Giovedì 27 Febbraio 2020
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Rassegna alcol e guida del 5 e 6 febbraio 2011

A cura di Alessandro Sbarbada, Guido della Giacoma e Roberto Argenta
 

Molte persone pensano che i problemi legati al bere siano una prerogativa del Nord Italia, dei giovani, degli stranieri. Questa rassegna comincia con quattro drammatici episodi di cronaca nera correlati alle bevande alcoliche avvenuti tutti nel Sud dell’Italia, ove i bevitori sono sempre adulti e italiani.
C’è di che riflettere.
 
CORRIERE DELLA SERA

«Ho ucciso papà perché picchiava la mamma»
VIBO VALENTIA— Ha fatto irruzione nella propria casa con un passamontagna, simulando una rapina: davanti ai tre fratelli, uno dei quali di 4 anni, ha ucciso il padre, Domenico Piccolo, di 51 anni, con 5 coltellate. La vendetta del quindicenne di Nicotera Marina, nel Vibonese, era per proteggere la madre, picchiata dal marito. Il ragazzo è stato arrestato insieme ad un coetaneo di origini polacche che ha partecipato all’azione. Il delitto è stato compiuto nella tarda serata di giovedì. È stato il più grande dei figli, un ventenne, a soccorrere il padre agonizzante. Il quindicenne ha confessato, facendo ritrovare il coltello ancora insanguinato, la pistola giocattolo usata dal complice, i due passamontagna e un giubbotto che aveva gettato in un pozzo. Neanche una parola sul movente del gesto. Ascoltando alcuni testimoni, i carabinieri hanno ricostruito la storia delle percosse alla madre del ragazzo. Piccolo la sera spesso beveva e, ubriaco, picchiava la moglie. Era noto alle forze dell’ordine ma per piccoli reati.


LA SICILIA

È morto soffocato…
È morto soffocato Calogero Lo Coco, il campobellese di 41 anni trovato cadavere mercoledì sera nell’abitazione di via Ibiscus, a Manfria, dove viveva l’ex moglie con il nuovo compagno. La svolta è giunta dall’autopsia eseguita all’obitorio del cimitero Farello sul corpo di Lo Coco su disposizione della Procura che ha coordinato le indagini dei carabinieri. Per la Procura non ci sarebbero dubbi che a riservare quella fine atroce a Lo Coco sono stati Rosaria Nicosia, la sua ex moglie, e il suo convivente Gaetano Biundo, entrambi trentottenni: perciò, ieri sera, nel corso dell’udienza di convalida ha chiesto al Gip Lirio Conti di tramutare la misura degli arresti domiciliari cui i due "amanti diabolici" sono stati sottoposti la stessa sera del delitto, in custodia cautelare in carcere. L’accusa ipotizzata dalla Procura per entrambi è di omicidio volontario in concorso.
Per sbarazzarsi di Lo Coco, la coppia - secondo l’ipotesi accusatoria - gli avrebbe fatto inalare una sostanza oleosa, simile al burro, che gli ha ostruito le vie respiratorie cagionandogli la morte per soffocamento. Forse pensavano che il grasso, sciogliendosi in gola, non avrebbe lasciato tracce e non avrebbe fatto scoprire l’omicidio. La sostanza è stata rinvenuta dal medico legale solo nella trachea di Lo Coco. Nello stomaco nessuna traccia di quella sostanza rivelatasi poi letale. Dai rilievi esterni, inoltre, non appariva nulla: l’uomo era pulito. Non si esclude che la coppia di amanti per sbarazzarsi di lui, dopo avergli legato le mano con il cavo elettrico e reso, così, inoffensivo, gli abbia turato il naso per costringerlo a tenere la bocca aperta e a inalare la sostanza oleosa (saranno gli esami ad accertare di cosa si trattasse con esattezza) per provocargli il soffocamento.
Ieri sera la coppia di amanti diabolici è comparsa davanti al Gip del Tribunale Lirio Conti per l’udienza di convalida. Ad essere interrogato per primo è stato Biundo (difeso dall’avv. Enrico Aliotta). Quando si è trovato al cospetto del giudice, l’uomo ha confermato il racconto che aveva reso la stessa sera della tragedia ai carabinieri che, nell’immediatezza dei fatti, lo avevano sottoposto a fermo insieme con la sua compagna. Ha raccontato che si trovava in casa con la Nicosia quando Lo Coco, ubriaco fradicio, ha sfondato la porta dell’abitazione e - come una furia, si è avventato contro l’ex moglie. Biundo voleva sottrarre la sua donna dalle grinfie di Lo Coco e, istintivamente, lo ha afferrato alle spalle e, per renderlo inoffensivo e scongiurare pericoli alla Nicosia, ha afferrato un cavo elettrico e gli ha legato le mani. Biundo ha raccontato di essere poi uscito dall’abitazione e di non sapere più nulla. Ma per la Procura non sarebbe stato a guardare al momento di "punire" Lo Coco perché "reo" di avere perseguitato la sua ex per convincerla a retrocedere dalla decisione di separarsi da lui.
E sempre ieri sera è stata sentita dal Gip Rosaria Nicosia (difesa dall’avv. Giuseppe Smecca) che ha confermato le persecuzioni subite a opera dell’ex marito e delle denunce per molestie sporte alla polizia contro l’ex. Sulla richiesta di tramutare la misura degli arresti domiciliari in ordinanza di custodia cautelare in carcere avanzata dalla Procura per la coppia, la pronunzia del Gip Conti è attesa per oggi. Era stata la stessa Nicosia ad allertare i carabinieri: al centralinista aveva segnalato una lite in corso a casa sua tra l’ex marito e l’attuale compagno. Ma sul posto i carabinieri trovarono Lo Coco steso a terra nella camera da letto con le mani legate con il cavo elettrico e privo di vita. In un primo momento si era ipotizzato che fosse stato strangolato, ma non si escluse l’ipotesi di un infarto.
LA SICILIA

Caltagirone
Ieri l’autopsia sul cadavere dell’uomo massacrato da due giovani ubriachi
Oggi i funerali
«Fu ucciso a colpi di tronco d’albero»
Giovanni «Maurizio» Montemagno è stato massacrato di calci e pugni, con cui è stato ferito gravemente, ma a procurarne la morte sono stati i colpi di tronco. Sono questi i risultati dell’autopsia effettuata sul suo cadavere, ieri mattina, nell’obitorio del cimitero di Caltagirone, dal medico legale Maria Berlich.
Intanto restano nella casa circondariale di contrada Noce Mirko Nigido e William Saporito, i due giovani di 26 e 22 anni arrestati dalla polizia con l’accusa di essere gli assassini del povero Montemagno. Il Gip Salvatore Acquilino, dopo avere convalidato gli arresti, accogliendo la richiesta del sostituto procuratore Sabrina Gambino, ha emesso nei loro confronti un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Ieri mattina, davanti al giudice, i due hanno riferito di avere ricordi molto nebulosi, a causa del notevole quantitativo di alcolici e superalcolici che avevano ingerito sin dal primo pomeriggio. «Non conoscevamo Montemagno - hanno detto - né avevamo intenzione di rapinare e, tantomeno, di uccidere nessuno».
«L’alcol ha inficiato fortemente la loro memoria degli accadimenti, rendendola assai frammentaria - sostiene l’avvocato Giada Taccia, legale di Nigido - e sembra avere influito in maniera determinante sulla loro capacità di intendere e di volere».
«Hanno ricordi molto vaghi - conferma l’avvocato Morena Cundari, che assiste Saporito - Soltanto pochi flash sull’accaduto e l’incapacità di ricostruire la dinamica dei fatti a causa dell’evidente stato di ubriachezza in cui si trovavano».
Mentre - come dichiarato dal procuratore Francesco Paolo Giordano - la Procura ritiene di avere elementi talmente convincenti da chiedere il rito immediato, si profila la possibile tesi difensiva: quella di un’alterazione o annullamento della capacità di intendere e di volere al momento in cui si è consumato il terribile delitto.
I funerali di Giovanni Montemagno saranno celebrati oggi, alle 15, nella parrocchia Sacra Famiglia. «Quanto accaduto - afferma il sindaco Francesco Pignataro - deve suscitare una forte riflessione collettiva sulla crisi di valori che attraversa la nostra società e non risparmia una comunità, come la nostra, che si è invece spesso contraddistinta per gli esempi positivi».
«Combattere il disagio e la marginalità sociale - sostiene il presidente del Consiglio Fortunato Parisi - è un impegno prioritario».
COMUNICATO STAMPA AIFVS

LA MORTE DI NUNZIA E LORETO: UN ASSASSINO E TANTI RESPONSABILI 
L’Associazione Nazionale Familiari e Vittime della Strada si stringe attorno alla famiglia Pippa e Rinaldi per l’improvvisa tragica morte dei due giovani fidanzatini.
E’ inaudito - afferma Teresa Astone - Responsabile Provinciale AIFVS - che a provocare l’incidente sia stato un medico a quanto si apprende addirittura ubriaco alla guida. (*)
Lascia sgomenti apprendere che chi dovrebbe tutelare la salute di noi tutti possa essere il nostro assassino.
Perché assassini e criminali sono coloro che si mettono alla guida non rispettando il codice stradale. E’ un omicidio senza attenuanti quello di chi si mette alla guida in stato di alterazione psicofisica.
Non può più reggere nel nostro codice civile la sola figura del reato colposo per gli omicidi stradali.
L’A.I.F.V.S. ha già ottenuto che alcuni Tribunali fra cui quello di Roma - vds processo Lucidi – riconoscesse il dolo eventuale cioè appunto l’omicidio volontario a carico di chi si pone alla guida ubriaco. Così come ha registrato che il Tribunale di Salerno ha condannato alla pena di anni 8 il cittadino romeno che ha investito anche in questo caso due fidanzati Alfano Salvatore e Siniscalchi Veronica causando la morte del primo e ferendo gravemente la seconda.
E’ tanto più grave questo assassinio dei due fidanzatini perché proveniente da un professionista, un medico per il quale anche la detenzione domiciliare risulta, se sarà riconosciuta la sua responsabilità una misura troppo blanda.
L’A.I.F.V.S. auspica non solo una pena di giustizia ma anche sanzioni accessorie come l’introduzione della revoca a vita della patente per chi commette un omicidio del genere.
Ma un’ altra triste riflessione va fatta.
Questo non è stato un tragico incidente ma anche un omicidio prevedibile di cui potrebbero essere responsabili sia le istituzioni preposte alla sicurezza stradale ma anche gli organi di controllo.
Invero come si è appreso dai quotidiani al D’Angelo era stata sospesa la patente di guida nel 2009 sempre per uso e abuso di sostanze alcoliche.
Patente restituita senza che lo stesso abbia evidentemente intrapreso un processo riabilitativo.
Pertanto gli interrogativi da rivolgere alla magistratura e alle comunità come associazione di tutela delle vittime della strada sono vari:
1) ORGANI COMPETENTI PER LA VERIFICA DELLE CONDIZIONI DI IDONEITA’ ALLA GUIDA
Perché è stata restituita la patente ad un guidatore ubriaco. Il percorso riabilitativo previsto dal codice della strada a chi viene revocata la patente è stato effettuato? Oppure vi sono omissioni da parte degli enti competenti - es. ASL nel ritenerlo nuovamente abile alla guida.
2) ORGANI COMPETENTI PER LA SICUREZZA
Le forze dell’ ordine tutte, considerata la notorietà dell’abuso di alcol del D’Angelo così come si apprende sempre dalla stampa, hanno effettuato le dovute verifiche sulle condizioni di idoneità psicofisica del D’Angelo?
3) ORGANISMI PROFESSIONALI
Possibile che l’ associazione di categoria dei medici sempre per quanto appreso dagli organi di informazione pur a conoscenza dello stato di alterazione psichicofisica anche sul luogo di lavoro del medico non abbia mai preso provvedimenti?
Questi sono interrogativi a cui si chiede una risposta. Lo esigono due famiglie che hanno perso i loro angeli, e a cui comunque resterà un dolore inestirpabile.
Lo chiede la comunità intera.
Lo pretende l’AIFVS.
Teresa Astone
Responsabile provinciale AIFVS Salerno
 
(*) Nota: appare inaudito perché ci hanno sempre dato da bere che i problemi derivati da vino, birra e altri alcolici siano prerogativa dei giovani, delle categorie sociali svantaggiate, degli stranieri.
Chi conosce i problemi legati al bere sa che sono trasversali a tutte le categorie sociali e professionali, e non c’è nessun motivo per pensare che i medici ne siano esenti.
IL MATTINO del 4 febbraio 2011

Mario D’Angelo da oltre dieci anni…
Mario D’Angelo da oltre dieci anni presta servizio presso la Guardia medica di Sassano pur vivendo stabilmente a Salerno. Ed è proprio nel capoluogo di provincia che è stato tradotto dopo che ne sono stati disposti gli arresti domiciliari da scontare nella sua abitazione di via Posidonia, nel quartiere Mercatello. Sposato e poi separato, attualmente con una compagna, il dottor Mario D’Angelo, stando a quanto si è saputo, già nel 2009 aveva avuto problemi legati all’uso di sostanze alcoliche, tanto che, dopo essere stato fermato dalla Polizia stradale e sottoposto agli esami alcolemici, gli fu sospesa la patente di guida. Era, infatti, al volante della propria auto in evidente stato di ebbrezza. Insomma Mario D’Angelo, non soltanto la sera del recente tragico incidente aveva fatto uso di sostanze alcoliche, ma anche in altre occasioni. Come dire che era solito alzare il gomito più del dovuto. Ma, a parte queste abitudini, quanti lo conoscono, e soprattutto gli amici ed i colleghi, lo definiscono una persona tranquilla e sempre disponibile verso i suoi pazienti. C’è da dire, però, che diverse volte erano state inoltrate segnalazioni ai competenti organi circa il fatto che il medico svolgesse le proprie mansioni nella guardia medica sassanese in evidente stato di alterazione psichica causata proprio dall’assunzione di sostanze alcoliche. Segnalazioni evidentemente rimaste senza alcun seguito anche nel 2009 quando, come già detto, gli fu sospesa la patente di guida.
p.lap.
CORRIERE DEL MEZZOGIORNO (Salerno)

L’Ordine sospende due medici
SALERNO— Sospensione in vista per due medici resisi protagonisti di drammatici fatti d’attualità. Il consiglio direttivo dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Salerno si è attivato con procedura di massima urgenza nei confronti di Mario D’Angelo, il collega salernitano finito agli arresti domiciliari perchè con la sua condotta irresponsabile (guidava in stato di ebbrezza) ha causato un incidente stradale in cui hanno perso la vita due ragazzi, e di Michelino Romano, medico psichiatra, colpito dall’interdizione dell’esercizio professionale per abusi sessuali. Il consiglio dell’Ordine ha messo in moto l’iter disciplinare che prevederà l’immediata sospensione dall’esercizio professionale per entrambi i colleghi. L’Ordine sarà comunque attento al corso delle indagini, preservandosi di assumere ulteriori provvedimenti.
COMUNICATI-STAMPA.NET

Giornata mondiale contro il cancro, parola d’ordine: cambiare gli stili di vita. Oms: attività fisica per ridurre rischio
04/02/11 - Si celebra oggi la Giornata mondiale del Cancro 2011, promossa dall’Unione internazionale per il controllo del cancro.
Non c’è dubbio che sia questa la vera epidemia del secolo secondo gli esperti, i tumori sono oggi la seconda causa di morte al mondo dopo le malattie cardiovascolari. Malgrado i progressi della scienza, il cancro continua a uccidere, e lo farà sempre di più nei prossimi anni: secondo le stime, nel decennio 2005-2015 i tumori avranno ucciso 84 milioni di persone in tutto il mondo, più dell’intera popolazione italiana, e i decessi aumenteranno di circa l’80% entro il 2030, soprattutto tra le popolazioni dei paesi a basso e medio reddito.
I farmaci rappresentano una speranza, ma la vera cura sono le politiche di prevenzione, i programmi di screening, l’incremento della qualità dei trattamenti. Tutti fattori che, gli esperti concordano, potrebbero ridurre di un terzo sia l’incidenza dei tumori che la loro mortalità. Ogni anno, secondo i dati forniti dall’Oms, 12,7 milioni di persone scoprono di avere un cancro, e 7,6 milioni muoiono. Eppure il 30-40 per cento di tutti i tumori può essere prevenuto, e un terzo può essere curato se diagnosticato in tempo.
Per questo la giornata mondiale contro i tumori quest’anno è dedicata alla prevenzione tramite corretti stili di vita. Primo passo: rilanciare la “Dichiarazione mondiale contro il cancro”, un documento che fissa 11 obiettivi da raggiungere entro il 2020. Tra questi, una riduzione significativa del consumo di tabacco e di alcol, il contrasto all’obesità, un programma di vaccinazione universale contro epatite B e Hpv (responsabili di tumori al fegato e alla cervice), l’incremento delle terapie del dolore, campagne di informazione per sfatare miti e luoghi comuni sul tumore. E poi, naturalmente, uno sforzo globale per cambiare le abitudini di vita, soprattutto riducendo la sedentarietà e promuovendo l’attività fisica.
Gli esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità e dell’Unione internazionale per il controllo del cancro (Uicc), lanciano oggi un appello ai governi affinché promuovano campagne in questa direzione: “Compiere centocinquanta minuti di attività fisica a settimana può ridurre il rischio di cancro al seno e al colon, fino ad un quarto” spiega il dottor Ala Alwan, direttore generale aggiunto dell’Oms per le malattia non trasmissibili e la salute mentale.
Purtroppo, si stima che il 31% della popolazione mondiale non fa abbastanza attività fisica. E oltre a diabete, ipertensione, cardiopatie, l’assenza di esercizio è anche un fattore di rischio per l’insieme dei decessi per tumore, ha affermato l’Oms. Oltre naturalmente a tabacco, alcune infezioni virali (epatite B, papilloma umano), l’obesità, le radiazioni, alcuni fattori alimentari, un uso nocivo dell’alcol (*) e l’esposizione ad alcune sostanze. Ma l’inattività fisica è la causa “di circa il 21-25% dei casi di cancro al seno e al colon, del 27% dei casi di diabete e del 30% delle cardiopatie nel mondo”. Frequenza, durata e quantità dell’attività fisica vanno ovviamente calibrati anche a seconda dell’età per ottimizzare i risultati. Ma comunque la raccomandazione vale per tutti.
La Giornata mondiale contro il cancro di oggi vuoleessere anche un passo fondamentale verso il meeting di alto livello delle Nazioni Unite sulla prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili, che si terrà a New York il 19-20 settembre 2011.
“Un’opportunità storica – evidenzia l’Oms – per garantire un rinnovato impegno globale per combattere cancro, malattie cardiovascolari, malattie respiratorie croniche e diabete”. Inoltre i ministri della Sanità e altri importanti rappresentanti di enti e istituzioni si incontreranno a Mosca il 28-29 aprile, per la prima conferenza globale ministeriale sugli stili di vita salutari e il controllo di queste patologie.
 
(*) Nota: si intende per uso nocivo dell’alcol la sua introduzione per via orale per il tramite delle bevande alcoliche. Uso non nocivo è utilizzarlo come detergente per le pulizie domestiche.
VIRGILIO.IT

Gb/ Aumentano casi di tumore al seno, in particolare over-fifty
"Lifetime risk" aumentato da uno su nove a uno su otto
Roma, 4 feb. (TMNews) - Dieta alimentare errata, consumo eccessivo di alcol (*), terapie ormonali: sono questi i fattori che potrebbero spiegare il sensibile aumento del rischio di tumore al seno e il numero crescente di casi diagnosticati ogni anno. Secondo il Cancer Research Uk (CRUK - il Centro di ricerca sui tumori britannico) la possibilità che un donna sviluppi un tumore al seno a un certo punto della sua vita - il cosiddetto ’lifetime risk’ - è aumentato da uno su nove a uno su otto in Gran Bretagna.
Il numero di donne britanniche cui è stato diagnosticato un tumore al seno è aumentato da 42.386 nel 1999 a 46.302 nel 2007 e a 47.693 nel 2008. Le donne in età compresa tra i 50 e i 69 anni registrano il maggiore aumento percentuale, oltre il 6% in più in un decennio. Il rischio nella fascia di età tra i 25 e i 49 anni è leggermente sceso, dello 0,5%.
Dieta, alcol, invecchiamento medio della popolazione, scarsa attività fisica e un trend verso maternità in età più matura, oltre che l’anamnesi familiare, sono tra i fattori che spiegano l’aumento del rischio. "Le donne non possono cambiare i loro geni, ma piccole modifiche nelle abitudine quotisiane possono contribuire a ridurre il rischio di tumori", spiega Sarah Hiom, direttore del CRUK, citata dal Guardian.
I dati mostrano che l’incidenza del tumore al seno è aumentato fra le donne di tutte le età da 119,6 ogni 100.000 donne nel 1999 a 123,9 ogni 100.000 donne nel 2008. Sotto i 29 anni è a rischio una donna ogni 2.000; nella fascia 30-39 una ogni 215; nella fascia 40-49 una ogni 50; nella fascia 50-59 una ogni 22; nella fascia 60-69 una ogni 13.
 
(*) Nota: difficile pensare ad un consumo “non eccessivo” accettabile, se già con un “buon” bicchiere di vino al pasto il rischio di ammalarsi di cancro al seno cresce del 32 per cento (fonte National Cancer Istitute di Bethesda). Eppure c’è chi ci prova (si veda il prossimo articolo).
CORRIERE ADRIATICO

La Graziottin: le differenze di genere sono dimostrate dai dati scientifici
Roma Le differenze di genere “non sono un’opinione, ma un fatto incontrovertibile dimostrato dai dati epidemiologici e scientifici”. Lo sostiene Alessandra Graziottin, direttore del Centro di ginecologia e sessuologia medica dell’ospedale San Raffaele Resnati di Milano, intervenuta a un media tutorial promosso da Novartis a Frascati per parlare proprio di medicina di genere. “Il punto chiave - precisa l’esperta - è l’aspetto ormonale. Fino alla pubertà, ad esempio, la prevalenza della depressione è piuttosto simile tra uomini e donne. Poi c’è l’impennata nelle femmine”. Questo perchè l’estrogeno, l’ormone femminile, stimola l’attività dei mastociti. Mentre il testosterone ha effetto stabilizzante su queste cellule.
Le differenze uomo-donna sono molteplici, anche nell’approccio delle terapie. Il gentil sesso ha un atteggiamento più attivo nei confronti del medico e della malattia, mentre il maschio “ha un approccio più pragmatico - sintetizza la Graziottin - non legge il foglietto illustrativo e segue con maggiore aderenza il protocollo proposto dal proprio medico”. L’esperta segnala quindi un aspetto fondamentale della differenza di genere: “Pubblicizzare il principio dell’assunzione di responsabilità da parte della donna. Non si può bere più di un bicchiere di vino al giorno, se so che due bicchieri di vino al giorno aumentano i rischi di cancro alla mammella. (*) Ci sono differenze sostanziali tra uomo e donna”.
Le donne, da quanto risulta, tendono inoltre a cercare continue conferme del percorso terapeutico, modificandolo a loro piacimento con terapie alternative, come agopuntura e fitoterapia, senza pensare a possibili interferenze nell’efficacia dei farmaci e a possibili effetti collaterali. E questa è solo una delle numerose differenze che esistono tra i sessi in medicina. “Le evidenze dimostrano che uomini e donne - aggiunge Flavia Franconi, docente di Farmacologia - si ammalano in maniera diversa e una stessa patologia ha un impatto differente su loro. Anche gli effetti collaterali cambiano: le donne ne sono colpite con maggiore frequenza, da 1,5 a 1,7 volte più degli uomini, e in modo più pesante. E questo per molti fattori, incluso il fatto che i farmaci sono poco studiati sulle donne, nonostante ne siano le maggiori consumatrici”.
Un altro fattore importante è rappresentato dagli ormoni, che rendono le donne più vulnerabili ad alcune infezioni. “Il sesso femminile risulta più debole nella risposta infiammatoria - precisa Graziottin - per gli estrogeni, che stimolano l’attività dei mastociti, cellule che rilasciano diverse sostanze responsabili di bruciore, dolore, e altri segni tipici dello stato infiammatorio. Gli ormoni dunque hanno un ruolo chiave nelle malattie autoimmuni, come la psoriasi”.
Risulta così che alcune patologie sono tipicamente “rosa” e altre meno. Tra le patologie “rosa” ci sono anoressia (rapporto 93 a 7 con gli uomini), bulimia (75-25), ansia (67-33), demenza (64-36), Alzheimer (74-26). Le donne sono invece meno colpite da schizofrenia (rapporto 73-27 per gli uomini), dislessia (77-23), autismo (80-20), apnee notturne (82-18), abuso di sostanze (66-34).
 
(*) Nota: ovvio che è meglio bere un solo bicchiere che berne due, ma anche uno solo aumenta il rischio.
Parlando di prevenzione del cancro, nessun medico darebbe indicazione di non superare le 5 sigarette al giorno, a motivo del fatto che con dieci sigarette il rischio è molto maggiore: tutti dicono di non fumare.
Manca ancora la consapevolezza che per il vino è la stessa cosa.
CORRIERE DEL VENETO (Treviso)

Alcol, allarme dalle medie: un tredicenne su due ha già bevuto
“Treviso offre solo osterie”
TREVISO — Un tredicenne su due ha già fatto uso di alcol. Uno su cinque si è già ubriacato e nove donne su dieci, a diciotto anni, hanno provato a sballarsi di drink e superalcolici almeno una volta. L’ultimo scatto del servizio alcologia del Sert di Treviso sugli adolescenti trevigiani è di quelli a tinte forti. I risultati dell’indagine compiuta su quasi seicento studenti di terza media, e presentati ieri al convegno a tema organizzato dall’assessorato ai servizi sociali della Provincia e dal Rotary, confermano l’allarmante trend: il consumo di alcol è in aumento tra i giovanissimi mentre si abbassa a undici anni l’età della prima volta. (*) «Sull’alcol assistiamo a una certa schizofrenia culturale, anche tra i politici -ammonisce la responsabile del servizio Alcologia, la dottoressa Patrizia Riscica -che da una parte si sforzano a far prevenzione e dall’altra promuovono eventi come la festa della birra. Occorre invece che gli interventi sui giovani siano supportati dal mondo adulto: a Treviso ad esempio mancano spazi aggregativi come sale musica e oratori. Questo fa sì che i giovani si ritrovino necessariamente nei bar e nelle osterie». Non a caso il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Gianfranco Lusito, ha sottolineato la necessità di inasprire i controlli, per porre un freno al fenomeno, anche su «chi agevola il consumo di alcol». «L’attività di prevenzione e repressione -ha detto -va incentrata verso chi induce i giovani ad abusare delle sostanze alcoliche» (**). L’allarme è condiviso dallo stesso presidente della Provincia Leonardo Muraro che ha annunciato il lancio entro un mese dello strumento preventivo del riflessometro. «I giovani consumatori di alcol di età compresa tra gli 11 e i 18 anni nel Veneto sono pari al 24,5 per cento contro una media nazionale del 22,4 per cento. Nella classe d’età tra i 19 e i 24 anni lo scostamento è ancora più rilevante, i giovani maschi a rischio in Veneto sono il 38, 3 per cento contro il 25,3 per cento della media nazionale» . Da qui l’impegno sulla prevenzione. «La Provincia di Treviso, da tempo impegnata sul fronte della sicurezza stradale, oltre a progetti di informazione e prevenzione, sta promuovendo ricerche tecnologiche, ricordo ad esempio il giubbotto per scooter che si gonfia quando si cade. A breve presenteremo un brevetto realizzato assieme ad aziende del territorio. Si tratta di un sensore posizionato sul volante che rileva lo stato psicofisico del giovane autista» ha detto Muraro. Non solo. Già attivi negli incroci più pericolosi, in prossimità delle strisce pedonali, anche dei led luminosi che si attivano per segnalare agli automobilisti la possibile presenza di pedoni. «Siamo felici di aver partecipato a questo progetto, perché il Rotary è un’organizzazione seria e da sempre impegnata nel sociale -ha detto l’assessore provinciale alle Politiche Sociali, Alessio De Mitri -è necessario lavorare assieme alle associazioni per predisporre momenti d’incontro e consapevolezza tra le giovani generazioni e i loro genitori. I progetti devono essere incentrati sulla famiglia» . Le istituzioni puntano il dito poi contro la pubblicità e i messaggi sulle auto veloci e appunto sull’alcol. «E’ mio obiettivo -chiude De Mitri -proporre una legge che blocchi proprio il veicolo commerciale» .
Valentina Dal Zilio
 
(*) Nota: non è così. Sarebbe stato sufficiente che gli adulti presenti a questo incontro si fossero fermati a riflettere su quando hanno assunto loro stessi per la prima volta una bevanda alcolica nella loro vita e si sarebbero resi conto che nel loro caso (nella quasi totalità delle persone) è avvenuto ben prima degli undici anni. Quindi l’età si è alzata, non abbassata.
Non solo: per gran parte di questi ragazzini il primo oste è stato il papà.
Come dice molto bene la dottoressa Riscica, “siamo di fronte ad una certa schizofrenia culturale”, i cui responsabili non sono certo i giovani.
 
(**) Nota: sono d’accordo, l’attività di prevenzione e repressione va incentrata verso i genitori e gli amministratori politici. Siamo o non siamo nel regno della (fu) Ombralonga?
IL TEMP

Frosinone
In netto aumento i ragazzi ciociari che si rivolgono alle strutture di accoglienza e sostegno
Alcolisti sempre più giovani
Nell’ospedale di Pontecorvo opera l’unico centro specializzato della provincia
Vincenzo Caramadre
CASSINO Disagi giovanili e alcolismo: cresce il numero delle «vittime», soprattutto giovani, che si rivolgono alle strutture di accoglienza e sostegno. In una nostra inchiesta nell’istituto per alcolisti del polo sanitario D, presidio ospedaliero di Pontecorvo, unica struttura in tutta la provincia di Frosinone, sono emersi dati sull’alcolismo in generale a dir poco preoccupanti, anche se nel marasma dei disagi che colpiscono la persona, i giovani cercano di risalire la china. È in deciso aumento anche il numero dei ragazzi fra i 20 e 30 anni che, consci del problema, chiedono aiuto al gruppo di «mutuo sostegno» istituito nel centro alcolisti del Polo D. A dirigere lo speciale pool sanitario è il dottor Marino Di Cicco, il sostegno psicologico-comportamentale viene coordinato dall’assistente sociale Carmelina Villanacci. Nel 2010, quasi 1.500 persone hanno fatto domanda per accedere al gruppo di sostegno, di questi un 15% sono proprio giovani. E il 2011 è iniziato con lo stesso tenore: nel solo mese di gennaio 137 persone hanno chiesto aiuto. In passato nessuno osava avvicinasi a queste strutture poiché si aveva paura di essere bollati, oggi invece le barriere sono cadute e un po’ tutti coloro i quali sono nella morsa dell’alcolismo chiedono aiuto. Accanto al sostegno psicologico, o meglio di confronto, c’è poi l’aspetto clinico con il reparto di gastroenterologia, sempre nella struttura pontecorvese, dove vengono curate le persone in astinenza. A un primo approccio farmacologico segue quelle comportamentale, delle abitudini che devono cambiare e della forza interiore per superare i momenti di debolezza. Altre strutture come i Sert, rientrando nel dipartimento Tre D dell’Asl, svolgono sostegno e aiuto agli alcolisti. Per quel che concerne la diffusione del consumo di alcool i dati ricalcano il trend nazionale: il 60% dei giovani consumatori beve prevalentemente birra e il 40% vino. Gli aperitivi e i digestivi sono assunti dal 34% e i superalcolici (per lo più sotto forma di cocktail) dal 21% dei ragazzi in età tra i 15 e i 24 anni. Connesso all’alcolismo giovanile c’è poi il problema della guida in stato d’ebbrezza. Qui entrano in gioco le forze dell’ordine che in continuazione svolgono attività di repressione. Il dato emerso dall’inchiesta, dunque, evidenzia che i giovani ciociari non sono immuni all’alcol ma che a differenza di qualche anno fa si fanno aiutare. E questo forse è un buon punto di partenza: fidarsi delle persone e delle istituzioni è già sintomo di maturità. Mica è poco.
AGI SALUTE

STUDIO CONDOTTO SU OLTRE 3.000 NEOZELANDESI
VIVERE CON FORTE BEVITORE FA MALE ALLA SALUTE
(AGI) - New York, 5 feb. - Se nella tua vita c’e’ qualcuno particolarmente dedito all’alcool, la tua salute e benessere rischiano di soffrirne le conseguenze. A sostenerlo e’ un nuovo studio condotto su oltre 3.000 neozelandesi, il quale ha evidenziato che chi ha un familiare, amico o collega che beve molto, di solito attribuisce un valore piu’ basso anche alla propria salute e benessere .
IL TEMPO

Frosinone
I danni
Dipendenza e problemi per la salute
CASSINO Gli effetti dell’alcol sui giovani è devastante.
In primis cambia la personalità. Questo è uno dei sintomi che gli esperti consigliano di tenere sotto controllo. Il consiglio è rivolto ai genitori per accorgersi se il proprio figli fa uso di alcol. Ci sono poi gli effetti fisici sul fegato e sul cervello che viene letteralmente atrofizzato dall’eccessivo uso di bevande etiliche. Al pari della droga, com’è noto, crea dipendenza, una dipendenza subdola dacché l’alcolista è convinto di poterne uscire in qualsiasi momento. Questo naturalmente è favorito dal fatto che è semplice procurarsi da bere. Insomma, a differenza del drogato, l’alcolista si sente interiormente legittimato dalla legalità della bevanda.
ASAPS.IT

Firenze
Motociclista ubriaco falcia quattro pedoni e poi scappa
L’uomo è stato rintracciato e denunciato per omissione di soccorso e guida in stato d’ebbrezza
(ASAPS), 5 febbraio 2011 - Alla guida della sua moto in preda ai fumi dell’alcol ha perso l’equilibrio ed è piombato su un gruppo di ragazzi, poi, come se nulla fosse, è risalito sul mezzo dandosi alla fuga. Tre delle persone colpite dal veicolo fuori controllo hanno riportato contusioni multiple guaribili in 3 giorni mentre un quarto ragazzo ha riportato traumi più gravi con una prognosi di 30 giorni. I giovani sono stati prontamente soccorsi da una pattuglia della Polizia che, anche grazie alle testimonianze dei presenti, è riuscita a risalire in breve tempo alla targa del veicolo incriminato e di conseguenza al suo conducente.
L’uomo è stato rintracciato nella sua abitazione nel cortile della quale gli inquirenti hanno rinvenuto la moto riportante gli evidenti danni derivati dal sinistro. Malconcio anche il pirata della strada che si è presentato ad aprire la porta alle Forze dell’Ordine in stato d’alterazione a causa dell’alcol e con diverse ecchimosi al volto dovute alla caduta. Sottoposto alla prova dell’etilometro l’uomo ha superato ampiamente i limiti consentiti dalla legge mostrando un tasso di 1,49 grammi per litro. Sequestrata inoltre nell’abitazione la giacca da moto abrasa e sporca di sangue verosimilmente indossata al momento dell’incidente. Il motociclista con precedenti specifici per guida alcolica e uso di droga, è finito in manette per omissione di soccorso stradale in occasione di incidente con feriti, guida in stato di ebbrezza e lesioni colpose aggravate. (ASAPS)
ASAPS.IT

Prato
Ubriaco al volante con la figlia di 6 anni in auto, scappa all’alt della Polizia Municipale: preso dopo un lungo inseguimento
Continua la lunga lista di persone in stato d’ebbrezza e senza patente fermate dalla polizia municipale: questa volta si tratta di un cittadino nigeriano di 41 anni, con regolare permesso di soggiorno. Una pattuglia di motociclisti della polizia municipale ha notato una Ford Escort in viale Galilei che procedeva con andatura incerta: gli agenti hanno intimato l’alt, ma il conducente si è dato alla fuga. Dopo un lungo inseguimento, gli agenti sono riusciti a fermarlo in piazza delle Carceri, dove hanno constatato l’evidente stato di ebbrezza dell’uomo scoprendo anche, con stupore, che a bordo si trovava la piccola figlia di 6 anni. Una volta al Comando è stato sottoposto alla prova dell’etilometro, che ha certificato un valore doppio rispetto a quello minimo consentito per legge. Non solo: l’uomo ha mostrato una patente nigeriana all’apparenza regolare, ma in realtà abilmente falsificata. Infatti, da un controllo più approfondito, non risultava aver mai conseguito la patente di guida italiana. Anche il veicolo, non coperto da assicurazione obbligatoria, corrispondeva ad un’autovettura che nello scorso mese di ottobre provocò un incidente per poi fuggire.
«Prosegue l’attività di controllo della polizia municipale – afferma l’assessore alla Sicurezza urbana Aldo Milone – per contrastare un fenomeno, quello della guida senza i necessari titoli e in stato d’ebbrezza, sempre più diffuso, come dimostrano i tanti casi riscontrati ultimamente, e molto pericoloso per l’incolumità di automobilisti e pedoni. Come si vede, la polizia municipale tiene alta l’attenzione anche su questi fenomeni per garantire la sicurezza stradale».
Per il nigeriano è scattata la denuncia per guida senza patente e uso di atto falso e contraffazione, mentre il veicolo, di sua proprietà, è stato sequestrato perché non assicurato e sottoposto a fermo amministrativo perché condotto da persona senza patente di guida.
da notiziediprato.it
IL GAZZETTINO

(Treviso)
In Mercedes ubriaco e con sei pallottole a bordo
MOTTA DI LIVENZA - Nei guai per sei pallottole. Sono state rinvenute in possesso di T.G., 45 anni di Motta, con precedenti per reati contro il patrimonio. L’uomo era stato colto alla guida della propria Mercedes con tasso alcolemico di tre grammi litro. Al tempo stesso veniva sequestrata la vettura e l’automobilista deferito alla Procura per il reato di guida in stato di ebbrezza.
IL GAZZETTINO

Dopo la riforma Basaglia…
Dopo la riforma Basaglia, ecco la ricetta Sernagiotto. La prima valeva per i manicomi, quella dell’assessore regionale alle Politiche sociali ha a che fare con le strutture rivolte alle "dipendenze". Alcol, droga, gioco. Il confronto con Basaglia l’ha fatto lo stesso Sernagiotto: «Hanno chiuso i manicomi, faremo lo stesso con le grandi strutture terapeutiche. Di casermoni da 180 posti non abbiamo bisogno, i genitori che hanno figli con "dipendenze" chiedono strutture più piccole». Fa niente se in Veneto "casermoni" di fatto quasi non ce ne sono, il new deal di Sernagiotto è tracciato e ha una scadenza: «Entro un mese definiremo il nuovo modello dei servizi per le dipendenze e dal prossimo settembre lo applicheremo». Sicuro? «È una sfida, ma su questo ci giochiamo la legislatura. Se non riusciremo nell’intento, allora dovremo cambiare mestiere». Sernagiotto si riferiva a se stesso e ai politici in genere, ma non trascurava i tecnici. I direttori dei Sert, ad esempio, non è detto che restino vita natural durante al loro posto: «Il coordinatore del Dipartimento dipendenze dell’Ulss 10 di San Donà, Davide Banon, ha detto che ci sono dei talenti ma che ci sono anche dei talenti da formare. Ecco, i direttori dei Sert, se non sanno dialogare con i genitori e rapportarsi con l’utenza, possiamo anche spostarli».
È a Palazzo Franchetti Cavalli, a Venezia, che Sernagiotto espone i suoi obiettivi. Qui, per l’intera giornata, ha riunito gli operatori pubblici e privati del settore per la prima conferenza regionale sulle dipendenze. E qui ha annunciato la sfida: il sistema veneto dei Sert e delle comunità terapeutiche resta un’eccellenza nazionale, ma va rivisto. Bisogna rivedere i servizi per le dipendenze nelle Ullss, realizzare servizi specifici per le "nuove" dipendenze (comportamentali o da sostanze) di giovani e adolescenti. E rivedere la stessa capienza delle comunità terapeutiche. «I genitori chiedono strutture piccole, appartamenti protetti dove i figli possano essere seguiti da una rete, da un operatore e, magari, avere un lavoro - ha detto Sernagiotto - È per questo che il modello da seguire è quello della legge Basaglia». Chiusure in vista? Più che altro frazionamenti: «Cinque-sei strutture al posto di un "casermone"». Con che fondi? Con quelli che già ci sono: 81 milioni (4 milioni di fondo regionale per la lotta alla droga, 25 per le comunità, 51 per i Sert) per avere «un’offerta omogenea su tutto il territorio, evitando doppioni e sprechi». L’utenza dipendente da sostanze stupefacenti e da alcol in carico al sistema regionale delle dipendenze nel 2009 era così composta: 29.545 persone in totale di cui 13.212 nei Sert, 1.833 nelle comunità terapeutiche, 14.500 nelle unità di alcologia. In 18 anni, dal 1991 (8.484 tossicodipendenti assistiti dalla rete dei servizi pubblici della Regione) al 2009 il numero è quasi raddoppiato (15.045). Sernagiotto, dalla platea radunata a Venezia, non è stato contestato. «Le premesse sono condivisbili - ha detto Angelo Benvegnù, del Ceis di Mestre - Ma deve affidarsi alle competenze che ci sono in Veneto. Vedremo se alle parole seguiranno i fatti».
IL GAZZETTINO

(Belluno)
A rischio il camper di FuoriPosto…
A rischio il camper di FuoriPosto. L’azzeramento del fondo regionale per la prevenzione, finanziato dalla legge 309 sulle tossicodipendenze, sta provocando un terremoto al Sert di Belluno.
«Quando finiranno i soldi - dice allarmato Paolo Bello - saremo in seria difficoltà a proseguire con le attività, a meno che l’Ulss non decida di portarle avanti lo stesso». Sagre, concerti, locali, piste da sci: dal 2003 la postazione mobile del Sert ha girato in lungo e in largo la provincia ed è stato uno dei due progetti, sui mille attivati nel territorio nazionale, ad essere scelto come modello da esportare. «È assurdo - continua Bello -, è stato riconosciuto che funziona e ce lo tolgono. È fuori da ogni grazia di Dio». Da maggio 2008 a luglio 2009 con il camper di FuoriPosto sono stati fatti 1500 etilometri. Dai dati emerge un 34% di ritorni per la fascia sotto i 20 anni. «Sono i giovani che hanno un rapporto più problematico con l’alcol - spiega ancora il responsabile dei progetti del Sert - e questa percentuale dimostra la capacità di aggancio del servizio». Significativo anche il motivo per cui i giovani dicono di ubriacarsi. Il 75% dei bellunesi lo fa per favorire le relazioni sociali. Un dato più alto rispetto alle altre province del Veneto. (L.P.)
IL GAZZETTINO

(Venezia)
Stop all’alcol nelle spiagge dopo le 20…
Stop all’alcol nelle spiagge dopo le 20 e movida a rischio. Il divieto, che discende dalla legge 120 del 29 luglio 2010 (il nuovo Codice della strada), sta facendo tremare gli stabilimenti balneari dell’arenile. E, con una raccomandata, giovedì tutte le associazioni di categoria sono state avvisate dal comandante della polizia locale Michele Tiozzo dei nuovi limiti imposti ai locali sulla spiaggia.
La legge stabilisce che in questi locali la somministrazione di bevande alcoliche non possa avvenire prima delle 17 e dopo le 20. La violazione del divieto comporta sanzioni amministrative da cinquemila a ventimila euro; non solo, con due violazioni distinte nel corso di un biennio scatta la sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio. Ne consegue che per la prossima stagione l’intrattenimento danzante e musicale con la somministrazione di alcol, all’interno degli stabilimenti balneari, dovrà fermarsi categoricamente alle 20. Per beneficiare di autorizzazioni in orario diverso lo stabilimento dovrà ottenere il parere di agibilità dalla Commissione di vigilanza per i locali di pubblico spettacolo (secondo l’articolo 80 del Tulps).
La prospettiva che si delinea preoccupa in particolare l’Ascom che, al ricevimento della raccomandata, si è subito mossa per individuare possibili vie d’uscita. «Da una prima lettura della normativa - spiega il presidente Ascom, Giorgio Perini - capiamo che per la prossima estate agli stabilimenti balneari non potranno essere concesse autorizzazioni accessorie di intrattenimento musicale dopo le 20. Chi vuol proporre intrattenimento di questo tipo in orario serale dovrà sottoporsi al vaglio della Commissione spettacolo, e cioè dotarsi di tutte le caratteristiche dei locali da ballo. Siamo fortemente preoccupati perché molte delle attività di musica nella nostra spiaggia si protraevano oltre le 20 ed erano autorizzate come attività accessorie».
Lo stop ai beach party, agli spritz hour e alle feste sulla sabbia alle 20 potrebbe avere una pesante ricaduta sull’economia e l’occupazione locale. «Ci attiveremo da subito - spiega il presidente - per affrontare il nodo con i nostri tecnici e verificare se esistano delle vie d’uscita che al momento facciamo fatica ad intravvedere».
TMNEWS

 


Musica/Jovanotti: Canzone all’Italia? Ci ho provato ma non arriva
"Mi sarebbe piaciuto, la riservo per il futuro"
Roma, 5 feb. (TMNews) - "Mi sarebbe piaciuto dedicare una canzone all’Italia, ci ho provato in tutti i dischi ma non è mai arrivata. La riservo per il futuro, arriverà prima o poi, in fondo l’Italia è un paese giovane: 150 anni non sono tanti, sono due nonni miei messi in fila... Pochi se pensate che il Colosseo ne ha duemila". Lo ha rivelato Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti ai microfoni di ’Nostress’, il programma di Radio 2 condotto da Max Cervelli, Nicoletta Simeone e Joe Violanti in onda alle 6 del mattino. A partire da lunedì, per una settimana, sarà l’artista toscano a dare il buongiorno agli ascoltatori di Radio 2 con i suoi racconti e avventure "e sara’ un piacere - afferma - perchè mi piace tanto dire ’buongiorno’, ha una sua forza terapeutica, fa bene". Jovanotti ammette di avere "una passione per ’L’Italiano’ di Toto Cutugno, mi è sempre piaciuta, sia la musica sia il testo, ma la canzone che unisce l’Italia è ’Azzurro’, e anche ’L’ombelico del mondo’". In tavola ad unire il Belpaese secondo il cantante "il vino, anzi il vino rosso, che per me è un alimento. Soprattutto, consiglio quello prodotto da Albano, una prelibatezza". Se si parla di belle donne "la classica bellezza mediterranea, quella simbolo del nostro Paese, potrebbe essere Monica Bellucci, ma anche Sophia Loren. Intellettualmente direi la regista Emma Dante". Nello sport invece "il mio mito sportivo è Valentino Rossi, un pilota con un manico pazzesco, di un’intelligenza e capacità di concentrazione incredibile. Valentino è strategico e si diverte, anche con un motorino. E’ come veder suonare la chitarra a Jimi Hendrix". Il 25 gennaio Lorenzo Cherubini ha pubblicato ’Ora’, il suo ultimo lavoro: "Che cos’altro abbiamo se non la possibilità di celebrare l’Ora? Rivolgersi al futuro con fare speranzoso non sempre funziona, mentre affrontare l’Ora con un atteggiamento positivo, paga. A me è successo e racconto questa esperienza". Per Jovanotti in questo ultimo album "c’è la mia visione della musica. Si balla parecchio ma c’è anche il romanticismo. E si ballerà molto anche nei concerti. Ballare è necessario, quando il corpo risponde positivamente, le cose si allineano". E non sembra spaventato dallo scorrere del tempo: "A me piace il tempo che passa, per questo uso sempre la mia faccia come copertina dei dischi, perché dalla mia faccia vedo il suo scorrere. Quando avrò ottant’anni - conclude - metteremo tutti i dischi in fila e faremo un’istallazione".


LAVOCE DI ROVIGO

Acat, rinnovata la collaborazione ventennale
ADRIA -Anche per l’anno 2011 è stata rinnovata la convenzione tra l’azienda Ulss 19 e l’Acat (Associazione Club Alcolisti in Trattamento) Basso Polesine con cui si affida a tale associazione la gestione dei club alcolisti in trattamento presenti sul territorio bassopolesano: una collaborazione che dura da quasi vent’anni ed è sempre più estesa a diverse iniziative e interventi. L’Acat, componente del comitato ristretto del Dipartimento per le dipendenze Ulss 19, assicura la gestione dei 13 club alcolisti in trattamento con i propri operatori volontari, adeguatamente preparati ad affrontare la fase di trattamento e riabilitazione nella dipendenza da alcol e droga, in stretto collegamento con il Sert: nell’anno 2010 sono state più di 130 le famiglie seguite dai club. (*) Oltre all’intervento riabilitativo, l’Acat partecipa alla programmazione di iniziative di sensibilizzazione rivolte alla comunità, sempre in collaborazione con gli operatori del Sert e della comunità terapeutica “Solidarietà Delta” di Porto Tolle.
 
(*) Nota: speriamo che le oscenità pubblicate in questo articolo siano conseguenti ad imprecisioni del giornalista, e non ad anomalie nei programmi di quel territorio.
Appare utile precisare che:
1.    i Club Alcolisti in Trattamento non esistono e non sono mai esistiti:
2.    i Club DEGLI Alcolisti in Trattamento non esistono più ma esistevano, ed erano caratterizzati nel loro nome da quel fondamentale “degli”, a dimostrare che erano delle famiglie con problemi alcolcorrelati, e di nessun altro, e che nessuna associazione di Club, né tantomeno un Ulss, aveva il potere di “gestirli”;
3.    i Club degli Alcolisti in Trattamento non esistono più, oggi ci sono al loro posto i Club Alcologici Territoriali (Metodo Hudolin):
4.    le associazioni dei Club non hanno alcun potere sui singoli Club, ma nascono e vivono per essere al loro servizio;
5.    le associazioni dei Club cercano una virtuosa collaborazione con il servizio pubblico, cui però non sono sottomessi. Se un giorno a Rovigo l’Ulss decidesse di non rinnovare la convenzione con l’ACAT, avrebbe il potere di “gestire” lei i club di quel territorio?
LA REPUBBLICA

ubriaco minaccia moglie e figlie: preso
bevono troppo e litigano ma poi lei lo accoltella

LA NAZIONE (Arezzo)

In discoteca sicuri con un sms Ingressi gratis e sconti sui viaggi a chi prende l’auto senza bere alcolici

LIBERTA’

Ubriaca già a mezzogiorno insulta e prende a calci i carabinieri
Via a un corso per sommeliers L’Associazione Italiana Sommeliers, delegazione di Piacenza, ha iniziato il nuovo anno riprendendo la consueta attività di formazione professionale di
«Fermiamo le stragi sulle strade»

L’ADIGE

Serata contro l’alcol

IL MATTINO di Padova

l’alcol e le droghe fra i giovani troppi pregiudizi fra gli adulti - eugenio garzotto

 

 


Rassegna alcol e guida del 6 febbario 2011

STATISTICHE
 
LA TRIBUNA DI TREVISO

Allarme Usl 9: «sballo» alcolico già alle medie
05 febbraio 2011 —   pagina 20   sezione: Cronaca
In terza media, un ragazzo su cinque ammette di aver fatto «binge-drinking», ovvero un consumo smodato di alcolici. Questi almeno i dati riferiti al territorio dell’Usl9, risultato di una ricerca condotta dall’azienda sanitaria su 569 ragazzi di 13-14 anni. Gli stessi che inquadrano come il 48% degli adolescenti faccia uso abituale di alcolici.
 L’indagine fa parte di un progetto di prevenzione all’abuso di alcol in gravidanza «Kambio Marcia», seguito da Patrizia Riscica, responsabile dell’unità alcologica dell’Usl 9. La ricerca ha coinvolto 8 scuole medie nel periodo maggio-giugno 2009. Stefania Bazzo, trevigiana, dottoranda dell’università di Trieste, ha somministrato a tutti i ragazzi un questionario cartaceo. Ecco i risultati.
Consumo continuativo. Il 48% dei ragazzi interpellati consuma alcol regolarmente. Di questi il 59% sono maschi, il 35% femmine. La maggioranza degli interpellati (circa 1 su 2) ha dichiarato di bere una volta le mese o meno, ma c’è anche chi beve 4 o più volte alla settimana (il 5% dei maschi e l’1% delle femmine). Si inizia a bere già a 11-12 anni e si continua anche nell’adolescenza e in gravidanza. L’indagine, condotta su campioni diversi di donne nello stesso territorio, ha rivelato infatti che 9 giovani su 10 consumano bevande alcoliche occasionalmente, mentre una su 2 pratica lo sballo.
Abuso. Un ragazzo su 5 fa consumo smodato di bevande alcoliche. Il 28% sono femmine, il 72% maschi. L’abuso riguarda 1 ragazzo su 4 e 1 ragazzo su 8. La frequenza è indicativa. Il 55% dei maschi lo fa meno di una volta al mese, il 26% una volta al mese e il 19% una volta alla settimana o più. Fra il gentil sesso, il 66% abusa di alcol meno di una volta al mese, una giovanissima su 4 una volta al mese e il 9% una volta alla settimana o più.
 L’identikit. Non è l’essere o meno stranieri a determinare questa abitudine. Dai risultati della ricerca si scopre infatti che il consumo continuativo (ma non lo sballo) è più frequente nei ragazzi che vivono con un solo genitore. L’abitudine al bere in casa condiziona la «familiarità» dei ragazzi al bere.
 Il convegno. I numeri sono stati presentati ieri da Riscica all’auditorium del Sant’Artemio nel corso del convegno «Alcol e Giovani» organizzato dal Rotary Club Treviso - Distretto 2060, in collaborazione con la Provincia e con il patrocinio del Comune di Treviso. «Il consumo di alcol è in allarmante diffusione - dice il prefetto di Treviso Aldo Adinolfi - In questo campo conta l’intervento della politica e l’educazione a scuola, in famiglia e all’università». L’assessore alle Politiche sociali del Comune Mauro Michielon, il procuratore Antonio Fojadelli e il vice questore vicario Tommaso Andrea Mondelli concordano sul cattivo esempio di certi modelli mediatici e pubblicitari.(*) Riscica invece punta sul contesto locale: «C’è schizzofrenia culturale nel nostro territorio, dove si promuove l’alcol ma al contempo lo si mette al bando. Ed è molto difficile fare prevenzione nei giovani dove i luoghi di aggregazione sono perlopiù i bar e mancano altri spazi di socializzazione». - Laura Canzian
(*)Nota: e l’esempio degli adulti dove lo lasciamo?
LA GAZZETTA DI REGGIO

«I giovani non hanno percezione del rischio»
05 febbraio 2011 —   pagina 03   sezione: Primo Piano
REGGIO. I dati parlano chiaro: gli adolescenti d’oggi non hanno comportamenti alimentari regolari, amano tv, computer, motorini a discapito di libri e biciclette, rifiutano a stento alcol e fumo e non hanno fiducia nella politica. Un quadro apocalittico che emerge dallo studio condotto nel 2009 e 2010 dalla Regione Emilia Romagna sui ragazzi di 15 anni e illustrato ieri al Centro Malaguzzi dal pediatra del distretto di Montecchio Alessandro Volta.
«La percezione dei danni provocati da comportamenti a rischio purtroppo è sempre più ridotta - ha commentato l’esperto - forse perché hanno visto che tanto lo fanno tutti o forse perchè i primi a dare il cattivo esempio siamo noi adulti, in un clima di forte lassismo».
Lo studio ad esempio evidenzia come il 37% delle ragazze e il 40% dei loro corrispettivi maschili consumi alcol almeno una volta a settimana, mentre il 31% delle femmine e il 50% dei maschi fuma almeno una volta a settimana. L’11% delle femmine, sempre a 15 anni, si è già ubriacato due volte, mentre per i maschi si sale al 16%. Passano due ore davanti al computer il 31% delle 15enni e il 50% dei quindicenni, soprattutto in compagnia di Facebook, mentre si si indaga su chi passa almeno 2 ore davanti alla tv le percentuali salgono rispettivamente a 65% e 64%.
Il problema tv e computer si lega a un’altra nota dolente: la pratica sportiva. Se si pensa che già a nove anni solo il 20% va a scuola a piedi o in bici, crescendo con l’età la prospettiva non può che peggiorare. Non solo si riduce sempre più l’attività destrutturata a favore di motorini e, più avanti, automobili, ma anche gli allenamenti «comandati» non attirano molti clienti. Solo il 29% delle ragazze infatti fa almeno tre giorni di attività a settimana, nei maschi si sale a 49%.
Anche in ambito alimentare non sono molte le medaglie da assegnare. Il 75% degli adolescenti presi in esame si alimenta male sia a livello di orari che di cibi, mentre il 25% salta direttamente la colazione. Il 15% delle 15enni poi rientra già nella categoria obesità, per i maschi si sale al 21%. Solo il 27% rosa, contro al 21% azzurro, consuma verdura quotidianamente, per la frutta il consumo di ogni giorno è rispettivamente del 39% e del 41%. «Il bello è che conoscono alla perfezione la piramide alimentare ma non la applicano» commenta Volta, che passa poi a illustrare un altro dato allarmante: «Se si chiede ai ragazzi dai 12 ai 14 anni di chi si fidano il 94% risponde non dei politici, il 70% non dei giudici, il 60% non dei preti, mentre solo il 50% si fida degli insegnanti. Per fortuna almeno dei genitori si fidano ancora, ma la soluzione più gettonata resta il gruppo dei pari e lì sorgono i problemi. Lo spazio più adatto per intervenire sugli adolescenti è proprio quello del tempo libero». (f.m.)
CREMONAONLINE

Alcol, nel Casalasco boom di patenti ritirate
sab 5 febbraio 2011
CASALMAGGIORE - Guida in stato di ebbrezza, si registra un vero boom di patenti ritirate ai  casalaschi nel 2010. L’anno che si è appena chiuso ha visto impennarsi il numero di persone trovate alla guida con un tasso alcolemico oltre il limite consentito dalle legge, 0,50 grammi di alcol per litro nel sangue. Sono state ben 85 le patenti ritirate a causa della violazione dell’articolo 186 del Codice della strada. Lo dimostrano i dati forniti dall’ufficio Sert del distretto Asl di Casalmaggiore, dove confluiscono tutti i ‘verbali’ delle diverse forze dell’ordine. (2 febbraio 2011)
IL MATTINO DI PADOVA

L’alcol e le droghe fra i giovani Troppi pregiudizi fra gli adulti
05 febbraio 2011 —   pagina 27   sezione: Provincia
ABANO. Disagio uguale consumo di droghe. Un’equazione semplicistica che si accompagna a una realtà contraddittoria: da una parte, gli aponensi dai 15 ai 19 anni sono in linea con i trend nazionali per quanto riguarda il consumo di stupefacenti; dall’altra, il mondo degli adulti vede come causa del malessere giovanile solo questo specifico fattore di rischio, con il pericolo di proporre soluzioni esclusivamente legate a un approccio «sanitario» del fenomeno. Quando, invece, la strada da battere è la promozione della salute e di stili di vita sani. E’ la conclusione cui è giunto, dopo un anno e mezzo di lavoro, il team del professor Gian Piero Turchi, del dipartimento di Psicologia applicata dell’Università di Padova, che ha condotto una ricerca coinvolgendo 1034 studenti delle scuole superiori, 72 insegnanti, 97 genitori e 107 fra educatori parrocchiali, dirigenti e tecnici di società sportive locali, pubblici esercenti e comuni cittadini.
 Rispondendo alla prima domanda, che chiedeva ai ragazzi di indicare quali sostanze abbiano consumato, il 59,5% ha indicato genericamente l’alcol, seguito da birra (55,9%), tabacco (47,3%), superalcolici (42,1%), marijuana (22,6%), hascisc (15,1%), cocaina (3,9%), exstasy (2,3%), lsd (2,1%) ed eroina (1,3%). Percentuali che rispecchiano le dinamiche nazionali.
 A suscitare stupore sono state le risposte sulla percezione degli adulti relativa alla diffusione di bevande alcoliche e droghe. L’alcol fa la parte del leone con l’83%; segue il tabacco con il 78%, la birra con il 71%, i superalcolici con il 63%, la marijuana con il 59%, la c
Lunedì, 07 Febbraio 2011
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