Sabato 19 Settembre 2020
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Rassegna alcol e guida del 2-3 luglio 2011

A cura di Alessandro Sbarbada, Guido della Giacoma e Roberto Argenta

LA PROVINCIA DI LECCO

Troppi incidenti, crociata contro l’alcool
Codice etico della prefettura: «Più controlli, meno pubblicità». Gli operatori: difficile da applicare
Lecco
D’ora in poi spariranno nel Lecchese denominazioni tipo Festa della birra, o slogan come birra a fiumi, vino a volontà. Niente più foto di boccali di birra gelati, sui manifesti. Nessun rimando esplicito all’uso di alcol. È la crociata "analcolica" lanciata dalla Prefettura per mettere un freno agli abusi di alcol responsabili di almeno un terzo degli incidenti stradali. (*) Nei sedici punti, studiati dalla conferenza permanente per la sicurezza stradale presso la Prefettura, ci sono molti consigli di buon senso. Spesso bellamente ignorati. Almeno fino ad ora.
Tra le curiosità del codice etico la richiesta di «garantire una sufficiente disponibilità di etilometri e prevedere l’offerta di birra analcolica».
Gli esercenti? D’accordo.
 
(*) Nota: è una notizia estremamente positiva e  importante.
Che questa iniziativa parta dalla “Conferenza permanente per la sicurezza stradale” presso la Prefettura è notevole, perché significa che si riconosce ufficialmente un legame tra l’organizzare (e il patrocinare) “Feste del Vino” o “Feste della Birra” con la violenza stradale.
Nei prossimi giorni terremo d’occhio quello che sta succedendo a Lecco, bisogna amplificare questa notizia, che diventi un esempio per tutte le altre realtà nazionali.


IL GAZZETTINO (Pordenone)

SAN VITO
Coinvolti tutti gli organizzatori di feste paesane. L’esempio virtuoso di Fagnigola
L’era della sagra sobria
Gli analcolici prendono piede. Un logo per promuovere l’iniziativa
Erano rappresentante quasi tutte le associazioni che organizzano a San Vito sagre o manifestazioni paesane alla riunione indetta dall’amministrazione lo scorso giovedì in municipio. Obiettivo: sensibilizzare e promuovere il tema del consumo responsabile di bevande alcoliche negli eventi pubblici. E l’elevata partecipazione è il segno di quanto il tema sia sentito. Da evidenziare che l’amministrazione e in particolare il Servizio politiche giovanili sono tra i primissimi in provincia ad aver sviluppato diversi progetti legati al tema dell’alcol e della sicurezza stradale (attualmente San Vito e Azzano sono capofila e coinvolgono nel progetto altri 9 comuni del pordenonese). Come spiega l’assessore alle Politiche giovanili Carlo Candido «durante l’incontro abbiamo chiesto alle associazioni rappresentate di proporre, accanto alle tradizionali bevande, anche dei cocktail analcolici che i ragazzi del Progetto giovanili si rendono disponibili a insegnare a preparare. Vietare l’alcol tanto per vietarlo non credo abbia molto senso. È giusto informare sui danni che l’abuso di alcol può provocare, ma credo sia corretto offrire anche delle proposte alternative». E la risposta c’è stata. Per esempio dalla sagra in corso a Gleris, organizzata dalla Polisportiva e dal Comitato Santa Sabina, che ha già detto che aderirà subito. Nel corso della riunione, è stata poi citata l’esperienza della sagra di Fagnigola: il chiosco dove si servivano analcolici, posto vicino a quello "tradizionale", ha registrato lo stesso incasso. (*) L’assessore ha quindi annunciato altre idee promozionali, come le tovagliette in carta già realizzate che riportano delle informazioni utili sempre legate al tema dell’alcol e che saranno offerte agli organizzatori delle feste. Tra le altre iniziative, c’è anche la volontà di creare un logo in modo da rendere facilmente identificabile il progetto nelle sagre.
 
(*) Nota: qualcosa si muove anche a Pordenone.
Per quella che è la mia esperienza, in questa auspicabile modifica della cultura che lega alcol e divertimento i ragazzi sono molto più avanti dei loro genitori e nonni.
CORRIERE ADRIATICO

Aguzzi: “Abbiamo sbagliato tutti”
Autocritica del sindaco che poi se la prende con esercenti, organizzatori e famiglie.
Sì a feste senza alcol
Fano “E’ indubbio che l’Amministrazione comunale ha sottovalutato alcuni fattori, bisognava prevedere prima che si sarebbe arrivati a un punto di rottura”. Il sindaco Stefano Aguzzi nell’avviare una riflessione sulla Notte Bianca alla luce di quanto accaduto, non solo l’episodio dello stupro che ha rappresentato il culmine di una serata ad alta gradazione alcolica, non si sottrae alla sue responsabilità politiche per aver promosso un evento che ha lanciato il messaggio che tutto è lecito, ma sottolinea il ruolo svolto da famiglie, organizzatori ed esercenti.
“Quando un ragazzino di 15 o 16 anni torna a casa all’alba ubriaco le famiglie se ne accorgono e sono direttamente responsabili”.
Il primo cittadino richiama alle loro responsabilità anche gli esercenti, senza generalizzare: “Alcuni hanno ecceduto nel loro ruolo chiave, non attenendosi alle regole servendo alcolici ai minorenni, a giovani già alticci, fuori orario, ma hanno pensato che non era il caso o solo a fare cassa vista l’eccezionalità dell’evento?”.
Infine Aguzzi mette in luce le responsabilità degli organizzatori tecnici. “Non hanno pensato che 200 eventi in un’unica serata potevano essere controproducenti? Non si può imbrattare tutta la provincia di manifesti per concentrare su Fano l’attenzione di tutti i giovani del mondo, è eccessivo creare tanta aspettativa. Vorrei poi sapere chi è quella mente eccelsa del divertimento giovanile – incalza Aguzzi - che ha ideato la cena all’arversa, va bene che a farlo sia un privato, ma l’Amministrazione comunale non può mettere la faccia su iniziative di questo genere dove giovani, minorenni e non, iniziano la cena dal digestivo a stomaco vuoto, non si può autorizzare i ragazzi ad ubriacarsi”.
Il sindaco, che ha voluto rimarcare la massima fiducia a Santorelli, ha sottolineato come l’Amministrazione comunale abbia una responsabilità sociale: “E’ giusto che s’incrementi il turismo e l’economia cittadina, ma non può essere il primo criterio, che invece resta la qualità della vita”.
Una riflessione che porta inevitabili ricadute sulla Fano dei Cesari che quest’anno si svolgerà di domenica senza gli eccessi notturni, il sabato sera sono in programma due cene in costume, a Sassonia e Lido. Sul futuro della Notte bianca Aguzzi è chiaro: “A mio parere bisogna partire da un cambio di nome, ma soprattutto di stile, Notti Bianche con questa impostazione non ci saranno più. Sfido invece giovani ed esercenti ad aderire ad una Notte Bianca senz’alcol”. (*)
Federica Giovannini
 
(*) Nota: intanto che a Fano pensano ad una notte bianca analcolica, a Porto Recanati…
CORRIERE ADRIATICO

Con Kronberg
Si parla tedesco alla festa della birra
Porto Recanati L’associazione Amici di Kronberg, in collaborazione con il Comune e la Pro Loco di Porto Recanati, organizza la terza edizione della Festa della birra. La manifestazione, che si svolgerà alla presenza degli Amici di Porto Recanati im Kronberg giunti appositamente dalla Germania, si svolgerà a partire da stasera presso il cortile della ex scuola Diaz, e durerà tre giorni. Al centro delle festa la birra bavarese, ovviamente. Ma anche i famosi salsicciotti (wurstel), serviti tra due fette di pane tedesco e mangiati diciamo così a scottadito. Le serate saranno allietate dalle musiche della Marlon Brando Band tributo a Ligabue (oggi). Domani toccherà ai Pepenero e domenica musica danzante dal vivo ed esibizione della pop star portorecanatese Vittorio Solazzi. Gli stand saranno aperte dalle ore 19 fino a tarda serata. La manifestazione, per la gioia della presidente Elvira Pasqualini, è stata sponsorizzata dalla catena di distribuzione abbigliamento e calzature Tutti Tipi di Porto Recanati.
RADIORTM.IT

Bologna, studentessa tenta suicidio, arrestato ragusano 35enne.
La ragazza ora è fuori pericolo di vita
Ore drammatiche a Bologna,dove una studentessa 24enne è riuscita a scampare alla morte, ma è ricoverata in gravissime condizioni all’ospedale Maggiore, dove é stata operata d’urgenza. La ragazza, all’alba di questa mattina si è buttata dalla finestra, al 4° piano di un palazzo in via dell’Unione, in zona universitaria.
“Non riesco a combattere due mostri, l’alcol e la droga, per la mia debolezza. Non sentitevi responsabili per il mio gesto”. Così si era congedata, poche righe per spiegare il perché della sua disperazione. Ma a salvarla dalla morte, la ringhiera della casa: nel volo, un braccio è rimasto impigliato nel cancello ed è stato mozzato: questo, in qualche modo, ha attutito la caduta. Un passante, che ha assistito alla scena, ha avvertito il 113.
I poliziotti sono così saliti, hanno perquisito l’appartamento, trovando nella camera della ragazza, oltre al fogliettino, siringhe abbandonate e tracce di sangue sui cuscini della camera singola, oltre a piccole quantità di hascisc e materiale per il taglio e il confezionamento, un bilancino di precisione, un coltello con la lama annerita. La giovane viveva con altre cinque persone, le quali hanno spiegato agli agenti di non conoscerla. In un’altra stanza, dove dormiva un ragusano di 35 anni, G.F., è stato trovato un etto di hashish e il materiale per lo spaccio: l’uomo, con precedenti specifici, è stato quindi arrestato, su disposizione del pm Francesco Caleca che coordina le indagini. Dopo l’intervento chirurgico, le condizioni della ragazza sono migliorate. Nel pomeriggio di oggi è stata trasferita nel reparto di Ortopedia dell’ ospedale Maggiore ed è stata valutata fuori pericolo di vita.
IL GAZZETTINO

Una bravata giovanile può…
Una bravata giovanile può essere davvero costata cara a due ragazzi cadorini di Domegge. Ernesto Chavez e Stefano Fedon, entrambi di 22 anni, sono infatti scomparsi nel nulla mercoledì notte quando a bordo di due canoe rubate hanno cercato di attraversare il lago del Centro Cadore. Ieri in serata, nelle acque del bacino, sono stati ritrovati alcuni indumenti dei due giovani. Ma di loro, nessuna traccia. E la speranza di ritrovarli ancora vivi si assottiglia di ora in ora. L’unica ipotesi che ancora regge è che Ernesto e Stefano possano avere bivaccato da qualche parte ma sono passati ormai quasi tre giorni: da quella maledetta nottata nessuno li ha più visti, nè loro hanno dato alcun segnale di essere vivi. I cellulari poi risultano sempre spenti, un altro fattore che non fa altro che aumentare l’angoscia dei familiari e al tempo stesso di un’intera comunità sconvolta da quanto accaduto.
L’allarme sulla scomparsa dei ragazzi è stato lanciato dal padre di Stefano solo venerdì mattina quando le schiere di soccorritori si sono riversate in massa sulle sponde del lago a cercare qualche traccia. Sulla riva dov’erano attraccate le canoe sono state rinvenute alcune lattine di birra, segno che i giovani devono aver fatto bisboccia poco prima di imbarcarsi. Le piccole imbarcazioni sono state recuperate quindi solo ieri nei pressi dei piloni del ponte di Vallesella. Il soccorso alpino ha setacciato boschi e baite della zona per tutto il giorno alla ricerca di una seppur minima traccia ma di Ernesto e Stefano purtroppo nemmeno l’ombra.
Il lago del Centro Cadore è uno dei bacini più pericolosi per le sue forti correnti. In questo periodo poi le acque sono molto fredde e sfidare la natura in piena notte e senza alcuna esperienza può essere stato un azzardo troppo forte per i due ragazzi. «Erano stati qui nel pomeriggio - afferma uno dei gestori del bar La Casetta di Vallesella, il locale che noleggia le canoe - per chiedermi di fare un giro con queste imbarcazioni che però sono troppo pericolose e allora ho risposto loro di no. Mai avrei pensato che decidessero di compiere una bravata del genere».
I ragazzi infatti hanno aspettato fino alle tre di notte per agire. Quando il gestore ha chiuso il bar i due sono scesi sulla sponda del lago prima di rompere i lucchetti e rubare le canoe. «Tutti da ragazzi abbiamo fatto le nostre sciocchezze - confessa sconsolato lo zio di Stefano Fedon, Osvaldo Da Vià - ma nessuno pensa mai che possano finir male». «Mi auguro davvero non sia successo nulla - dichiara una collega di Ernesto - anche se ormai tutto purtroppo fa pensare al peggio».
IL GIORNALE

PROCESSI POST MORTEM
La bibbia della musica chic distrugge il mito De André
«Rolling Stone» contesta duramente la santificazione del cantautore: «Era confuso in politica e musicalmente fu un piccolo borghese»
Luca Beatrice
Ci sono voluti oltre quarant’anni per infrangere uno dei più granitici tabù del sistema musicale italiano: Fabrizio De André non è il mito che ci hanno fatto credere dopo la morte, ma un uomo pieno di contraddizioni, protagonista certo della scena cantautorale degli anni Settanta ma tutto sommato con ben poca originalità. Un sopravvalutato, insomma. A dirlo, per mezzo di un lungo e dettagliato servizio di copertina, è Rolling Stone di luglio, ultimo numero firmato da Carlo Antonelli, prossimo direttore di
Wired , quasi che prima di lasciare abbia voluto togliersi un peso sullo stomaco: la santificazione di Faber, sopraggiunta post mortem dal 1999, è quanto meno sospetta, e a spiegarcelo sono coloro che lo conoscevano meglio, ossia la moglie Dori Ghezzi, l’amico «vero» Paolo Villaggio, Mauro Pagani, l’inventore di Creuza de Ma.
«La leggenda del santo cantautore non sarebbe piaciuta neppure a lui», scrive il magazine . «Era sicuramente più cazzaro che santo », dice Dori Ghezzi. Gli rimproverava «il farsi del male. Non faceva male agli altri, ne faceva a se stesso. Specie quando beveva troppo. Aveva momenti di rabbia non controllata perché non era più lui». (*) In ogni caso,per Rolling Stone«oggi nessuno in Italia gode della reverenza tributata a Fabrizio De André. È una gara a chi meglio lo rievoca, rilegge, cita, analizza, svela...».
Tralasciando i tratti personali di un carattere difficile (De André era misantropo e misogino, arrogante, altezzoso, alcolista, talvolta violento, spesso depresso) (**) è proprio sul musicista che Rolling Stone- si tratta pur sempre di una rivista rock - punta il dito. Citando molte fonti ormai dimenticate. Ad esempio un’intervista del 1978 all’Unità : «Sono un piccolo borghese e faccio canzoni solo per guadagnare». Oppure le critiche subìte da altri artisti come Guccini («Colleghi cantautori, eletta schiera, che si vende alla sera per un po’ di milioni») o Gaber (si chiedeva se fosse «liberale o extraparlamentare»). E alla fine arriva a una conclusione: «De André era lucido nell’autocritica ma confuso in politica».
Che sollievo leggere queste considerazioni, anche se pronunciate con colpevole ritardo. Ma meglio tardi che mai. Negli anni Settanta il Bel Paese era funestato dai figli ingrati della borghesia pasciuta e benestante, teorici dell’«armiamoci e partite», che hanno riempito migliaia di teste di ideologia tragica e funesta. Oltre a rappresentare ben poco dal punto di vista della ricerca sonora, quasi nulla li differenziava dai cantanti del Festival di Sanremo, se non la verniciatura di «rosso» sulla rima baciata cuore-amore.
Fabrizio De André era uno di loro,come l’altezzoso De Gregori, l’avvelenato Guccini, il sopravvalutato Vecchioni. Borghesi, benestanti, ricchissimi, indifferenti alle vicende di quel proletariato che spesso citavano a sproposito nei loro testi.
Rolling Stone continua così: «Ci conosceva bene, De André: noi popolo che si commuove per i vinti da lui cantati, poi vota i vincenti ».
E poi ci sono le date a parlare. Nel 1974, mentre il cantautore genovese usciva con Storia di un impiegato ,
l’ennesimo peana sessantottino che anche la critica non ebbe il coraggio di sostenere più di tanto, Lucio Battisti compì una rivoluzione epocale pubblicando Anima latina , dopo un viaggio in Brasile con Mogol, un lp ricco di sperimentazioni sonore e vocali, senza nessuna hit, caraibico e mediterraneo, insomma un capolavoro, l’ennesimo capolavoro. E proprio tra Battisti e De André non correva buon sangue. Parlando di Faber su Oggi nel 1970, Lucio disse: «Le sue canzoni sono temini da liceali. Trovo i suoi testi interessanti ma piuttosto goliardici, dato che piacciono solo agli studentelli ». A stretto giro di posta per quei tempi,ossia l’anno dopo, De André rispose su Amica che Battisti era un ottimo musicista e molto avanguardia «ma in fondo ricalcava gli esempi di James Brown e Joe Cocker». E Rolling Stone ora nota: «De André di solito aveva una parola buona e sincera curiosità per tutti i colleghi: doveva proprio soffrirlo». Salvo poi notare che, al momento della morte di De André, nel 1999, «il lutto non fu paragonabile a quello che aveva attraversato la nazione alla morte del più popolare (nei vari sensi del termine) Lucio Battisti». Poi ci fu la«beatificazione » che adesso Rolling Stone contesta. Togliendo al genovese l’aura sacrale e postuma: «Musicalmente fu un po’ - come dire - piccolo borghese».. E di conseguenza dando ancora più luce a Battisti.
Non si tratta certo dell’ennesimo atto di revisionismo (e non sarebbe certo il caso di Rolling Stone , schierata politicamente a sinistra) o del repechage di un minore, visto che Lucio, senza l’appoggio dei critici, non esibendosi dal vivo e scomparendo dai media, non solo ha venduto molto più dei colleghi cantautori, ma ha anticipato di lustri ciò che sarebbe accaduto dopo, e non solo in Italia. Eppur non basta, se ci sarà un Battisti santo, almeno per la sinistra, avrà un altro nome di battesimo.
 
(*) Nota: è utile qui ricordare che dal 1985 al 1999 – data della sua scomparsa – Fabrizio De André non aveva più toccato una sola goccia di vino, birra o altri alcolici.
Parlando del bere del marito, Dori Ghezzi si riferisce al periodo antecedente la decisione di smettere. Purtroppo De André continuò a “farsi del male” per il tramite delle sigarette, che lo avrebbero poi ucciso.
La rassegna di oggi è una dimostrazione di come negli ultimi anni nella lotta contro le sofferenze legate al bere si stiano facendo progressi culturali continui ed importanti, è necessario purtroppo sottolineare come invece si stia regredendo riguardo alla sensibilizzazione sui pericoli del fumo.
Lo dimostrano i reparti di oncologia delle nostre strutture sanitarie, lo può vedere chiunque di noi, semplicemente guardandosi intorno.
 
(**) Nota: molte di queste caratteristiche negative erano strettamente legate al bere, come dimostra la differenza nel carattere e nel comportamento negli ultimi 13 anni e mezzo sobri della sua vita, testimoniata da chi lo ha frequentato.
Nel mio piccolo, posso dire di averlo incontrato una sola volta, nel 1995, e di averlo trovato persona estremamente cordiale e disponibile.
Detto questo, ed esaurito il mio compito in veste di redattore di questa rassegna, consentitemi – in veste di appassionato di musica – di esprimere le mie perplessità sulle considerazioni a proposito di Fabrizio De Andrè espresse in questo articolo.
IL GAZZETTINO

MILANO
Un video accusa. Aperto un fascicolo per omicidio preterintenzionale
Fermato dalla polizia muore: «È stato un pestaggio»
MILANO - Portano agli inquirenti un video girato con un telefonino e vogliono la verità. Per i familiari si è trattato di un pestaggio, secondo la Questura di Milano di un malore, mentre il procuratore della Repubblica Edmondo Bruti Liberati spiega che «le indagini verranno condotte con il massimo scrupolo».
È un "giallo" la morte di Michele Ferrulli, manovale e facchino di 51 anni, con diversi precedenti penali, l’altra sera davanti a un bar di via Varsavia a Milano. Alle 22 di ieri, secondo la ricostruzione della polizia, una volante si reca davanti al bar "La Miniera", perché sono arrivate lamentele per schiamazzi in strada. Gli agenti trovano due romeni, di 51 e 35 anni, e un italiano, Ferrulli appunto. L’uomo, con precedenti, è ubriaco, «aggressivo e ostile». Cerca di colpire un agente, ma viene fermato dall’altro. Ne nasce una colluttazione. Arriva una seconda volante con altri due agenti.
È in questa fase, con l’uomo ormai a terra ammanettato, che inizierebbe il «malore». Gli agenti se ne accorgono, gli tolgono le manette, lo alzano e attendono il 118. Secondo il referto stilato dai medici dell’ospedale, l’uomo «e arrivato in arresto cardiocircolatorio dopo colluttazione con polizia» ma sul cadavere non vi sarebbero segni di traumi o ematomi tali da far pensare a un pestaggio.
Il legale della moglie e dei due figli di Ferrulli, deposita in Procura un video, girato con un cellulare da un passante, da cui si vedrebbe, a suo dire, che l’uomo è stato pestato forse con dei manganelli e «colpito alla testa a mani nude». Il pm di Milano Gaetano Ruta ha aperto un fascicolo, al momento a carico di ignoti, per omicidio preterintenzionale.
IL GAZZETTINO (Venezia)

Capita spesso che…
Capita spesso che qualche giovane reso euforico dall’alcol si faccia un tuffo in canal grande, magari dal ponte di Rialto o dal ponte degli Scalzi. Che anche il ponte di Calatrava (pardon, della Costituzione) fosse utilizzato come piattaforma però non era ancora noto. Vuoi per l’altezza dei parapetti, vuoi per il loro scarso spessore (sono lastre di vetro sormontare da un corrimano in ottone) si pensava che avrebbero scoraggiato ogni tentativo.
Grande è stata la sorpresa di una pattuglia della polizia municipale che rientrava da Mestre quando ha visto due ragazzi in piedi pronti a buttarsi. Era l’1.45 di ieri e la città era sotto un forte temporale.
«Quei due si sono buttati nel vuoto - racconta l’ispettore Paolo Carestiato, che guidava la pattuglia - senza preoccuparsi di cosa passava lì sotto. Sono piombati al centro del canale e si sono diretti sul lato della ferrovia, dove però non riuscivano a salire. Hanno attraversato il canale e per miracolo non sono stati investiti da un vaporetto e da un taxi».
I vigili li hanno aiutati a risalire perché dopo la nuotata e la paura di finire sotto l’elica di un vaporetto erano stremati. Poi hanno proceduto alla loro identificazione: si tratta di due operai di 23 e 26 anni, entrambi di Bergamo, che avevano terminato un lavoro in zona e avevano poi deciso di spassarsela a Venezia. La modalità scelta è discutibile, anche perché hanno candidamente ammesso di essersi "fatti" tutti i ponti a partire da San Marco. Cosa che, essendo stati i due ubriachi, potrebbe essere anche stata possibile. Per i due, che dalle loro parti sono soliti buttarsi nei torrenti da un’altezza di 20 metri, la multa per balneazione in luogo vietato dopo il pericolo corso è stata quasi una liberazione.
AVVENIRE

Contro le stragi del sabato sera corse in taxi con lo sconto per i giovani
DA BRESCIA CARLO GUERRINI
Un’iniziativa per contribuire alla sicurezza dei giovani (*), evitando che una serata di divertimento possa trasformarsi in tragedia. È quella messa in campo dall’assessorato alla Politiche giovanili e al marketing del Comune di Brescia, in collaborazione con la Cooperativa TornaSole e la cooperativa Radio Taxi Brixia.
Rivolta ai ragazzi con età compresa tra i 16 e i 25 anni, si concretizza in una serie di voucher – con cinque euro di sconto sulla corsa in taxi – che i ragazzi possono ritirare e utilizzare il venerdì, sabato e domenica per tornare a casa senza il rischio di essere fermati dalla luce rossa dell’etilometro o dalle sirene dell’ambulanza. «A fronte di un numero ancora troppo elevato di incidenti provocati dall’uso e dall’abuso di alcool tra i giovani, ci è sembrato doveroso riproporre il progetto dei voucher taxi – ha sottolineato l’assessore comunale alle Politiche Giovanili, Diego Ambrosi –. I ragazzi potranno godersi liberamente la serata senza preoccuparsi di come tornare a casa». (**)
Rispetto ai 186 ’buoni’ distribuiti nel 2010, quest’anno i tagliandi a disposizione saranno dieci volte tanti, 2000 solo nella prima tranche, ritirabili negli uffici dell’assessorato al Marketing di via Marconi e all’Informagiovani di via San Faustino. Nel caso fossero insufficienti a coprire le richieste si provvederà con una seconda tranche.
L’iniziativa dei voucher – accolta con favore anche dai taxisti – è parte di una campagna di sensibilizzazione ideata da due giovani collaboratori della Cooperativa Tornasole, Davide Gheza e Valentina Rivetti, «per parlare ai giovani con un linguaggio a loro comprensibile e con strumenti in grado di arrivare alla loro coscienza, ma senza giudicarli».
 
(*) Nota: una simile iniziativa può contribuire alla sicurezza stradale, ma non a tutti gli altri importanti problemi alcol correlati cui ci si espone bevendo.
(**) Nota: no, signor Assessore. Ubriacarsi non si può definire come “godersi liberamente la serata”.
IL GIORNALE

Ferita una ragazza di 14 anni
Sparatoria in casa di Alain Delon sotto torchio il figlio di 17 anni
Nino Materi
Fino a una certa ora era stato un party come tanti. Poi, forse, qualcuno ha cominciato a esagerare con l’alcol; poi, forse, qualcun altro ha cominciato a esagerare con gli spinelli. Infine è spuntata - chissà da dove, chissà portata da chi - un’arma. Una pistola. Carica. E allora il troppo alcol bevuto e i troppi spinelli fumati hanno «suggerito» ai giovani più sballati di cominciare a «giocare » con quella «cosa» da grandi. Il «gingillo»passa da una mano all’altra, finché casualmente parte un colpo. Il proiettile ferisce una ragazza di 14 anni. Tra i ragazzi è il terrore. Arriva la polizia e ferma il padrone di casa: Alain-Fabien Delon, 17 anni. No, non è un caso di omonimia; si tratta proprio del figlio di Alain Delon. L’attore, ora, è sotto choc. Suo figlio, invece, è sotto interrogatorio. Fabien, nato dalla relazione tra Alain con la top model olandese Rosalie Van Breemen, rischia di diventare il perfetto capro espiatorio di una tragedia dai contorni ancora sfuocati.
Di certo si sa solo che una quattordicenne è rimasta gravemente ferita dopo essere stata raggiunta da un colpo di arma da fuoco allo stomaco, sparato durante il festino organizzato dal Alain junior nel domicilio del padre a Ginevra. Alain-Fabien - come ricostruisce l’ Ansa - risiede in quell’abitazione, situata nel quartiere Florissant, da quando Delon ha ottenuto il suo affidamento a fine 2010. Il giornale elvetico Le Matin indica che l’autore involontario dei colpi, esplosi intorno alle 21:30, «sarebbe il figlio del celebre attore». Ma per la Tribune di Geneve , un altro giornale elvetico, «non è stato lui a sparare, ma un altro adolescente di 14 anni», aggiungendo di essere venuto a conoscenza del fatto che «l’arma,una pistola, si trovava in casa Delon e che i ragazzi non sapevano che fosse carica».
Secondo il sito internet francese Purepeople , il figlio dell’attore è stato comunque fermato dalla polizia in quanto considerato in qualche modo «responsabile» dell’incidente, che secondo le prime ricostruzioni sarebbe stato causato maneggiando una pistola che si trovava nell’appartamento. Intanto, Alain Delon - che era assente al momento dei fatti - ha raggiunto immediatamente Ginevra per stare vicino al figlio. L’attore potrebbe anche essere considerato responsabile, in quanto Alain-Fabien è ancora minorenne.
La ragazza di 14 anni - sempre secondo il racconto dell’agenzia Ansa- è stata immediatamente ricoverata in ospedale, insieme ad una seconda persona, profondamente scioccata, che è sotto osservazione. Secondo i vicini, dopo l’incidente, la vittima è stata subito condotta in ascensore nella hall dell’edificio, in un’atmosfera da incubo. Una vicina ha testimoniato che tutti gli adolescenti erano in lacrime, molto turbati.
L’indagine, di cui è incaricata la brigata criminale elvetica, è attualmente in corso e Alain- Fabien è stato interrogato dagli inquirenti, che confidano di avere più informazioni sull’accaduto dopo la visione delle telecamere di sorveglianza dell’abitazione. Delon aveva ottenuto l’affidamento del figlio - che ha vissuto un periodo difficile, tanto che nel 2010 aveva frequentato una clinica di disintossicazione per problemi di droga - grazie alla decisione del tribunale di Parigi. Da allora, frequentava un istituto privato della svizzera romanda (cioè la parte di Svizzera francofona) ed era seguito assiduamente da uno psicologo. Tuttavia, secondo Purepeople , dopo che il primo incontro con un medico specializzato non si era svolto serenamente, Delon ha rifiutato che il figlio continuasse quelle cure. Ora, sul suo destino, un’altra tegola. Pesantissima.
CORRIERE DEL TRENTINO

Arte e vino per giovani creativi
Il Comune lancia l’idea: spettacoli, film e seminari a tema
TRENTO — Da una parte si tratta di sollecitare la creatività giovanile. Ma, dall’altra, l’intento è valorizzare la tradizione vitivinicola locale intrecciandola in modo inedito con le vie dell’arte. La giunta comunale lancia così «L’arte fa.. crescere. Filo rosso: il vino» , un progetto annuale destinato ai ragazzi del capoluogo. In programma mostre, pièce, corsi professionalizzanti e laboratori. Ad accompagnare i talenti in erba un parterre di esperti tra cui Fondazione Aida, Trentino Sviluppo, Ceii, Galleria civica. Proprio ieri, l’assessore comunale alla cultura, Lucia Maestri, ha inoltrato la bozza del progetto con il piano finanziario al dipartimento della gioventù del consiglio dei ministri. «Abbiamo partecipato al bando promosso dall’Anci dedicato alla creatività giovanile— spiega —, ogni città può partecipare e se otteniamo il via libera l’idea verrà co-finanziata dal ministero» . Tante le finalità del progetto: «In un solo percorso abbiamo condensato promozione turistica, incentivi all’occupazione giovanile, sviluppo della creatività» . E poi educazione civica: «Quello che vogliamo fare è dedicare interamente il percorso alla nostra tradizione vitivinicola, superando lo stereotipo che avvicina il vino allo sballo: giovani devono comprendere patrimonio di questa tradizione». (*) Grazie ai partner preziosi, il Comune cercherà così di attirare l’attenzione dei giovani stimolando la creatività sul tema del vino. I collaboratori di «L’arte fa.. crescere» sono dieci: Fondazione Galleria civica, Fondazione Aida, Bookique, l’associazione Compagnie teatrali unite, lo studio d’arte Andromeda, la Fondazione museo storico del Trentino, la Confederazione italiana agricoltori (Cia), la Strada del vino e dei sapori Trento e Valsugana, Trentino Sviluppo e Ceii Trentino, il Centro europeo d’impresa e innovazione. Insieme dovranno coordinare gli ambiti d’intervento. Il progetto prevede infatti workshop d’artista con attività didattiche sul tema del paesaggio e della produzione vitivinicola. Durante il percorso verrà realizzata anche una pubblicazione a tema e i partecipanti ai seminari potranno produrre veri e propri spettacoli curati dagli esperti di della Galleria civica. Previsti anche percorsi professionalizzanti tra cui show designer, fotografia e proiezioni. Tutto a cura di Aida, la fondazione veronese che gestisce il Teatro Valle dei Laghi. I laboratori creativi, poi, prevedono la realizzazione di un cortometraggio umoristico. A Trentino Sviluppo e Ceii spetterà il compito di stilare una ricerca sull’indotto economico della creatività giovanile. Si tratterà, dunque, di raffigurare il rapporto arte e cultura con il Pil provinciale. «Lo scopo— spiega Maestri — è stilare il rapporto tra creatività e mercato» . Giovani, vino, arte, cultura. I protagonisti del progetto sono questi. Il piano finanziario del percorso annuale prevede un impegno complessivo di 128.000 euro da spartire in due. La metà sarà coperta dal Comune e l’altra, se Roma accetta, dal ministero. Proprio ieri, infatti, Maestri ha inoltrato la bozza al governo per ottenere i finanziamenti. «Ci vorrà qualche mese» spiega. Se tutto va bene il progetto potrà partire a fine 2011 per poi chiudersi nell’autunno 2012 con una grande esposizione.
Marika Damaggio
 
(*) Nota: pare che si stia pensando per il futuro a idee su “arte e fumo per giovani creativi”, con l’obiettivo di superare lo stereotipo che avvicina le sigarette al tabagismo.
A Trento spendono denaro pubblico per avvicinare al vino (bevanda che in Italia da sola provoca più problemi e sofferenze di tutti gli altri alcolici messi insieme), ai giovani, la cui prima causa di mortalità sono le bevande alcoliche.
Se a Mantova investissero 128.000 euro per il Festival Musicale Analcolico, metteremmo su una manifestazione di cui si parlerebbe in tutta Italia…
LIBERTA’

Ubriaca sale sul bus e dà in escandescenze, fermata dalla polizia

IL GAZZETTINO (Belluno)

Ubriaco centra con l’auto altre quattro macchine

IL CENTRO

aggredisce gli agenti per l’alcoltest

GAZZETTA DEL SUD

Preoccupa l’aumento del consumo di bevande alcoliche

LA PROVINCIA DI COMO

In centro Ubriaca, tenta di investire una famiglia

 

 


 

Rassegna alcol e guida del 3 luglio 2011

APRO LA RASSEGNA DI OGGI CON QUESTO ARTICOLO SULLA SOBRIETA’ CHE MI E’ PIACIUTO MOLTO.
LEGGENDOLO PENSAVO CHE IN QUASI TUTTI GLI ARTICOLI CHE HO RIPORTATO OGGI MANCA PROPRIO LA… SOBRIETA’!
 
LA STAMPA

La sobrietà che ci fa crescere
ENZO BIANCHI
3/7/2011
Il P.I.L. misura tutto, eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta. Può dirci tutto sul nostro Paese, ma non se possiamo essere orgogliosi di esserne cittadini».
Mi viene spontaneo tornare al discorso che Robert Kennedy pronunciò all’Università del Kansas nel marzo 1968 - solo tre mesi prima di essere assassinato - ogni volta che sento parlare di manovre fiscali, crescita economica, sviluppo sostenibile, deficit pubblico... Sì, perché credo che siano argomenti che non riguardano solo politici ed economisti.
Ma argomenti che dovrebbero aprire la riflessione alla qualità della nostra vita quotidiana e della convivenza nella società civile. E tematiche di questo genere dovrebbero essere affrontate con uno sguardo più ampio, non limitato a facili contrapposizioni tra economia di mercato e stato sociale o improbabili alternative secche tra crescita dei consumi e povertà incombente.
In particolare, varrebbe la pena di riscoprire la valenza di uno stile di vita e un atteggiamento nei confronti dei beni materiali e del loro uso che - come ha osservato il cardinale Tettamanzi - è «segno di giustizia prima ancora che di virtù»: la sobrietà. Ben più di un semplice accontentarsi di quanto si ha o della capacità di non sprecare, la sobrietà ha una dimensione interiore, abbraccia un modo di vedere la realtà circostante che discerne i bisogni autentici, evita gli eccessi, sa dare il giusto peso alle cose e alle persone.
Sobrietà a livello personale significa riconoscimento e accettazione del limite, consapevolezza che non tutto ciò che ho la possibilità tecnica o economica di ottenere deve forzatamente entrare in mio possesso: la capacità di rinuncia volontaria a qualcosa in nome di un principio eticamente più alto obbliga a interrogarsi sulla scala di valori in base alla quale giudichiamo le nostre e le altrui azioni.
La moderazione non è la tiepidezza di chi è indifferente a ogni cosa e si crogiola in un preteso «giusto mezzo», ma la forza d’animo di chi sa subordinare alcuni desideri per valorizzarne altri, di chi sa riconoscere il valore di ogni cosa e non solo il suo prezzo, di chi orienta la propria esistenza verso prospettive non ossessionate da un incessante «di più», di chi sa dire con convinzione «non tutto, non subito, non sempre di più!». Sobrietà è la forza interiore di chi sa distogliere lo sguardo dal proprio interesse particolare e allarga il cuore e il respiro a una dimensione più ampia.
La «crisi» che viviamo dal 2008 in realtà era già operante da tempo: chi osservava la situazione ecologica, chi non era cieco di fronte alle crisi alimentari, poteva forse prevedere la crisi finanziaria, quindi monetaria ed economica. Ma chi aveva e ha occhi capaci di discernimento poteva però rilevare una «crisi» ben più profonda, una crisi spirituale, una crisi dell’umanizzazione, un avanzare della barbarie.
Dopo la caduta del muro di Berlino c’è stato un abbaglio, una fiducia smisurata nel mercato che sembrava garantire quello stile di vita consumistico cui ci eravamo abituati da qualche decennio... Ora non si tratta di ritornare indietro, ma di tornare al centro sì, all’asse che permette alla politica di rendere possibile ciò che è giusto, ciò che è doveroso, ciò che è necessario al «ben-essere» autentico, di tornare all’asse su cui economia di mercato e solidarietà, competitività e coesione sociale possono interagire ed essere coerenti con la ricerca della qualità della vita umana e della convivenza sociale.
Solo tenendo conto di queste istanze si può uscire dall’attuale mancanza di visione sull’avvenire ed elaborare e realizzare un progetto di società a dimensione umana, altrimenti si continuerà a inoculare germi di sfiducia soprattutto nelle nuove generazioni, che intuiscono la necessità di non ridurre l’uomo a produttore-consumatore ma che tuttavia percepiscono la loro impotenza.
In questa ricerca, giustizia e solidarietà sono elementi che trovano nella sobrietà stimolo e sostegno. E questo, se era vero in una società rurale e dotata di scarsi mezzi, lo è paradossalmente ancora di più in un mondo e in un’economia globalizzati. Infatti, la sobrietà non è solo misura nei propri comportamenti ma anche consapevolezza del nostro legame profondo e ineliminabile con le generazioni che ci hanno preceduto, con quelle che verranno dopo di noi e con quanti, nostri contemporanei, abitano assieme a noi il pianeta.
Nell’usare dei beni di cui dispongo e nell’ambire ad altri, non posso ignorare la necessità di un’equa distribuzione delle risorse: accaparrarsi beni, sfruttare il pianeta, disinteressarsi delle conseguenze immediate e future del proprio agire significa alimentare ingiustizie che, anche se non si ritorcessero contro chi le compie, sfigurano l’umanità e offendono il creato stesso.
Solo una sobrietà così concepita può tracciare un cammino sicuro per la solidarietà umana o, per usare una terminologia cristiana, per una «comunione universale». E questa solidarietà non è tanto il serrare le file da parte di un gruppo sociale per difendersi da un nemico comune o da un’avversità condivisa, non è solo la reazione spontanea e generosa davanti a una sciagura, ma è - a monte di queste cose - la percezione che nostri sodali nell’avventura umana sono quanti ci hanno preceduto e hanno lavorato e lottato per consegnarci condizioni di vita meno precarie, sono coloro che verranno dopo di noi e ai quali riconsegneremo un patrimonio eroso dallo sfruttamento e sono anche, ben più presenti ai nostri occhi, quanti oggi stesso vicini a noi o lontani, non dispongono di beni essenziali per una vita degna e anzi pagano sulla loro pelle i privilegi di cui noi godiamo e che pretendiamo di accrescere continuamente.
Se non dimenticassimo questa solidarietà generazionale e mondiale, la sobrietà ci apparirebbe allora come l’unico stile di vita capace di restituire, a noi stessi per primi, dignità umana e senso dell’esistenza. In questo senso sobrietà e sviluppo non sono antitetici, se per sviluppo non intendiamo la crescita ininterrotta e l’accumulo incessante ma il pieno dispiegarsi delle potenzialità dell’essere umano, un fiorire delle risorse nascoste in ciascuno di noi che la stessa «decrescita» alimenta con la sua ricerca dell’essenziale. Davvero, la sobrietà ci fornisce gli strumenti per misurare noi stessi e il nostro rapporto con «ciò che rende la vita degna di essere vissuta».


LA COLPA E’ DEGLI ESERCENTI DEL CENTRO…
NO! E’ DEGLI ESERCENTI DEL LIDO…
NO! E’ DEI SUPERMERCATI…
… E INTANTO IL VINO, LA BIRRA E LE ALTRE BEVANDE ALCOLICHE SE LA RIDONO…
DI CHI SARA’ LA COLPA?
 
CORRIERE ADRIATICO

Esercenti con i nervi tesi, centro storico contro Lido
3.7.11 – Fano - Centro storico versus Lido. La conferenza stampa del Pdl ha fatto scoppiare, a latere, le tensioni tra gli esercenti del centro storico e quelli del Lido, che hanno partecipato numerosi all’incontro convocato ieri nella sede del partito.
Le parole del sindaco, che ha accusato una parte degli esercenti di “essere scappati con il malloppo”, hanno fatto andare su tutte le furie Daniele Bocchini, della pescheria gastronomia “Il bello e la bestia” di Piazza Andrea Costa, che ha chiesto con forza di intervenire per dire la sua. “Solo i ladri scappano con il malloppo – ha detto – mentre noi abbiamo lavorato in una piazza gremita di migliaia di persone che hanno vissuto la Notte Bianca in maniera tranquilla, senza eccessi. Sappiamo bene dove si sono verificati i problemi, non certo in centro storico, ma al Lido”.
Accuse fortemente respinte dagli esercenti dei locali del lungomare. “Ho pagato di tasca mia la Protezione civile”, ha detto Richard Mengucci gestore dello Chalet del Mar, il locale sulla spiaggia Arzilla che si trova a pochi metri dal luogo dove la quindicenne è stata stuprata dal branco. Anche Adriano Uguccioni titolare del Green bar ha voluto respingere le accuse dei suoi colleghi di aver contribuito agli eccessi della Notte Bianca solo per il fatto di gestire un locale sul lungomare Lido. A riportare la calma è stato l’assessore Alberto Santorelli: “In questo momento dobbiamo rimanere uniti, non dovete litigare fra voi e mettervi uno contro l’altro, perché è proprio questo ciò che vogliono quelli che ci criticano”. L’idea di una Notte Bianca senza alcol, lanciata dall’assessore Severi e poi dallo stesso Aguzzi, è parsa piacere poco agli esercenti. “Molti ragazzini non hanno comprato certo gli alcolici da noi, ma nei supermercati dove hanno mandato gli amici maggiorenni a fare scorta per la serata”, hanno segnalato alcuni. Tra le misure da adottare, dunque, il Pdl pensa anche a un maggior controllo e coinvolgimento della grande distribuzione e dei supermercati per evitare che questo accada. Una misura aggirabile se ad acquistare gli alcolici è un maggiorenne. F.G.
E’ “SOLO” COLPA DEL VINO, DELLA BIRRA E DELLE ALTRE BEVANDE ALCOLICHE
 
IL TEMPO

"La politica non c’entra. Solo bullismo alcolico".
02/07/2011
I monticiani si ribellano "Il rione non è il bronx"
Via dei Serpenti, via Panisperna, via Baccina, via del Boschetto, via Leonina. Un’area ricca di botteghe artigiane, ristoranti, pub, negozietti, palazzi ottocenteschi restaurati ad arte e slarghi che sembrano salottini all’aperto, come piazza della Madonna di Monti. Una parte del rione, questa fra via Nazionale e via Cavour, che mantiene intatto il fascino della Roma di una volta. Malgrado i prezzi che l’hanno trasformata da zona popolare a feudo radical shic, lungo i suoi vicoli i turisti si aggirano deliziati da un panorama «pittoresco» che conserva un sapore d’autenticità. E la violenza? le «ronde» notturne di giustizieri fai-da-te? I monticiani «superstiti» sono pochi. Ma quei pochi rifiutano con decisione l’etichetta di «Bronx romano». Malgrado il pestaggio di una settimana fa, Monti non è preda della violenza, sottolineano. Certo la sera, e specialmente nei fine settimana, qualcuno alza troppo il gomito, ci sono schiamazzi, bottiglie che rotolano sui sampietrini. Ma niente di più. L’episodio che ha avuto per vittima Alberto Bonanni è isolato. E non c’è alcuna matrice politica. «Ma quale Bronx? Questo è un quartiere tranquillo - spiegano i titolari di un alimentari in via dei Serpenti - Quello che ha picchiato il musicista ha sentito il pittore che gridava (Massimiliano, l’uomo che vive sopra il locale The Sailor’s di via Leonina e che ha protestato per gli schiamazzi Ndr) e ha pensato di punire l’altro litigante. Però è solo una roba da bulli. Non c’entra il fascismo, anche perché il pittore ha simpatie di sinistra, non di destra». Nel rione della Suburra, quello che durante il 1300 si opponeva in modo cruento ai «rivali» trasteverini, non ci sono ronde o squadracce che vigilano la notte. Anche se forse i due ventenni arrestati pensavano di potersi arrogare il diritto di «mantenere l’ordine». E forse è proprio questa la chiave per comprendere l’aggressione. Christian Perozzi, Carmine D’Asile e gli altri presunti «brigatisti» del rione hanno creduto che i musicisti protagonisti del battibecco con il pittore meritassero una lezione. E hanno agito di conseguenza. Da qui a sostenere che a Monti regni il bullismo ce ne passa. «Non ci riconosciamo in quello che è stato detto e scritto - spiega il proprietario del ristorante "Al ragno d’oro", sempre in via Leonina - anche se, con le strade strette, i rumori rimbombano e un po’ di chiasso la sera si crea. Ma San Lorenzo e Campo de’ Fiori sono certamente peggio». Non c’è dubbio, tuttavia, che il venerdì e il sabato siano serate ad alta gradazione alcolica anche qui, come accade in altri quartieri della cosiddetta movida capitolina. E l’alcol potrebbe essere stato un elemento scatenante del pestaggio senza senso avvenuto la notte fra il 25 e il 26 giugno. I picchiatori, però, probabilmente non erano alla loro prima «impresa». «Tre-quattro mesi fa tre turisti americani un po’ alticci sono stati malmenati da un gruppetto di italiani proprio in via Leonina - racconta un commerciante - È arrivata anche un ambulanbza. I tre sono stati medicati ma non hanno sporto denuncia. E uno degli aggressori, quello che aveva picchiato la ragazza statunitense, era proprio Christian: l’ho riconosciuto dalle foto...». Maurizio Gallo
PAESE SERA

Decreto anti-alcool, Testaccio sta a guardare
3.7.11 Dopo l’ordinanza del sindaco Alemanno, viaggio nel quartiere della movida. Dove tutto sembra cambiare da un giorno all’altro. Senza nessuna trasformazione
A Testaccio, nel quartiere della movida è strano parlare di decreto anti-alcool del sindaco Alemanno. Qui tutti sanno che "le bottiglie basta portarle da casa". Avvolte in un sacchetto di carta, quello del pane o sotto una giacca e il gioco è fatto. Se la ride Vincenzo, 21 anni, da poco passato a vedere che cosa succede in Via di Monte Testaccio. "Dopo l’aggressione a quel ragazzo sono tutti qui a parlarci della birretta in più. Come se fosse quello il problema..."
Lungo il monte dei cocci si affastellano locali su locali. Dal Contestaccio, ribalta dei nuovi gruppi della scena romana al Muzak, con le sue serate di burlesque, dal Caffè latino, incontro musicale multiculturale al Caffè della pace. Con l’estate in moltissimi chiudono per trovare posto sul lungomare di Ostia. Ma per i ragazzi under 30 Testaccio rimane il luogo clou del divertimento. Alcuni "ingoiano amaro" vedendosi negato la possibilità di acquistare gli alcolici dalle 23. "Vengo a Testaccio perchè qui c’è tutto, posso mangiare e poi andare a ballare fino a tardi - spiega Michela, 18 anni - Quest’ordinanza mi sembra proprio inutile. Chi si vuole "sballare" lo fa comunque, non sarà una legge a fermarlo".(*)
"Se Campo de fiori, Monte de cocci e ora anche Monti si sono trasformati da quartieri storici nel cuore di Roma a luoghi dove scoppiano risse per un nonnulla il problema è molto più ampio" commenta Gabriella Casalini di Sinistra e libertà di Testaccio. Esiste una questione aperta sul ruolo del Centro storico dentro la Capitale: molte associazioni di territorio auspicano un decentramento dei locali notturni. "Testaccio finisce per essere un quartiere non per i residenti ma un divertimentificio". Alcuni lo definiscono "luna park senza regole". E sono in molti a rimarcare "il sacrificio di Testaccio alla movida notturna" richiedendo una riprogettazione dell’area con più cultura, più librerie e luoghi di ritrovo adatti ai residenti.
di Elisabetta Galgani
 
(*) Nota: mi preoccupa l’affermazione di questa ragazza! Se le leggi non vengono rispettate c’è l’anarchia completa!
UN MODO PER FARE PREVENZIONE: NEI TURNI DI NOTTE MEDICI ED INFERMIERI AFFIANCATI DA RAGAZZI
 
IL GIORNALE DI VICENZA

Ubriachi a 12 anni Cresce l’allarme al Pronto Soccorso
03/07/2011 ARZIGNANO/1. L’Ulss 5 mette in campo i servizi contro l’uso dell’alcol
Tanti adolescenti in coma etilico. Per sensibilizzare i minorenni al problema degli abusi turni di notte in ospedale tra i giovani. Sedici anni è l’età media dei ragazzi soccorsi dal Ps il venerdì notte
Cresce l’allarme giovani e alcol al Pronto Soccorso dell’ospedale "Cazzavillan". Dopo lo "sballo" della serata, a finire sulle barelle adesso sono addirittura gli adolescenti. «Minorenni in coma etilico a 12, 13 anni.
Si tratta di qualche episodio ma non possiamo sottovalutare il problema» racconta il primario del servizio d’emergenza dell’Ulss 5, Vito Cianci. E già si pensa di coinvolgere i ragazzi in turni serali al Pronto Soccorso per far capire loro cosa succede quando si eccede con birra, vino e alcolici.
«Il numero di minorenni che giunge in Pronto Soccorso in coma etilico non è elevato - osserva il primario - Nel corso degli ultimi tre anni il trend dei ricoveri si è mantenuto sostanzialmente stabile; nonostante il numero di interventi del 118 e dei vari Pronto Soccorso, all’interno del territorio che fa riferimento all’ Ulss 5, per soccorrere giovani ubriachi, aumenti sensibilmente nel corso dei week-end. Con particolare concentrazione tra il venerdì ed il sabato notte». «L’età media dei ragazzi soccorsi e trasportati in ospedale si aggira intorno ai 16 anni - continua il dott. Cianci - Il tasso alcolemico più frequentemente riscontrato nei giovani oscilla tra 2 e 3 grammi litro. Tuttavia, non sono rari livelli di alcolemia superiori a 4-5».
Da un questionario dell’Ulss 5 risulta che oltre la metà dei 1.340 studenti di 14 anni intervistati ha bevuto almeno un bichiere di birra nel mese che ha preceduto l’intervista.
Per cercare di prevenire questo fenomeno, il Pronto Soccorso ha messo a punto, con il servizio di alcologia e il Sert, un progetto di informazione che prevede di sensibilizzare, attraverso depliant e monitor presenti nei PS, le famiglie e i ragazzi coinvolti in storie di abuso alcolico sui servizi sanitari a disposizione per affrontare il problema con il sostegno di medici, psicologi e assistenti sociali.
«Pensiamo di considerare l’aspetto formativo con proposte che prevedano, nei limiti del possibile, frequenze notturne dei giovani all’interno dei Pronto Soccorso, facendo leva sull’effetto emozionale e sulla testimonianza diretta delle gravi conseguenze che l’abuso di sostanze può produrre» spiega il primario.
Antonella Fadda
IL RAPPORTO TRA ALCOL E SESSO
 
ANSA

Boom ’prima volta’ per giovani, 1 su 2 lo fa ora
Sondaggio Sigo, picco +30% visite ginecologiche a settembre
02 luglio, 19:25
ROMA - La ’prima volta’ arriva d’estate per più di un giovane italiano su due. E a settembre, al rientro dalle ferie, si registra un altro picco: +30% delle visite ginecologiche, rispetto ai mesi pre-estivi. Due dati che mostrano come d’estate "la sessualità esplode" ma è anche la stagione in cui "si consumano più alcol e droghe, fortissimi indicatori di rischio per rapporti non protetti". La Sigo, Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia traccia lo scenario dei comportameni sessali dei più giovani, basandosi sui risultati di un sondaggio su 1.131 ragazzi (maschi e femmine) delle scuole superiori. Al momento dell’intervista, il 93% dei ragazzi ha dichiarato di avere già avuto un rapporto sessuale e solo il 18% aveva fatto un corso di educazione sessuale a scuola. Con l’approssimarsi dell’estate il 64% degli intervistati si é detto certo che avrà almeno un rapporto occasionale. E insieme al sesso, nei mesi caldi vanno forte anche alcol e droghe: il 46% ha dichiarato che l’estate è il periodo in cui se ne consumano di più. "Il tutto è aggravato dalla giovane età in cui si arriva a consumare il primo rapporto sessuale - afferma Alessandra Graziottin, direttore della Ginecologia e Sessuologia Medica dell’ospedale San Raffaele Resnati di Milano - il 32% inizia l’attività sessuale prima dei 15 anni".
IL LAVORO DELLE FORZE DELL’ORDINE
 
ILSITODI FIRENZE.IT

Multato altro minimarket, contravviene al divieto di vendita alcolici dopo le 22
Continuano i controlli a tappeto della polizia
Sab, 02/07/2011 - 19:16 — Domenico Rosa
Ancora una volta il proprietario di un minimarket contravviene al divieto di vendita di sostanze alcoliche dopo le 22.00. Si tratta di un bengalese 32enne, ’pizzicato’ dagli agenti delle volanti, subito dopo aver venduto, passate le 23.00, una bottiglia di vodka ad una americano. Le forze di polizia continuano nei controlli a tappeto, decise a non abbassare la guardia.
LECCEPRIMA.IT

Alcoltest, tolleranza zero e 27 patenti ritirate
E’ l’esito dei controlli compiuti dai carabinieri lungo le strade salentine durante il week end che di fatto ha aperto la stagione estiva. Quelle più battute con l’etilometro le strade dello ionio
(domenica 3 luglio 2011)
GALLIPOLI – Nessuna pietà per chi alla guida viene trovato con percentuali alcoliche nel sangue superiore a quelle consentite dalle legge. E la domenica mattina la conta delle patenti sequestrate dai carabinieri impegnati nei controlli sulle strade del Salento durante il week end festaiolo d’inizio stagione estiva, è sempre più consistente.
Questa volta i militari della compagnia di Gallipoli, in collaborazione con i colleghi della compagnia di Casarano, impegnati prevalentemente lungo il versante ionico, hanno ritirato complessivamente 27 patenti ad altrettanti automobilisti in una fascia di età compresa tra 18 anni e 37 anni, tutti beccati con un tasso alcolemico tra i 0,85 e i 2,78 g/l.
Diciassette nello specifico le persone denunciate per guida in stato di ebbrezza, mentre per altri 10 automobilisti è toccata una sorte più amara: oltre al ritiro della patente per loro è scattata anche la decurtazione di 10 punti e 500 euro di sanzione amministrativa. Graziati solo per non essersi incappati in una denuncia penale. Tutto questo perché l’etilometro ha fatto registrare negli automobilisti fermati un tasso alcolemico nel sangue tra i 0,5 e i 0,80.
Sale invece un dato, preoccupante: tra queste patenti sequestrate ci sono quelle di 7 neopatentati, (un numero elevato rispetto ai pregressi controlli) fermati con un tasso alcolemico da 0,78, sino a 1,54 g/l (va ricordato che per i neopatentati il tasso consentito è pari allo zero g/l).
CONSEGUENZE DEL CONSUMO DI VINO, BIRRA ED ALTRI ALCOLICI
 
LA NAZIONE

Firenze, incidente sulla Bolognese Gravi due ragazze
Alla guida un amico, risultato positivo all’alcol test. Una delle due giovani è in prognosi riservata
Firenze, 2 luglio 2011 - Due ragazze sono rimaste gravemente ferite in un incidente, questa mattina a Pian di San Bartolo sulla Bolognese. Le due giovani erano a bordo, con altri tre amici, di un’auto condotta da un venticinquenne risultato poi positivo all’alcoltest. Una della due sarebbe in prognosi riservata.
Erano da poco passate le cinque quando, l’auto con i cinque giovani a bordo è andata a sbattere contro una vettura parcheggiata. Sul posto sono intervenuti i carabinieri per i rilievi.
CORRIERE DI COMO

Manda all’ospedale sei persone con lo spray             
DOMENICA 03 LUGLIO 2011
I pedoni avevano evitato l’investimento
L’incredibile gesto di un’automobilista rumena in centro a Cantù
(p.an.) Il caldo a quanto pare gioca brutti scherzi in particolare agli stranieri residenti sul territorio. Se giovedì sera, infatti, un romeno di 29 anni si era scagliato contro due finanzieri con un’ascia, solo perché i baschi verdi lo avevano soccorso sulla via Napoleona e gli avevano chiesto i documenti, venerdì sera una connazionale dell’uomo, una romena di 37 anni, ha mandato all’ospedale sei persone dagli 11 ai 78 anni con il gas di una bomboletta antiaggressione. L’episodio è avvenuto poco dopo le 18 di venerdì nella centralissima via Dante. La donna, come spiegano i carabinieri di Cantù che sono intervenuti, era al volante della sua minicar quando ha perso il controllo del veicolo.
L’auto è finita sull’affollato marciapiede, si è sfiorato il dramma. Tutti i pedoni sono fortunatamente riusciti a schivare il veicolo. Quindi il folle episodio dettato con tutta probabilità dallo stato di alterazione della donna. La romena è scesa dal veicolo, ma invece che scusarsi e assicurasi delle condizioni dei pedoni, ha brandito uno spray urticante, utilizzato per l’autodifesa e lo ha spruzzato verso sei persone, tra le quali anche un ragazzino di 11 anni e un’anziana di 78. La donna è scappata, mentre i presenti chiamavano i carabinieri e il 118 per i problemi causati dallo spray. Tutti sono stati medicati all’ospedale di Cantù. Non avranno ripercussioni per l’incidente. La romena è stata presto rintracciata, era in evidente stato di ebbrezza, precisano i carabinieri. È stata denunciata. Sono in corso accertamenti per verificare le motivazioni di un gesto che probabilmente rimarrà inspiegabile.
L’ARENA

Morto dopo l’arresto, agenti indagati
IL CASO. Violenza o incidente: la Procura indaga sulle cause del decesso del facchino. Sotto esame un video dei fatti
Omicidio preterintenzionale l’accusa ai 4 poliziotti con cui Michele Ferrulli ha avuto una colluttazione
03/07/2011 MILANO  - Omicidio preterintenzionale. Con quest’accusa la Procura di Milano ha indagato i quattro poliziotti che tre sere fa, in via Varsavia a Milano, hanno fermato per un controllo Michele Ferrulli, 51 anni, l’uomo morto improvvisamente subito dopo essere stato bloccato a terra e ammanettato.
L’avviso di garanzia, firmato dal pm Gaetano Ruta, titolare dell’indagine, è stato notificato agli agenti. Si tratta di una sorta di &laq
Lunedì, 04 Luglio 2011
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