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Rassegna alcol e guida del 21 marzo 2011

A cura di Alessandro Sbarbada, Guido della Giacoma e Roberto Argenta
 

LA REPUBBLICA

ALIMENTAZIONE
Bere, la prima spesa è per l’acqua il lungo addio degli italiani al vino
La Coldiretti annuncia il sorpasso: quasi la metà del bilancio destinato dalle famiglie alle bevande se ne va in minerale (più al Nord che al Sud), mentre rispetto alla produzione enologica il consumo pro capite annuale si è dimezzato
ROMA - Le famiglie italiane spendono ogni mese 41,06 euro per le bevande e quasi la metà della spesa (19,71 euro) se ne va in acqua. L’acquisto della minerale è infatti diventato la prima voce di uscite nella parte di bilancio familiare dedicata alle bevande (analcoliche ed alcoliche). A rilevarlo è una elaborazione fatta dalla Coldiretti sui dati Istat in occasione della Giornata mondiale dell’acqua. L’altro dato emergente è l’avvenuto sorpasso nei confronti del vino per il quale gli italiani spendono in media non più di 12 euro al mese. (*)
La spesa media delle famiglie per comprare acqua minerale - sottolinea Coldiretti - varia lungo la penisola da un massimo di 20,34 euro nel Nord a un minimo di 18,75 nel Mezzogiorno. Parallelamente all’aumento della spesa per la minerale, negli ultimi 30 anni in Italia - sostiene Coldiretti - si è praticamente dimezzato il consumo pro capite di vino che è sceso a circa 40 litri a persona all’anno per un totale di circa 20 milioni di ettolitri.
Il boom del consumo della minerale non si può spiegare con la cattiva qualità dell’acqua del rubinetto, perché secondo le analisi più recenti quella che arriva nelle case italiane è un’acqua sana e controllata. Il calo nelle quantità di vino acquistate dagli italiani, invece, ha avuto un’accelerazione decisa negli ultimi dieci anni (meno 20%) favorita, secondo la Coldiretti, "da un atteggiamento più responsabile di consumo". In sostanza, secondo l’organizzazione dei coltivatori, la lenta scomparsa del vino dalla dieta quotidiana è legata ai nuovi stili di vita e a una maggiore consapevolezza e attenzione delle persone alle conseguenze del consumo sregolato degli alcolici.
"Il vino - afferma la Coldiretti- è divenuto l’espressione di uno stile di vita ’lento’, attento all’equilibrio psico-fisico che aiuta a stare bene con se stessi, da contrapporre proprio all’assunzione sregolata di alcol. Si tratta di un cambiamento che - sostiene la Coldiretti - occorre riconoscere per evitare il rischio di dannose criminalizzazioni, mentre è necessario investire nella prevenzione promuovendo la conoscenza del vino con il suo legame con il territorio e la cultura, a partire proprio dalle giovani generazioni".

(*) Nota: l’acqua, nei confronti degli alcolici, ha un grande vantaggio: è l’unica sostanza che toglie la sete.


ASSOCIAZIONE ITALIANA DI ONCOLOGIA MEDICA

NON FARE AUTOGOL, GIOCA IN ATTACCO CONTRO IL CANCRO
Gioca con noi per restare sempre in guardia contro fumo, alimentazione scorretta, sedentarietà, rapporti sessuali non protetti, sole e lampade abbronzanti, alcol e dipendenze, doping. Impara con AIOM e i tuoi campioni del cuore a prevenire i più frequenti fattori di rischio oncologico
L’alcol è particolarmente dannoso in giovane età: va assolutamente evitato sotto i 15 anni. L’organismo non è in grado di “digerirlo” in maniera efficace e si producono più rapidamente fenomeni di intossicazione. Anche da adulti va consumato con estrema moderazione, senza mai superare i 20-40 grammi al giorno per gli uomini e i 10-20 grammi per le donne.
Un bicchiere di vino (125 ml), una lattina di birra (330 ml) oppure un bicchierino di superalcolico (40ml) contengono la stessa quantità di alcol, circa 12 grammi.
Fra alcol e tumori vi è una forte relazione, soprattutto con quello del fegato. Ma aumenta anche il rischio di cancro alla bocca, del tratto aero-digestivo superiore (faringe, laringe, esofago), al colon-retto e, nelle donne, al seno. Bisogna fare grande attenzione anche alle grandi bevute del weekend: ricordati che non hai bisogno di ubriacarti per divertirti! E, da sobrio, avrai anche più possibilità di far colpo su quel tipo/a che ti piace così tanto...
«Per festeggiare una vittoria niente di meglio che una sbronza con la squadra»

 

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Alla tua prima birra, puoi dire di essere diventato grande Per festeggiare una vittoria niente di meglio
che una sbronza con la squadra 


(*) Nota: queste due immagini sono tratte dall’opuscolo che illustra l’iniziativa. L’opuscolo intero è visibile al sito:  http://www.nonfareautogol.it/allegati/non-fare-autogol.pdf,


ALESSANDRIA7

Bere fa bene
Coldiretti sensibilizza ristoratori e clienti sul bere responsabile
Cella Monte (png) Il vino non solo non fa male, ma fa addirittura bene, con buona pace degli astemi. Ma fa sicuramente meglio una buona informazione sul bere responsabilmente e sulle nuove norme di guida in stato di ebbrezza. La Coldiretti sta cercando di tranquillizzare i tanti appassionati dall’incubo dell’etilometro. Implacabile anche solo dopo una cena in agriturismo. La paura di sanzioni per chi guida “alticcio” avrebbe fatto abbassare bruscamente (ed in modo ingiustificato secondo l’associazione) il consumo di vino.
Primo di una serie di iniziative in agriturismo della zona si sono incontrati produttori, medici, enogastronomi e carabinieri per fare chiarezza sull’immagine corretta che gli agriturismi devono dare, del mondo della ristorazione e soprattutto del vino. Non è che con due bicchieri di barolo in meno che si prevengono le “stragi del sabato sera”, insomma, e addirittura il vino, antiossidante e vasodilatatore, aiuterebbe chi ha problemi di circolazione sanguigna. “Il vino non solo non fa male, ma addirittura fa bene. Bere vino, dunque, anziché essere astemi, se si vuole proteggere la salute”.
Il concetto principale e che, per tradizione e alimentazione, il vino fa parte della dieta mediterranea e non può essere tolto dalle tavole per il rischio di andare a piedi.
La quantità giusta? Due bicchieri al giorno per l’uomo e un po’ meno per le donne. (*)

(*) Nota: ciò che stupisce non sono tanto gli inviti a bere alcolici da parte delle associazioni dei produttori, quando l’assenza di reazioni da parte di chi ha il compito, e i titoli, per fare una vera prevenzione. Sarà anche per la disparità di risorse finanziarie messe in campo, ma ormai le iniziative che parlano di salute sono più quelle organizzate da chi ha interesse a che si beva che quelle gestite da altri. Sarebbe interessante vedere la reazione degli agricoltori se degli alcologi organizzassero incontri su come condurre una azienda agricola.

OLIOVINOPEPERONCINO

Vogliamo che gli italiani tornino a bere?
Lezione di comunicazione e marketing. L’export è remunerativo nonostante la concorrenza, ma nessuno può trascurare il mercato interno, nemmeno i grandi produttori.
21/03/11 - Servono una politica di comunicazione che porti a un Rinascimento culturale agricolo e naturalistico del nostro Paese e un corretto utilizzo delle strategie di marketing, che permettano soprattutto alle piccole aziende che si sono affacciate sul mercato negli ultimi 10-15 anni di emergere.
Questa settimana rispondono alle domande di Vinitaly Adriano Orsi di Fedagri-Confcooperative, Sandro Boscaini presidente di Masi, il giornalista Luca Maroni, Chiara Lungarotti presidentessa del Movimento Turismo del Vino e Giuliano Dell’Orto direttore creativo di RobilantAssociati.
 “Le aziende italiane vanno incoraggiate a guardare all’estero” dice Adriano Orsi, presidente del Settore vitivinicolo di Fedagri-Confcooperative, ma “di fatto non si vive di solo export”, puntualizza Sandro Boscaini presidente di Masi, uno dei marchi più rappresentativi dell’Italia enologica nel mondo, perché “non a caso – spiega Giuliano Dell’Orto, direttore creativo di RobilantAssociati – le marche che nella loro identità veicolano un forte legame con il Bel Paese  beneficiano maggiormente dell’effetto traino” sui mercati internazionali.
La quinta serie di interviste a istituzioni di categoria, produttori, comunicatori, operatori della distribuzione, pubblicitari/esperti di costume realizzate da Vinitaly (7-11 aprile 2011) sul recupero del mercato interno alla luce del calo dei consumi – pubblicato e aperto al dibattito sul sito www.vinitaly.com - è un compendio delle cose da fare.
“Vogliamo che gli italiani tornino a bere di più?”. Boscaini pone la domanda e dà anche la risposta: “Serve una politica di comunicazione che spieghi la naturalità e le virtù del vino come nobile prodotto della nostra tradizione più antica”.
Serve “un Rinascimento culturale agricolo e naturalistico del nostro Paese – dice il giornalista Luca Maroni -, attraverso un progetto strategico che divulghi l’Italia del vino e degli alimenti come un fenomeno e spettacolo naturalistico, esempio di bellissime umanità virtuosamente applicate”.
Servono, per Giuliano Dell’Orto, poche regole di grande efficacia, valide specialmente per le piccole aziende che rappresentano il tessuto produttivo italiano, ma che non si possono permettere grandi investimenti pur avendo un ruolo importante nel veicolare l’eccellenza e la ricchezza dell’offerta straordinariamente ampia e qualitativa, espressione di quel genius loci che è patrimonio esclusivo del nostro Paese:
•    focalizzare gli elementi distintivi e connotanti dell’impresa;
•    definire un set di strumenti adeguati ed efficaci per la corretta comunicazione;
•    costruire un linguaggio di marca unicizzante e facilmente riconoscibile;
•    procedere a una razionalizzazione del portfolio d’offerta che sia coerente con la cultura dell’impresa e ben organizzato secondo le esigenze del consumatore;
•    assicurarsi che i prodotti siano comunicati in maniera efficace da un packaging in grado di raccontarne la specificità.
“La comunicazione – spiega Chiara Lungarotti presidentessa del Movimento Turismo del Vino - è un problema in particolare per i tanti piccoli produttori che in questi ultimi dieci-quindici anni sono arrivati sul mercato, che oggi necessitano di una riconoscibilità e visibilità e di un posizionamento nel mercato”. Per tutti, “il turismo del vino può essere di grande aiuto in  termini di promozione e comunicazione, perché aumenta la consapevolezza della qualità del prodotto, sia per il turista italiano che per quello straniero”.

IL GIORNALE

Ammazzato da un ubriaco senza patente
di Redazione
Il pirata ha invaso la corsia opposta centrando una «500»: quattro i feriti
Guidava senza patente e perdipiù ubriaco il conducente trentacinquenne di una Toyota Rav4 coinvolta nell’incidente, avvenuto all’alba di ieri sulla statale 145, (la «Sorrentina» che porta da Meta di Sorrento all’imbocco dell’autostrada di Castellammare,) in cui una persona è morta e altre quattro sono rimaste ferite. Sul posto sono intervenuti i carabinieri del nucleo radiomobile di Castellammare.
Il 35enne - al quale era stata ritirata la patente il 1° marzo e sospesa per 30 giorni per aver superato i limiti di velocità - stava percorrendo la strada in direzione di Sorrento quando ha invaso la corsia opposta di marcia, andando a scontrarsi frontalmente contro una Fiat 500 condotta da un 25enne di Napoli. L’auto è stata poi tamponata da una «Corolla» che si trovava dietro.
Sull’utilitaria, oltre al guidatore c’erano due suoi amici, uno di 24 anni l’altro di 22. Andrea Chiappetta, che si trovava sul sedile anteriore è morto sul colpo mentre l’ altro passeggero è in prognosi riservata ed è ricoverato al secondo Policlinico di Napoli. Salvo per miracolo il ragazzo che guidava: è stato medicato all’ospedale San Leonardo per lesioni guaribili in 30 giorni. Anche lui sarebbe risultato positivo all’alcoltest.
Il conducente della Toyota, Emanuele Spera, è finito invece in manette con le accuse di omicidio colposo e guida in stato di ebbrezza. Ora si trova nel carcere di Poggioreale
(…) 

GIORNALE NISSENO
Ubriaco al volante investe due pedoni in via Due Fontane
21 marzo 2011 - Se la sono vista brutta, sabato sera, i due nisseni di 29 e 23 anni che hanno rischiato di essere travolti in via Due Fontane da un’auto guidata da un trentaseienne risultato ubriaco. I due pedoni, a tarda ora, stavano uscendo da un locale pubblico e mentre attraversavano la strada per riprendere l’auto, da via Leone XIII è arrivata una Lancia Y diretta verso di loro ma senza che il conducente rallentasse. Per evitare di essere investiti, i due amici si sono spostati velocemente ma ugualmente la vettura li ha urtati con la parte laterale ed entrambi sono finiti a terra. L’automobilista, invece, s’è fermato pochi metri più avanti e ha soccorso i due ragazzi investiti, medicati in ospedale per ferite non gravi. Sul posto sono arrivati i poliziotti delle Volanti, accortisi che il trentaseienne aveva i sintomi di chi era sotto l’effetto di alcol e attraverso il test dell’etilometro al quale è stato sottoposto è arrivata la conferma. L’uomo aveva nel sangue un tasso alcolemico oltre il doppio dei valori massimi consentiti dal codice della Strada. Per lui è scattata una denuncia a piede libero per guida in stato d’ebbrezza, il ritiro della patente e il sequestro dell’auto.

VIRGILIIO NOTIZIE

Cronaca
Milano, 41enne manovale ucciso ieri sera con un colpo di mattone
Intorno alle 22 a San Colombano. Cc sulle tracce degli assassini
Un 41enne manovale di origine romena, Emil Dorvos, è stato ucciso intorno alle 22 di ieri nel cortile della cascina dove abitava in località Coste Grossi in provincia di San Colombano al Lambro, in provincia di Milano. L’uomo è stato colpito al volto con un grosso mattone in calcestruzzo al culmine di una discussione degenerata in lite con tre o quattro suoi connazionali, probabilmente ubriachi. All’omicidio ha assistito la moglie che ha poi chiamato i carabinieri, che hanno accompagnato in caserma diverse persone per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti. Gli assassini, che sono fuggiti subito dopo aver colpito la vittima, avrebbero le ore contate. La salma dell’uomo è stato trasportata nella camera mortuaria dell’ospedale Maggiore di Lodi, a disposizione dell’autorità giudiziaria.

BRESCIA OGGI

Non li servono e scoppia la rissa fuori dal kebab
MANERBIO. Arrestate quattro persone L’intervento di carabinieri e vigili ha permesso la cattura
21/03/2011 - Indagano i carabinieri Notte di violenza a Manerbio con botte in strada. A far scattare la scintilla il troppo bere; feriti tutti e quattro gli arrestati. I carabinieri di Manerbio, che sono stati aiutati dagli agenti della polizia locale, sono intervenuti all’1.30 di ieri in via San Martino, dopo che un residente aveva segnalato al 112 una rissa tra stranieri all’esterno di un kebab.
Almeno sette le persone coinvolte, stando alle testimonianze. Sentendo le sirene, alcuni giovani sono scappati a piedi evitando la denuncia. I più «duri», incuranti della presenza delle forze dell’ordine, hanno continuato a picchiarsi.
L’intervento congiunto carabinieri-vigili ha permesso di bloccare e ammanettare un 19enne, un 22enne e un 29enne, tutti e tre turchi residenti in Francia e temporaneamente in Italia. Fermato anche un marocchino di 29 anni residente in provincia di Ravenna. Da chiarire come mai si trovassero a Manerbio. Casualità o si erano dati appuntamento per risolvere vecchi rancori? Lo stabiliranno i carabinieri.
A terra è stato rinvenuto un martello usato nella rissa, che, stando a quanto accertato nella notte dai carabinieri, sarebbe nata in seguito al rifiuto da parte del gestore del «Turkish Istanbul Kebab» di somministrare bevande alcoliche ad alcuni avventori, perché apparsi alterati per le precedenti bevute.
Tutti e quattro, in regola con il permesso di soggiorno, sono stati arrestati per rissa aggravata. Per le ferite sono stati medicati al pronto soccorso di Manerbio; la prognosi si aggira sui 10 giorni. I quattro hanno trascorso la domenica in camera di sicurezza in attesa dell’interrogatorio e del processo per direttissima.
F.MO.

IL GIORNALE

Maxi rissa all’alba dopo la discoteca: feriti quattro ragazzi
di Paola Fucilieri
Calci, pugni e bottigliate fra trenta giovani Un 18enne è ricoverato in prognosi riservata
Le risse sono un reato decisamente trasversale. Soprattutto nei fine settimana e fuori dalle discoteche, a Milano si picchiano un po’ tutti. Stranieri e italiani. Giovani e meno giovani. Ubriaconi e sobri. Balordi e incensurati. Violenti e pacifici. (*) Coloro che hanno delle ragioni più o meno serie per darsele e quelli (la stragrande maggioranza) che non hanno la più pallida idea del perché lo stanno facendo ma agiscono spinti da quelli che le forze dell’ordine finiscono per bollare, nelle loro relazioni di servizio, come «futili motivi». E che, in realtà, sono motivazioni destinate a restare misteriose. Le stesse che sabato mattina all’alba hanno spinto cinque ragazzi italiani tra i 18 e i 21 anni a difendersi con spintoni, calci, pugni e bottigliate per allontanare una ventina di altri coetanei.
È accaduto intorno alle 5 al Corvetto, all’angolo tra via Fabio Massimo e via Montemartini, davanti della discoteca «Il Borgo del tempo perso». I cinque, che avevano appena lasciato il locale, si conoscono ed escono sempre insieme, appartengono a famiglie per bene e sono tutti incensurati. Quando i soccorsi del 118 sono arrivati sul posto li hanno trovati seduti a terra, in strada, intenti a leccarsi le ferite. Dei passanti che avevano notato la rissa in cui era impegnato il gruppone di circa trenta giovani in tutto, infatti, hanno pensato bene di chiamare il 118. E, sentite le sirene delle ambulanze avvicinarsi, i venti aggressori sono spariti, sparpagliandosi qua e là.
Sul posto è arrivata la polizia che non ha potuto che ricostruire l’accaduto e accertarsi che i feriti fossero portati all’ospedale. Due di loro sono finiti al Fatebenefratelli. Di questi uno 18enne è stato ricoverato in prognosi riservata, ma non corre pericolo di vita. Altri due sono stati portati al San Paolo, le loro condizioni non sembrano preoccupanti.
Stavolta è andata bene. Niente a che vedere con le risse e le aggressioni oceaniche nei parchi (il Cassinis in testa) tra sudamericani nel fine settimana. Peruviani ed ecuadoriani amano in maniera particolare le grigliate all’aria aperta. Per loro è un modo anche di fare baldoria a poco prezzo, tutti insieme, in una città molto lontana dalla loro terra d’origine e che sentono piuttosto ostile. Purtroppo l’alcol ha la meglio in queste riunioni nate da intenti pacifici o, quanto meno non violenti e accade spesso che le forze dell’ordine debbano intervenire.
Lo stesso accade tra giovani e giovanissimi fuori dalle discoteche. Influenza dei superalcolici a parte, basta poco a innescare la miccia di una rissa, è sufficiente uno sguardo di troppo. Nei giorni scorsi un napoletano di 31 anni è stato arrestato dalla squadra mobile perché, a novembre, aveva ferito con un colpo di revolver alla gamba un 23enne che lo aveva fissato, a suo parere, con eccessiva insistenza, all’uscita del locale «Punto G» di via Bonnet.

(*) Nota: se un comportamento negativo è molto diffuso dovrebbe essere un motivo in più per cercare di contrastarlo, non di giustificarlo. In  ogni caso le risse saranno pure trasversali, ma è più facile che avvengano quando ci sono ubriaconi, balordi e violenti.

CORRIERE ADRIATICO

Auto in fuga si rovescia, quattro feriti
Scappano dopo una rissa e non si fermano all’alt della polizia. Il guidatore era ubriaco
Recanati Stavano scappano dai carabinieri, i quattro romeni che la scorsa notte, si sono lanciati in una folle corsa a fari spenti lungo la strada che collega Porto Recanati a Recanati. Così folle, che dopo aver ignorato anche l’alt degli agenti della polizia stradale di Macerata, si sono schiantati contro il muretto di una casa che costeggia la strada dei Pali. Tutti salvi per miracolo, compreso il conducente, un ragazzo di 26 anni, C.L., pizzicato con una quantità di alcool pari a 1, 70 gr/l di alcool. Subito trasportato all’ospedale di Civitanova, i medici gli hanno riscontrato la rottura del bacino e del femore.
Il fatto Erano circa le 4.30 del mattino. I romeni, due ragazzi e due ragazze, dopo essersi azzuffati con altre persone in una nota discoteca della costa, sono saliti a bordo della loro Alfa 147 nera per fuggire al controllo dei carabinieri, chiamati sul posto per sedare la rissa.
Da qui la corsa spericolata a 150 km orari per sottrarsi agli accertamenti dei militari dell’Arma. All’altezza di via del Sole, sempre a P. Recanati, gli agenti della Polstrada di Macerata hanno intimato all’auto di fermarsi. Niente da fare. Dopo aver schivato il poliziotto con la paletta che lo invitava ad accostare, C.L. ha dapprima finto di rallentare poi ha accelerato. Ancora altri chilometri di corsa fino a quanto, giunti a Recanati, lungo la strada del Pali, il ragazzo ha perso il controllo dell’auto e si è schiantato, ribaltandosi, contro il muretto di una casa. Un testimone ha anche raccontato di essere stato superato dall’auto, nella curva precedente al luogo dell’incidente, a fari spenti.
I soccorsi Immediato l’intervento degli agenti della Polstrada di Macerata che una volta giunti sul posto si sono resi conti che si trattava di quell’Alfa 147 nera a cui i carabinieri stavano dando la caccia. Visto il ribaltamento dell’auto, è stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco per estrarre il conducente rimasto incastrato nel veicolo. Mentre le autoambulanze hanno poi trasportato le due ragazze all’ospedale dorico mentre i due ragazzi a Civitanova, i poliziotti hanno sottoposto il conducente all’alcoltest, rilevando una percentuale alcolica tre volte e mezzo superiore a quella prevista per legge. C.L. oltre a beccarsi una serie di denunce e di multe si è visto decurtare, in una sola volta, circa 40 punti dalla patente. Sempre nella stessa notte, gli agenti della Polstrada di Macerata in servizio in via del Sole, a Porto Recanati, nell’ambito di controlli lungo le principali strade della zona, hanno ritirato ben 15 patenti per guida in stato di ebbrezza.

LA GAZZETTA DELLO SPORT

Bosman, dalla sentenza all’alcol "Sono l’unico ad aver pagato"
L’uomo che nel ’95 ha cambiato il calcio vive alla periferia di Liegi grazie a un sussidio statale. "I soldi dei risarcimenti sono andati tutti agli avvocati. Vorrei solo un po’ di riconoscenza e che la gente sappia che così come esiste una legge Bosman esiste anche un ragazzo che per quella legge ha dato tutto ed è diventato un alcolizzato"
LONDRA, 21 marzo 2011 - La legge che porta il suo nome ha fatto la storia del calcio, permettendo ai giocatori di oggi di guadagnare soldi a palate, ma Jean-Marc Bosman di quella fortuna non ha condiviso nemmeno un centesimo e oggi vive grazie al sussidio statale in una casa alla periferia di Liegi, dove però l’attuale compagna Carine e i due figli Martin e Samuel (ha anche una figlia, oggi 21enne, nata dal primo matrimonio, ma di cui non vuole parlare) non possono stare per non rischiare di perdere l’aiuto economico. Gonfio e quasi completamente pelato, l’ex centrocampista sembra l’ombra del giocatore che era ai tempi della sua battaglia in tribunale, conclusa nel 1995 con la vittoria di Bosman (e dei suoi colleghi dell’Unione Europea che, grazie a quella storica sentenza possono trasferirsi gratuitamente ad un altro club alla scadenza del loro contratto) e ora, a 46 anni, sta combattendo un’altra battaglia del tutto personale contro alcol e depressione. "È stata molto, molto dura – ha raccontato Bosman in un’intervista esclusiva al Sun – perché ho vinto davanti alla corte ma io sono l’unico ad aver pagato, pagato e pagato. La gente pensa che io abbia messo da parte una fortuna, ma la mia presunta fortuna non arriverebbe a pagare nemmeno un giorno dello stipendio di Wayne Rooney. I soldi presi dalla FifPro (200mila sterline, ndr) e il risarcimento stabilito dalla corte (si parla di un milione di sterline, ndr) sono stati inghiottiti dagli avvocati e dalle spese processuali, mentre l’idea della partita-celebrazione che ci sarebbe dovuta essere è fallita e mi sono accontentato di un match contro il Lille davanti ad appena 2mila persone".
Giocatore a rischio - Dopo aver militato nello Standard Liegi, la sua squadra del cuore, nel 1988 Bosman passò all’RFC Liegi, ma alla fine del contratto, due anni più tardi, si ritrovò a piedi e tentò perciò di andare a giocare in Francia, nel Dunkirk, ma i belgi rifiutarono di concedergli il trasferimento. A quel punto il giocatore decise di portare il caso in tribunale e nel frattempo giocò nelle serie francesi minori e pure sull’isola di Reunion, nell’Oceano Indiano. Al suo ritorno in Belgio, lo Charleroi gli diede un posto in squadra, pagandolo però appena 650 sterline al mese ("sapevano chi ero e cosa avevo fatto e per loro ero a rischio"). Due anni dopo, i soldi sparirono. Bosman continuò a giocare per divertimento, ma senza stipendio non poteva permettersi di pagare l’affitto di Charleroi. Da qui il ritorno a Liegi, dove trasformò il garage della casa dei suoi genitori in monolocale, vivendoci per due anni. "Il mio avvocato scrisse a tutti i club del Belgio e la risposta era sempre la stessa: No, grazie. Auguriamo buona fortuna al signor Bosman, ma noi abbiamo già i nostri giocatori".
Depressione e alcolismo - Prima che il caso Bosman scoppiasse, il centrocampista aveva due case e altrettante Porsche, ora ha solo una casetta accanto a quella dei suoi, dove ha vissuto gli ultimi 15 anni con la sola compagnia del suo adorato labrador Freedom Fighter, morto due settimane fa. "Il mio cane è stato il mio amico più fedele, ero distrutto quando se n’è andato. La pressione attorno al mio caso è stata enorme. La Comunità Europea non voleva accusare il sistema, il mio avvocato sapeva che mi avrebbero fatto sputare sangue e mi disse che potevo fermarmi quando volevo, ma era una faccenda importante e sono andato avanti. In genere, quando vinci in tribunale ti senti libero, ma la stampa belga mi si è scatenata contro: sono finito in depressione e ho cominciato a bere sempre di più. Alla fine, stavo sempre in casa e bevevo di tutto, birra o vino". Una discesa all’inferno che ha avuto pesantissime conseguenze non solo sul suo conto in banca ma anche sul fisico, visto che, a detta dei medici, sarebbero bastati un paio di drink per distruggergli definitivamente il fegato.
VOGLIO SOLO RICONOSCENZA - Da qui il ricovero in ospedale, da dove è uscito il 27 dicembre 2007: da quel giorno Bosman giura di essere sobrio, anche se con il giornalista del Sun un bicchiere di spumante se l’è fatto ("ma me lo concedo solo per le occasioni speciali", si è giustificato). "La mia vittoria nel processo Bosman è stata enorme, ma la vittoria più grande è stata quella contro l’alcool. Dovrei essere il giocatore più famoso del Belgio, ho il mio posto nella storia e ho combattuto a lungo per conquistarlo, ma nessuno mi conosce. Non voglio aver fatto tutto questo per niente. Sono felice che ora i miei colleghi guadagnino un sacco di soldi, non sono geloso di questo e ho dato la mia carriera affinchè non fossero più trattati come degli schiavi. Voglio solo che il merito mi sia riconosciuto e che la gente sappia che come esiste una legge Bosman esiste anche un ragazzo che per quella legge ha dato tutto e che per questo è diventato un alcolizzato. Ma come dice Confucio, ’la felicità più grande non sta nel non cadere mai, ma nel risollevarsi sempre dopo una caduta’". E nessuno meglio di Jean-Marc Bosman sa cosa significhi perdere tutto ed annegare in una bottiglia la rabbia e la delusione di una carriera spezzata.
Simona Marchetti

 

 

 

Martedì, 22 Marzo 2011
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