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Articoli 14/12/2007

Finalmente tariffe uguali tra revisioni private e quelle di “Stato”

Il numero delle revisioni anno per anno


Foto dalla rete

Il grande business delle revisioni private, cioè di quelle effettuate presso i centri autorizzati dal Dipartimento dei trasporti terrestri, pare avere subito una battuta di arresto. Da qualche anno, infatti, nonostante il sensibile incremento dei centri operativi dove si svolgono queste operazioni, si assiste ad un livellamento della richiesta. E non è un caso se anche il bilancio del 2006 (che ha visto un incremento del 2% dei centri autorizzati) abbia fatto registrare un decremento dell’attività dell’11%, con una conseguente percentuale negativa del 13% se calcolata sulla base della produttività media unitaria. Eppure, un decreto assorbito dall’ultima legge finanziaria ha portato alla completa parificazione delle tariffe per la revisione sia per le officine private che per gli uffici della ex Motorizzazione civile. La decisione, dunque, ha eliminato una volta per tutte una penalizzazione che per i privati durava da troppo tempo e che rischiava di essere letta dall’automobilista come l’ennesimo balzello di Stato a carico di quanti costretti a rivolgersi alle autofficine per risparmiare tempo. Ma andiamo per ordine e facciamo una sorta di cronistoria di questa vicenda a partire dall’anno 2000, quando sono per l’appunto entrate in vigore le revisioni quadriennali e biennali degli autoveicoli. Da allora ad oggi i centri privati di revisione sono sempre andati aumentando, anche se occorre rammentare che per via del forte pregresso si è registrata una differenza di attività fra gli anni pari e quelli dispari. La media delle revisioni per ciascun centro, inoltre, è sempre stata in balia del numero di controlli annui e della continua concorrenza che ha visto l’apertura costante di nuovi centri di revisione anche a breve distanza fra loro. Nel frattempo, il carico fiscale è aumentato sensibilmente e questo ha ulteriormente indebolito il buon funzionamento dei centri privati. Ma per quale motivo gli anni dispari sono sempre stati più “allettanti” di quelli pari, se consideriamo che il numero di veicoli immatricolati è pressoché uguale ogni anno e si aggira sui due milioni di unità?

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La risposta nasce nel contesto che ha visto il passaggio di consegne tra il vecchio periodo decennale della legge italiana, con quello più recente (quadriennale e biennale) delle direttive europee. Non a caso, per riuscire a portare a regime il più velocemente possibile quest’ultimo sistema, sono state chiamate a revisione nel 1999 ben 5 annualità piene, cioè tutte le vetture immatricolate tra il 1991 ed il 1995, vale a dire una cifra superiore a dieci milioni di unità. A queste si sono poi aggiunte anche quelle che dovevano essere chiamate per la seconda e la terza revisione, pari ad altri 3 milioni di veicoli. Nell’anno 2000 (cioè ad anno pari) fu dunque possibile partire con le cadenze europee, chiamando alla visita di prima revisione una sola annualità, ovvero, quelle immatricolate nel 1996 ed alla successiva tutto il revisionato 1998. L’anno seguente (anno dispari) sono state controllate per la prima volta le vetture immatricolate nel 1997 e tutte quelle già revisionate per la prima volta nel 1999 che, come abbiamo già visto, è stato l’anno di maggiore afflusso sui banchi di prova della revisione. Benché un poco farraginoso, questo concetto ha di fatto reso più difficoltosa l’organizzazione dei centri autorizzati, costretti a distribuire un gran lavoro negli anni dispari con la previsione di un forte ridimensionamento in quelli pari. Basti pensare, che analizzando la già citata situazione del 2006 la diminuzione è stata dell’11% rispetto all’anno precedente, a cui si deve aggiungere un ulteriore 2% per effetto dell’immissione di nuovi centri autorizzati. Di contro, il prossimo anno, a parità di numero di centri privati si ipotizza un segno positivo del 19%, riproponendo così il gioco perverso delle alternanze. Questi i numeri. Ma vediamo anche cosa è successo in termini di costi. Le revisioni del 2006 sono costate agli utenti complessivamente oltre 511 milioni di euro, di cui il 64% è andato ai titolari di officine autorizzate e il restante 36% alle casse statali.

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Se poi analizziamo i costi di revisione dal 2000 ad oggi, allora ci si accorge che ai centri autorizzati è stato garantito un aumento dei ricavi pressoché irrisorio, mentre in termini di tassazione l’incremento ha sfiorato il 35%. Non così per le revisioni effettuate negli uffici della ex Motorizzazione civile. Di questa anomalia, però, si è accorto fortunatamente anche il legislatore, che ha così compensato - attraverso la legge finanziaria - una situazione iniqua e per certi versi vessatoria nei confronti dei centri privati, che hanno l’obbligo di effettuare ben sessanta operazioni di controllo manuale e strumentale prima di garantire, sotto la loro stessa responsabilità, l’idoneità alla circolazione di un veicolo a motore sia esso a due o quattro ruote.

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da Il Centauro n.116

© asaps.it

di Roberto Rocchi

Venerdì, 14 Dicembre 2007
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