Lunedì 27 Settembre 2021
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Rassegna alcol e guida del 7 giugno 2011

A cura di Alessandro Sbarbada, Guido della Giacoma e Roberto Argenta

Riproponiamo il comunicato stampa già pubblicato ieri in rassegna, con la richiesta – a chi di voi ne avesse l’intenzione e la possibilità – di collaborare a divulgarlo, inoltrandolo a giornali nazionali e locali, agenzie di stampa, blog, eccetera.
Grazie.
 
Gli autori de “La casta del vino” contro Umberto Veronesi: vino, birra e alcolici sono cancerogeni
Nel nostro nuovo libro-denuncia “La casta del vino” documentiamo come l’alcol etilico contenuto nelle bevande alcoliche sia un potente cancerogeno, da tempo riconosciuto come tale dalla comunità scientifica internazionale.
Il professor Umberto Veronesi, tra le altre sue cariche presidente onorario dell’Osservatorio permanente sui giovani e l’alcol, che ha tra i suoi soci Assobirra, la Confederazione Italiana della Vite e del Vino e l’Unione Italiana Vini, continua a sottostimare questo pericolo.
In altri paesi del mondo, nella giornata dedicata alla prevenzione dei tumori, viene affermato con convinzione di non fumare e di non bere alcolici per ridurre il rischio. In Italia si comunica di non fumare e di bere “moderatamente” - in tal senso si è più volte pubblicamente espresso Umberto Veronesi - , concetto del tutto fumoso e assolutamente non scientifico.
L’alcol ha un ruolo diretto e dimostrato in almeno una dozzina di tumori.
L’Istituto Nazionale sul Cancro francese denuncia come un solo bicchiere di vino al giorno aumenta il rischio di cancro della bocca e della gola del 168 %.
Il National Cancer Institute di Bethesda ha analizzato le abitudini alimentari di circa 200.000 donne per un periodo di otto anni, rilevando che anche consumare 1-2 bicchieri al giorno di una qualunque bevanda alcolica aumenta del 32% la probabilità di sviluppare un cancro al seno , percentuale che sale al 51% se i bicchieri sono più di tre. Il tipo di tumore indagato è il più diffuso fra i tumori al seno e colpisce soprattutto le donne in menopausa.
Ma già nelle ragazzine le bevande alcoliche espongono a una maggiore vulnerabilità riguardo alle lesioni benigne della ghiandola mammaria, le quali spesso hanno significato di lesione precancerosa. Questa la tesi di una ricerca della Washington University School of Medicine di St. Louis e della HarvardUniversity, diretta dal dottor Graham Colditz e pubblicata su“Pediatrics”.
D’altra parte bere anche solo tre bicchieri di vino a settimana aumenta del 30 per cento il rischio di recidiva del cancro al seno, mentre le donne astemie hanno meno probabilità di ricaduta. Questo è quanto emerso da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori del Kaiser Permanent Division of Research di Oakland (in California) presentato negli Usa in occasione del Simposio Santo Antonio sul cancro al seno.
Il professor Umberto Veronesi nel suo forum “L’oggi e il domani della ricerca” sulle pagine di Corriere.it, in data 20 Maggio 2011, risponde a una donna operata di carcinoma duttale infiltrante, prossima a un trattamento radioterapico, che chiede il suo autorevole parere rispetto al suo stile di vita alimentare (che comprende “un bicchiere di vino buono a pasto e a cena”, cioè 14 bicchieri alla settimana) incoraggiandola a seguire le sue abitudini “che le permettono di proteggere la sua salute in generale” (http://forum.corriere.it/loggi_e_il_domani_della_ricerca/20-05-2011/tumore-al-seno-1793195.html ).
Stiamo valutando insieme al nostro editore Marcello Baraghini di esporre questa grave questione di cattiva informazione davanti agli organi competenti.
Enrico Baraldi e Alessandro Sbarbada - autori de “La casta del vino” – Stampa Alternativa


VIAEMILIANET

Scarcerato l’investitore di Cadelbosco
In attesa del processo, resterà agli arresti nella sua casa di Gualtieri l’automobilista che tre giorni fa ha travolto e ucciso un uomo di 61 anni a Cadelbosco.
Nel sangue aveva un tasso di alcol tre volte superiore al consentito.
di LIVIO RAMOLINI
Il Giudice per le indagini preliminari Giovanni Ghini ha deciso la scarcerazione e gli arresti domiciliari per Manuel Mantovani, l’operaio di 34 anni che venerdì sera, alla guida della sua auto, ha travolto e ucciso un uomo di 61 anni, Abderrahmane Namiri.
Il tragico incidente è avvenuto intorno alle 21.30 a Cadelbosco Sotto: Namiri, originario del Marocco e residente a Meletole di Castelnovo Sotto con la moglie e i loro otto figli, stava attraversando a piedi via Marconi quando è stato centrato dalla Golf alla cui guida si trovava Mantovani. Uno schianto tremendo. Il 61enne ha battuto violentemente il capo dapprima contro la vettura, poi sull’asfalto restando esanime a terra. Inutile si è dimostrato ogni tentativo di rianimarlo.
Poco dopo l’accaduto, l’investitore è sfuggito alla reazione dei parenti della vittima arrivati in via Marconi. Manuel Mantovani non è invece sfuggito alla legge: sottoposto dagli agenti della polizia stradale di Guastalla alla misurazione dell’alcol nel sangue, è risultato positivo, con un tasso quasi tre volte superiore al consentito. Per questo è stato subito arrestato e condotto in carcere.
’Avevo bevuto un paio di bicchieri di birra prima di incontrarmi con gli amici a Reggio’ (*), ha spiegato Manuel Mantovani durante l’interrogatorio in tribunale, assistito dal suo legale, l’avvocato Claudio Bassi. Il pubblico ministero Maria Rita Pantani aveva chiesto per il 34enne la misura della custodia cautelare in carcere, ma il giudice Ghini ha optato per gli arresti domiciliari: l’operaio resterà nella casa dei genitori a Gualtieri. L’avvocato Bassi presenterà istanza perchè possa continuare a recarsi sul suo luogo di lavoro, a Guastalla.
 
(*) Nota: in questi giorni lo abbiamo scritto più volte: la birra fa sangue (http://www.avistaverne.org/ - https://www.facebook.com/event.php?eid=109713719120591#!/pages/LA-BIRRA-FA-SANGUE/206382189396023 ). I commenti sul gruppo di face book che vi ho indicato valgono il tempo di andare a leggerli.
Io penso che ci dovremmo insieme attivare per far annullare la Festa della Birra organizzata dall’AVIS Taverne e Arbia: scrivendo a loro, all’AVIS nazionale, mobilitando la stampa…

SENZACOLONNE.IT

Giorgia, ultimo applauso in una chiesa gremita
BRINDISI – Fra la rabbia e la disperazione, quasi 500 persone hanno raggiunto ieri mattina la chiesa di San Vito Martire per rendere l’estremo saluto a Giorgia Zuccaro, giovane attrice teatrale spentasi nella notte fra sabato e domenica a seguito di un terribile incidente automobilistico in via Cappuccini, a pochi metri dall’ex ospedale Di Summa. Nei volti dei familiari, degli ex compagni di scuola e dei colleghi della compagnia teatrale “Giustino Durano”, si leggeva profonda incredulità. E’ difficile veder spezzata una vita a soli 29 anni, ma è ancora più difficile accettare l’assurda dinamica di una morte che potrebbe avere pesanti conseguenze in sede giudiziaria (Giuseppe Lonoce, il brindisino di 30 anni alla guida della Fiat punto sulla quale viaggiava Giorgia, è stato denunciato per guida in stato di ebbrezza e sotto effetto di sostanze stuefacenti).
La cerimonia funebre, officiata da don Peppino Apruzzi, era prevista per le dieci. Già a partire dalle 9 e 30, però, la gente ha cominciato a convergere verso la parrocchia, attendendo per strada l’arrivo del feretro.
Accanto alla porta d’ingresso della “San Vito”, erano stati affissi i manifesti funebri con cui la compagnia teatrale, gli amici della sorella Alessandra e molte altre associazioni avevano voluto rendere omaggio all’artista brindisina, che aveva ereditato dal padre Franco la passione per la commedia vernacolare. Quando il carro funebre, partito dalla camera mortuaria dell’ospedale Perrino, ha fatto capolino in via Sicilia, la chiesa era già piena.
Due ali di folla hanno accompagnato la bara verso l’altare, stringendosi in un unico abbraccio attorno a mamma Anna, Franco e Alessandra.

SENZACOLONNE.IT

Tragedia: mix di alcol e droga Il guidatore ora è indagato
BRINDISI – La patente gli era stata ritirata qualche mese fa. I test eseguiti in ospedale sulla presenza di droga e alcol nel sangue hanno dato esito positivo. Giuseppe Lonoce, 30 anni, di Brindisi, è stato denunciato dagli agenti della Polstrada di Brindisi. Contestualmente, come per prassi, è stato aperto un fascicolo d’indagine per omicidio colposo che potrebbe essere contestato proprio con l’aggravante della guida in stato di alterazione psicofisica da alcol e sostanze stupefacenti.
Lonoce era alla guida di una Fiat Grande Punto nella notte tra domenica e lunedì. Al suo fianco Giorgia Zuccaro, 29 anni, che ha perso la vita proprio nell’incidente che è avvenuto lì dove via Cappuccini si incrocia con via Adamello. Ci sono altri due feriti che non sono però in gravi condizioni. Si tratta di Giuseppe Sirena, di 26 anni e Laura Cannalire, 22 anni, che viaggiavano entrambi nella Ford Ka che, secondo le prime ricostruzioni, Lonoce stava sorpassando.
La dinamica non è ancora chiara ma sembrerebbe che la Grande Punto abbia iniziato a sbandare qualche metro prima. Poi il ribaltamento e infine lo schianto: è irriconoscibile la vettura che è stata posta sotto sequestro dagli agenti della Polstrada di Brindisi che conducono le indagini. E’ a disposizione del sostituto procuratore di turno, Valeria Farina Valaori, che è titolare dell’inchiesta sull’incidente che farà il suo corso. Saranno probabilmente disposte perizie accurate sul mezzo, che si trova ora nel deposito giudiziario della ditta Cannone, anche per risalire alla velocità di marcia.
Lonoce, 30 anni, è ancora in gravi condizioni. E’ ricoverato al Fazzi di Lecce dove è stato ascoltato dagli agenti di polizia già nella notte della tragedia.
Sarebbe uscito dall’auto senza conseguenze: poi il malore e il ricovero presso il nosocomio, lì dove la ragazza, Giorgia Zuccaro, era giunta senza ormai più speranze.
Ogni tentativo di salvarle la vita è stato vano. Non è servita a nulla la corsa disperata dell’ambulanza che si è diretta al vicino ospedale “Perrino” a sirene spiegate.
La ventinovenne si è arresa mentre gli uomini della Polstrada, con l’apporto dei vigili urbani di Brindisi, eseguivano i rilievi sul posto, nel pieno centro abitato della città, al rione Cappuccini, sull’omonima strada costeggiata di palazzi e attività commerciali.

IL GAZZETTINO (Treviso)

È slittato il processo al marito violento…
SUSEGANA - (Ro) È slittato il processo al marito violento Sergio Papa, 46 anni, di Susegana, ma domiciliato a San Fior, che è chiamato a rispondere dell’accusa di maltrattamenti in famiglia. Il motivo? Vista l’assenza del difensore di fiducia, il giudice Angelo Mascolo ha dovuto nominargli un legale d’ufficio che ha chiesto e ottenuto tempo per studiarsi il procedimento.
Per anni e almeno fino all’ottobre 2007, quando il giudice gli ordinò di allontanarsi da casa (sentenza oggi decaduta) Papa avrebbe sottoposto la convivente - secondo la ricostruzione del pm Francesca Torri - ad un regime di vita tormentoso, con violenze sia fisiche che psicologiche che le avrebbero trasformato la vita quotidiana in un inferno. Probabilmente a causa dell’abuso di sostanze alcoliche l’imputato - per l’accusa - l’avrebbe picchiata, insultata, minacciata con un coltello, percossa con pugni alla testa, ma anche lanciandole addosso olio bollente. Non solo. Tale condotta dell’imputato - per l’accusa - avrebbe causato, in più occasioni, lesioni alla convivente (non si è costituita parte civile).
Da quanto si è appreso, essendo i fatti contestati datati nel tempo, il giudice ha concesso un rinvio lungo per valutare la possibilità di un accordo extragiudiziario.
L’ARENA di Verona

NOTTE DI FOLLIA. Cinque arrestati dai carabinieri di Caprino, altri tre denunciati. Tra i reati, la violazione di domicilio
Arancia meccanica alla festa
Urla e minacce durante i furti
Scorribanda di otto giovani in una villa della Valpolicella
Danneggiati mobili e suppellettili

I proprietari rifugiati in camera
Notte di follia in Valpolicella dove un gruppo di ragazzi ha trasformato in incubo una festa di compleanno all’interno di una villa. Quattro ragazzi e una ragazza, tutti ventenni, sono stati arrestati e altri tre, tra i quali un diciassettenne, sono stati denunciati dai carabinieri di Caprino per violazione di domicilio, furto aggravato e danneggiamento. Il fatto è avvenuto nella notte tra sabato e domenica in una villa di San Floriano, in via Ca’ del Pipa, dove una trentina di invitati, in gran parte giovanissimi, stava festeggiando il 18° compleanno di un loro amico.
Il gruppetto, approfittando della confusione e del cancello aperto, erano entrati nell’abitazione a mezzanotte inoltrata. Dopo il loro arrivo la situazione era rapidamente degenerata. Nonostante la pressante richiesta a levare il disturbo, gli sgraditi ospiti, in evidente stato di alterazione a causa probabilmente dell’alcol, si erano trattenuti contro la volontà dei presenti. Tra urla, minacce, angherie di ogni tipo, atti di vandalismo gratuiti e furti, la festa in Valpolicella si è presto tramutata in un terribile incubo. Una sorta di «Arancia meccanica» - ma per fortuna con un finale meno atroce di quello narrato nel celebre film di Kubrick - protrattasi fino alle 4 del mattino. A fermare la loro furia distruttiva sono stati i militari del nucleo operativo dell’Arma.
A chiamarli, dopo aver sopportato la loro presenza per ore, erano stati i padroni di casa che, terrorizzati dal branco, si erano chiusi in una camera per telefonare. Nella loro scorribanda notturna, gli esagitati avevano rubato gioielli, telefonini e avevano danneggiato mobili e suppellettili per il solo gusto di distruggere.
Nella loro automobile i carabinieri hanno infatti trovato portafogli, cellulari, occhiali di marca, una collana e un bracciale Swaroskym una maglietta «Hard rock Roma» e altri capi di abbigliamento sportivi di cui era stato denunciato il furto. A ricordo della loro visita hanno lasciato mobili con le ante divelte, un lampadario rotto, porte danneggiate, muri imbrattati.
I militari hanno arrestato, in quanto colti in possesso della refurtiva o riconosciuti come autori di furto da qualcuna delle loro vittime, cinque persone. Si tratta di G.A., 21 anni, residente a San Martino Buon Albergo, M.T., 20 anni, di Bussolengo, R.F., 20 anni, residente a Palermo, G.A., la ragazza di 20 anni, residente a San Martino, M.C., 20 anni nativo della Romania, anch’egli residente a San Martino e con precedenti per reati simili a quelli compiuti durante la notte brava in Valpolicella.
I cinque sono stati rinchiusi nelle camere di sicurezza della caserma dei carabinieri di Caprino, in attesa del processo per direttissima che si è celebrato ieri mattina. Quattro di loro, comparsi davanti al giudice Luciano Gorra, hanno patteggiato sei mesi di carcere ciascuno e 240 euro di multa. Per il quinto, quello di origine romena con precedenti, l’udienza è invece stata rinviata a luglio. L’intero quintetto, quindi, è stato scarcerato.
Per gli stessi reati sono stati denunciati anche R.C, 19 anni, di San Martino, M.G., 20 anni, nato in Brasile e residente in città, ed E.A., diciassettenne di San Martino.
E.S.
GAZZETTA DI REGGIO

Alcolismo: primo, ascoltare
Un anno di lavoro degli «operatori di strada» nella zona della stazione
Alcol, emarginazione, allarme sociale, progetti di recupero e su tutto questo il ruolo e il lavoro degli operatori di strada.  Su questi temi si è discusso al centro incontro Reggio Est durante il seminario-dibattito «Alcool, comunità, prossimità» organizzato dal Comune per fare il punto su strategie e pratiche in atto nel quartiere della stazione ferroviaria, per contrastare il fenomeno dell’alcolismo, attraverso azioni di coesione sociale.  Al centro delle riflessioni - a cui hanno partecipato gli assessori a Coesione e sicurezza sociale e Politiche sociali, lavoro e salute, Franco Corradini e Matteo Sassi col direttore Ausl, Fausto Nicolini, il progetto Unità di Strada che opera per contrastare i fenomeni di disordine urbano e per ridurre danni e rischi (individuali e non) legati all’uso dell’alcol da parte di persone che si ritrovano in aree pubbliche.
SCOPI DEL PROGETTO. Il progetto, attivo dal 2009, è stato pensato anche per migliorare le condizioni di vita di persone emarginate e ridurre l’allarme sociale e la sensazione d’insicurezza generate da situazioni di schiamazzo e bivacco. Dopo una mappatura del territorio, si è partiti nel 2010 tramite la presenza di operatori di strada, la costruzione di una rete di collaborazione con altri servizi sociali, sanitari e di tutela dei diritti, sia pubblici che del privato sociale e la realizzazione di attività di animazione sociale.
I NUMERI. Tra luglio 2010 e aprile 2011 gli operatori hanno realizzato 96 uscite di pomeriggio e sera per attività di contatto e counselling (ovvero promuovere atteggiamenti propositivi) con l’utenza e procedere a eventuali accompagnamenti verso sportelli sociali (come il punto di ascolto AmoReggio point) o strutture sanitarie. Hanno intercettato 296 persone non ancora conosciute dai servizi e avuto oltre mille contatti con persone che frequentano la zona (di cui 380 contatti con chi fa uso di alcol e 130 con chi usa altre sostanze).  Hanno realizzato circa 300 interventi di counselling e gestito 20 accompagnamenti in strutture sanitarie e sociali. 
GLI OPERATORI. Le richieste più frequenti registrate dagli operatori (di strada o di sportello) sono relative a: lavoro, disponibilità di un posto letto, problemi sanitari, informazioni sui permessi di soggiorno, posizione previdenziale. Richieste anche sui percorsi di uscita dalla tossicodipendenza.  Il progetto opera con un team multidisciplinare, che comprende un operatore socio-educativo con esperienza di lavoro di strada, un operatore con esperienza di lavoro nei servizi socio-sanitari con competenze di mediazione linguistica-culturale, un animatore sociale e un funzionario esperto in processi socio educativi interculturali.
LUCI E OMBRE. Dal confronto è emerso che i punti di forza del progetto sono individuabili nella presenza di uno sportello d’ascolto che rende facilmente contattabili gli operatori, sia da parte dei cittadini allarmati che delle persone in difficoltà; nello sviluppo di un approccio basato sulla raccolta dei bisogni (e quindi non giudicante); nella presenza di un mediatore linguistico culturale che facilita la costruzione di relazioni-reti di fiducia e nella creazione di una rete di soggetti del terzo settore disponibile e flessibile. Viceversa i punti deboli dell’iniziativa sono legati a un quadro legislativo nazionale che impedisce la realizzazione di altre azioni a favore delle persone immigrate, oltre che alla necessità di migliorare la comunicazione e la collaborazione fra la base operativa e «decisori pubblici».
ALTRI PROTAGONISTI. All’incontro sono intervenuti anche Lucilla Cabrini del servizio comunale Politiche per coesione sociale e solidarietà; Roberto Bosi direttore del Sert; Marco Battini responsabile dell’area lavoro di strada del centro sociale Papa Giovanni XXIII; Carlo Vestrali dirigente del servizio comunale Politiche per l’integrazione, l’inclusione, la convivenza; Manuela Vaccari coordinatrice progetto Unità di Strada zona stazione del Comune; Laura Mammi operatrice di strada del centro sociale Papa Giovanni XXIII; Mohamed Sabri mediatore culturale della cooperativa La Quercia; Lia D’Andrea abitante della zona stazione; Mario Cipressi responsabile progetto «Bar analcolico Cafè Reggio» della cooperativa Koinè; Angiolina Dodi direttrice del Programma dipendenze patologiche dell’Ausl.
IL PICCOLO di Trieste

Alcol vietato ai ragazzini anche al market
I commercianti devono sincerarsi dell’età, ma spesso viene mandato avanti un maggiorenne
Ho pizzicato i miei figli su un autobus, ho capito che avevano bevuto. Negavano. La ragazza ha 14 anni e il fratello 15 e mezzo. Allora li ho portati direttamente al Burlo, e strada facendo hanno confessato: avevano comprato in un supermercato vodka da 25°». È la storia di una mamma come tante altre che fronteggia il problema dell’alcol in gola ai giovanissimi, ed è più la sua angoscia che la sua storia a rimettere in campo un problema che non da oggi è oggetto di talmente tante attenzioni da parte dei vari corpi sociali, che ormai ciascuno si appella all’altro per rafforzare l’aiuto e soprattutto raggiungere il risultato.
I medici ricordano che un parere interpretativo del ministero dell’Interno, scritto per Milano ma poi diffuso a tutte le Prefetture, ha chiarito come il «divieto di somministrazione» ai minori di 16 anni sia da considerarsi valido non solo per i pubblici esercizi (bar, ristoranti e simili) ma anche per i commercianti. (*) E infatti tante volte hanno ricordato: «Inutile che al bar venga rifiutato il prodotto alcolico, se poi i ragazzi vanno al supermercato».
E lì che cosa succede? «Abbiamo scritto lettere a tutte le categorie - risponde Marina Gruden Vlach, assessore uscente al Commercio -, e fatto riunioni sull’argomento, i commercianti lo sanno bene come stanno le cose, purtroppo i gruppi di giovani mandano avanti il più grande, al quale non può essere negato l’acquisto, e poi vanno a consumare assieme».
Molti commercianti, anche della grande distribuzione, su invito del Comune hanno affisso il cartello come nei bar («niente alcol se hai meno di 16 anni»), ma poi non è previsto che i vigili urbani o qualcun altro controlli l’osservanza di fatto della regola, né sono previste sanzioni. Ma che cosa è successo nel caso in questione? Tutto bene, anche se le cose sono andate male. La commessa del supermercato in questione ha fatto il suo dovere. Ha visto il ragazzino giovane con la vodka in mano e in compagnia della sorella, e gli ha chiesto la carta d’identità. Letta la data di nascita, ha venduto la bottiglia. «Ma mio figlio non ha ancora compiuto gli anni - protesta la madre -, la commessa non ha letto il mese». Qualche mese in verità non cambia la sostanza, ma questa madre si è terrorizzata e descrive la lotta di tante altre «contro i mulini a vento». Forse i suoi figli, finiti d’autorità in ospedale, non ci riproveranno e faranno buona propaganda al fatto che non sta bene nemmeno farla sotto il naso a una commessa che in verità si è dimostrata scrupolosa, anche se non «poliziotta».
(g. z.)
 
(*) Nota: e soprattutto la vendita è equiparata alla somministrazione.
TURISMOITALIANEWS.IT

Notte speciale per bambini al Museo del Vino di Barolo
Nuovo evento nella perla dei Castelli "Doc" di Langhe e Roero. Torna infatti a grande richiesta la "Notte al Museo". Sabato 25 giugno 2011 il castello Falletti di Barolo apre nuovamente le sue porte per i bambini che vogliono vivere la magica esperienza di dormire nel WiMu. Un intero castello – e un museo – aperto di notte soltanto per loro.
(TurismoItaliaNews) Nella prima data (lo scorso sabato 14 maggio), una trentina di bimbi sono stati i protagonisti di un viaggio alla scoperta della storia del Museo del Vino e dei moderni allestimenti opera del genio di François Confino in compagnia di guide speciali e animatori. Per poi dormire tutti insieme nella grande sala del Tempio dell’Enoturista, avvolti nei loro sacchi a pelo.
Sabato 25 maggio 2011 i bimbi, di età compresa tra i sei e gli undici anni, trascorreranno un’esperienza unica e originale. Un’attività consolidata presso numerose strutture in Italia e all’estero, particolarmente gradita ai bambini e che, nella sua prima proposta a Barolo, è stata ben accolta e partecipata. Tanto da convincere l’organizzazione di Emozione Castelli e il comune di Barolo a riproporre la Seconda Notte al Museo con un programma nuovo, appuntamenti inediti e proposte originali.
I bambini verranno accolti entro le 21 nella sala della didattica e sarà consegnato loro un badge di riconoscimento con il proprio nome. Da questo momento comincia l’avventura, che prevede attività e giochi del tutto nuovi rispetto al precedente appuntamento.
Prima, breve passeggiata lungo il perimetro del castello e fra le antiche case che sorgono ai suoi piedi, per prendere confidenza con questo grande e imponente edificio. Poi, oltre l’imbrunire, l’ingresso nel castello, sede del Museo del Vino. Con l’ausilio delle sole torce a batteria, il gruppo raggiungerà la sala della storia, dove una lunga illustrazione "a fumetti" li introdurrà alla millenaria storia di questa bevanda speciale: sarà un gioco emozionante scoprire insieme agli animatori, e fra i fasci di luce delle pile, i momenti più noti della storia dell’uomo e il suo legame con il vino. Altrettanto divertente sarà individuare, fra le numerose decorazioni di una delle sale storiche più belle, lo stemma dei marchesi Falletti, per vivere un’avventura da veri esploratori (www.castellilangheroero.it ).
Arriverà quindi il momento di "accendere" il museo, per cominciare a conoscerlo davvero: tutti al piano terra, davanti al pannello computerizzato che controlla l’accensione degli allestimenti e gli apparati multimediali degli ambienti. Svegliato il castello, i bambini visiteranno tutti gli ambienti accompagnati da guide speciali che conoscono tutti i segreti del castello e che li condurranno alla scoperta degli spazi, raccontando e proponendo giochi, sorprese, laboratori didattici a piccoli gruppi e letture fino all’ora della nanna, ognuno nel proprio sacco a pelo, tutti insieme in una delle sale.
Istruzioni per l’uso
Per partecipare occorre prenotare entro e non oltre mercoledì 22 giugno; l’iniziativa si svolgerà solo se si raggiungerà il numero minimo di partecipanti necessario. I bambini dovranno arrivare al museo dopo aver effettuato in modo autonomo la cena. Il costo è di 60 euro a bambino e comprende le attività ludico-didattiche della serata, il pernottamento in una delle sale del museo, la colazione del mattino successivo ogni bambino partecipante dovrà portare con sé il proprio sacco a pelo, una torcia a pile, il necessario per trascorrere la notte e per l’igiene personale (pigiama, spazzolino, dentifricio e altro materiale utile). Dovrà avere un abbigliamento comodo, voglia di divertirsi con tanti nuovi amici, e un pizzico di spirito di avventura.
Il pacchetto di viaggio
In occasione dell’iniziativa del WiMu "Notte al Museo", è stato predisposto un pacchetto di viaggio per permettere di partecipare anche alle famiglie provenienti da fuori area, che potranno così trascorrere un week-end primaverile in Langa coinvolgendo i bambini in un’avventura tutta nuova.
Una "due giorni" per famiglie, con il primo giorno impegnato al mattino in una passeggiata nel centro storico della città di Alba, con degustazione di prodotti tipici a base di tartufo, presso una bottega tipica. Nel pomeriggio passeggiata in compagnia del trifulau (il cercatore di tartufi) e del suo inseparabile e simpatico amico a quattro zampe. La sera, mentre i bambini sono impegnati nella Notte al Museo del Vino, cena tipica per i genitori. Il secondo giorno degustazione di una cantina di Barolo, visita al curioso Museo dei Cavatappi e scoperta del Museo del Vino anche per i genitori.
La quota adulti è di 119 euro a persona. I bambini (6-11 anni) che partecipano alla Notte al Museo pagano solo la partecipazione all’iniziativa. (*)
Per informazioni I Cannubi Tour Operator, telefono 0173-20943 oppure incoming@turismoinlanga.it .
 
(*) Nota: per avvicinare i bambini al mondo del vino mi pare a dir poco vergognosa un’età di 6-11 anni: oggettivamente sono troppo vecchi.
Per fortuna in Italia c’è chi si è organizzato diversamente, riuscendo a coinvolgere anche bimbi di età inferiore ai 3 anni, già dall’asilo nido.
Questo ed altro su “La casta del vino” (Messaggio promozionale).
LA NAZIONE (Siena)

Aiuta un amico in panne ma gli ritirano la patente: perde 10 punti
Il ragazzo, 27 anni senese, soccorre un amico rimasto senza benzina sulla Siena-Grosseto. Al suo arrivo gli agenti notano la sua difficoltà nell’articolare un discorso di senso compiuto: denunciato per guida in stato di ebbrezza
Siena, 6 giugno 2011 - Pensava di aiutare un amico e invece ha avuto una spiacevole sorpresa.
Mentre soccorreva un amico rimasto senza benzina si è visto ritirata la patente. E’ accaduto a un uomo, un senese di 27 anni, che è risultato positivo all’alcool test ed è stato denunciato per guida in stato di ebbrezza, con decurtazione di 10 punti dalla patente.
A chiamarlo nella notte scorsa era stato un collega, quarantenne di origini sarde, a cui si era fermata la macchina in mezzo alla carreggiata sulla Siena-Grosseto perchè era finita la benzina.
L’automobilista si era anche rivolto alla polizia, a cui ha riferito che sarebbe arrivato un amico a rifornirlo di carburante. Al momento di fermarsi al distributore, il senese arrivato in soccorso dell’amico ha subito palesato di fronte agli agenti difficoltà ad articolare parole e un’alito vinoso: è risultato positivo all’alcool test per un valore di 1,33 g/l alla prima prova e 1,21 g/l alla seconda.
CORRIERE FIORENTINO

Notti alcoliche in ospedale Mille ricoverati in un anno
E la Prefettura si muove per il divieto che non c’è
Firenze, l’anno scorso, ha visto oltre mille persone portare pronto soccorso di Careggi e Santa Maria Nova a causa dell’alcol. Ma le statistiche, dicono gli operatori, sono al ribasso. Ce ne sarebbero altre centinaia oltre duecento solo a Santa Maria Nuova) che una volta arrivati in ospedale si alzano, barcollano, e se ne vanno evitando la registrazione. I mille di cui parla la statistica della Asl fiorentina sono invece quelli che poi vengono «dimessi» , quelli a cui viene assegnato il codice 300/XI, «intossicazione acuta da alcol» : gli sbronzi, in tutte le loro gradazioni, da chi (troppo) euforico e in procinto di collassare fino a chi rischia la vita, in coma etilico. Divisi quasi a metà nelle due strutture (513 a Santa Maria Nova, gli altri a Careggi), i 1.088 della ricerca Asl rappresentano uno spaccato delle «notti alcoliche» di Firenze. Quelle notti che, ancora, aspettano l’ordinanza anti alcol bloccata dalle difficoltà normative che hanno portato Prefettura, Questura e Comune di Firenze, a un’empasse dopo anni di interventi in questo senso. Soprattutto contro i «minimarket» , per evitare che i bassi costi dell’alcol facilitino il «binge drinking» , la bevuta smodata. Scaduta l’ordinanza del Comune, incerta la Questura sul da farsi, potrebbe essere la Prefettura a farsi carico in breve tempo di emanare nuovo divieto. Tornando alle statistiche, quelli che abusano dell’alcol in centro finiscono quasi sempre Santa Maria Nuova, dal resto della città invece si va a Careggi. Il 75 per cento dei ricoverati maschio. Altri elementi dello studio Asl sono parziali, soprattutto quello che riguarda la nazionalità. I 1.088 intossicati sarebbero per quasi metà (447) italiani; ma spesso nel sistema informatico viene inserita non la vera nazionalità, ma il domicilio fiorentino, «falsando» così i dati. Per questo motivo, spiegano i medici, non si registrano dati alti per ragazzi Usa solo 20) e spagnoli (il vero boom, assicurano i sanitari, nell’ultimo anno). Anche l’età (un buon 8 per cento non la indica) sembra molto più alta della percezione» che si ha nelle sale di attesa: il 65 per cento avrebbe oltre 46 anni. Solo il 32 sotto i 45. Ogni volta che arriva l’ambulanza che ha raccolto «l’intossicato» , viene valutato il grado di rischio. La metà circa viene trattato con farmaci basta. Dal primo gennaio 2010 a dicembre 2010, i casi gravissimi» , codice rosso, sono stati 13: uno al mese. Centosedici hanno vomitato, sono caduti, sono incoscienti: c’è stato quindi l’obbligo di tenerli in osservazione per evitare altri guai. In 539 sono stati considerati codice verde: cioè che, oltre a stato confusionale e gli altri sintomi da ubriacatura «pesante» , avevano bisogno di essere seguiti e visitati entro un’ora. Gli altri, se la sono cavata con un po’ di farmaci e, nei casi più urgenti, una lavanda gastrica.
Marzio Fatucchi
CORRIERE DEL VENETO (Padova)

Si è uccisa per il dolore
Oggi i funerali di Alex e della madre Carla
VICENZA -Restano ricoverati nel reparto di rianimazione del San Bortolo, Mirko Vendramin 22enne elettricista di Carmignano di Brenta, e la fidanzata Deborah Camazzola, 23 anni di Sandrigo. Le loro condizioni al momento sono ancora stabili e solo nei prossimi giorni i medici scioglieranno la prognosi. Vendramin giovedì scorso imboccò contromano la tangenziale di Vicenza scontrandosi con l’auto guidata da Alex Di Stefano, 24 anni, che è rimasto morto nello scontro. Vendramin da quello che è emerso dai test tossicologici è risultato positivo sia al test dell’alcol, con il tasso di 1,50 contro un limite massimo di 0,50, sia a quello per la droga: nel suo sangue sarebbero state trovate tracce del principio attivo della cocaina. al momento il giovane è accusato di omicidio colposo aggravato dalla guida in stato d’ebbrezza e dall’uso di sostanze stupefacenti. «Il mio assistito -ha spiegato l’avvocato del 22enne Fabio Pinelli -al momento è ancora ricoverato in rianimazione. Le sue condizioni sono stabili e non ci sono novità sulle accuse che gli vengono mosse» . Dalle ricostruzioni della polizia stradale di Vicenza, Vendramin, che con la fidanzata aveva passato la serata al Vintage di Torri, giovedì mattina ha percorso quasi 400 metri di tangenziale contromano prima di schiantarsi contro la Mini Cooper di Di Stefano. Le due auto viaggiavano a velocità molto sostenuta: quella del padovano tra 130 e i 150 chilometri all’ora, mentre quella del vicentino a circa 140 all’ora. I funerali del ragazzo e della madre, Carla Tessari, che si è suicidata per il dolore si terranno oggi alle 10.45 nella chiesa di Bertesinella a Vicenza.
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Mercoledì, 08 Giugno 2011
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