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Articoli 15/01/2010

In morte di Maripe, 19 anni, filippina, vittima “contromano” di una strada che uccide tutti ma che parla ancora in modo diverso. C’è razzismo anche nella morte?

La vera lezione arriva dagli amici della ragazza scomparsa: guardate il video

(ASAPS) MILANO, 15 gennaio 2010 – Il suo nome era Maripe Manguerra Pangan, ma tutti la chiamavano “Budz”. A vedere il suo viso, sul video che gli amici hanno postato su Youtube (clicca qui), doveva essere una persona davvero speciale. È morta lunedì sera, a Milano, ad una fermata dell’autobus. I giornali ne hanno parlato appena e, francamente, non capiamo perché. Forse perché Budz non era italiana, o forse perché, al contrario, era italiano il conducente che l’ha travolta, straziandola, mentre aspettava il bus. Uno dei soccorritori, secondo un articolo apparso sul Corriere online, avrebbe detto ai Vigili Urbani che il conducente della Peugeot 307 che ha imboccato contromano via Benedetto Croce, ammazzando “Budz”, aveva un alito fortemente alcolico. Ma nulla, dei controlli effettuati, è trapelato. I perché che avremmo voluto sapere sono scivolati via, nella direzione opposta a quella alla quale la “normalità” delle news ci ha ormai abituato. Maripe, ragazza filippina di 19 anni e mezzo, è dunque morta “contromano”. Con le cuffie dell’Ipod alle orecchie, schiacciata tra il muso dell’auto che sfrecciava senza controllo verso la periferia e la pensilina dell’ATM, fracassata. Oltre questo schianto, che ha segnato l’ultimo attimo di vita della ragazza, ci sono cartelli divelti, plastica, vetri e perfino il tronco spezzato di un albero. Dell’investitore si è saputa soltanto l’italiana età: 42 anni, e che si troverebbe ricoverato al Fatebenefratelli, in condizioni “non gravi”. Buon per lui. Ma perché un’auto contromano, condotta probabilmente da una persona in condizioni psicofisiche alterate, che piomba su una fermata d’autobus e uccide una ragazza nel fiore degli anni, stavolta non ha fatto notizia? Il dubbio che il silenzio degli organi di stampa nazionali sia dovuto ad uno strisciante e inconsapevole razzismo, stavolta ci sembra pienamente giustificato. Gli ingredienti per la notizia, infatti, c’erano tutti. Lo terremo a mente per il futuro. Intanto clicchiamo sul tasto play del video di Budz, presente su Facebook come tutti i suoi coetanei, o quasi, gli stessi che chattano da un continente all’altro grazie a internet, che battono frenetici le tastiere inventando parole nuove, quasi onomatopeiche, per risparmiare tempo e poter così dire più cose, ascoltandone molte altre ancora. Ragazzi e ragazze che hanno deciso di riempire il rumore di fondo della vita di tutti i giorni con una cuffia e tanta musica in formato mp3. Ascoltiamo il sottofondo di Elton John, “Candle in The Wind” e rispondiamo all’appello degli amici di Maripe, che chiedono solo di ricordare “Budz” per quello che era. “Se porteremo con noi quello che ci ha dato durante il nostro incontro e lo faremo nostro, allora lei rimarrà sempre viva!”. L’odio, nei cuori di Maripe e dei suoi amici, che definiscono la vita come un “incontro”, è davvero un sentimento sconosciuto. E allora a questi amici vogliamo dire grazie, per un’incredibile lezione. (ASAPS)

© asaps.it

di Lorenzo Borselli

Milano
Venerdì, 15 Gennaio 2010
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