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Rassegna alcol e guida del 20 gennaio 2011

A cura di Alessandro Sbarbada, Guido della Giacoma e Roberto Argenta

RICEVO DA ALESSANDRO SBARBADA E PUBBLICO VOLENTIERI IL SUO SINCERO E CRUDO INTERVENTO AL CONVEGNO “LE PAROLE DELLA PSICHIATRIA”.

Convegno "Le parole della psichiatria"
relatori Peppe Dell’Acqua ed Enrico Baraldi
Mantova - 20 gennaio 2011 - ore 18

Mi è stata assegnata la parola "alcolismo".
Di seguito il testo del mio intervento.
Alessandro Sbarbada

ALCOLISMO

Quando Enrico Baraldi e Peppe Dell’Acqua erano giovani psichiatri alle prime armi, capitava loro di incontrare molto frequentemente negli ospedali persone in “delirium tremens”, una drammatica conseguenza del bere.
A quei tempi il consumo annuo di vino pro capite in Italia era superiore ai 100 litri.
Nella cultura medica e in quella sociale si identificavano i problemi alcolcorrelati con il cosiddetto “alcolismo”, ci si interrogava su come curare persone, che venivano etichettate come “alcolisti”, “etilisti”.
E’ passato qualche anno, molto è cambiato.
Nel nostro paese il consumo annuo di vino pro capite è sceso sotto ai 40 litri, è cresciuta l’aspettativa di vita, e di delirium tremens negli ospedali non se ne vedono quasi più.
Certo esistono ancora molte famiglie devastate dalla sofferenza alcolcorrelata, famiglie che meritano tutta la nostra attenzione e che finalmente trovano sul territorio numerose possibilità per affrontare e superare i loro drammatici disagi, ma - nell’ambito delle sofferenze conseguenti al consumo di vino, birra o altri alcolici – oggi la principale scommessa che ci dobbiamo giocare, a mio parere, è divenuta un’altra.
Negli ultimi anni appare evidente come il maggior numero di problemi alcolcorrelati sia legato a un bere diverso da quello che preoccupava gli operatori della salute trenta o quaranta anni fa.
Mi riferisco all’occasionale bevuta di chi poi si mette al volante e diventa un pericolo pubblico, ai drink del sabato sera che sfociano in una rissa, o in un abuso sessuale (con tutto quello che questa violenza può comportare), al “buon” bicchiere di vino al pasto che aumenta del 32 per cento il rischio di ammalarsi di cancro del seno, al mezzo bicchiere di vino al pasto che aumenta del 168 per cento il rischio di cancro della bocca e della gola.
Informazioni, queste ultime, che ci dobbiamo cercare all’estero, perché in Italia ci vengono deliberatamente negate.
Io sono convinto che questa scommessa si giochi tutta nella capacità di fornire finalmente ai cittadini informazioni corrette sui rischi legati al consumo di bevande alcoliche, informazioni finalmente svincolate da interessi commerciali, così che le scelte delle persone rispetto al bere divengano più consapevoli, e quindi più libere.
Alessandro Sbarbada


FORSE QUESTA RASSEGNA STAMPA SU VINO, BIRRA ED ALTRI ALCOLICI, PUO’ CONTENERE QUELLE STORIE CHE NON SI TROVANO TANTO FACILMENTE...

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Incidenti stradali e giovani
Serve una comunicazione costante e storie credibili
Ma le dobbiamo cercare
Di Elena Valdini
Mi è stato chiesto di scrivere a proposito dei giovani e della strage stradale perché avendo 29 anni forse…
Forse potrei avere uno sguardo migliore? Più addentro al problema? Non lo so. Quello che succede è sotto gli occhi di tutti, non credo di poter aggiungere nulla, se non che non viene data notizia (che abbia respiro nazionale) di tutti gli scontri e di tutte le vittime; di tutte le notti, di tutti i pomeriggi e di tutti i mattini. Servirebbe. Servirebbe molto. Servirebbe a comprendere che la strage stradale non è solo una questione legata alle stragi del sabato sera. Non è un problema che coinvolge solo noi ragazzi. Dico questo per rimarcare il fatto che nel nostro paese di vittime e sicurezza stradale non si parla a sufficienza. E purtroppo, quando se ne parla, la maggior parte delle volte lo si fa per “notizie fatte”: esodo, bilancio del week-end, stragi del sabato sera, appunto. Ancora oggi non esiste uno spazio informativo del servizio pubblico che dia
conto quotidianamente del numero delle vittime delle strada.
Ancora oggi in Italia non vengono trasmessi spot significativi come quelli esteri, dove significativo vuol
dire inscenare ciò che nei fatti realmente avviene, che siano anche quelle immagini cruente che pare da noi non si possano far vedere perché scuoterebbero troppo la nostra sensibilità. Ma questi non sono forse messaggi creati proprio con il fine di scuoterci? Una battuta simpatica, magari anche ben sceneggiata, può
rimanere impressa come i quattro minuti e mezzo della campagna gallese che dimostra, davvero, che cosa si rischia a usare il telefonino mentre si guida?
Alla guida di una macchina ci sono tanto i giovani quanto gli adulti. Entrambi con il medesimo dovere di rispettare le regole e la vita degli altri. Entrambi con le medesime responsabilità. I dati però ci dicono che i ventenni muoiono di più, che se muori a vent’anni (tra i venti e trenta) per la maggior parte dei casi muori in uno scontro stradale. Allora, che cosa serve?
Certo, i controlli, massicci, costanti. La deterrenza, nell’immediato, è la risposta.
Perché quando si sa che i controlli ci sono c’è più attenzione, e c’è (sempre più, questa almeno è la sensazione) quello che per una sera non beve per riportare a casa gli amici. Ci vorrebbe un servizio pubblico economico ed efficiente. Ne ho trovato uno, ad Aosta: si chiama “Allô nuit”, funziona chiamando il numero verde, funziona per tutti, turisti adulti a cena al ristorante compresi, e costa intorno ai tre euro. Ma ad Aosta non c’è solo questa navetta a funzionare. C’è anche un percorso per gli studenti che si chiama “Percorso
della Legalità” (organizzato in collaborazione con la Fondazione Falcone), e che per trattare il tema della legalità, comincia sempre dedicando un incontro alla strage stradale. Ecco allora che cosa manca. Manca questa prospettiva. Manca che alla strada sia data la medesima rilevanza che si dà agli altri temi che coinvolgono tutta la società civile. Manca che ai ragazzi si parli di strage stradale perché si vuol parlare loro di vita.
Manca che si parli di speranza. Manca che si dica ai ragazzi che sono loro a poter cambiare le cose. Così come occorre mettere ogni diciottenne di fronte alle sue responsabilità, civili e penali, con ancor più forza e convinzione bisognerebbe fargli capire che la speranza, che il cambiamento, è oggi, in ogni scelta.
Il problema è che quando si vuol veicolare il concetto di esempio positivo lo si proietta con una figurina vestita in ordine e ben pettinata. Forse non è ancora chiaro che i messaggi positivi, quelli che davvero
possono avere la forza di restare impressi, sono quelli credibili. Le testimonianze, per esempio. Le testimonianze di chi ci è passato e sa che cosa vuol dire perdere qualcuno, e lo racconta perché non accada ad altri. Se i miei 29 anni possono ancora testimoniare qualcosa, so che ciò che “regola” i miei coetanei sono i controlli. Ma so anche che ciò che ci ha aiutato a crescere è stato cercare, a pioggia, storie credibili. Se usate però solo una volta ogni tanto, le storie credibili non servono.
C’è anche da dire che la maggior parte delle volte quelle storie siamo dovuti andarcele a cercare. Non ci sono state presentate in prima serata, sul primo scaffale, in prima pagina; e tante volte nemmeno in seconda

UN ARTICOLO DA CONDIVIDERE PIENAMENTE

http://fidest.wordpress.com/2011/01/19/stop-al-consumo-di-alcol-in-gravidanza/
Stop al consumo di alcol in gravidanza
Pubblicato da fidest su mercoledì, 19 gennaio 2011
La carenza d’informazione specifica e la pressoché generale assenza di campagne d’informazione sono alla base di una questione sottovalutata da moltissime donne e che oggi Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori nonché fondatore dello “Sportello dei Diritti” porta alla pubblica attenzione affinché gli organi deputati ed in particolare dal Ministero della Salute sino alle Aziende ospedaliere siano sensibilizzate: il fenomeno del consumo di alcol tra le donne in stato di gravidanza. Gli effetti del consumo di alcol in gravidanza sono ormai noti e sono connessi con certezza scientifica a difetti alla nascita e considerati quali la principale causa prevenibile di ritardo mentale del bambino, nonché ritenuti uno dei maggiori problemi di sanità pubblica nella maggior parte dei Paesi del mondo. Le puerpere che bevono alcol aumentano i fattori di rischio di successivi problemi mentali del nascituro, anche a dosi inferiori ad un bicchiere alla settimana. E persino il consumo di 1-2 bicchieri al giorno, è associato a disturbi dell’attenzione e del comportamento nell’infanzia.
Alcuni studi hanno dimostrato che l’ingestione di alte dosi ripetitive causino nella misura del 6-10% delle probabilità che il feto sviluppi la sindrome feto-alcolica (difetti di crescita, dismorfismi cranio-facciali specifici, ritardo mentale, problemi comportamentali ed altre anomalie maggiori).
Per dosi ripetitive moderate, invece, c’è il rischio di “effetti alcolici”, quali moderata disabilità intellettiva, disturbi della crescita ed anomalie del comportamento, per il binge drinking (saltuario consumo di elevate dosi di alcol con finalità di “sballo” o ubriacatura) il bambino può essere soggetto a moderati deficit intellettivi. Non resta che avviare nell’immediato, sulla falsariga di quanto ha già fatto l’Azienda USSL di Treviso, campagne di marketing sociale che portino avanti il messaggio che l’astensione totale dal consumo di alcol in gravidanza sia l’unica modalità di prevenzione di effetti negativi sui bambini.

UNA RIFLESSIONE SUI GIOVANI D’OGGI: C’E’ CHI VIENE UCCISO IN UNA MISSIONE DI PACE E CHI VA IN COMA PER DIVERTIMENTO.

IL MESSAGGERO.IT

Stordirsi d’alcol sfiorando la morte alla ricerca dell’eccesso
Mercoledì 19 Gennaio 2011 - 09:36
di Germana Consalvi
In una giornata contrassegnata da un altro lutto italiano in Afghanistan e dal botta e risposta ossessionante intorno alla nuova indagine dei magistrati che coinvolge il presidente del Consiglio, finisce quasi in sordina la notizia che in Lombardia una ragazza minorenne è stata a un passo dal coma etilico dopo un “chupito” di troppo, un drink a base di rum e di succo di frutta da bere tutto d’un fiato.
Sappiamo tutti, under 18 compresi, che per legge l’alcol non può essere venduto ai minorenni(*). Però la norma deve essere di difficile applicazione se per tanti, troppi giovanissimi è piuttosto semplice comprarsi tutti i drink che vogliono e possono permettersi. Dall’altra parte, è pur vero che sempre più spesso i minorenni e soprattutto le minorenni sembrano molto più grandi della loro vera età. E, in buona fede, dietro al bancone capiterà spesso di esser certi di servire giovani clienti “adulti”. Però, sinceramente, quanti sono così ligi alla norma e chiedono documenti in caso di dubbio? Lo stesso dicasi per le sigarette, la cui vendita è vietata ai minorenni.
Il buon bere è piacere, conoscenza, gusto, dedizione.(**) Stordirsi d’alcol è un’altra cosa. È la brutta piega che troppe persone prendono per combattere la noia, cosa pesantissima soprattutto quando ciò riguarda i giovani; è un malinteso senso di gruppo anche per quegli adulti che vanno avanti ad oltranza bicchiere dopo bicchiere con l’alibi collettivo di «un giro per chiudere»; è un segno di debolezza e di degrado, perché fa perdere il pieno controllo di sé e può mettere a repentaglio l’incolumità altrui.
Ed è un eccesso che incrina l’amore: un recente studio scientifico, pubblicato su ”Alcoholism: Clinical & Experimental Research”, sottolinea che la dipendenza dagli alcolici influisce sia sul ritardo a convolare a nozze che sulla durata di una unione. A 15 anni queste paure sono lontane, perché giustamente a tutto si pensa tranne che a sposarsi, ma già a quest’età iniziano contatti “ravvicinati” con l’altro sesso e le figuracce sono in agguato quando in corpo c’è più Bacco che Eros.
Bisognerebbe fermarsi e pensare. Un involontario “testimonial” è apparso domenica sera. Le telecamere di Canale 5 hanno a sorpresa inquadrato impietosamente il volto di Francesco Nuti, svelandone la condizione di forte fragilità. Una ripidissima strada in salita per l’attore e regista toscano passato da una stagione di successo (cinematografico e sentimentale) a quella della pesante dipendenza dall’alcol, della depressione, fino al coma in cui finì dopo una brutta caduta. Un doloroso collegamento, un atterraggio brusco con la realtà e con le conseguenze degli eccessi che, come la “livella” del filosofo Totò insegna, non risparmiano nessuno.

(*)NOTA: a causa della possibilità di legiferare di Comuni, Province e Regioni c’è un po’ di confusione, ma la legge italiana vieta la vendita e la somministrazione di bevande alcoliche ai minori di anni 16. (Art.689 C.P. e parere del Ministero dell’Interno alla Prefettura di Milano, n.557 del 23 marzo 2009.)
(**) NOTA: Finchè si è convinti che il buon bere è un piacere, i problemi alcolcorrelati difficilmente diminuiranno. Dobbiamo sapere ed essere convinti che qualsiasi quantità di bevanda alcolica, dal vino alla birra, dal superalcolico all’alcolpops, è un rischio per la nostra salute. Infatti, i dati allarmanti di una ricerca dell’Institut National du Cancer francese confermano che anche il «classico» bicchiere di vino al giorno può far lievitare il pericolo cancro dal 9 al 168 per cento.

ALTRO ARTICOLO SUL BERE GIOVANILE

http://www.paid2write.org

Alcol In Età Giovanissima: Allarme Per Le Nuove Generazioni!
Mercoledi, 19 gennaio 2011 ore 13:25 - di cappuccettorosso
Per il 9% il primo incontro con l’alcol avviene già ad 11 anni ed il maggior incremento di consumo di bevande alcoliche si verifica tra i 13 ed i 15 anni. Un recente studio Hbsc (Health Behaviour in School-aged Chilfren – comportamenti collegati alla salute dei ragazzi in età scolare) parla chiaro ed i risultati sono allarmanti in tutta Italia, seppur con i dovuti distinguo.
In alcune regioni in particolare, come la Sardegna, la Toscana e le Marche - secondo un recente rapporto Istat sul consumo annuale in Italia di alcol per la popolazione dagli 11 anni in avanti - si hanno quote di popolazione a rischio al di sopra della media. Il fatto che il 9% (dati riguardanti una delle regioni più a rischio) dei ragazzini abbia il primo incontro con l’alcol la dice lunga di come la situazione sia preoccupante. E se si aumenta di bere tra i 13 ed i 15 anni – con maggiore incremento tra i maschi piuttosto che tra le femmine anche se nemmeno le ragazzine sono immuni da tale problema – a 15 anni per il 16,7% dei maschi e per il 10,8% delle ragazzine si parla di vere e proprie esperienze di ubriachezza con tutte le caratteristiche per essere paragonate a quelle dei “più grandi” che, va detto, non sono per niente di buon esempio.
Purtroppo il “bicchiere” spesso è il collante all’interno di una comitiva, la prova del “binge drinking” (il bere di continuo bicchiere dopo bicchiere fino a superare entro brevissimo tempo la propria soglia di sopportazione) diventa una prova di forza, resa però tanto più pericolosa quando si ingeriscono alcolici di diverso tipo.
Purtroppo i limiti alla vendita e somministrazione di alcolici ai minori non rappresenta un gran deterrente visto che gli alcolici possono essere procurati con estrema semplicità anche da chi non ha superato la maggiore età. I segnali di un disagio così profondo sono chiari ed inequivocabili ed anche ben visibili a chi vive accanto ai giovani. Segnali che non vanno sottovalutati e che debbono far suonare un campanello d’allarme che induca a chiedere aiuto, per il bene dei propri figli!

SEMBRA PROPRIO CHE NESSUNO RISPETTI LA LEGGE DEL DIVIETO DI VENDITA E SOMMINISTRAZIONE DI ALCOLICI AI MINORI DI ANNI 16 E CHE I CONTROLLI NON SIANO A SUFFICIENZA

LA NUOVA DI VENEZIA

Minori in fila a comprare alcolici
19 gennaio 2011 — pagina 17 sezione: Cronaca
Bar ma anche supermercati. Non è difficile, almeno a Venezia, per un minorenne anche se frequenta ancora le medie e quindi ha appena tredici-quattordici anni acquistare superalcolici. Non parliamo poi di birra o di vino. Spesso, infatti, è più facile incontrali in due o tre in fila alla cassa con una bottiglia di vodka, magari alla pesca, o di rum in mano. In alcune rivendite c’è addirittura il cartello che ricorda la legge: «Non si vendono superalcolici ai minorenni». ma quante volte le povere cassiere neppure guardano in faccia chi gli sta davanti, visto che c’è la coda, la gente preme e, magari, è là a battere tasti da ore.
Così, si va alla festa - organizzata spesso in casa dell’amico o amica che ha i genitori fuori - con più bottiglie, spesso di liquore diverso, visto che ogni gruppo di due o tre ne ha acquistata una, magari con una veloce colletta. Così, alla fine della festa, si sta ancora peggio, in tanti vomitano e più di una volta c’è chi finisce in ospedale, sfiorando il coma etilico. Naturalmente c’è il trucco per aggirare il divieto, se si incoccia in un barista o in una cassiera che rispetta la legge: si manda un diciottenne a fare acquisti o, comunque, uno che almeno sembra aver raggiunto la maggiore età.
Per lo spritz, poi, è ancora più facile, seppure è bene ricordare che si tratta sempre di un cocktail e anche piuttosto alcolico, visto che al vino si aggiunge l’Aperol o il Select. Difficile trovare un bar che rispetti la norma, a meno che a chiederlo non sia davvero un bambino. Basta passare per i luoghi più frequentati da giovani e giovanissimi dalle 19 alle 21, dall’Erbaria a campo San Luca, da campo San Bortolomio alla Strada Nuova per osservare anche quattordicenni con il bicchiere in mano e dentro non c’è sicuramente un gingerino.
L’alcol dà tossicodipendenza come qualsiasi sostanza stupefacente, ma spesso anche gli adulti, anche se genitori, lo dimenticano. Ci sono istituti superiori, in cui la maggior parte degli studenti sono minorenni, che permettono a chi le frequenta di uscire nei dieci o quindici minuti della ricreazione di uscire dall’istituto e spesso, dunque, i ragazzi non solo la sera ma anche al mattino - tra un’ora di italiano e una di matematica - ingoiano una birra o uno spritz assieme al tramezzino, alla pizzetta o alla pastina.

LA NUOVA FERRARA

«Giovani e alcol, pochi controlli»
19 gennaio 2011 — pagina 11 sezione: Cronaca
Una quindicenne in coma dopo una sfida alcolica. Complice l’offerta a prezzi stracciati di 30 giri di ‘chupito’, una bevanda di rum e succo di frutta gradita ai palati giovani. È successo a Crema. Ma il ‘3x2’ ad alta gradazione riguarda anche Ferrara: a lanciare l’allarme è Promeco.
«La nostra città non è certo un’isola felice. Gli ‘alcol-pops’, le bevande alcoliche al gusto di frutta pensate proprio per attrarre i giovani, le trovi dappertutto anche a due-tre euro - spiega il coordinatore Luigi Grotti - Promeco ha avviato la campagna 0-16 No Alcol contro la vendita di alcolici a ragazzi minori di sedici anni, ma il progetto è rimasto incompiuto proprio nell’ultima parte, quella relativa ai controlli. Le forze dell’ordine fanno il possibile con le risorse a disposizione, ma non basta. Inutile nasconderlo: in certi locali si continua a servire da bere anche a chi è già palesemente ubriaco, per non parlare degli incentivi ‘più bevi e meno paghi’. Là dove non è una questione strettamente legale, lo diventa dal punto di vista istituzionale». E in ogni caso il problema non finisce certo con la maggiore età. Secondo un’indagine condotta da Promeco nelle scuole ferraresi, un adolescente su tre si è ubriacato almeno una volta, e un giovane su dieci una o più volte a settimana. La ricerca risale ancora al 2005, ma una nuova inchiesta è già in corso e i risultati sono attesi a fine anno scolastico. «A spanne si può dire che non si registrano grossi cambiamenti nell’incidenza - prosegue Grotti - ma nella modalità del bere. Al ‘binge drinking’ (bere d’un fiato tanti cocktail per ubriacarsi in fretta ndr) e al ‘vomiting’ (superflua ogni spiegazione) è subentrato uno stile più simile agli ‘adulti’, un approccio al bere meno frenetico ma non meno dannoso, frutto dell’emulazione». È spesso in famiglia, sottolinea ancora il coordinatore, che i giovanissimi conoscono l’alcol: «Si beve alle feste, a tutte le ricorrenze fisse, quasi ad associare alcolici e divertimento. E magari lo si fa assaggiare un goccio di vino o spumante al ragazzino di dieci-undici anni che si sente così proiettato e ammesso nel mondo dei grandi. Spesso il battesimo della ‘trasgressione’ avviene alle gite scolastiche, con gli studenti che si portano la vodka nello zainetto. E se sono troppo giovani per comprare l’alcol nei supermercati, mandano un amico maggiorenne a fare la scorta».

LA NUOVA DI VENEZIA

Alcol a basso costo, ragazzina di 14 anni si ubriaca
e finisce all’ospedale
I genitori denunciano il barista che ha venduto rum e vodka a prezzi contenuti
di Carlo Mion
19.1.11 Non si reggevano in piedi già dopo il secondo mojito. Del resto a 14 anni il rum fa ben presto il suo effetto.
Le cameriere si son ben guardate da non servire loro da bere. E le ragazzine si sono bevute anche tre vodke al Redbull e due alla pesca. Poi una delle adolescenti, poco dopo essere uscita dal bar si è sentita male, ed è finita all’ospedale. I carabinieri, dopo la denuncia dei genitori, due giorni fa hanno denunciato a piede libero il titolare cinese del bar Bollicine di Rio Terà di San Leonardo per vendita di alcolici a minori. Inoltre hanno inviato la documentazione al Questore per chiedere la sospensione dell’attività del locale.
È un sabato pomeriggio di alcune settimane fa quando le ragazzine si presentano al locale. Sono le 15, sono in quattro e tutte hanno 14 anni. Passano dal locale prima di recarsi ad una festa di compleanno di una loro amica. Non è la prima volta che le ragazzine vanno in quel locale e sempre per lo stesso motivo: il barista serve loro bevande alcoliche e a un costo basso e a portata di ragazzini che in tasca hanno la paghetta dei genitori. Le ragazzine sono euforiche per la festa a cui devono andare. Ordinano già un primo giro di mojito. Solo una delle quattro non beve alcol. Tempo una decina di minuti e altro giro di mojito. Sono euforiche arrivano altri mojito e poi le vodke, prima miscelate a Redbull e poi alla pesca.
Quattro giri e l’euforia si è trasformata in sballo completo. Le ragazze non si reggono in piedi già prima che siano serviti tutti i giri di alcol. Le cameriere però non si fermano, le ragazzine chiedono e loro portano. E questo in barba non solo al fatto che le giovani sono stordite ma anche al divieto di vendere alcol ai minori. Le 14enni escono barcollando e gridando. La giornata è fredda.
Ben presto l’effetto dell’alcol devasta le adolescenti. Una, arrivata a San Giobbe si sente male. Qualcuno chiama il 118. Arriva un’ambulanza. Trasportata in ospedale alla ragazzina viene somministrato un antidoto contro l’intossicazione da alcol. Quindi viene ricoverata in pediatria dove rimane per una settimana. I genitori denunciano l’accaduto ai carabinieri. I militari del Nucleo Operativo della Compagnia ricostruiscono quel sabato pomeriggio. E scoprono che non solo le ragazzine erano andate altre volte al bar per sballare, ma pure che questo era frequentato soprattutto da minori. Si tratta di un bar dove si trova il cosidetto alcol low cost. E dove lo vendono pure ai minori.

SAREBBE GIUSTO FARLO IN TUTTA ITALIA: L’AUMENTO DEI PREZZI E’ UN SUGGERIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITA’ PER DIMINUIRE IL CONSUMO E DI CONSEGUENZA I PROBLEMI ALCOLCORRELATI.

IL GIORNO

Ordinanza contro vendita di alcolici a basso costo,
giusto farlo a Milano?
L’assessoer Rizzi: "Punire i locali che vendono a prezzi troppo bassi". Giusta l’ordinanza che vieta la vendita di alcolici a basso costo? Commenta e partecipa al sondaggio
Milano, 19 gennaio 2011 - Una ragazza in coma etilico a Crema. E tanti altri che rischiano di finire il sabato sera milanese in pronto soccorso. È l’alcol a portata di mano, il rum a un euro, l’ubriacatura low cost. Chiamatelo come volete, magari «pub crawl», come l’ultimo rito delle notti milanesi, importato dai Paesi anglosassoni: un tour a tappe forzate tra i locali convenzionati, una corsa a chi ingurgita più cocktail in cambio di pochi spiccioli. Ci si ritrova in un punto stabilito dalle agenzie specializzate nel reclutamento degli adolescenti, due chiacchiere per conoscersi alla meglio, prima di indossare una maglietta per essere riconosciuti dai baristi dei pub che si «visiteranno». Quindi, parte la sfida a chi butta giù più «mojito» o «long island»(*). Il primo a dichiarare guerra alle carovane alcoliche e a chi le organizza è stato il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che ha vietato con un’ordinanza (scaduta il 31 dicembre scorso) il «pub crawl». Certo, basta fare un giro ai Navigli o in corso Como per scoprire che la nostra città ha gli stessi problemi.
«Un chupito (bicchierino da bere tutto d’un fiato, ndr) a un euro è un’istigazione all’alcolismo - attacca l’assessore allo Sport e giovani, Alan Christian Rizzi, da sempre sensibile a questo tema -. Anche a Milano questo fenomeno è presente». E a dare una mano all’amministrazione potrebbero essere proprio i cittadini, come hanno fatto, tanto per fare un esempio, i residenti di via Vetere. «Ci segnalino quei locali dove l’alcol viene venduto a prezzi troppo bassi - prosegue Rizzi -. Già nei mesi scorsi, ho detto ai dirigenti della polizia locale di colpire duramente i locali che vendono alcol ai minorenni e ne mettono a rischio la salute. Locali di quel tipo non dovrebbero neanche aprire». E invece aprono eccome. Basta citare il caso del distributore di birre a buon mercato in corso di porta Ticinese, scoperto dal Giorno qualche mese fa: bastava inserire i soldi nella macchinetta per avere la propria dose di sballo, senza dover inserire alcuna tessera che attestasse la maggiore età dell’acquirente; in seguito a quella denuncia, gli agenti della municipale hanno sanzionato i gestori per aver venduto alcolici a minorenni (450 euro).(**)
«L’ordinanza è servita - rivendica l’assessore -. Dai punti caldi della movida ci arrivano meno segnalazioni in tal senso. Grazie al provvedimento del Comune, abbiamo responsabilizzato una buona parte dei gestori dei locali». Spesso, però, si ha la sensazione che molti riescano comunque ad aggirare le restrizioni, riuscendo a lucrare sulla pelle dei più giovani. Nessun giro di vite ulteriore, l’orientamento di Palazzo Marino, ma piuttosto la consapevolezza che «le regole ci sono, compresa la sospensione delle licenze per i locali che non rispettano la legge». Insomma, come spesso si dice, «le norme esistenti vanno applicate».
di Massimiliano Mingoia e Nicola Palma

(*)NOTA: sarebbe da togliere la licenza ai baristi che si prestano a questi riti!
(**)NOTA: e spero anche il sequestro della merce!

ALTRE ORDINANZE COMUNALI

LA NUOVA DI VENEZIA

Linea dura della Zaccariotto, a San Donà cibi e bevande vietati all’aperto
Ordinanza del sindaco Zaccariotto: multe di 250 euro a chi mangia e beve all’aperto. I negozianti devono pulire
di Giovanni Cagnassi
20.1.11 - SAN DONA’. Linea dura del Comune tra vicolo Nuovo e piazza IV Novembre. Dopo arresti e denunce dei carabinieri, il sindaco Francesca Zaccariotto ha firmato un’ordinanza che vieta severamente di consumare alcolici e bevande fuori dei locali, ma anche alimenti in genere. L’area sotto stretta osservazione è quella tra vicolo Nuovo, corso Silvio Trentin area pedonale, piazza IV Novembre e galleria Progresso.
Un quartiere tristemente noto per lo spaccio di droga, l’adescamento, la sporcizia e il frastuono denunciati più volte dai residenti, che hanno sottoscritto anche delle petizioni. Dopo tante proteste e operazioni di polizia, il Comune ha deciso di non concedere più attenuanti e di stabilire un clima da coprifuoco con controlli e sanzioni. Basta bivacchi, bevute di gruppo, schiamazzi in genere. E guai a chi sporca le strade. L’ordinanza, pena una sanzione da 250 euro, vieta soprattutto di «detenere» qualsiasi tipo di bevanda lungo le strade e piazze, alimento di qualsivoglia natura. Neppure un panino o una pizzetta. Si potranno consumare solo nei locali o plateatici a loro concessi. L’ordinanza prevede la stessa sanzione anche per chi sporca, getta contenitori di bevande, alimenti, rifiuti in genere. Gli stessi esercizi commerciali dovranno provvedere alla rimozione giornaliera di bottiglie, lattine, contenitori vari anche se non provengono dalle loro attività commerciali.
Tutto deve essere perfettamente pulito. Lavoro in più anche per i vigili e le forze dell’ordine che dovranno provvedere ai controlli serrati. Adesso hanno un’arma in più, l’ordinanza che vieta quasi tutto, fermo restando il codice penale per i reati più gravi. «Era da tempo che ci stavamo pensando - ha detto l’assessore alla sicurezza, Alberto Schibuola - dopo le lamentele dei cittadini e l’ottimo lavoro dei carabinieri, il sindaco e la giunta hanno pensato a questa ordinanza che servirà per garantire un maggiore controllo». In questi mesi sono stati arrestati rapinatori e spacciatori, effettuati ripetuti controlli contro i clandestini, stringendo il cerchio attorno a piazza IV Novembre e vicolo Nuovo. L’ordinanza fornirà ai vigili un altro strumento di prevenzione e repressione, anche se gli stessi titolari di attività commerciali verranno responsabilizzati.

UN’INDAGINE FATTA A META’

http://salute.pourfemme.it/articolo/infarto-piu-a-rischio-chi-beve-alcol-solo-nel-week-end/7381/
SALUTE POURFEMME

Infarto: più a rischio chi beve alcol solo nel week-end
Pubblicato da Lucrezio.Bove in News Mediche, Ricerca Medica.
Mercoledì, 19 Gennaio 2011.
Bere alcolici solo nel week-end mette a rischio la salute del cuore. Chi evita gli alcolici durante i giorni feriali, per poi scolarsi bicchieri e bicchieri di vino nel fine settimana, può andare incontro a un rischio di infarto molto più alto rispetto a chi beve poco e frequentemente. E’ quanto emerge da un’indagine effettuata dagli studiosi dell’Università di Tolosa: i risultati sono stati pubblicati sul Bmj.
Ai fini dello studio, i ricercatori francesi hanno messo a confronto le abitudini in fatto di alcolici di alcuni uomini di mezz’età francesi, con le abitudini di alcuni coetanei di Belfast (una città dell’Irlanda del Nord). Ebbene, anche se alla fine di ogni settimana i francesi avevano bevuto di più (la media di 30 unità contro 22), il rischio di infarto per gli irlandesi è risultato fino due volte superiore. Questo perché i francesi sono abituati ad assumere alcolici durante tutta la settimana, mentre gli irlandesi tendono a riempirsi di alcol esclusivamente nel week-end.(*)
Visti i risultati della ricerca, bere poco e spesso sembrerebbe avere effetti addirittura protettivi per il cuore. Al contrario, eccedere con gli alcolici solo in determinati giorni della settimana, alla lunga può mettere a serio rischio la salute e aumentare drasticamente le probabilità di arresto cardiaco. Le sbornie regolari fanno male, non solo perché costringono l’organismo a metabolizzare grandi quantità d’alcol all’improvviso, ma anche perché contribuiscono all’accumulo di grasso sull’addome: uno dei primi fattori di rischio per gravi malattie cardiache e alcune forme tumorali.

(*)NOTA: avranno controllato le condizioni del fegato? Probabilmente moriranno per tumore al fegato invece che per infarto!

GLI EFFETTI DANNOSI DELL’ALCOL NON SI LIMITANO AI POSTUMI DELLA SBORNIA. PENSO CHE IN QUESTO ARTICOLO CI SIA UN PO’ DI CONFUSIONE TRA I POSTUMI DELLA SBORNIA E GLI EFFETTI DANNOSI DELL’ALCOL!

NEWSFOOD.com

Una ricerca della Thomas Jefferson University, diretta dal professor Michael Oshinsky
Caffè ed aspirina combattono l’ubriachezza
Riducono gli effetti negativi della metabolizzazione degli alcolici
19/01/2011
L’eccesso di alcolici porta prima o poi all’ubriachezza, con tutte le conseguenze collegate, come la nausea, ansia, mal di testa, ecc. Tuttavia, può essere d’aiuto sapere che caffeina ed aspirina contengono sostante in grado di eliminare i postumi della sbornia.
E’ quanto emerge da una ricerca della Thomas Jefferson University (Philadelphia, USA), diretta dal professor Michael Oshinsky.
L’equipe della Thomas Jefferson ha condotto test con topi da laboratorio. A riguardo, gli scienziati fanno notare come i roditori fossero particolarmente sensibili al mal di testa: perciò, sono state sufficienti dosi limitate di alcol per scatenare la reazione, senza così farli arrivare all’ubriachezza completa.
Gli animali hanno assunto alcol e (come previsto) hanno sviluppato mal di testa, manifestato dalla ipersensibilità della pelle intorno agli occhi.
Successivamente, gli esperti hanno somministrato loro caffeina od aspirina, notando come tali sostanze eliminassero gli effetti dannosi dell’alcol. I ricercatori spiegano come ciò avviene perché caffeina ed aspirina bloccano l’emissione di acetato, sottoprodotto della metabolizzazione dell’alcol e portatore di effetti sgradevoli.
Il professor Oshinsky e colleghi ipotizzano così come i soggetti che assumono caffè o caffeina dopo aver consumato alcolici potrebbero metabolizzare meglio le bevande ingerite. Tuttavia, gli esperti mettono le cose in chiaro: nella medicina non esistono filtri magici, e caffè e caffeina non fanno eccezione. Il miglior modo per non subire gli effetti dell’ubriachezza è non ubriacarsi, limitando gli alcolici.
FONTE: Richard Alleyne, "Coffee and an aspirin ’best hangover cure’ after all", Indipendent, 18/01/011
Matteo Clerici
ATTENZIONE: l’articolo qui riportato è frutto di ricerca ed elaborazione di notizie pubblicate sul web e/o pervenute. L’autore, la redazione e la proprietà, non necessariamente avallano il pensiero e la validità di quanto pubblicato. Declinando ogni responsabilità su quanto riportato, invitano il lettore a una verifica, presso le fonti accreditate e/o aventi titolo.

CONSEGUENZE DEL CONSUMO DI VINO, BIRRA ED ALTRI ALCOLICI

PORTA TICINESE

Porta Ticinese, ubriaco rifiuta alcol test e colpisce vigile
http://www.milanotoday.it/
L’episodio è avvenuto all’alba di questa mattina. L’uomo, un italiano 30enne, è stato denunciato per resistenza a pubblico ufficiale
di Redazione - 19/01/2011
Fermato per un controllo stradale all’alba di questa mattina a Porta Ticinese, si è rifiutato di sottoporsi all’alcol test ed ha sbattuto violentemente la portiera dell’auto contro il torace di un agente. L’uomo, ubriaco, è stato denunciato per resistenza. Si tratta di un italiano di 30 anni. Il vigile ha dovuto ricorrere a cure mediche e ha avuto una prognosi di 3 giorni.

IL TIRRENO

Ubriachi al volante
GIOVEDÌ, 20 GENNAIO 2011
VIAREGGIO. Trent’anni, ucraino, col permesso di soggiorno ma alla guida senza aver mai conseguito la patente. È stato fermato e sanzionato nel corso dei recenti controlli disposti sulle strade della Versilia dalla polizia provinciale. Che ha anche ritirato le patenti a due giovani, di 25 e 30 anni, con livelli di alcol nel sangue quasi doppi rispetto al consentito. I due rischiano fino a un anno di condanna e una multa fino a 6mila euro.

INIZIATIVE DI PREVENZIONE E INFORMAZIONE

IL MATTINO DI PADOVA

Cinquemila «no» all’abuso di alcol
19 gennaio 2011 — pagina 41 sezione: Provincia
CITTADELLA. Oltre 5 mila cartoline per dire “no” all’abuso di alcol tra i giovani. «Fuori dal coro», progetto lanciato dal Comune, ha coinvolto gli studenti delle scuole superiori di Cittadella. Ad aderire anche 13 bar, su 50 contattati. Le 13 immagini del concorso grafico, selezionate su 83 presentate dagli studenti del liceo artistico Fanoli, verranno stampate in 5.500 copie e divulgate nei locali aderenti: Birreria Torre, Saint Marteen, MasQuè, Cetra, Interno 14, Malibù, Caffè Milano, Osteria Al Tezzon, Peccati di Gola, Gossip bar, Caffè Duomo, Marechiaro pizzeria e Gallery cafè.
L’obiettivo è informare i giovani sull’uso-abuso delle bevande alcoliche. L’impegno degli esercenti è testimonianza che i gestori condividono il consumo responsabile senza pensare al profitto. Il progetto riunisce l’assessorato comunale ai servizi socio-sanitari diretto da Corrado Bolesani, l’associazione Maranathà presieduta da Luigi Nardetto e il dipartimento dipendenze Usl 15 con Laura Semino, in un percorso cominciato due anni fa.
Gli studenti del Caro hanno condotto una ricerca con questionari nella loro scuola e al Girardi, Fanoli ed Enaip, sulle conoscenze sugli alcolici evidenziando un aumento del consumo dal 6 al 13% di giovani a rischio. L’Enaip ha realizzato dei videoclip tematici. Le opere sono in mostra nella chiesa del Torresino fino al 23 gennaio. Orario: sabato e domenica 9-13, 16-19 e 21-23, lunedì e venerdì 9-13 e 16-19, da martedì a giovedì 16-19. (s.b.)

IL TIRRENO

IL SECONDO “BALLO SENZA SBALLO”
19 gennaio 2011 — pagina 09 sezione: Massa
NAZZANO. L’Associazione Ogap (Associazione Operatori Gruppi Polidipendenze), in collaborazione con Arci Carrara - Lunigiana, Unità Semplice Alcologia dell’Asl 1 di Massa-Carrara e la Regione Toscana, ha organizzato 10 eventi “Ballo senza sballo”, discoteca senza alcol e/o sostanze psicotrope lecite e/o illecite, a partire dal 9 gennaio scorso e fino a maggio 2011 ogni seconda e ogni quarta domenica del mese, dalle 15 alle 20, con ingresso gratuito (per i possessori della tessera Arci), presso la discoteca Passion (ex Lizzard) a Nazzano di Carrara.
Lo scopo - si ricorda - è di coinvolgere ragazze/i di età tra i 13 e i 20 anni circa per sensibilizzarli a divertirsi senza l’uso di sostanze: il concetto è “Free mind dance free” (libera mente libero ballo). Per divertirsi uscendo dall’omologazione dello sballo. Per trascorrere insieme un pomeriggio diverso e provare il piacere di stare in compagnia. Un’occasione di incontro, aggregazione e divertimento”.
Il secondo evento è previsto per domenica prossima a partire dalle15. Le successive domeniche: 13 febbraio, 27 febbraio, 13 marzo, 27 marzo, 10 aprile, 24 aprile, 12 maggio, 26 maggio. Per ulteriori informazioni: 393/6171200 (Jessica).

IL TIRRENO

Salta il seminario su alcol e problemi
19 gennaio 2011 — pagina 08 sezione: Grosseto
CASTEL DEL PIANO. È saltato all’ultimo momento, ieri sera, l’incontro organizzato dalla Società della Salute “Amiata Grossetana”, un seminario di studio sui problemi alcolcorrelati. Per vari impegni hanno fatto sapere di non poter essere presenti alcuni dei relatori, per cui il convegno sarà fatto in un altro giorno.
Dovevano esserci il sindaco di castel del Piano e presidente della Sds Claudio Franci, il direttore SdS Giulio Morganti e il presidente Acat di Grosseto. Erano previsti gli interventi della dottoressa Dicunto, della dottoressa Colantoni, del dottor Corrieri, del dottor Bardicchia del dottor Corlito.

TUTTO BENE MA PREOCCUPA IL NUMERO DI CONSUMATORI DI ALCOL A RISCHIO

TRENTINO

Trentino ricco e in buona salute
Pil tra i più alti d’Italia, bassa disoccupazione. Ma l’export arranca
Secondi in Italia per posti negli ospedali, primi per la raccolta differenziata
CHIARA BERT
GIOVEDÌ, 20 GENNAIO 2011
TRENTO. Abbiamo il Pil procapite al top e tra i più bassi tassi di disoccupazione. Siamo i primi in Italia per la raccolta differenziata, secondi per il grado di soddisfazione economica e numero di posti letto negli ospedali, penultimi per morti negli incidenti stradali e ultimi per spesa sanitaria delle famiglie. Il rapporto «Noi Italia» dell’Istat fotografa un Trentino in buona salute.
L’indagine elabora oltre 100 statistiche tra popolazione, economia, lavoro, cultura, salute, per scattare una fotografia di come cambia l’Italia. Per quanto riguarda gli aspetti economici, il Trentino è tra le regioni con il Pil procapite più alto: 24.293 euro per abitante nel 2009, la provincia di Bolzano è prima con oltre 27 mila euro.
Non sorprende dunque che il Trentino si piazzi secondo, dietro Bolzano, per indice di soddisfazione economica (il 69,6% si dichiara soddisfatto della propria condizione, contro il 30,9% della Sicilia e una media italiana del 48%). Tuttavia sfiorano il 10% della popolazione (9,7%) le famiglie in condizione di povertà relativa, lontani dal 27% della Calabria ma più del doppio dell’Emilia Romagna. Completano il quadro un’alta produttività del lavoro, bassa inflazione e una buona solvibilità da parte delle imprese.
Una nota dolente arriva invece dal tessuto produttivo, dove arrancano le esportazioni: solo lo 0,8% dell’export italiano proviene dal Trentino.
Ambiente. La provincia di Trento guadagna la vetta della classifica per la raccolta differenziata: nel 2008 era al 59,4%, davanti a Bolzano con il 53,8% e al Veneto (52,9%). Bene anche per le emissioni di gas serra: con 7,6 tonnellate di anidride carbonica per abitante siamo agli ultimi posti tra gli «inquinatori».
Sanità: siamo al secondo posto per numero di posti letto (4,4 per 1000 abitanti), a un passo dallo standard di 4,5 fissato nel 2005 dall’Intesa Stato-Regioni, e le famiglie spendono per la sanità meno di tutte le altre Regioni (l’1,4% de Pil) nonostante la spesa sanitaria pubblica ci veda a metà classifica (in testa Bolzano con 2.362 euro per abitante). Il Trentino sale invece ai primi posti (quarto dietro Basilicata, Valle d’Aosta e Molise) per quanto riguarda l’emigrazione ospedaliera: nel 2008 il 17,2% ha scelto di farsi curare in ospedali di altre regioni, un dato - sottolinea l’Istat - che cresce nelle regioni piccole.
Quanto alle cause di mortalità, il tasso è basso per le malattie cardiovascolari (29,8 decessi per 10 mila abitanti, contro una media italiana di 32,6). Va meno bene per i tumori dove il Trentino conta 28,2 decessi ogni 10 mila abitanti (dato 2007) alle spalle di Valle d’Aosta, Lombardia e Friuli Venezia Giulia: in Molise i decessi si fermano a 21,4. Trentino virtuoso per il minor numero di obesi, preoccupa invece il numero di consumatori di alcol a rischio (20,7).
Criminalità e sicurezza. Basso il numero di rapine (19,2 per 100 mila abitanti contro le 232 denunciate in Campania) e di furti (1.540 contro i 3071 dell’Emilia Romagna) e le denunce per stalking da parte delle donne.

© asaps.it
Venerdì, 21 Gennaio 2011
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