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Notizie brevi 07/03/2012

Banda di truffatori smascherata dalla polstrada di Potenza

POTENZA - C’era chi si procurava titoli bancari che poi venivano usati per le truffe, chi sceglieva i «clienti» a cui vendere la merce rubata, chi dispensava consigli informatici, chi si procurava gli assegni smarriti o rubati da impiegare nelle truffe e chi creava le false identità. Era un gruppo ben organizzato quello sgominato dalla sezione di polizia giudiziaria della polizia stradale di Potenza, che ha ribattezzato l’operazione «il mattatore». Il leader, secondo gli investigatori, era di Picerno: Pasquale Domenico Casalino. È l’unico finito in manette.
L’hanno arrestato l’altra settimana, poco prima che il pm della Procura di Potenza Eliana Franco chiudesse le indagini. L’accusa: associazione a delinquere finalizzata alle truffe ai danni di concessionari di auto, banche, gestori di telefonia, aziende operanti nel settore edile e negozi di Basilicata, Campania ed Emilia-Romagna.


Il metodo - Partiva tutto da Picerno. Casalino rilevava le società a responsabilità limitata in cui poi inseriva persone di sua fiducia (le cosiddette teste di legno) o addirittura soci inesistenti. Poi allacciava rapporti con istituti di credito, facendosi dare libretti di assegni utilizzati per truffare concessionari di auto e varie aziende artigiane sparse su tutto il territorio nazionale. Le stesse società sono state usate per firmare contratti telefonici che prevedevano la consegna di telefoni cellulari e computer portatili e fissi poi rivenduti, mentre le bollette telefoniche non venivano pagate. Le stesse società avrebbero anche emesso fatture per operazioni inesistenti, sempre allo scopo di truffare le banche, per ottenere il cosiddetto sconto fattura.


La truffa
- Casalino e Mirko Sartoni si presentano nell’autoconcessionaria di Valentino Pessolano a Potenza e comprano due Fiat Grande Punto. Casalino si presenta come socio della Casalino Srl, società «fittizia», secondo gli investigatori, e come intermediario dell’ingegner Sartoni della Tecnology Srl (altra società inesistente - hanno scoperto i poliziotti - e creata ad arte per questa operazione), interessato ad acquistare un numero elevato di veicoli necessari per un appalto aggiudicato dalla Tecnology Srl. «Casalino - secondo l’accusa - prima asseriva di essere intenzionato all'acquisto delle due auto, poi metteva in contatto Pessolano con Sartoni, infine dichiarandosi di essere disposto a pagare il prezzo, ha consegnato i propri documenti e un assegno bancario da 19mila euro». Quell’assegno, però, hanno accertato gli investigatori, era stato rubato. La truffa: Pessolano ha consegnato le auto, ma non è riuscito a incassare l’assegno.


Gli aiutini
- Secondo il magistrato Casalino sarebbe stato «aiutato» da Rocco Eufemia, un maresciallo dei carabinieri che, dopo aver ricevuto la querela depositata da Pessolano, «non avrebbe provveduto a comunicare la notizia di reato alla Procura, ritardando - sostiene l’accusa - l’inizio dell'attività d’indagine». L’inchiesta, in realtà, era già in corso. E pare che il maresciallo - si apprende da fonti vicine ai carabinieri - avesse anche avviato un’attività investigativa. Ma per la Procura il maresciallo avrebbe ricevuto un compenso: un telefono cellulare Nokia 6730 con scheda sim intestata a un’impresa di costruzioni di Picerno. Ed è finito sotto inchiesta.
La cancelleria - Finanche per l’approvvigionamento di cancelleria, secondo gli investigatori, Casalino e la sua banda decisero di studiare una truffa. Pagarono 20 pacchi da cinque risme di carta con un assegno postdatato da 350 euro. Quando il titolare della Felian Spa lo mise all’incasso scoprì che era un assegno rubato.

 


da amicipolstrada.blogspot.com

Mercoledì, 07 Marzo 2012
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