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Articoli 07/12/2007

Si sa ma non si dice

Un approfondimento sull’aumento costante dei furti di veicoli a due ruote

Foto Coraggio

Si dice che la speranza è l’ultima a morire e allora io spero, e non mi rassegno, che qualcosa si può fare per limitare quello che non esito a definire il “caso”. Sì perché di caso si tratta, anche se sembra interessare soltanto pochi addetti al settore e qualche migliaia di vittime sempre più arrabbiate. Sto parlando dei furti dei veicoli a due ruote, motocicli e ciclomotori, fenomeni da affrontare separatamente. Diamo un’occhiata alle statistiche dei furti negli ultimi dieci anni:

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I motocicli
Negli ultimi dieci anni la crescita è stata costante e con percentuali altissime. Intanto, perché non si dica che non abbiamo studiato, fissiamo qualche dato. Il parco dei motocicli circolante in Italia è in aumento: al 31.12.2005 era di 4.938.359, l’anno prima (2004) era di 4.574.644 (fonte ISTAT - PRA). Lo stesso si dica per quanto riguarda le immatricolazione che hanno avuto un incremento del 5,83% passando da 420.478 nel 2005 a 444.987 nel 2006 (fonte Ministero dei Trasporti). Il dato comunque non spiega come mai, nello stesso periodo, i furti invece abbiano avuto un incremento del 20,08 % (2005/2006). Qualche anno fa (2001), un autorevolissimo e stimato esperto del settore, trattando il fenomeno ha scritto: “Attenzione a interpretare i numeri: nell’aumento dei furti di moto ha sicuramente peso l’aumento del parco circolante dovuto all’aumento delle immatricolazioni, così come nella forte diminuzione dei furti di motorini pesa la diminuzione “d’interesse” per un settore in forte contrazione anche nelle vendite.” Più o meno dello stesso avviso il rapporto sulla criminalità del Ministero dell’Interno nel nostro paese (2006) che, anche se associando e calcolando impropriamente i furti di moto e ciclomotori, sostiene: “Invece, i furti di motoveicoli denotano un andamento più movimentato. Dopo aver raggiunto un tasso di furti di 19,1 ogni mille moto circolanti nel 1979, i furti diminuiscono fino al 1987 (5,5) per poi ricrescere per il quinquennio successivo e raggiungere un picco nel 1991 (7,3) e diminuire di nuovo fino al 1996 (4,6). Negli ultimi dieci anni la crescita è invece continua e raggiunge nel 2006 un tasso di 8,4, riportando i valori a quelli della metà degli anni ottanta. Questo aumento in controtendenza potrebbe essere associato alla diffusione degli scooter da città. I motoveicoli nel complesso aumentano, infatti, molto nell’ultimo decennio, passando da 2.531.946 nel 1996 ai 3.375.782 nel 2000 e ai 5.786.115 nel 2006. Anche i furti crescono sensibilmente, dagli 11.336 del 1996 ai 19.069 del 2000 ai 48.330 del 2006. Nel complesso i furti sembrano crescere più che proporzionalmente rispetto al numero di motoveicoli presenti sul territorio. Infatti, la crescita dei furti nel decennio 1996-2006 è stata del 326% rispetto ad una aumento dei motoveicoli del 129%. Ugualmente, nel periodo 2000-2006 i rispettivi aumenti sono stati del 71 e del 153% e nell’ultimo triennio 2004-2006 la crescita è stata del 26 e del 28%”. Non sono del tutto d’accordo con la tesi che i furti seguono in percentuale le vendite e le immatricolazioni; infatti, se consideriamo che i furti dei motocicli, tanto per fare l’esempio, sono cresciuti in poco più di un triennio di oltre il 76%, non si può francamente sostenere che questo dipenda, o che abbia del tutto a che fare, con l’aumento del parco circolante e delle immatricolazioni. A parere di chi scrive, forse ci sono cause molto più complesse o forse alcune di queste cause si conoscono bene ma non se ne vuole parlare. E allora, di una di queste provo a parlarne io! Sono andato a rivedere le più importanti operazioni di Polizia degli ultimi anni, e mi sono reso conto della presenza di una costante che non può essere sottaciuta.

2003 - Varese
La Polizia di Stato arresta 18 persone e ne denuncia 58 ritenute responsabili di furto, ricettazione e riciclaggio di motociclette sportive delle più note marche italiane e straniere. Le moto rubate venivano nascoste in appositi magazzini, successivamente individuati, taroccate e fornite di documentazione falsa, per essere nuovamente piazzate intere o a pezzi, a compiacenti personaggi gravitanti nell’ambiente delle competizioni sportive e dei raduni e a titolari di attività di vendita o riparazione di motocicli. Tra gli indagati vi sono piloti di campionati minori, titolari di team, organizzatori di competizioni, commercianti del settore.

2005 - operazione “King Road”
La Polizia Stradale arresta 19 persone, tra questa ci sono anche tre funzionari della Motorizzazione Civile di Cosenza, Macerata e Reggio Calabria, nonché alcuni rappresentati di agenzie di pratiche che avrebbero contraffatto i documenti per rimettere in circolo, “ripulite”, le moto di marca Harley Davidson, circa 300. Il fulcro del presunto riciclaggio è stato individuato in tre note concessionarie, che oltre a riciclare le moto rubate avrebbero in pratica costruito completamente nuove Harley usando i pezzi di ricambio ricavati da motociclette rubate.

2006 - operazione SUPERBIKE
La Polizia Stradale arresta 4 persone. Pezzi di ricambio per moto, destinati anche ai circuiti della Superbike, per un valore di circa 250 mila euro, vengono sequestrati. Le moto rubate a Roma e provincia nenivano smistate nel nord Italia. Coinvolte nell’indagine almeno tre rivendite di veicoli e alcuni team che utilizzavano moto rubate o parti di esse. Fatta salva l’indiscussa onestà e professionalità della maggioranza degli operatori del settore, sembra indiscutibile e costante che nei traffici illeciti sono coinvolti irreprensibili addetti del settore, così come risulta evidente che le moto “taroccate” e le parti di ricambio provenienti da veicoli rubati transitano per insospettabili esercizi commerciali o finiscono nei circuiti motociclistici di tutta Italia. Una nota azienda commerciale di vendita di motocicli e parti di ricambio del nord Italia scriveva nel suo sito Web “NON ACQUISTATE ACCESSORI E RICAMBI DI DUBBIA PROVENIENZA. UN GIORNO QUELLE STESSE PERSONE POTREBBERO SMERCIARE I PEZZI DELLA VOSTRA STESSA MOTO, IL FRUTTO DEL LAVORO, DELLA PASSIONE E DI TANTO AMORE PER LE BICILINDRICHE. IL MERCATO NERO DEI RICAMBI ESISTE ED È PURTROPPO ALIMENTATO DALLA RICHIESTA. INFORMATEVI BENE PRIMA DI ACQUISTARE RICAMBI A PREZZI TROPPO BASSI. LA LEGGE PUNISCE ANCHE CHI ACQUISTA MERCE RUBATA”. Lodevole iniziativa se non fosse che l’azienda in questione predica bene e razzola male perché nel corso di una recentissima perquisizione presso di essa sono stati rinvenuti e sequestrati: propulsori e parti varie che hanno permesso di identificare 23 moto di provenienza furtiva. È giusto affermare, ad onor del vero, che sono pochi i disonesti a fronte di una moltitudine di persone corrette, certo che sì. Tuttavia c’è da chiedersi perché lo stesso fenomeno non si presenta con la stessa frequenza nel commercio di altre categorie di veicoli e non si leggono campagne contro, passatemi il termine, il malcostume di acquistare parti di ricambio da “personaggi” ambigui e nullafacenti che, non si capisce come e soprattutto dove, reperiscano tutto questo materiale di recente costruzione. Mi chiedo ad esempio se esiste una reale volontà di affrontare seriamente il fenomeno così come avviene in altre parti del mondo, mi chiedo, ad esempio, se sia giunto il momento di ristabilire un minimo di legalità nei circuiti motociclistici italiani, ove tutti sanno e fanno finta di non sapere. Serve il contributo di tutte le parti in campo, utenti, costruttori, imprese assicuratrici, associazioni, è troppo semplice e conveniente illudersi, come al solito, che si tratti unicamente di un difetto di intervento da parte della Polizia. Se il problema principale, come sembra, e quello della cannibalizzazione, perché non si trova qualche casa costruttrice di buona volontà disposta ad utilizzare i cosiddetti dissuasori o marcatori che renderebbero sicuri i veicoli anche da questo rischio, possibile che non si comprenda l’enorme danno che loro stessi stanno subendo in ragione di mancate vendite di parti di ricambio.

I Ciclomotori
Nessuno è perfetto! Ho, da oltre un anno, sbandierato ai quattro venti quanto avrebbero inciso positivamente le modifiche al codice della strada introdotte dal Decreto Legislativo 15 gennaio 2002 n. 9 in materia di circolazione dei ciclomotori, ma questo non è accaduto. Come tutti sanno dal 14 luglio 2006 sono entrate in vigore le disposizioni introdotte dal D.P.R. 6 marzo 2006, n. 153 e dal decreto dirigenziale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti 15 maggio 2006 che hanno dato completa attuazione alle norme dell’art. 97 del Codice della Strada, come modificato dal decreto legislativo 15.1.2002 n. 9, che disciplina la circolazione su strada dei ciclomotori. Pensavo, conoscendo le tecniche di riciclaggio di questi veicoli, che l’introduzione delle nuove norme per la loro registrazione avrebbero inciso sensibilmente sul calo dei furti; così non è stato anzi, ironia della sorte, i furti sono aumentati, interrompendo un trend positivo che durava ormai da qualche anno. Anche in questo caso si deve registrare una eccentricità difficile da spiegare! Se analizziamo il numero dei ciclomotori venduti dai costruttori ai concessionari notiamo una flessione del 14,37 %, dai 128.284 del 2005 ai 109.850 del 2006, mentre i furti risultano in aumento nell’ultimo anno passando dai 43.166 del 2005 ai 46.741 del 2006. Forse la spiegazione c’è e risiede nel doppio regime, cioè, per i notevoli interessi in campo, si è voluto continuare a mantenere veicoli non registrati, quelli già in circolazione prima dell’entrata in vigore della legge. Questa bella trovata consente ancora la disponibilità di migliaia di veicoli non registrati e quindi di facile riciclaggio in caso di furto. Questa ed altre belle trovate, nonostante gli sforzi delle forze di polizia, non hanno consentito di raggiungere gli obbiettivi sperati. La situazione permette la licenza di affermare che forse i derubati di un ciclomotore o di un motociclo vengono considerati vittime di seria B. Ad alimentare questa vecchia polemica, la notizia che la polizia francese avrebbe usato il test del Dna e analisi sulle impronte digitali di tre ragazzi sospettati del furto del motorino del giovane Sarkozy, figlio dell’attuale Presidente delle Repubblica Francese. Il furto era avvenuto a inizio mese di gennaio 2007 - la denuncia è del 7 gennaio - nel quartiere bene di Neuilly-sur-Seine alla periferia di Parigi. Un poliziotto interpellato ha dichiarato che l’inchiesta era stata “ben condotta, con i mezzi classici” e il portavoce delle forze dell’ordine, Patrick Hamon, ha precisato che "non si sono adottate procedure speciali". Resta il fatto che la polemica è scoppiata e i tre ragazzi identificati sono stati denunciati a piede libero. Sull’uso abituale dei test del Dna per identificare i furti di motorini, il rappresentante di una federazione di dueruotisti, Frederic Brodziak, si è messo a ridere. "Se adesso usano il Dna, è fantastico" ha osservato, sottolineando che di solito il furto di uno scooter viene a malapena registrato. Come vedete ogni mondo è paese, comunque anche io sono fiducioso e aspetto che qualche ladruncolo di buon cuore prenda di mira un blasonato veicolo a due ruote. Non mi aspetto che debba essere quello dell’attuale nostro Presidente, che forse, data l’età, non ne possiede, ma almeno quello del figlio di un’importante politico, chissà che possa servire!. Per non risparmiare nessuno, sempre benevolmente, l’ultima “bacchettata” la riservo a noi motociclisti che non sempre traduciamo l’amore sviscerato per il nostro mezzo con altrettante cautele per preservarlo dal furto. È vero non ce niente che possa fermare un ladro che si è “affezionato” alla nostra moto, ma almeno rendiamogli la vita difficile!

*Ispettore Capo Polizia Stradale Rimini

Da Il Centauro n.116

© asaps.it

di Raffaele Chianca*

Furti moto
Venerdì, 07 Dicembre 2007
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