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Notizie brevi 27/10/2010

I primi 50 anni dell’Autovelox
Ha già mezzo secolo l’invenzione più temuta dagli automobilisti italiani

Il dispositivo di rilevazione usci nei primi anni Sessanta dai laboratori della Sodi Scientifica con il nome di “velocimetro”

Foto Blaco-archivio Asaps

 (ASAPS), 27 ottobre 2010 - Ha quasi mezzo secolo ma continua ad essere l’invenzione più temuta dagli automobilisti italiani. Stiamo parlando dell’Autovelox lo strumento di rilevazione della velocità che non gode di particolare simpatia tra gli automobilisti, ma che è in grado di salvare molte vite. I dati parlano chiaro: nei primi 9 mesi del 2010 sull’intera rete autostradale il numero degli incidenti mortali è aumentato del 14% e quello delle multe per eccesso di velocità del 12,5%.
L’invenzione, battezzata al momento del suo debutto sulle strade, agli inizi degli anni Sessanta, con il nome di “velocimetro”, nacque nei laboratori della fiorentina Sodi scientifica grazie all’intuito di Fiorello Sodi, grande ammiratore del genio di Leonardo da Vinci, che lanciò l’idea di introdurre il controllo della velocità dei veicoli sul mercato italiano come già accadeva all’estero ma con una tecnica più innovativa. Il prototipo fu presentato alle autorità cittadine e testato, con successo, nelle strade di Firenze ma fece la sua comparsa su tutto il territorio nazionale solo nel 1974 quando venne adottato dalla Polizia Stradale e poi da tutte le Polizie Municipali. Nella seconda metà degli anni Novanta poi, la misurazione in automatico della velocità, renderà superflua la presenza di un agente della Stradale per misurare e mettere a verbale l’infrazione. Oggi gli Autovelox sono costituiti da una coppia di raggi laser perpendicolari alla strada, interrotti in sequenza dai veicoli in transito, che determinano la lettura della velocità e in caso, di superamento del limite imposto, mentre un terzo raggio permette il rilevamento della posizione del veicolo. Per ogni infrazione commessa vengono “catturate” due immagini fotografiche, un primo piano della targa posteriore ed un’immagine grandangolare dello scenario nel quale l’evento si è verificato. I dati vengono prima memorizzati su hard disk e successivamente archiviati in maniera permanente su un cd non riscrivibile, che permette di avere una serie di immagini originali e legalmente valide. In questo modo i dati trasmessi a distanza sono anche protetti da ogni manomissione grazie ad un sistema di criptazione.
L’importante comunque è che l’autovelox sia usato per la sicurezza sulle strade, non per la cassa delle amministrazioni, altrimenti la sua originaria funzione è perduta e il rapporto fra cittadini e istituzioni fa delle crepe. (ASAPS)

Mercoledì, 27 Ottobre 2010
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