Mercoledì 12 Agosto 2020
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Rassegna stampa alcol e guida del 20-21 agosto 2011

A cura di Alessandro Sbarbada, Guido della Giacoma e Roberto Argenta

LA REPUBBLICA

Ubriaca uccide ragazza di 23 anni e fugge
E’ successo la notte scorsa a Torre Lapillo, una zona costiera del Salento a pochi chilometri da Porto Cesareo. La vittima era di bolognese. Ferito un ventenne. La donna è stata rintracciata dai carabinieri
Una donna ubriaca al volante ha travolto e ucciso una ragazza di 23 anni ed è fuggita. E’ successo la notte scorsa a Torre Lapillo, una zona costiera del Salento a pochi chilometri da Porto Cesareo.
La vittima era di Bologna e si trovava in Puglia per le vacanze. L’altra donna, di Campi Salentina, in provincia di Lecce,  era alla guida di una Smart ed è fuggita senza prestare soccorso.
E’ stata rintracciata poco dopo dai carabinieri ed è risultato che era in condizioni di ubriachezza. E’ stata denunciata per omicidio colposo e omissione di soccorso. Nell’incidente è rimasto ferito anche un giovane di 20 anni che è ricoverato in gravi condizioni nell’ospedale di Lecce.
Secondo una ricostruzione dell’accaduto fatta dai carabinieri, la vittima , insieme al suo amico che è di Paolo del Colle (Bari), stava passeggiando sulla litoranea, quando è stata travolta dall’automobile. Il ventenne è stato ricoverato nell’ospedale Vito Fazzi di Lecce, nel reparto di neurochirurgia, e i medici non hanno sciolto la prognosi nei suoi confronti.


IL TIRRENO

L’incidente.
La ragazza aveva un tasso quasi il triplo di quello consentito.
Operata l’amica: è ancora in Rianimazione
Schianto sulle Collacchie, positiva all’alcoltest
La conducente è stata dimessa dall’ospedale 10 giorni di prognosi
GROSSETO. È risultata positiva all’alcoltest con un tasso di quasi tre volte superiore a quello consentito Giulia Tiberi, 24 anni, la ragazza che all’alba di giovedì si è schiantata con un’amica mentre percorrevano la strada delle Collacchie a bordo di una Kia dopo una serata con gli amici.
Oltre alla decurtazione dei punti, la ventiquattreenne adesso rischia anche la sospensione della patente e una denuncia per guida in stato di ebbrezza. Intanto però. ieri mattina è stata dimessa dall’ospedale Misericordia. Le sue condizioni sono buone. La ragazza, durante la carambola che ha visto la propria auto schiantarsi sul guardrail, ribaltarsi per poi finire dall’altra parte della strada travolgendo due veicoli parcheggiati, ha riportato solo qualche ferita superficiale e diverse contusioni che i medici hanno giudicato guaribili in una decina di giorni.
Peggio è andata a Pamela Chiaretti, 23 anni. Nello schianto la giovane che era sul sedile del passeggero è stata schiacciata dal tettino dell’auto riportando una frattura in più punti al braccio e un trauma al torace. Per ricostruire la frattura, ieri mattina è stata operata in Ortopedia dopodiché è stata trasferita di nuovo in Rianimazione. Le sue condizioni sono serie ma non è in pericolo di vita. «È stato un miracolo che siano sopravvissute dopo quello che è successo alla loro macchina», raccontano i soccorritori ripensando alla scena che si sono trovati davanti all’alba di giovedì in corrispondenza del bar River, a Principina terra.
Ieri la polizia municpale che conduce le indagini ha inviato la prima informativa sul tavolo del pubblico ministero Laura D’Amelio. A cominciare dalla dinamica e dal tasso alcolemico (1,33 g/l) della conducente. Resta qualche dubbio sulla velocità alla quale l’utilitaria abbia affrontato la curva prima del dosso

CORRIERE DELLA SERA

Se gli ubriachi al volante non pagano per le vittime
Cinque storie di persone accusate di omicidio per guida sotto l’effetto di alcol o di droga. Cinque storie che fanno indignare. Come sono andate a finire? I colpevoli (o in attesa di giudizio) sono in carcere? Più di una volta è stato ipotizzato l’omicidio volontario con «dolo eventuale» per chi uccide a causa di un bicchiere di troppo (l’automobilista mettendosi alla guida dopo aver alzato il gomito accetta il rischio di provocare uno scontro mortale). Tutto inutile. Non esiste un solo caso in Italia in cui l’accusa di omicidio volontario sia rimasta in piedi. È passata soltanto una volta in primo grado, ma in appello e in Cassazione si è trasformata in colposo. E spesso non è stato nemmeno deciso il risarcimento per le vittime.
La proposta di introdurre un reato specifico che non consenta più di evitare la detenzione è stata avanzata dai ministri Maroni e Palma, che parlano di reato di «omicidio stradale» per le morti causate da chi guida sotto l’effetto di alcol o droghe. Gli incidenti stradali nel 2010 sono stati 105 mila (+6,1% rispetto al 2009), con 2.458 morti. I controlli con l’etilometro, 1.600.000 e dal 2011 sono aumentate del 5,4% le violazioni al Codice per guida in stato di ebbrezza (13.382), mentre, sono calate dell’11,4% quelle per guida sotto l’effetto di droghe (1.344).
Rossella Burattino
(Ha collaborato Alfio Sciacca)
 
ASCOLI PICENO BRESCIA
Ahmetovic ai domiciliari (ma è per una rapina)
La sua foto in terrazza mentre prendeva il sole in un residence di San Benedetto del Tronto fece tremare dal dolore i genitori dei quattro ragazzi morti e indignò gli italiani. Marco Ahmetovic è il rom che, ubriaco, con un tasso alcolico nel sangue sei volte superiore al limite, ha travolto con un furgone e ucciso nell’aprile del 2007 (aveva 22 anni), ad Appignano, 4 giovani tra i 16 e i 19 anni: Eleonora Allevi, Davide Corradetti, Danilo Traini e Alex Luciani. Accusato di omicidio colposo con colpa cosciente, in primo grado è stato condannato a 6 anni e sei mesi (confermato in appello e in Cassazione). Oggi è in carcere, ma perché processato anche per rapina. All’epoca ha fatto scalpore la decisione di concedergli i domiciliari in un appartamento che non era il suo (era senza fissa dimora), per poi farlo ritornare in carcere. I controlli nel residence erano così scarsi da permettere ad Ahmetovic di contattare un manager (su eBay si vendevano all’asta orologi, jeans, profumi e occhiali da sole di cui lui era testimonial) e un pregiudicato.
 
TRAPANI ROMA
Travolse due fidanzati Pena dimezzata in appello
Stefano Lucidi era stato il primo pirata della strada a essere condannato in Italia per omicidio volontario con dolo eventuale. Dopo un anno, nel 2009, i giudici in appello (e confermato in Cassazione nel 2010) hanno cambiato idea e gli hanno dimezzato la pena: da 10 a 5 anni. Oggi è in carcere. Nel maggio 2008 ha ucciso Flaminia Giordani e Alessio Giuliani (Jpeg Fotoservizi), fidanzati di 23 e 22 anni, li ha investiti all’incrocio fra la Nomentana e viale Regina Margherita a Roma. Aveva omesso di fermarsi e prestare loro soccorso, dandosi alla fuga e preoccupandosi solo di «appizzare» (nascondere) la macchina, individuata grazie a un testimone. Dopo la sentenza di secondo grado, amarezza, delusione e visi sconvolti per i genitori delle giovani vittime. Lucidi assumeva cocaina, per questo gli era stata tolta la patente. E all’epoca dello scontro mortale con la sua Mercedes risultò positivo all’uso di stupefacenti. Ad accusarlo di essere passato con il rosso è stata la sua compagna (anche lei a bordo). I due la notte dell’incidente stavano litigando.
 
Uccise un’intera famiglia Solo due giorni in carcere
Il 24 aprile del 2010, ubriaco, Alessandro Bonelli si mette al volante della sua auto. Uccide un’intera famiglia. Dopo soli due giorni di carcere è agli arresti domiciliari con il permesso di andare al lavoro. L’imprenditore milanese guidava sull’A4 con un tasso etilico tre volte più alto rispetto al limite di legge. Un particolare che, unito all’alta velocità, ha segnato la vita di Alessio Pecci (34 anni), di sua moglie Silvia Marx (32 anni) e del piccolo Nicolas di 18 mesi. La Renault Clio della famiglia Pecci che viaggiava in direzione di Brescia è stata tamponata dalla Bmw sul rettilineo che immette al casello di Desenzano. Uno scontro molto violento che ha fatto catapultare l’utilitaria prima contro un’altra auto per poi schiacciarla contro il guard rail. In primo grado (dicembre 2010) Bonelli era stato condannato con rito abbreviato a 4 anni e 4 mesi per omicidio colposo. Aveva precedenti per guida in stato di ebbrezza. L’appello (giugno 2011) ha confermato la sentenza ma a settembre l’avvocato difensore presenterà un’istanza di remissione in libertà.
 
CATANZARO
Con l’auto su sette ciclisti Processo «breve» dopo 9 mesi
«L’ auto come una bomba». Chafik Elketani, 21 anni, originario del Marocco, risultato positivo al test della cannabis, piomba con la sua Mercedes su un gruppo di dieci ciclisti amatoriali uccidendone sette e ferendone tre. Il fatto è successo il 5 dicembre 2010 a Lamezia Terme (Catanzaro). L’accusa: omicidio colposo plurimo aggravato dalla guida sotto l’effetto della droga. Ma il processo davanti al giudice per l’udienza preliminare, con rito abbreviato, si terrà soltanto il 21 settembre prossimo, ben 9 mesi dopo. L’omicida, che guidava anche senza patente, è in carcere in attesa di giudizio. La scena che si è presentata quel giorno ai soccorritori è stata apocalittica: corpi e biciclette disseminati sui campi e sull’asfalto. L’incidente è avvenuto dopo un sorpasso in curva del giovane marocchino. Probabilmente per l’alta velocità non è più riuscito a controllare la sua auto. Ha sbattuto su un muretto, si è ribaltata, e prima di finire sul guard rail ha falciato il gruppo di ciclisti che rientravano da Lamezia.
 
A 120 all’ora su madre e figli
È ancora in libertà

Non ha fatto un solo giorno di carcere. Fabio Gulotta, 21 anni, è stato denunciato a piede libero per omicidio colposo plurimo aggravato dalla guida in stato di ebbrezza. E in attesa del rinvio a giudizio ha ripreso a frequentare i bar e la piazza di Campobello di Mazara. Eppure ha sulla coscienza un’intera famiglia. Lo scorso 15 gennaio con la sua Bmw sfrecciava a 120 chilometri all’ora per Campobello di Mazara (Trapani). Ad un incrocio il terribile impatto con la Fiat 600 sulla quale viaggiava la famiglia Quinci. Morirono i due bambini, Martina e Vito di 12 e 10 anni, qualche ora dopo anche la madre Lidia Mangiaracina di 37 anni. Unico sopravvissuto il capofamiglia, Baldassare Quinci, 43 anni, maresciallo dell’aeronautica, che per mesi ha cercato nella giustizia una ragione per andare avanti. Invece, per assurdo, si è visto contestare dai legali di Gulotta il concorso di colpa nell’incidente. Un mese fa Quinci ha deciso di farla finita, si è impiccato ad una trave. Nessun risarcimento per le vittime e l’unica sanzione per Gulotta è stato il ritiro della patente.
ADNKRONOS

Vicenza, giovane morì travolto da auto contromano: il padre vuole l’arresto del responsabile
Vicenza, 19 ago. (Adnkrons) - Ha visto la sua famiglia distrutta per colpa di un incidente stradale lo scorso 2 giugno: un auto contromano, lungo la tangenziale sud di Vicenza, travolge l’auto del figlio, Alex 24 anni, che perde la vita nell’impatto. Due giorni dopo il terribile incidente la madre del giovane, la 48enne Carla Tessari, non sopportando il dolore si suicida. Piero Di Stefano, di Torri di Quartesolo, e’ disperato ma determinato: deluso dal comportamento della classe politica, che attenzione al suo caso non ne ha data, ha deciso di fare a modo suo.
Prima ha acquistato uno spazio a pagamento sul Giornale di Vicenza per ricordare la tragedia, pubblicando un annuncio choc con la foto dell’incidente ed quella della moglie nel giorno del suo compleanno e poi lanciando un messaggio chiarissimo: "Non cerco la vendetta, chiedo che chi e’ responsabile di quanto ha fatto paghi, perche’ e’ giusto. Mi battero’, con gli avvocati e con l’Associazione, perche’ ci sia una condanna, altrimenti sarebbe un segnale gravissimo. Se uno dopo due mesi, dopo quello che ha fatto, va fuori, che messaggio si da’ ai ragazzi? Che si puo’ fare cio’ che si vuole e si rischia poco o nulla".
Di Stefano vuole l’arresto del responsabile della morte di suo figlio e del suicidio della moglie. Questo sulla scia di quanto accaduto in Piemonte che ha portato all’arresto per omicidio volontario di un costruttore albanese, risultato ubriaco, che percorrendo la A26 contro mano ha causato la morte di quattro giovani turisti francesi. "Mi chiedo - dice Di Stefano - perche’ abbiano aspettato altri quattro morti prima di intervenire in questa direzione".
Confrontando le dinamiche dei due incidenti, dice Di Stefano, "non ci sono differenze: tutti e due andavano contromano e avevano bevuto. Nel caso del mio Alex, poi, l’altro ragazzo e’ risultato positivo anche alla cocaina. In Piemonte quel guidatore e’ stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario aggravato. Chi ha provocato la morte di quattro giovani e’ in carcere, chi invece ha provocato la morte di un ragazzo e’ ancora libero, proprio con lo capisco. Mi viene da pensare che forse non e’ stato abbastanza, forse quella sera doveva esserci un’altra vittima, allora sarebbe stato diverso".
A questo si aggiunge il silenzio della classe politica anche a due settimane dalla clamorosa inserzione: "Sono molto deluso dai politici locali, nessuno - dice - ha mosso un dito. Nessuno si e’ fatto vivo, nemmeno per esprimere solidarieta’. Ma non e’ per me, ripeto, e’ perche’ credo che sia una battaglia condivisibile. Comunque non mi arrendo, continuero’ a battermi con l’Associazione delle vittime della strada con cui siamo in contatto. Il nostro obiettivo e’ far si’ che non succedano piu’ queste cose, mai piu’. Si parla sempre di quelli che non ci sono piu’, ed e’ giusto. Ma i parenti - conclude il padre - sono cadaveri che camminano".
CORRIERE DEL VENETO (Treviso)

Il papà del 17enne ucciso da un ubriaco
«Omicidio stradale, giustizialismo inutile»
SUSEGANA — Il prossimo 27 agosto saranno passati quattordici anni dalla morte di Alan Viel. Il 17enne di Ponte della Priula venne travolto e ucciso da un automobilista ubriaco e senza patente ed in sua memoria venerdì della settimana ventura riecheggeranno ancora una volta i «Suoni in una sera d’estate».
Ma in questi giorni in cui il governo accelera sull’ipotesi di reato di omicidio stradale, incassando il plauso delle associazioni dei familiari delle vittime, fuori dal coro si leva pacata ma ferma la voce di papà Eros: «Ma siamo sicuri che soddisfacendo questa sete di giustizialismo, la politica guarirà questa piaga?».
Già autore di «Quattro giorni di assoluto silenzio», il libro diventato prima uno spettacolo teatrale e poi anche un lungometraggio, Eros Viel si è preso qualche ora per riflettere sul tema rilanciato dai ministri Roberto Maroni e Francesco Nitto Palma e poi ripreso anche dal governatore Luca Zaia. «Più che asserzioni - premette l’insegnante - i miei sono semplici dubbi».
Interrogativi destinati comunque a toccare le coscienze. «Se le carceri scoppiano tanto che i politici parlano di indulto e depenalizzazione, è logico introdurre un ulteriore reato con questo tipo di pena? E considerata l’irresponsabilità di chi abusa di alcol e droghe, e magari poi si mette alla guida di un veicolo, quale capacità deterrente potrà alla fine avere una norma del genere?». Il padre di Alan afferma di capire le posizioni dei vari esponenti: «Parlano ai loro elettori e magari in questo momento i loro partiti hanno bisogno di ritagliarsi una propria visibilità che dia linfa alle teorie della legalità». Detto ciò, tuttavia, la perplessità è inevitabile: «Ma allora i politici devono farsi portavoce della pancia del popolo, o piuttosto avendone rilevato i bisogni attuare quelle riforme necessarie per una società migliore?».
Da genitore di un ragazzo morto sulla strada, Viel ha comunque voluto interessarsi alla bozza della nuova fattispecie, trovandovi spunti per nuove domande. «Mi pare di aver capito che in caso di approvazione di questa norma i risarcimenti assicurativi si prolungherebbero sine die, cioè alla fine del procedimento dei vari appelli di giudizio. Mi pare che l’obiettivo delle varie associazioni impegnate su questo fronte sia esattamente l’opposto, cioè accorciare i tempi di risoluzione del dramma. O sbaglio?». Ed in definitiva, ammettendo di ritrovarsi al punto di partenza: «È giusto introdurre il reato di omicidio stradale? Non lo so, mi auguro che le persone che abbiamo mandato a governare sappiano valutare la questione nella sua globalità in modo che, non solo attraverso il ministero di Giustizia, ma anche attraverso quello dei Trasporti, della Cultura, delle Comunicazioni, dell’Istruzione, della Sanità e di tutti noi, si possa concorrere a raggiungere soluzioni migliori».
Di certo il suo impegno non calerà sul fronte della sensibilizzazione: «Il mio lavoro è molto più modesto, continuare a parlare con le persone affinché con consapevolezza e serenità percorrano la loro strada quotidiana».
Angela Pederiva
VICENZAPIU.COM

Lentino, BastaUnAttimo: "con l’omicidio stradale, si passi dalle parole ai fatti"
Carmelo Lentino, BastaUnAttimo - "Sarebbe importante che quanto annunciato dal Ministro dell’Interno e da quello della Giustizia nel corso della conferenza stampa di metà agosto non sia l’ennesimo annuncio spot sul tema della sicurezza stradale, effetto esclusivamente dell’onda emotiva per gli avvenimenti di questi ultimi giorni, ma rappresenti effettivamente una volontà politica e governativa di immediata attuazione".
Ad affermalo è Carmelo Lentino, portavoce di BastaUnAttimo, la campagna nazionale sulla sicurezza stradale e contro le stragi del sabato sera promossa da AssoGiovani e Forum Nazionale dei Giovani, in merito alla proposta dei Ministri dell’Interno e della Giustizia sull’introduzione del reato di omicidio stradale.
"In Italia - continua il Portavoce di BastaUnAttimo - le vittime della strada continuano ad essere troppe e la guida in stato psico-fisico alterato dall’assunzione di alcool o sostanze stupefacenti continua ad essere una delle cause principali, assieme all’elevata velocità. Ci vogliono pene proporzionate alla gravità di quanto commesso, ma ad oggi il nostro ordinamento è carente".
"La politica - prosegue - affronta questo argomento da decenni, ma non ha mai avuto la determinazione necessaria per risolverlo. Altrimenti non si continuerebbero a contare, quotidianamente, dieci vite spezzate sulle strade italiane".
"Si passi dunque dalle parole ai fatti - conclude Lentino - ricordandosi anche degli indispensabili investimenti in educazione stradale, ma questo è un altro capitolo".
IL GAZZETTINO (Treviso)

Associazione Manuela: «L’omicidio stradale è un’idea da sposare»
SAN FIOR - (e.b.) Parte da San Fior la crociata per la sicurezza stradale. Dopo le dichiarazioni del ministro dell’Interno Roberto Maroni e del ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma, favorevoli all’introduzione del reato specifico di omicidio stradale per chi si mette alla guida ubriaco o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, alcuni cittadini di San Fior si sono mobilitati, sposando l’idea. D’altra parte anche il presidente della Regione Veneto Luca Zaia l’aveva promossa: «Sarebbe necessario introdurre il reato specifico di omicidio stradale - aveva dichiarato - perché non si tratta di reato colposo, ma c’è un’assunzione totale di responsabilità da parte di chi si mette alla guida ubriaco o sotto l’effetto di droghe».
Nonostante le dichiarazioni di ministri e del presidente Zaia i giuristi ritengono però la proposta un assurdo: «In Italia - spiegano - ci sono già 36 fattispecie di omicidio (una specifica sugli incidenti stradali), non ne serve un’altra. Chi sostiene che l’incidente stradale non è un reato colposo dovrebbe andare a rileggersi il Codice».
A rilanciare il progetto "omicidio stradale" è il presidente dell’associazione Manuela sicurezza stradale: «L’idea Maroni è la risposta al nostro appello d’inizio agosto - spiega Andrea Dan - contro l’abuso di alcol nei locali. L’associazione lavorerà perché la proposta diventi legge e non si trasformi in propaganda politica». Il timore di Dan è che "l’omicidio stradale" affondi nel pantano della burocrazia: «Il percorso sarà lungo, ma l’obiettivo è arrivare a una legge che sia applicata. Non come sta accadendo per quella sulle pene alternative che non viene applicata». Infine Dan lancia una provocazione: «A settembre riprenderanno le scuole: quanto è stato investito per la formazione dei giovani contro gli incidenti stradali? Le buone abitudini e la cultura della guida va diffusa tra i ragazzi, il 30 per cento dei quali è astemio».
INFORMAZIONE.IT

Donne e Alcol in Italia: secondo uno studio europeo il trend di consumo di alcolici tra le donne sarebbe in aumento
In Europa l’Olanda è il paese dove le donne consumano maggior alcol, seguita dalla Gran Bretagna
LECCE, 19/08/2011 (informazione.it - comunicati stampa) Donne e Alcol in Italia: secondo uno studio europeo il trend di consumo di alcolici tra le donne sarebbe in aumento e ora sono quasi alla pari con gli uomini. (*) L’ultima moda è astenersi dal cibo per abbuffarsi di alcol.
Il consumo femminile di bevande alcoliche in Italia ha seguito un andamento parallelo a quello del mutamento del ruolo sociale della donna.
La donna italiana ha conquistato spazio sia nel mondo del lavoro che in ambito sociale e ciò ha determinato una sua maggiore disponibilità economica, maggiori contatti sociali e più tempo passato fuori casa impegnate in attività ricreative o lavorative. Questi cambiamenti sociali trovano riscontro anche nelle variazioni nel consumo di bevande alcoliche, sia per quanto riguarda gli stili e le occasioni, che per quanto attiene alle quantità.
Infatti se fino a qualche anno fa i maggiori consumatori di alcol erano gli uomini, ultimamente anche le donne hanno aumentato il consumo di bevande alcoliche. Ad oggi circa il 56,9% delle donne italiane consuma alcol rispetto al 43% degli anni Ottanta. Il maggiore consumo di alcol si registra trasversalmente per le varie fasce di età: a consumare più bevande alcoliche non sono solo le più giovani, ma anche donne di oltre quarant’anni e quelle anziane. Ogni anno circa 25.000-35.000 persone muoiono per problematiche connesse all’alcol e di esse circa 7.000 sono donne.
Nel complesso, il 4,5 per cento sono stati considerati bevitori festivi, nel senso che bevono sei o più drink in una sola seduta, almeno una volta al mese. In media, fra tutte le fasce di eta’, la piu’ consumata e’ la birra e di seguito il vino, per quantita’ in litri, per avventori invece vino, birra e altro. (**)
In Europa l’Olanda è il paese dove le donne consumano maggior alcol, seguita dalla Gran Bretagna. mentre si conferma un consumo abbastanza omogeneo per entrambi i sessi nelle diverse zone italiane, con una leggera prevalenza delle regioni del Nord Est rispetto al Nord Ovest e al Centro, mentre al Sud le percentuali sono leggermente più basse.
A questo si aggiunge un fenomeno che ha cominciato a preoccupare gli specialisti dei disturbi alimentari negli Stati Uniti ma che ha già preso piede anche in Europa. Si chiama drunkoressia e si tratta di una forma di anoressia «preventiva» praticata dai giovanissimi, ma soprattutto dalle ragazze, che smettono di mangiare nel fine settimana per poi poter bere alcolici (che sono molto calorici) in tutta libertà e senza prendere chili. Nata negli Stati Uniti, è una moda che sta dilagando anche in Italia soprattutto tra le adolescenti che vogliono restare magrissime.
Le persone, conclude Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, non si rendono conto dei pericoli associati al consumo di alcol che causa conseguenze gravi per la salute. Secondo gli scienziati il corpo della donna è più vulnerabili e sono meno in grado di far fronte al pesante consumo.
 
(*) Nota: purtroppo i primi due articoli di oggi in rassegna mostrano chiaramente come il fatto che i problemi legati al bere siano sempre più anche femminili si porta dietro tutta una serie di sofferenze, dirette e indirette.
 
(**) Nota: in Italia persiste la convinzione – diffusa ma immotivata – che i problemi e le sofferenze alcolcorrelate siano conseguenti soprattutto al consumo di superalcolici.
I superalcolici nel nostro paese hanno la responsabilità di circa “solo” il venti per cento del fenomeno.
La parte del leone la fa ancora il vino, seguito dalla birra.
Chi opera “sul campo” lo sa benissimo, ma aii non addetti ai lavori questo dato non è conosciuto.
Glielo dobbiamo dire e ricordare sempre.
Tutti gli interventi preventivi ne devono tenere conto: intervenire su una festa (come al “Croda” in Versilia, di cui al successivo articolo) proibendo i superalcolici e consentendo il vino e la birra, proporre tassazioni sui superalcolici, e non sul vino e sulla birra, sono interventi proposti in buona fede, ma che vanno discussi, perché non incidono sulla parte più significativa del problema.
IL TIRRENO

No alcol per Croda e stadio
Due ordinanze firmate dal sindaco Lunardini. Vietate anche le lattine
Festa in spiaggia. Stop alla vendita sopra i 21 gradi
DONATELLA FRANCESCONI
VIAREGGIO. È di nuovo Croda, ancora questa sera, ed il sindaco Lunardini ha firmato l’ordinanza che limita la gradazione delle bevande alcoliche nel raggio di 200 metri dal confine del territorio in cui si svolge la festa.
No alcol sopra i 21 gradi, dunque, nei locali del Vialone, compresi nell’area dove il Croda si svolge, dalle 19 alle 3 di entrambe le giornata di festa in spiaggia. La stessa ordinanza vieta anche la somministrazione di cibo e/o bevande in contenitori che non siano di carta e plastica, del tipo a perdere. Bandite, dunque, anche le lattine.
È comunque un passo, in un’estate ad alto tasso alcolico con gli shottini (le mini bevande per i più giovani, intorno ai 4,5 gradi) venduti a 1 euro nelle promozioni dei locali di tutta la Versilia e con le bevute a scalare in più di una discoteca. Eppure sembra un po’essersi perso il buon rapporto con la solida struttura del Comitato “Non la bevo” con tutte le sue adesioni e le sue iniziative. Non si può non sottolineare, inoltre, come l’amministrazione comunale del sindaco Lunardini continui a garantire il proprio patrocinio a feste alcoliche come la futura Festa della birra. Violando una delibera che non lo consente e che non è mai stata abrogata.
 Ordinanza no alcol anche per la stagione calcistica. In questo caso sarà «vietato vendere e somministrare bevande di qualsiasi gradazione alcolica da un’ora prima dell’inizio della partita fino ad un’ora dopo il termine della gara». L’ordinanza è valida per tutti gli incontri che l’Esperia disputerà allo stadio dei Pini ed è rifertita alle strutture ambulanti su via Menini, Petrarca, Coopino e viale dei Tigli, ai bar della piscina comunale del Palazzetto dello sport, alla vendita all’interno dello stadio.
Anche in questo caso per bevande e cibi sono consentiti i contenitori a perdere da un’ora prima della partita ad un’ora dopo il termine.
IL TIRRENO

«Il Comune non finanzia la festa della birra»
VIAREGGIO. «Desidero sottolineare che il Comune non si è assolutamente fatto carico, come risulta dai documenti agli atti, di nessuna spesa nè di infrastrutture e servizi vari che sono totalmente a cura e carico degli organizzatori della festa della birra». Ci tiene a ribadirlo l’assessore al commercio, Antonio Cima.
Che continua: «Per quanto riguarda il suolo pubblico occupato è stato pagato dagli organizzatori senza alcuno sconto e particolari agevolazioni. Nel rispetto delle norme e delle procedure». Il Comune - prosegue Cima - «ha raccolto la proposta che ci era stata presentata dagli organizzatori della festa (senza alcun rapporto da parte nostra con la Augustiner-Brau Munchen), favorendo al contempo il rapporto con la Fondazione Carnevale che abbiamo visto favorevolmente proprio per le relazioni con Monaco di Baviera».
Per quanto riguarda l’evento in sé - scrive l’assessore - «sottolineo che le categorie economiche sono state debitamente informate dell’iniziativa che ci veniva rivolta».
CORRIERE DEL VENETO (Treviso)

Jesolo, festino con alcol e droga muore in camera a 17 anni
In gruppo per sniffare eroina. Al mattino un urlo: «Sta male, sta male»
JESOLO — Festino notturno a base di droga e alcol sull’attico frontemare. Qualche ora dopo iniziano le crisi ma gli amici si accorgono della tragedia solo al risveglio, a mezzogiorno. Troppo tardi. All’arrivo dei sanitari il cuore di Andrea Taormina, 17 anni, figlio di un consulente legale e di una bancaria, residente in centro a Mestre, non batteva più. Si tratta del secondo decesso nel giro di quattro giorni nella capitale veneta del divertimento. Dopo il 23enne lodigiano Lorenzo Mola, morto lunedì scorso (e le cui cause saranno accertate con l’autopsia dei prossimi giorni), all’alba di ieri una seconda giovane vita si è spezzata al settimo piano del residence «Playa Grande», in piazza Milano.
E’ sera quando sull’attico frontemare si radunano i quattro protagonisti di questa vicenda, di cui due minorenni. Uno F.T 18 anni, è il figlio del proprietario dell’immobile, un professionista di Mestre. Ci sono poi la sorella F.T. di 22 anni con il fidanzato e infine Andrea Taormina. Secondo quando raccontato alla polizia, i quattro avrebbero bevuto e sniffato l’eroina acquistata lo stesso giorno da spacciatori della piazza mestrina. Il tutto sarebbe continuato almeno fino alle 5.45 secondo un residente che li ha sentiti far baldoria, poi, sorto il sole, la compagnia si sarebbe ritirata in appartamento. Andrea Taormina nella notte aveva già avuto qualche sintomo di malessere, che agli amici non aveva dato particolare preoccupazione. In realtà quel vomito era stato preludio della tragedia sopraggiunta qualche ora dopo.
Tra le 12 e le 12.30 di ieri, è la figlia del proprietario dell’attico, appena sveglia, a notare che Andrea non dà segni di vita: chiama subito il 118 e scende all’esterno del residence per segnalare il luogo d’intervento all’ambulanza. Qualche minuto dopo i sanitari non faranno altro che constatare il decesso avvenuto, secondo una prima ipotesi, tra le 8 e le 10. «Ero alla reception quando ho visto la ragazza correre fuori piangendo — spiega il portinaio del residence —. Urlava: sta male, sta male, poi è arrivata l’ambulanza seguita dalla pattuglia della polizia».
Nel primo pomeriggio l’incubo si materializza. Tra un viavai di bagnanti in costume, il cadavere del giovane lascia il più grande residence della zona per essere trasferito nella camera mortuaria dell’ospedale, in attesa dell’esame autoptico che stabilirà se il decesso sia avvenuto per overdose, per una partita di stupefacente tagliato male o a causa di un mix letale alcol-droga. I tre amici vengono invece accompagnati al commissariato di Jesolo e interrogati per ore. Seguiti a breve dai rispettivi genitori. Dall’identificazione e dalle testimonianze, la polizia apprende che tre sono già stati in cura al Servizio per le Dipendenze dell’Usl 12 veneziana, che nel festino c’era anche del metadone di cui facevano uso due dei ragazzi, e che non è possibile accertare la quantità di eroina acquistata perché le testimonianze sono contrastanti. Di certo i quattro, la scorsa notte, hanno sniffato tutta l’eroina a disposizione.
Su una sola questione i tre superstiti non hanno avuto dubbi: Andrea aveva frequentato in passato il Ser.D. ma da due anni era uscito dai problemi legati alla droga. (*) Perché, allora, l’assunzione di eroina? Possibile che Andrea non avesse considerato che il proprio fisico non era più pronto a ricevere certe quantità di eroina? In attesa dell’autopsia gli inquirenti indagano a tutto campo e cercano lo spacciatore che ha ceduto lo stupefacente.
Mauro Zanutto
 
(*) Nota: 17 – 2 = 15. Se a quindici anni “era uscito dai problemi legati alla droga”, a che età vi era entrato?
Davvero non ci sono parole, solo una tristezza infinita.
CORRIERE DEL VENETO (Treviso)

«Una generazione che consuma di tutto
Più dura per noi intervenire sui mix»
MESTRE — La cocaina accompagna gli spritz, per proseguire la serata in club o discoteca si passa all’ectasy e per far scendere l’effetto delle anfetamine, arrivano metadone o eroina. Lo registrano sul campo gli operatori della Riduzione del danno del Comune di Venezia, specialmente con Tips&Tricks, il servizio che si occupa di prevenzione tra i più giovani nei locali, nei rave, alle feste, ovunque cioè si assembrino gli under 30.
«Siamo di fronte a una generazione che non ha visto e non conosce la strage che ha mietuto l’eroina negli anni Ottanta - spiega Alberto Favaretto, responsabile della Riduzione del danno - i giovanissimi hanno un approccio meno spaventato e per loro le sostanze sono spesso un bene di consumo come qualsiasi altro, è difficile intercettarli, alle feste si avvicina un fenomeno ma il singolo ragazzo purtroppo arriva ai servizi quando è troppo tardi». Si sballano per divertirsi e, dall’esperienza sul campo di Favaretto, «manca la percezione del rischio che si corre nel mischiare alcol, anfetamine e spesso eroina - continua -. In famiglia poi non è detto che il problema emerga e venga affrontato come tale, alla fine qualche trasgressione ai giovani la si lascia passare, il nodo però è che andrebbe accompagnata».
Che manchi un’adeguata informazione sul pericolo di mischiare droghe diverse lo vedono anche i medici e gli infermieri al pronto soccorso. Per loro un tempo, negli anni dell’eroina iniettata, era più semplice intervenire. «C’erano più accessi in ospedale - testimoniano al primo intervento dell’ospedale di Jesolo - ora l’assunzione è più semplice, meno violenta, difficilmente i ragazzi arrivano da noi e quando succede è più complicato individuare quale sostanza hanno assunto».
La diffusione del consumo di sostanze pesanti non è poi isolata alle località della movida. «A Mestre è più semplice reperire cocaina o anfetamine che hashish - dice Favaretto - le sostanze sono tutte equiparate per la legge, il guadagno con quelle leggere è inferiore ma il rischio è identico e gli spacciatori puntano appunto a guadagnare».
G.B.
CORRIERE DEL VENETO (Treviso)

L’Usl 10: «Peggiorata la situazione nei locali»
Il sindaco: «La movida non c’entra nulla»
JESOLO — «La situazione nei locali è peggiorata dall’anno scorso, i giovani sono più sballati». Il responsabile del Servizio tossicodipendenze dell’Usl 10 di San Donà, Davide Banon, da dodici anni ogni estate di sera è con i camper fuori da discoteche e locali di Jesolo e nel 2011, rivela, c’è un’impennata nel consumo di droga. «Purtroppo la legge non ci permette di analizzare le sostanze, se non a seguito di sequestri delle forze dell’ordine — spiega il medico — ma circolano ecstasy liquida e ketamina, un anestetico veterinario». I due decessi dell’ultima settimana per Banon rappresentano una sconfitta nel lavoro di strada e al direttore generale dell’Usl 20, Paolo Stocco, fanno dire: «Non possiamo parlare di tragica fatalità, bisogna fare di più, serve un tavolo di lavoro tra Usl, forze dell’ordine e amministrazione».
Stocco oltre a essere dg è stato negli anni Ottanta tra i fondatori di «Villa Renata», comunità terapeutica per tossicodipendenti al Lido di Venezia, e forte della sua esperienza lancia un allarme. «Si è allentata la guardia — avverte — non dobbiamo sottovalutare i mix che fanno i giovani di alcol e droghe». Sempre per il direttore c’è quindi un problema di costumi sociali. «Il messaggio che accompagna l’industria del divertimento è che lo sballo è lecito — commenta —. In Europa esistono capitali di questo genere come Ibiza, e a Jesolo si sta costruendo qualcosa di simile: è pericolosissimo».
Un punto di vista che però il sindaco della cittadina balneare, sinonimo di movida per tutta l’Italia, non condivide. «Non c’è correlazione tra la vita notturna e i recenti fatti — dice Francesco Calzavara — nè una recrudescenza nell’uso di droga, in questo periodo la città è piena di giovani e al di là dei due tragici eventi l’estate è stata tranquilla, senza risse o problemi». (*) Unico neo per Calzavara è la musica tecno, perchè «induce all’uso di sostanze sintetiche, ci sono però controlli e prevenzione. Gestori di locali e Comune concordano che è importante reprimere e informare». I tagli alla sanità stanno però mettendo a rischio i servizi di strada del Sert, quest’anno la Regione non ha stanziato nemmeno un centesimo per i camper di Banon. «Riusciamo a lavorare solo grazie al contributo di Comune e Usl», conferma.
In questo scenario nemmeno per chi lavora in ospedale intervenire è semplice, i ragazzi assumono sostanze a volte sconosciute e non approdano quasi mai in Pronto soccorso. «Quando arriva qualcuno che dà l’idea di essere sotto effetto di qualche droga, mandiamo il prelievo del sangue al Centro antiveleni di Pavia», dice Franco Laterza, primario del Pronto soccorso jesolano. Giovedì sono giunti gli esiti di due controlli e nel sangue c’erano cocaina ed ecstasy. Le forze dell’ordine però hanno dati diversi da quelli dei medici. «Se c’è una tendenza a cui abbiamo assistito nell’ultimo anno è una generale diminuzione di denunce, arresti e sequestri di droga — afferma Mario Argenio, responsabile del commissariato di polizia di Jesolo —. I fattori sono molteplici e non è ininfluente la crisi che colpisce anche il mercato degli stupefacenti, non è un caso che ci sia capitato varie volte di denunciare per truffa persone che vendono sostanze spacciate per droga che droga non sono. Resta il problema del fenomeno globale, la droga rappresenta la fetta maggiore degli affari della criminalità organizzata. Jesolo, dove solo a Ferragosto sono arrivate 500 mila persone, non è fuori da questa dimensione».
Gloria Bertasi
 
(*) Nota: chi è sul campo, in prima linea con le unità di strada ha il polso della situazione, e denuncia una impennata dei consumi di droga da parte dei giovani che frequentano i locali, il Sindaco – primo responsabile della salute nella comunità – nega tutto, l’estate è tranquilla e senza problemi.
Ciascuno di noi può decidere se credere al tecnico o al politico.
MEDICINALIVE.COM

Alcool e insonnia, una relazione pericolosa
Se non riuscite a dormire bene, forse è perché prima di mettervi a letto avete bevuto dell’alcool. (*) Secondo quanto riferiscono dei ricercatori giapponesi, l’alcool ostacola le funzioni del sonno ristoratore. In particolare pare che l’effetto dell’alcool sul sonno sembra legato ad una perturbazione della funzione del sistema nervoso.
Normalmente, le persone dormono tutta la notte, e il sistema nervoso parasimpatico, responsabile delle attività di riposo e digestione, è dominante sul sistema nervoso simpatico, responsabile delle attività stimolanti, come spiega Yohei Sagawa, medico nel reparto di neuropsichiatria presso l’Akita School of Medicine. Abbiamo voluto indagare come l’alcool può cambiare questo rapporto di complementarietà.
Per farlo, Sagawa e i suoi colleghi hanno fornito ai volontari dello studio diversi livelli di alcool, calcolati in grammi, che andavano dal gruppo di controllo (niente alcool), ai 0,5 grammi (dose bassa), e 1 grammo (dose alta), prima che i partecipanti andassero a letto.
Utilizzando degli elettrocardiogrammi, i ricercatori si sono poi concentrati sulla relazione tra variabilità della frequenza cardiaca dei volontari, e il loro tasso di sonno. Il team ha scoperto che l’alcool aumenta la frequenza cardiaca e interferisce con le funzioni ristoratrici del sonno, e naturalmente maggiore era l’alcool bevuto dai partecipanti, maggiore era l’effetto. Anche se la prima metà del sonno dopo l’assunzione dell’alcool mostra un buon elettrocardiogramma, il risultato della valutazione relativa al sistema nervoso autonomo dimostra che bere porta ad insonnia, piuttosto che al dormire bene ha specificato Sagawa. L’effetto sui bevitori abituali potrebbe essere ancora peggiore, sono convinti i ricercatori, anche perché chi soffre di alcolismo ogni sera beve più di un grammo di alcool. Il presente studio valuta gli effetti acuti dopo solo una singola dose di assunzione di alcool, e successivamente ha notato una conseguenza negativa sulla salute. Molti soggetti abitualmente bevono alcolici, e se la riduzione dell’attività del nervo parasimpatico durante il sonno fosse verificata, gli effetti negativi sulla salute possono essere molto più grandi e provocare varie malattie. Si ritiene generalmente che bere un bicchierino possa aiutare il sonno, specialmente nella fase iniziale. Questo può essere vero per alcune persone che assumono piccole quantità di alcool. Tuttavia, va notato che grandi quantità interferiscono con la qualità del sonno e il suo ruolo ristoratore ha concluso Seiji Nishino, direttore del laboratorio di Neurobiologia presso la Stanford University School of Medicine a La Jolla, California. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Alcoholism: Clinical & Experimental Research.
 
(*) Nota: nessuno beve l’alcol. Casomai il vino, la birra, le altre bevande alcoliche.
L’AVVENIRE

Branco filma stupro. La vittima li incastra
Dopo aver subito violenza per ore, è riuscita a rubare il cellulare di uno degli aguzzini
Poi è andata dalla polizia
ROMA. Una notte di torture e violenze di gruppo riprese con il cellulare dei propri aguzzini.
L’intuizione e la prontezza della vittima, che scappando ha portato via il cellulare di uno dei suoi aguzzini, ha permesso alla polizia giudiziaria, di risalire a quattro romeni, arrestati con l’accusa di violenza sessuale di gruppo, sequestro di persona e rapina. Un incubo, documentato con foto e video, durato ore in un appartamento di Riano. La vittima è una 40enne bulgara arrivata in Italia da circa un mese e, dopo un impiego da badante, con la voglia di tornare al più presto nel suo Paese. Per questo si era rivolta, il giorno di Ferragosto, all’ambasciata bulgara chiedendo i documenti necessari per tornare in patria. La notte del 15 è arrivata alla stazione Termini sperando di poter prendere un treno per il Nord ma, alla chiusura della stazione, è stata abbordata davanti all’ingresso di piazza dei Cinquecento da 4 romeni, incensurati tra i 27 e i 33 anni, visibilmente ubriachi. Al rifiuto della donna di seguirli, due si sono allontanati mentre gli altri hanno iniziato a minacciarla, fino a cingerla violentemente al collo, fingendo un abbraccio. Così l’hanno trascinata in auto, come documentato anche dai filmati registrati dalle telecamere esterne alla stazione. La donna è stata condotta nell’appartamento affittato regolarmente da uno dei quattro arrestati (tra l’altro sposato ma momentaneamente solo a casa perchè la moglie è partita). Da quel momento sono iniziate le violenze durate fino all’alba quando tre degli aggressori sono usciti portando via anche alcuni oggetti della vittima. La donna, che durante la notte era stata costretta anche a ubriacarsi, ha approfittato del sonno dell’unico aggressore che era in casa per scappare dalla finestra e rubargli il cellulare. Dopo aver raggiunto l’ambasciata bulgara si è presentata agli uffici della polfer, accompagnata dal console.
Dall’analisi del cellulare gli agenti hanno localizzato la zona e grazie alle immagini delle violenze hanno avuto un identikit esatto degli stupratori. Arrivati a Riano i poliziotti hanno fermato due dei responsabili in un bar della zona e poi arrestato gli altri.
IL GAZZETTINO (Vicenza)

DENUNCIATO
Cerca di nascondere alla madre l’incidente con la sua auto

Finisce fuori strada, s’inventa un furto
GRUMOLO - Ha cercato di “nascondere” l’incidente con l’auto della madre denunciando il furto della stessa vettura, ma il suo racconto non ha convinto i Cc di Camisano che dopo le indagini l’hanno denunciato per simulazione di reato. A finire nei guai un operaio trentenne di Grumolo, già gravato da precedenti per guida in stato di ebbrezza, che una delle notti scorse, attorno alle 2.30, è uscito dal bar ristorante “al Torcio”, situato in via Roma. Al momento di uscire dal locale il giovane, come successivamente hanno raccontato alcuni clienti ai militari, era in precarie condizioni, avendo alzato un po’ troppo il gomito. Tornando a casa, con la Renault Twingo della madre, è uscito di strada: non essendosi ferito, è rincasato a piedi e la mattina successiva, dopo aver smaltito la sbronza, si è recato a denunciare il furto, che secondo il suo racconto sarebbe avvenuto nel piazzale del locale. I militari hanno accertato che la vettura (trovata il giorno dopo vicino a un fosso) non presentava alcun segno di forzatura ed il quadro di accensione era integro.
BRESCIA OGGI

OASIS
LIAM GALLAGHER PORTA IN TRIBUNALE IL FRATELLO NOEL
Gli Oasis si sono ormai divisi da due anni, ma i litigi tra i fratelli Gallagher sono all’ordine del giorno. E ora, stando al giornale inglese The Sun, infatti, Liam vorrebbe portare il fratello Noel in tribunale per le sue dichiarazioni sullo scioglimento della band. Noel ha sostenuto che un concerto del 2009 fu cancellato perché Liam era troppo ubriaco.
A seguito dell’articolo segnalato ieri in rassegna “Quando si dice lanciare un messaggio positivo ai giovani”, dove è descritta l’iniziativa di un bar del centro di Salerno, che propone gadget a chi beve 5 birre, pubblichiamo una lettera del Presidente AICAT Nello Baselice al Sindaco di Salerno.
CATTIVI MAESTRI
Caro Sindaco,
nell’apprezzare da sempre la ua sensibilità,più volte dimostrata con i fatti, rispetto al delicatissimo tema dell’iniziazione irresponsabile di minori e giovanissimi al consumo di bevande alcoliche da parte di mercanti senza scrupoli, sottopongo alla tua attenzione la notizia di una pessima iniziativa, rilanciata da alcune agenzie di stampa, che non fa onore alla Salerno città dell’accoglienza e dalla tutela della salute del cittadino su cui tu in prima persona e l’amministrazione comunale, insieme alle forze sane di questa città, lavorano quotidianamente per una Movida che sia sempre più cultura e voglia di vivere e sempre meno sballo e voglia di farsi del male, con la complicità di qualche cattivo maestro.
Nel confidare in un tuo autorevole intervento, ti saluto con la stima di sempre.
Un caro saluto.
Nello Baselice
LA REPUBBLICA

alcol, pari opportunità adesso le donne bevono come i maschi - vera schiavazzi
"così le ragazze credono di emanciparsi ma il bicchiere le rende più vulnerabili"
ubriaco sullo scooter investe una ragazza che attraversava
IL GIORNALE DI VICENZA

A 15 anni si schianta ubriaco e drogato
LA NAZIONE (Umbria)

Niente alcol di sera, niente risse Fontivegge inizia a respirare
LA NAZIONE (Viareggio)

Croda, festa all’insegna della sobrietà Vietati i superalcolici. Ma il vino è ok
LA NAZIONE (Firenze)

OMICIDIO stradale: la Versilia si mobilita. La proposta di legge per introdurre il reato ver...
LA TRIBUNA DI TREVISO

quaranta controlli sul put zero ubriachi alla guida
NUOVO PAESE SERA

Nomentana, rapinati e malmenati da 15 filippini ubriachi

 

 


 

Rassegna alcol e guida del 21 agosto 2011

LECCEPRIMA

Omicidio stradale? “E’ già previsto nel codice penale”
“Seppur come aggravante il reato è presente nell’ordinamento” , dice l’avvocato Fabio Valenti. Una legge del 2008 ha reso più severe le pene ma crescono i consensi per separarlo dall’omicidio colposo
LECCE, domenica 21 agosto 2011 - Il tragico episodio della scorsa notte a Torre Lapillo, nel quale ha trovato la morte una ragazza bolognese di 23 anni – mentre un altro giovane è in prognosi riservata -, rilancia, anche alle nostre latitudini, l’attualità di una questione che giuristi discutono da tempo: è utile l’introduzione del reato stradale per chi si mette alla guida dopo aver bevuto oltre il limite consentito dalla legge o dopo aver assunto sostanze stupefacenti?
Va detto subito che le opinioni degli addetti ai lavori del diritto sono divergenti ed anche per questa inconciliabilità che esiste rispetto a questa e ad altre fattispecie, il legislatore sollecita l’emotività dell’opinione pubblica allo scopo di dare risposte sul piano normativo che, però, non sempre reggono alla prova del tempo, al giudizio di costituzionalità, alla direttive comunitarie.
Prima di dirsi favorevoli o contrari, dunque, è il caso di partire dal contesto attuale. Un decreto legge del maggio 2008 ha previsto che, in caso di omicidio colposo, si applica la pena della reclusione da tra a dieci anni se il fatto è commesso in violazione delle norme sulla circolazione stradale da soggetto in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope, aumentabile fino al triplo (ma per un massimo di quindici anni) nel caso di più persone.
E’ previsto anche l’arresto facoltativo in flagranza (in presenza di alcune circostanze) ma anche il successivo provvedimento di custodia cautelare, come è accaduto per la conducente della Smart, agli arresti domiciliari per omicidio colposo, lesioni personali ed omissione di soccorso. E qui entra in gioco, evidentemente, la discrezionalità dell’autorità di polizia o giudiziaria.
Alla luce di questo terzo comma dell’articolo 589 del codice penale (omicidio colposo), Fabio Valenti non ha dubbi: “Il reato di omicidio stradale, di fatto, esiste anche non si chiama così. Il fatto di mettersi alla guida in condizioni di alterazione per uso di alcol o droghe è già ora una condotto illecita che aggrava le pene”. L’avvocato leccese ritiene che dietro il clamore che sta accompagnando le ultime notizie di cronaca ci sia l’esigenza di provvedimenti dal sapore demagogico. Per Valenti, insomma, più che una questione di denominazione, si tratta di rendere meno discrezionale l’applicazione di quanto già la legge italiana prevede.
Sono stati gli stessi ministri dell’Interno e della Giustizia, del resto, a rilanciare l’ipotesi dell’omicidio stradale, fortemente caldeggiata da associazioni e singoli cittadini che hanno anche presentato una proposta di legge di iniziativa popolare. I punti qualificanti della stessa sono la durata della pena, che andrebbe da 8 a 18 anni (cioè vicino al minimo previsto per l’omicidio volontario, cioè 21 anni), l’arresto obbligatorio in flagranza – con un potenziale effetto deterrente -, il cosiddetto “ergastolo della patente”, cioè il ritiro definitivo del permesso di guida. L’iniziativa, che ha raccolto oltre 32 mila firme, è sostenuta, tra gli altri, dal Comune di Firenze e dall’Associazione amici della polizia stradale.
Esiste anche una parte della dottrina che ritiene però che ci sia una grossa utilità nel separare l’omicidio stradale da quello colposo, prevedendo una fattispecie autonoma. Così come è, la guida in stato di ebbrezza è solo un aggravante dell’omicidio colposo e per questo motivo, nel momento dell’irrogazione della pena, può essere bilanciata dalla concessione delle attenuanti, così come prevedono i principi generali del diritto italiano. Per cui, nonostante la punizione sia teoricamente considerevole, in pratica si traduce spesso in condanne più limitate.
Che l’omicidio stradale “meriti” di diventare un reato indipendente lo sostengono oramai in molti. Il ragionamento è semplice: chi si mette alla guida in determinate condizioni accetta implicitamente, per il fatto stesso di guidare, di poter provocare conseguenze gravi e addirittura letali per le altre persone. Si chiama “dolo eventuale”, di cui si è sentito un gran parlare quando andava di moda gettare i sassi dal cavalcavia. Fino ad ora c’è stato qualche pronunciamento del giudice in questa direzione – in una sola circostanza confermato dalla Cassazione – ma l’orientamento generale resta quello di considerare l’omicidio stradale un reato riconducibile alla colpa e non all’intenzione, nemmeno potenziale, di uccidere.
G.D.G


LA REPUBBLICA

CRONACA
Arrestata la donna pirata di Lecce ubriaca, ha ucciso una giovane ed è fuggita
Fermata dai carabinieri la ragazza che a bordo di una Smart ha travolto una 23enne di Bologna a Torre Lapillo, a pochi chilometri da Porto Cesareo, e ferito un ventenne. La donna ha 24 anni ed è accusata di omicidio colposo, lesioni e omissione di soccorso.

 

Anna Innorta, la studentessa bolognese travolta e uccisa da un’auto pirata guidata da una donna ubriaca a Porto Cesareo.
La vittima compiva 23 anni proprio il giorno dell’incidente

PORTO CESAREO (LECCE) - Era ubriaca. Aveva bevuto un bicchiere di troppo ma è salita lo stesso sulla sua Smart rossa e ha premuto sull’acceleratore. Alle 2.30 della notte scorsa è arrivata sulla provinciale che collega Torre Lapillo a Porto Cesareo ed è piombata su due giovani turisti: ne ha ucciso uno, ne ha ferito un altro ed ha evitato per un soffio quattro loro amici, che hanno fatto in tempo ad attraversare la strada. Poi è fuggita ma è stata rintracciata poco tempo dopo dai carabinieri che nel pomeriggio di oggi l’hanno posta agli arresti domiciliari. E’ indagata per omissione di soccorso, omicidio colposo e lesioni.
La pirata della strada è una commessa di 24 anni. Si chiama Valentina Carrozzo ed è di Salice Salentino (Lecce). Anche lei era in vacanza a Torre Lapillo dove il mare è cristallino e la spiaggia di sabbia finissima. La vittima, invece, è una turista bolognese laureata in chimica industriale. Si chiamava Anna Innorta e proprio in quel momento stava andando a festeggiare il suo 23esimo compleanno con gli amici. Tra questi c’era Marino Cavalluzzi, di 20 anni, di Palo del Colle (Bari), falciato dalla Smart e ricoverato in gravi condizioni nel reparto di neurochirurgia dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce. Il ragazzo è in prognosi riservata ma la sua vita non sarebbe in pericolo.
Il gruppetto di pedoni era sulla provinciale quando è piombata la Smart. L’incidente è avvenuto all’altezza di via 394 K, in una zona buia e sporca dove le case dei vacanzieri, negli anni, sono sorte come funghi e dove le strade non hanno ancora un nome. La provinciale, poi, è assai pericolosa anche di giorno perché è molto trafficata, stretta, poco illuminata e a doppio senso di circolazione.
Grazie anche ai testimoni i carabinieri sono risaliti in poco tempo alla pirata della strada. Il suo arresto è stato deciso dopo l’audizione della donna: "I pedoni proprio non li ho visti", ha confessato terrorizzata, ammettendo che sull’auto viaggiava anche il suo fidanzato. Sta di fatto che la 24enne è fuggita senza prestare soccorso dopo il terribile impatto che ha mandato in frantumi il parabrezza della sua auto e bucato il cofano. Proprio per l’omissione di soccorso è stato disposto il suo arresto. Il resto lo ha fatto l’alcoltest che ha riscontrato sulla donna uno stato di ebbrezza di primo livello, il più lieve su una scala di tre. Sul luogo dell’incidente i carabinieri non hanno trovato neppure un segno di frenata. Solo sangue.


IL GIORNALE DI VICENZA

Film sugli omicidi stradali Il protagonista è Vaporidis
IL CORTOMETRAGGIO. Un racconto simile al caso di Alex Di Stefano Sarà presentato domani all’Italian Horror Festival Il regista: «Apprezzo la proposta di Maroni»
21/08/2011 - «Non conoscevo il caso di Vicenza, ma è davvero terribile». Si chiama "Delitto perfetto" il cortometraggio che Saverio Deodato, attore e regista romano, ha realizzato sulle vittime della strada e che sarà presentato domani all’Italian Horror Fest. A dargli l’idea un fatto simile a quello di Alex Di Stefano, il ragazzo ucciso in tangenziale da un automobilista ubriaco e drogato.
«Sono stato colpito dal caso dei due fidanzati uccisi a Roma da un uomo che viaggiava ai 180 km all’ora, condannato in primo grado a 10 anni, ridotti a 5 in appello. Un anno fa ho quindi iniziato a lavorare a questo progetto e recentemente un mio collega è rimasto vittima di un incidente, quindi ho deciso di dedicargli il corto». Che, appunto, verrà presentato, cosa singolare, in un festival dedicato all’horror, quasi a dire che a volte la realtà è più spaventosa della finzione. «In effetti quando il direttore del festival me l’ha proposto, mi sono chiesto cosa c’entrasse, poi mi ha spiegato che ha in atto una campagna di sensibilizzazione dei giovani e lo faccio molto volentieri. È vero, la realtà è più spaventosa della finzione, che però è un mezzo più fantasioso per farla risaltare». Nel film l’altro protagonista, accanto a Deodato stesso, è Nicolas Vaporidis, molto conosciuto dal pubblico giovane, accanto a Francesca Inaudi e Daniela Poggi. «Nicholas è molto amato da giovani e mamme, ho scelto apposta attori conosciuti in questo mondo. Sia lui che gli altri colleghi e la troupe hanno poi partecipato amichevolmente». Per la preparazione del film il regista, laureato in giurisprudenza, ha incontrato le famiglie che hanno subito un lutto e le onlus che si occupano di questo problema.
«Sono rimasto molto colpito dalle parole semplici e dirette delle madri e ho capito che anche il corto doveva essere così. Il silenzio è il personaggio principale. C’è troppo buonismo. Io non condanno chi sbaglia, tutti sbagliamo, ma poi bisogna assumersi le proprie responsabilità, perché una persona è morta e non potrà più seguire i propri sogni». Sul reato di omicidio stradale proposto dal ministro Maroni concorda in pieno. «La proposta mi ha fatto piacere e se andrà in porto la apprezzerò. Deve esserci una fattispecie giuridica specifica, peccato che questo si faccia quando il fenomeno è dive
Lunedì, 22 Agosto 2011
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