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Sbirri Pikkiati 04/01/2013

Poliziotto tenta di sedare una lite nella notte di capodanno
Massacrato di botte è ricoverato in coma all’ospedale San Camillo di Roma
Arrestati dalla Squadra Mobile i 4 picchiatori tutti italiani

Il suo senso del dovere non è venuto meno neppure fuori servizio, quando tutto attorno era solo festa e allegria per l’anno nuovo
L'ospedale San Camillo dov'è ricoverato l'agente di Polizia in coma - foto dalla rete

 (ASAPS) A volte si pensa di peccare di retorica quando si parla delle situazioni come questa, quando si usano frasi come “attaccamento al lavoro”, “senso del dovere”, “divisa portata come una seconda pelle”.
Ma questa volta non vogliamo vergognarci di essere retorici, anzi, lo siamo volutamente perché l’episodio accaduto nella giornata di capodanno a Marino, sui colli romani, merita un racconto appropriato ed accurato.
Lo sfortunato protagonista è Antonio De Vincentiis, un poliziotto di cinquant’anni che, in compagnia della moglie, faceva rientro presso la propria abitazione dopo una festa a casa di amici per festeggiare l’arrivo del 2013.
In una strada nei pressi della cittadina di Marino scoppia una lite per banali motivi di viabilità e Antonio si sente in dovere di intervenire. Non importa se è tardi, non importa se il clima di festa impone (ad altri) certi atteggiamenti di spensieratezza. Esce dalla macchina, si qualifica come poliziotto in servizio al Commissariato Viminale e cerca in tutti i modi di sedare una discussione che in un attimo si trasforma in rissa.

 

Due o tre persone che partecipavano alla rissa hanno rivolto le proprie attenzioni nei confronti del poliziotto intervenuto per placare gli animi e, con una violenza inaudita, sotto gli occhi terrorizzati della moglie rimasta in macchina, hanno infierito su Antonio con calci e pugni.
Il poliziotto è rimasto privo di sensi sull’asfalto. La moglie, con l’aiuto di altri automobilisti che nel frattempo erano giunti sul posto, ha chiamato i soccorsi che sono immediatamente giunti sul posto.
Poi la veloce corsa verso l’ospedale San Camillo dove Antonio De Vincentiis è giunto con un’emorragia cerebrale e gravi fratture al volto. I sanitari hanno deciso per il coma farmacologico al fine di ridurre al minimo i possibili rischi cerebrali.
Al capezzale del poliziotto, aiutata ad elaborare l’episodio di così grave violenza da una psicologa della Questura, la moglie e i due figli di 18 e 21 anni.
La donna, nonostante lo stato di prostrazione e paura per quanto accaduto, è riuscita a dare indicazioni agli uomini della Polizia sulla identità degli aggressori e i colleghi di Antonio si sono messi immediatamente al lavoro per dare un’identità (e magari una pena) agli aggressori.

 

Gli investigatori della Squadra Mobile e del commissariato di Marino subitpo hanno attivato indagini serrate e dopo qualche giorno la Squadra mobile diretta da Renato Cortese ha arrestato i quattro picchiatori per tentato omicidio.
I quattro picchiatori arrestati sono Giovanni Santosuosto, 48 anni, arrestato dalla mobile, Alessandro Anzellotti, 39 anni e Roberto Morelli, 29 anni e Andrea D'Ascensi, 38 anni che si sono costituiti giovedì pomeriggio in questura. Il Questore Fulvio della Rocca ha disposto anche la chiusura per due mesi del ristorante di Marino davanti al quale è scoppiata la rissa per motivi di sicurezza e di ordine pubblico. Sono in corso infine ulteriori indagini della polizia su alcuni dipendenti del locale perchè gli investigatori sospettano anche ritardi nei soccorsi all'ispettore.
Episodi come questo, accaduti quando il mondo si ferma per festeggiare e per evadere dalla routine e dalle problematiche quotidiane, evidenziano che ancora una fiammella di speranza esiste ancora finché esistono persone in grado di servire il Paese e prestare la propria opera a prescindere dal fatto che sia suo compito o meno, che sia in servizio o in ferie, che sia in divisa o che la stessa non sia al momento visibile perché nascosta da abiti civili, seppur tenacemente aderente alla pelle come parte di essa.
La Redazione dell’ASAPS, nell’augurare una pronta guarigione ad Antonio, vuole anche essere vicina alla moglie e ai figli che, nella sfortuna per quanto loro accaduto, devono sentirsi fieri, orgogliosi e fortunati di avere al fianco una persona di così grande spessore e professionalità. (ASAPS)

 

Venerdì, 04 Gennaio 2013
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