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Comunicati stampa 18/05/2011

Incidenti ai ciclisti in Italia
Sono 295 le vittime nel 2009, + 2,4%, con 14.804 feriti
E’ come se ogni anno quasi 2 gruppi del Giro d’Italia perdessero la vita sulle strade

Le Statali e le Provinciali le strade dove il rischio mortalità è quasi triplo

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Foto Blaco - archivio Asaps

Nel corso del 2009 i ciclisti che hanno perso a vita sulle strade italiane, secondo il rapporto ISTAT, sono stati in tutto 295 (come quasi due gruppi di corridori del Giro d’Italia - spiega il presidente dell’Asaps Giordano Biserni - con un esempio di attualità) di cui 243 uomini e 51 donne fra i conducenti, con 14.804 feriti: gli incidenti ai velocipedi rappresentano il 3,9% del totale, ma le due ruote senza motore fanno totalizzare l’8,3% dei morti complessivi e il 5,2% dei feriti.

Rispetto al 2008, quando le vittime accertate furono 288, si è registrato un aumento del 2,4%: in quell’anno gli incidenti che hanno visto coinvolte le biciclette erano stati in tutto 15.636. Solo leggermente meno del 2007 quando gli eventi infortunistici furono, per chi pedala, 15.713.

“Dunque – precisa il presidente dell’ASAPS – il netto miglioramento rilevato nel rapporto tra il 2008 e il 2007, quando le vittime erano state 352, non è stato confermato nel dato rilevato nel 2009 (i dati del 2010 ancora non si conoscono), segno che la strada da percorrere a tutela delle utenze deboli della strada (pedoni 667 vittime e ciclisti 295), è ancora lunga”. Infatti, l’indice di mortalità medio per categoria di veicolo è pari allo 0,9% mentre risulta più che doppio per le biciclette (1,9%); analogamente, l’indice di lesività per i velocipedi è pari al 93,3%, mentre quello medio è attestato al 71,3%.

“Al modello della circolazione normale – spiega Biserni – che è quello delle aree pianeggianti ed urbane del nostro paese, in cui le piste ciclabili sono ancora limitate agli illuminati esempi nel nord Italia, con eccellenze in Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, si aggiunge il fattore di rischio del cicloturismo sportivo domenicale: questo fenomeno è in forte espansione ormai da anni ed è caratterizzato da proprie peculiarità e caratteristiche, come ad esempio la circolazione in gruppo, e che ha come scenario principale le strade statali e provinciali, che, come è noto, rappresentano il luogo più letale in assoluto”.

Infatti, sulle strade extraurbane si sono registrati nel 2009 ben 1.995 morti: 1.892 sono i decessi in ambito urbano e 350 in quello autostradale. Mentre l’indice di mortalità medio è di 2,0, e sulle strade urbane 1,2, sulle statali e provinciali raggiunge la cima di 5,1.
Non sembri banale, ma ritorna sempre con la consueta drammaticità il tema dei controlli su strada mirati alle condizioni psicofisiche dei conducenti e a quelle di manutenzione del veicolo.

Vogliamo infine ricordare che le regole della strada valgono anche per i ciclisti (non si può circolare in gruppo, non si possono trasportare bambini oltre gli 8 anni di età, non si possono trainare cani al guinzaglio, si devono usare i giubbetti retroriflettenti nelle ore notturne fuori dai centri abitati e nelle gallerie).

Sfatiamo poi una volta per tutte il fatto dei punti prelevati ai ciclisti. Con la legge 120 del 29 luglio scorso questa ipotesi è stata abolita. Il ciclista che usa il cellulare paga 152 euro ma non gli vengono prelevati i 5 punti. Stessa cosa per le altre sanzioni che prevedono il prelievo di punti come l’attraversamento col semaforo rosso. I punti vengono prelevati solo ai conducenti di veicoli a motore.

 

 

Forlì, lì 10.5.2011

L’ufficio stampa Asaps

 

 

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Mercoledì, 18 Maggio 2011
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