. Quello più banale consiste in una potente calamita che riesce a bloccare temporaneamente - finché nelle vicinanze - il lavoro del cronotachigrafo, di fatto “congelando” la registrazione e consentendo all’autista di guidare più del consentito. In molti casi, quando le forze dell’ordine rilevano un’anomalia, riescono ad individuare il congegno, altrimenti hanno la facoltà di far verificare lo strumento in officine autorizzate. E come capire quando qualcosa non va? Generalmente, specie in autostrada, le pattuglie seguono per diversi chilometri l’automezzo prima di fermarlo e poi confrontano i dati reali con quelli del cronotachigrafo: non è raro che gli agenti possano testimoniare di aver seguito il mezzo per 10-15 minuti mentre sul “disco” siano registrati solo 2 o 3 minuti di guida.

L'ELETTRONICA
-Se la calamità è il metodo più diffuso, ce ne sono anche altri per “taroccare” il cronotachigrafo. Ad esempio, come rilevato da una pattuglia della Stradale di Trento, a un camionista fermato bastava inserire il caricabatterie del telefono cellulare nella presa da 12V dell’abitacolo per attivare un complesso sistema capace di sospendere la registrazione dello strumento. A Mestre, invece, la Stradale ha scoperto che tramite un minuscolo chip posizionato all’interno del cronotachigrafo, il conducente poteva mettere in pausa la registrazione tramite un telecomando. Un autotrasportatore calabrese, invece, si è affidato addirittura a Padre Pio: una medaglietta del Santo copriva un tasto che azionava un sistema capace di interferire con lo strumento obbligatorio per legge.

LO SFRUTTAMENTO
-Ma dietro questi fenomeni a volte anche curiosi si nasconde un sistema di sfruttamento degli autisti, costretti a viaggiare anche per tante centinaia di chilometri senza la possibilità di fare alcuna sosta. E poi, quando controllati dalle forze dell’ordine, sono loro, gli autisti, che si accollano la multa, la sospensione della patente e tutte le altre sanzioni collegate. Non chi li ha costretti a lavorare oltre il consentito.

 


Stefano Marzola
da corriere.it

 

 

Venerdì, 08 Marzo 2013
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