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Articoli 22/03/2005

L’UOMO DI DIO

 

L’UOMO DI DIO
di Roberto Rocchi

La levatura umana, morale e religiosa di Giovanni Paolo II, non mi permetterebbe mai di usare toni così confidenziali o in prima persona nel descrivere la figura di quest’uomo che ha regalato immensi benefici all’Umanità intera.

 

Tuttavia, non mi sento colpevole nel voler porre l’accento su alcuni suoi aspetti che ho avuto la fortuna di verificare in prima persona quando, agli inizi della mia carriera in Polizia, prestavo servizio in un reparto che nulla aveva a che invidiare a quelli “mobili”, cioè periodicamente impegnato in servizi di ordine e sicurezza pubblica.

 

E’ stato proprio in quei momenti, davvero tanti, che sono venuto a contatto di questo Papa, quando ad esempio si è trovato a celebrare l’anniversario della disgrazia di Stava, nel Trentino, oppure quando ha pellegrinato in Piemonte nei luoghi di San Giovanni Bosco o ancora nella sua visita pastorale alle diocesi emiliano-romagnole ed in particolare a Modena e Reggio Emilia.

 

Proprio in qui momenti, non ho potuto non vedere le espressioni di quel Papa, dallo sguardo così intenso e penetrante, mai distolto dal frastuono di voci, canti, rumori e di qualsiasi altra cosa che lo circondava.

Sempre attento ma soprattutto alla ricerca di quegli “ultimi” che la realtà evangelica predilige per primi.

 

E’ stato così quando in una delle “Casa della Carità” disseminate in tutta Italia, dove trovano alloggio i diseredati e coloro che le stesse famiglie respingono perché troppo anziani, problematici o malati, questo Papa ha voluto accarezzare gli ospiti uno ad uno, persino quelli che nemmeno si rendevano conto di chi avessero innanzi.

 

In quell’attimo non c’è stata autorità o persona diversa che abbia attirato la sua attenzione se non quegli “ultimi”, gli ultimi di Dio.

 

E mi piace pensare che non sia un caso il fatto che una delle foto più famose di Giovanni Paolo II° lo ritrae assieme a Madre Teresa di Calcutta, un’altra persona che amava più di se stessa gli ultimi.

 

Oggi non solo il mondo cattolico e tutti i cristiani hanno perso una figura di riferimento, ma l’Umanità intera che ha sempre riconosciuto a questo Pontefice di avere superato i confini del proprio credo religioso e dell’appartenenza e di avere “conquistato” il cuore di ogni uomo indistintamente da ciò che rappresentava.

 

Sarà un’eredità dura per il nuovo Pontefice, ma per chi è credente non rimane che la speranza di sapere che la Provvidenza, così cara a Papa Woityla, non verrà mai meno, come non lo verrà mai l’affetto e il ricordo per un uomo “venuto da lontano” ma rimasto nel cuore di ciascuno di noi.

 

 

 

 

 

 

 

              


di Roberto Rocchi

Martedì, 22 Marzo 2005
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